PRIMARIE

Dopo due anni d’attesa è stata ufficializzata la tracklist

di Ale Lippi, 25 aprile 2017
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 29134 [post_author] => 112 [post_date] => 2017-04-25 13:00:14 [post_date_gmt] => 2017-04-25 11:00:14 [post_content] =>   Il proliferare dei social network è andato di pari passo con quello dei bedroom producers. Internet ha travolto le nostra vite, Facebook è diventato la piazza principale dove mostrare al mondo ciò che facciamo, vediamo,  mangiamo, ascoltiamo... insomma, avete capito. Nello stesso periodo, più o meno, il boom della musica elettronica ha contagiato migliaia di giovani e meno giovani che si mettono ogni giorno davanti ad una tastiera cercando di esprimere al meglio il loro talento. E così è stato naturale che gli aspiranti produttori del domani entrassero in piena simbiosi con la grande F blu, adottandola come strumento principale di autopromozione. È giusto così. Ma come in ogni cosa esistono modi che, dalla parte dell'ascoltatore, speicalmente se come noi vi trovate a lavorare per una rivista, una radio, o nel grande sistema musicale, vengono percepiti come più o meno invasivi e fastidiosi. Quali sono quindi i tipi di produttori più fastidiosi che ogni giorno ci ritroviamo in bacheca, o anche in chat?   https://www.youtube.com/watch?v=_QdPW8JrYzQ   1. Il permaloso Partiamo con un grandissimo classico. "Ciao scusa il disturbo, ma guarda sto facendo questa canzone, è ancora a metà eh, però insomma potresti darmi un feedback veloce? Un parere tuo. Mi raccomando, sincero!". Ok dai, avventuriamoci nell'ascolto di questo pezzo a metà, può essere sempre interessante trovare dei nuovi talenti. Però qua c'è qualcosa che non va, questo suono secondo me non va bene. Oh, glielo dico, siamo qui per questo alla fine. "Guarda che quel suono è perfetto, ci ho messo tre ore a trovarlo. C***o ne vuoi capire tu?! Mi fai sentire la tua ultima hit, che ti permetti di giudicare?!". E niente, chiudi chat, elimina dagli amici. 2. L'amico d'infanzia Siamo tutti giovani, sempre. Tutti belli attivi e pimpanti. Possiamo anche dire che siamo anche tutti fratelli, uniti dal sacro fuoco dell'amore della musica. L'amico d'infanzia è quello che prende alla lettera questo assunto, e lo trasferisce su Facebook. Una richiesta d'amicizia. Mario Rossi, vive in Botswana, tre amici in comune. Ah fa il produttore, ok lo accetto. Un quarto di secondo dopo: "Hey bro, come stai???? Ascolta è uscito il mio nuovo pezzo, aiutami a scalare Beatport, ti lascio il link per comprarlo. Poi se riesci a darmi il tuo numero di telefono ti chiamo così ci mettiamo d'accordo per vederci che ti parlo un po' del mio nuovo progetto! Ok? Ciao bro!". Cosa diavolo è successo?! 3. Lo spammer professionista Tutti i soggetti elencati qua sono spammer, è vero. Ma lui si distingue. Lo spam è la sua vera vocazione. Non importa dove ti nascondi, lui ti troverà. La sua canzone tu la DEVI ascoltare, non ce n'è. Ma non ti scrive in privato, se ne vede bene. In compenso ha già pubblicato il link Soundcloud del suo nuovo pezzo sul gruppo di fanatici di musica (che ci sta, per carità), ma anche su quelli dei padroni di canini e gattini, dei sostenitori della teoria della terra piatta, delle cuoche per caso, delle casalinghe per passione, dei fan della salsa al pomodoro senza zuccheri aggiunti e pure sul gruppo segreto della tua famiglia dove la mamma ogni venerdì dirama le convocazioni per il pranzo domenicale. Io e te, tre metri sopra lo stalking. 4. Il commentatore spammer Variante più subdola e antipatica dello spammer professionista, merita una menzione a sè: è quel tipo di parassita che sfrutta i post di personaggi molto famosi e molto in vista per promuovere le proprie produzioni. "!!!ATTENZIONE!!! Visita il mio profilo e metti like!" oppure "Ciao amici! Visto che siete su questa pagina abbiamo molte cose in comune e credo vi piacerà la mia musica! Cliccate questo link". Il tutto nei commenti a un post di Steve Aoki, Calvin Harris o Merk & Kremont. Ma, con grande disinvoltura e faccia tosta, anche sotto un post di Saviano sulle ecomafie o una delle crociate quotidiane della Lucarelli.   https://www.youtube.com/watch?v=HkvMVIencGM   5. Il poliglotta "Hey Stefano, I'm working really really hard on my new track, supported by Tiësto, Diplo, Calvin Harris and many more. Really powerful future bass track produced together with my friend and colleague. Hope you like it! If you do, please give it a like, a heart, a comment, a repost, share it on your social media. Kind regards, Mario Rossi." Meno male che ho studiato inglese al liceo! P.S. Di solito ci sono almeno una decina di errori di lingua. 6. Il numero uno Una cosa sola accomuna tutti noi: bisogna partire da zero. E per arrivare a cento la strada è dura, impervia, è spesso in salita. Quando per caso troviamo una discesa, poi, è una di quelle discese in cui bisogna stare attenti a non scivolare perché se cadi in avanti ti fai ancora più male. E tra questi ostacoli raggiungiamo i nostri obiettivi. Che sono tanti, da conseguire uno dopo l'altro, con calma e pazienza. Ma non per il numero uno. Lui piazza una canzone su *inserire nome di etichetta sconosciuta, se estera ancora meglio* ed è arrivato, giudica tutti e dà lezioni di vita a mezzo mondo. Se poi è un dj, probabilmente pensa che suonare alla sagra della porchetta allo spiedo di Magliolo (esiste davvero, andateci, non ve ne pentirete) gli dia l'autorità di guardare ai mainstage mondiali con un po' di schifo perché nessuno di quelli lassù merita di stare dove sta. Ma lui lo meriterebbe. Convinto tu. 7. Quello che trasforma il profilo privato in pagina fan Il mio preferito in assoluto. Genio del marketing, laureato con 110 e lode, stretta di mano, bacio accademico e ola di tutto lo stadio alla Bocconi. La situazione iniziale può sembrare la stessa dell'amico d'infanzia. Ti aggiunge agli amici uno sconosciuto, capita spesso in fondo. Trecentoquarantasette amici in comune. Cavolo, parecchi, com'è che non ci siamo mai conosciuti? Magari la memoria fa cilecca, accettiamolo dai. Dai uno sguardo al profilo, immagine profilo e copertina e nient'altro. Non sembra però il solito fake con la foto della pornostar bengalese che cerca compagnia calda e piccante e abita proprio vicino a casa tua. Cade nel dimenticatoio. Poi capita che magari sei sveglio alle quattro di mattina e ti arriva una notifica. "Mario Rossi ha pensato che potesse piacerti la sua nuova pagina Mario Rossi DJ Producer". Il profilo è sparito, ma un attimo... La pagina è identica! Vuoi vedere che?! No, dai. Cioè, ha aggiunto cinquemila persone random (ma selezionate nella stessa cerchia) per avere una pagina con qualche migliaio di fan utilizzando questo sotterfugio? Non può essere vero. E invece è vero. E magari l'ha fatto di notte pensando che non se ne accorgesse nessuno così che gli togliessero meno like possibili una volta scoperto. Sì, è andata esattamente così. E qui mi alzo in piedi. Chiedo perdono ad un ipotetico Mario Rossi che sta leggendo quest'articolo. Non ce l'ho con te, ma sarai perfettamente abituato a questa situazione. [post_title] => I sette tipi di producer più fastidiosi su Facebook [post_excerpt] => Il permaloso, il poliglotta, lo spammer professionista e non solo. Quando autopromozione, su Facebook, non fa rima con discrezione. 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I Am Sid, nome d'arte del produttore italo-svizzero Carmine Basilicata, incarna appieno queste qualità. Dopo aver vinto il remix contest di 'Red Lips' ed essersi guadagnato una release su MA Records, aver collaborato con il nostro Kharfi e aver ricevuto apprezzamenti dalla label/blog NEST HQ di Skrillex - e dopo essersi fatto notare da YourEDM, che ha ospitato la premiere dell'ultimo singolo, 'Y2038' - ora è arrivato il momento di fare un ulteriore step verso il palcoscenico internazionale. "Mandelbug", in collaborazione con Grax, è un'esplosione atomica di basse frequenze, un uragano dove sonorità orientali si uniscono al meglio della tecnologia occidentale. L'oscuro e affannoso breakdown è seguito da un devastante drop caratterizzato da suoni lo-fi e un lead che echeggia in lontananza. Semplicemente magistrale! La traccia esce in occasione della ‘Giornata mondiale della proprietà intellettuale’, che si festeggia il 26 aprile, e ha come principale obiettivo l’incoraggiamento dell'attività creativa. Lasciatevi ispirare da I am Sid, non ve ne pentirete.         [post_title] => Première: I am Sid feat. Grax - Mandelbug [post_excerpt] => Aspettavo da molto questa giornata. In effetti da quando ho ascoltato per la prima volta questa traccia, alcuni mesi fa. 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I due ragazzi, infatti, dimostrano di essere dei veri e propri serial killer di questa pratica portando allo stremo folle festanti che, nel momento di massima tensione emotiva, proprio quando si aspettano un drop distruttivo, sentono suonare... praticamente tutto tranne ciò che si aspettavano. Le reazioni sono più che esilaranti: dal vociante disappunto del pubblico alla soddisfazione sulle facce dei due artisti al totale disorientamento degli addetti alle luci e agli effetti speciali. Un caleidoscopio che non potrà lasciarvi indifferenti!   Non prendersi sul serio, tuttavia, non significa non essere dei musicisti seri. Lo dimostra il tour mondiale che hanno attualmente intrapreso e la scalata al successo che, in poco più di tre anni, li ha portati dall'anonimato a firmare con Warner Music, pubblicare tracce da milioni di plays ed essere votati come "Australia best duo" dal famoso blog inthemix. Mashd N Kutcher: non fermatevi mai!   [post_title] => I Mashd N Kutcher trollano tutti. Meglio di deadmau5 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => i-mashd-n-kutcher-troll [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-25 10:15:16 [post_modified_gmt] => 2017-04-25 08:15:16 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29142 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 29154 [post_author] => 74 [post_date] => 2017-04-24 11:05:13 [post_date_gmt] => 2017-04-24 09:05:13 [post_content] =>   Forse non tutti sanno che Rune Riley Kölsch è il produttore di 'Calabria', una delle hit più popolari nel circuito della musica dance elettronica. Kölsch dal 2003 non ne sbaglia una. Il suo suono elegante, melodico, malinconico ed emotivo piace talmente tanto che BBC lo ha promosso a conduttore (una volta al mese), che l'Ushuaïa e HÏ Ibiza lo adorano (residenza in entrambe in club) e che una bella fetta degli artisti indie del mondo lo desiderano come remixer. L'accoppiata Kölsch/Flume è inarrestabile e il remix di 'Take A Chance' è un capolavoro. [post_title] => Il remix di Kölsch per Flume è un capolavoro [post_excerpt] => Kölsch remixa 'Take A Chance' di Flume. Ed è un capolavoro. 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Come dire, il sogno bagnato di tutti coloro che si rivedono non soltanto in certa musica made in UK, ma proprio in uno stile, in un'attitudine, in un modo e un mood (scusate il gioco di parole) di intendere la musica e la sua cultura, uno stile di vita. 'Inner City Life' è un classico non soltanto della drum'n'bass e della antesignana jungle; è una canzone entrata nel costume degli inglesi e nell'immaginario collettivo di tutti gli appassionati di musica europei cresciuti negli anni '90 e amanti della musica da B-Side, con cui intendo sia lo storico programma di Alessio Bertallot su Radio Deejay, sia proprio il "lato B delle cose", della musica ma anche della club e street culture, che a quel tempo fotografava molto bene la voglia di scappare da una cultura mainstream sempre più uniformata e uniformante. 'Inner City Life' fu un successo in termini di vendite e di passaggi radio e TV, ma senza perdere le radici e la credibilità del genere. Un grande capolavoro, impreziosito dalla splendida interpretazione di Diane Charlemagne. Drum'n'bass, trip hop, alternative dance, breakbeat, una certa house. Il patrimonio di un mondo che negli anni si è sviluppato ed è fiorito in Gran Bretagna, tra Londra e Bristol, tra Manchester e Brighton, tra la Cornovaglia e Glastonbury. Modificando a tratti il proprio DNA, cone le mutazioni arrivate nel decenio successivo.   https://www.youtube.com/watch?v=lx9-fjlh7Y4   2 step, brokenbeat, grime e dubstep hanno via via sostituito i generi degli anni '90, mantenendo tuttavia il tipico understatement tutto British, un po' signorilità un poì' spocchia di chi sa di essere stiloso e fuoriclasse. E tra tutti i campioni di questo periodo, c'è un nome che ne rappresenta l'emblema. Quello di Burial. Misterioso, sfuggente, inafferrabile, difficilmente catalogabile anche grazie alla sua fumosa musica fatta di beat sporchi e crepitii di puntine sul giradischi. Proprio Burial rappresenta forse l'ultimo eroe di una stagione che tramonta. Perchè l'avvento della nostra vita filtrata attraverso i social ha trasformato tutti noi in personaggi, e per lstar della musica questo discorso è ovviamente amplificato. Anche l'underground ha bisogno di una narrazione, diversa da quella mainstream ma fatta comunque di cliché. Burial non appare mai, Burial con le sue voci pitchate e distorte, Burial che forse è 3D dei Massive Attack, anzi no forse è Banksy, anzi forse è qualche altro misterioso producer. Fatto sta che dopo i primi gloriosi anni, anche la sua stella inizia ad offuscarsi, le release a diradarsi, il parco suoni a rinanere invariato. Oggi, cioè domani, esce il remix di 'Inner City Life', ed è la fine di due epoche. Quella che resta viva nel nostro immaginario e nella nostra nostalgia, gli anni '90 già diventati storia e quindi mitizzati, anzi già in fase revival (guarda caso Goldie esce a breve con un nuovo album, le pemesse sono interessanti ma non possiamo certo dire che sia inovativo). E quella che fa più male: la fine dell'epoca del dubstep duro e puro, della creatività che ha re-inventato la dance negli anni '00, l'attitudine da anti-star tipicamente britannica di Burial e del mondo che gli orbita intorno. La resa del mondo contro-culturale allo straripante potere omologante del mainstream. Intendiamoci, un mainstream che in molti casi è evoluto, soddisfacente, estremamente underground - anche se sembra una contraddizione in termini, ma pensate a Flume o Kaytranada o a Sam Gellaitry e ditemi se non è così. Due epoche tramontano oggi, e sapete perché? Perché questo remix non è il capolavoro che ci aspettavamo. Anzi, non è proprio granché. Non è nemmeno brutto, è semplicemente "senz'infamia e senza lode". Un omaggio alla jungle, alla UK hardcore e agli anni '90. Proprio quello che Burial avrebbe potuto (e forse dovuto) evitare.   https://www.youtube.com/watch?v=87KPm0Soae8 [post_title] => La fine di due epoche [post_excerpt] => Burial ha remixato il classico 'Inner City Life' di Goldie e la nuova versione del brano è la fotografia di una club culture che sta tramontando [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => epoche [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-21 17:44:00 [post_modified_gmt] => 2017-04-21 15:44:00 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29130 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 29118 [post_author] => 53 [post_date] => 2017-04-21 12:21:42 [post_date_gmt] => 2017-04-21 10:21:42 [post_content] =>   Una line up stellare in una location da sogno. Nameless Music Festival 2017 cala gli assi e si prepara alla sua quinta edizione proponendo il meglio della musica dance elettronica in circolazione.

Axwell /\ Ingrosso | Zedd | Afrojack | Alan Walker | Jauz | Tchami | Malaa | Valentino Khan | Vini Vici | Merk & Kremont | Grandtheft | Throttle | Kayzo | Chace | Shapov | Sonny Alven | Matoma | SDJM | Amy-Jane Brand | Ravitez | Angemi

Becko | Delayers | Edmmaro | Kharfi | Marble | Matteo Botteghi | Not For Us | Przi | Reebs | Slvr | Vush | Mazay

Nameless

Il main stage di Nameless Music Festival offre il meglio della scena dance elettronica mondiale. L’edizione 2017 conferma alcuni dei nomi più importanti e influenti del panorama. Dalla Svezia, Axwell e Sebastian Ingrosso, due terzi del leggendario trio Swedish House Mafia, non hanno bisogno di presentazioni. Così come Zedd, russo-tedesco, da anni stabilito con successo negli Stati Uniti d’America dove è considerato una vera e propria popstar. Nel 2014 ha vinto un Grammy Award con il singolo ‘Clarity’ e le collaborazioni con Selena Gomez, Aloe Blacc (per la campagna mondiale di M&M), Kesha) e Alessia Cara confermano l’immensto talento di un artista che sta segnando la musica pop contemporanea. Da sette anni nella Top 20 dei 100 migliori dj secondo Dj Mag, Afrojack è uno dei dj e produttori più rispettati nel mondo. Olandese, scoperto e lanciato da David Guetta, Afrojack ha collaborato con Martin Garrix, Pitbull, Chris Brown, Thirty Seconds to Mars, Ne-Yo a dimostrazione di come la sua attitudine vada ben oltre la musica da ballo. L’hit maker norvegese Alan Walker, autore di ‘Faded’, uno dei dischi più ascoltati nel mondo del 2016, la stella della future bass americana Jauz, il talento di Valentino Khan, il misterioso Malaa, la trance israeliana dei Vini Vici, l’EDM dello svedese Shapov, la trap energetica di Grandtheft, lo stile dell’australiano Throttle, la tropical house di Matoma, la dubstep di Kayzo, il giovanissimo Chace della crew di Amsterdam Barong Family, Ravitez (Afrojack protégé) e la splendida Amy-Jane Brand completano una line up di assoluto livello, in grado di competere con i maggiori festival EDM internazionali. Menzione speciale per Merk & Kremont e SDJM. I primi sono ormai solidamente al comando della scena EDM italiana con produzioni di livello internazionali e dj set in tutto il mondo; Simon de Jano e Madwill con il progetto SDJM sono stati protagonisti di un prestigioso salto di qualità. La loro ‘The Heat (Dance With Somebody)’ è stata scelta come sigla ufficiale del programma TV americano “Dancing With The Stars” (il nostro “Ballando con le stelle”). Un traguardo che darà al duo milanese una sicura visibilità internazionale. E come non ricordare che Angemi si esibirà a luglio sul Main Stage di Tomorrowland. Ma prima passerà di qua. Nameless è una produzione 100% Made In Italy capace di sfruttare le opportunità offerte dai processi di globalizzazione per diffondersi a livello mondiale. Con questo obiettivo il Festival ha creato e supporta un rooster di giovanissimi artisti elettronici italiani in grado di affiancare in console le eccellenze internazionali. Un lavoro di scouting che passa attraverso l’etichetta Nameless Records che da oltre un anno ricopre un ruolo fondamentale nel processo di ricerca e sviluppo artistico sul territorio. Alcuni di loro come Kharfi, Not For Us, Delayers e Becko si sono imposti a livello internazionale, ricevendo l’attenzione e il supporto di artisti come Martin Garrix e piattaforme come Spotify che hanno inserito le loro tracce nelle playlist di riferimento. Sarà un piacere ritrovare sul main stage di Nameless Music Festival anche Slvr, Marble, Reebs, Przi, Edmmaro, Vush, Matteo Botteghi, Mazay. [post_title] => Nameless e Dj Mag Italia insieme per il festival più bello d'Italia [post_excerpt] => Una line up stellare in una location da sogno. Nameless Music Festival 2017 cala gli assi e si prepara alla sua V edizione proponendo il meglio della musica dance elettronica in circolazione. 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In uscita il 19 maggio prossimo sulla sua RAAR, label fondata nel 2015 assieme alla collaboratrice Louisahhh (a sua volta cantante, producer e dj molto nota), questo LP è un viaggio all'interno degli anfratti più suggestivi e catartici dell'animo umano. In attesa della release ufficiale, vi facciamo ascoltare in anteprima esclusiva 'Throwing Grain Into Air' un vero e proprio vortice emozionale in cui analogico e digitale si scontrano e implodono trascinando l'ascoltatore dentro un irresistibile vortice vitale. Data l'ottima fattura dell'album abbiamo voluto fare alcune domande a Maelstrom, condensate in una breve intervista che, lungi dall'essere banale, dimostra come arte e vita, spesso, sono la medesima cosa. Semplicemente un capolavoro.  
  Il tuo nome è stata la prima cosa che ha catturato la mia attenzione: Maelstrom, in inglese, significa turbine, vortice. Qualcosa di profondamente bello, ipnotico e pericoloso allo stesso tempo. Come sei arrivato a scegliere proprio questo moniker? Il mio vero nome è Mael e Maelstrom è anche il titolo di un racconto di Edgar Alla Poe in cui si narra delle peripezie di un uomo alle prese con i Moskstraumen, i famosi vortici norvegesi. Per entrambe queste ragioni ho pensato che questo nome fosse adatto a me. Certo, vorrei che la mia musica fosse bella e pericolosa allo stesso tempo tuttavia ritengo che la relazione più profonda tra me e la mia musica sia il concetto di turbolenza e caos: ciò che creo spesso nasce da una situazione di instabilità e tumulto - mia o delle macchine con cui lavoro. Quando produco nulla è programmato: è come se tutti gli elementi musicali dovessero passare all'interno di questo vortice prima di prendere posto nella traccia finita.   Quindi non sbaglio se affermo che il tuo nome è un indizio diretto del tuo modo di creare musica? Assolutamente no. Fino a non molti anni fa ero solito combattere contro la corrente cercando di mantenere il controllo su tutto ciò che facevo. Oggi, al contrario, ho imparato a lasciarmi trascinare senza combattere. Non pianifico mai nulla preventivamente, semplicemente accendo le macchine e mi getto nel flusso senza nessuna idea di dove potrei arrivare.   Tu stesso descrivi il tuo nuovo album come "la colonna sonora di una novella che si svolge in Spagna tra il 1936 e il '39". Hai ideato il tempo, lo spazio e addirittura i personaggi : è qualcosa di molto inusuale... raccontaci di più! Ho sempre avuto la passione per la lettura. Normalmente leggo quattro o cinque libri nello stesso momento cercando, per non perdermi, di approfondire lo stesso argomento: amo esplorare fino in fondo il mondo di un particolare scrittore, di un certo periodo o di un certo Paese. Nell'ultimo periodo mi sono appassionato ai racconti sulla guerra civile spagnola e, lentamente, la musica che stavo facendo diventava la colonna sonora di quelle storie. Allo stesso tempo, le novelle stesse hanno cominciato a miscelarsi e la trama di una nuova storia ha cominciato a profilarsi nella mia testa. Ho anche iniziato a collezionare quadri e fotografie di quel periodo. In maniera quasi inconscia ho poi iniziato a collegare queste immagini alla musica che stavo registrando. Non è stato intenzionale, non volevo realizzare un concept album, è nato in maniera del tutto casuale. Maelstrom Press Pic © Ahosera 2   Questo è il tuo primo album in 15 anni. Perché hai aspettato così tanto tempo? È una combinazione di più fattori, tuttavia ritengo che sia principalmente dovuto al fatto che ho trovato un metodo di lavoro in studio che mi permette di creare musica molto più velocemente. Ero solito prendermi settimane per finire una singola traccia, facendo infiniti aggiustamenti che dilatavano a dismisura il tempo che impiegavo per pubblicare un EP. In quest'album, più o meno tutto è stato registrato in un singolo take e improvvisato in studio. Per questo motivo mi sono ritrovato con un sacco di materiale fatto in lasso di tempo molto ristretto, cosa mai successa prima nella mia carriera. Questo, unito all'aver finalmente trovato un'identità per il mio suono, ha reso possibile la nascita dell'album.   Portare questo concept album in tour non deve essere facile. Come pensi di trascinare il pubblico all'interno delle tue storie? Hai un particolare setup audio/video che sottolinea il dipanarsi di ciò che vuoi raccontare? Non vorrei scadere nel letterale - ciò che faccio non è raccontare una storia ma permettere al pubblico di ricostruire un racconto in maniera autonoma. Quindi no, non avrò un particolare setup audio/video anche se sto attualmente lavorando a un live set dove le tracce dell'album saranno ricostruite on stage assieme a elementi presi da archivi radiofonici o cinematografici. Per me è di fondamentale importanza lasciare all'ascoltatore/clubber lo spazio necessario - ognuno dovrebbe avere l'opportunità di interagire con i miei lavori nella maniera più libera possibile senza essere per forza guidati passo passo nel processo. 'Her Empty Eyes' è in uscita il 19 maggio su RAAR in vinile e digital download.   [post_title] => Première: l'album di debutto di Maelstrom [post_excerpt] => Una situazione caotica. Un vortice. Un tumulto. Queste sono le parole più appropriate per descrivere il lavoro del dj/producer francese Maelstrom che, dopo quindici anni di carriera, pubblica il suo album di debutto. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => premiere-maelstrom-throwing-grain-into-air [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-21 09:53:59 [post_modified_gmt] => 2017-04-21 07:53:59 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29106 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [8] => WP_Post Object ( [ID] => 29088 [post_author] => 3 [post_date] => 2017-04-20 14:58:26 [post_date_gmt] => 2017-04-20 12:58:26 [post_content] =>   Non ci sarà Ben Stiller. Ci saranno invece sei artisti italiani a suonare alle serate Happy Spritz @ Guggenheim al Museo Peggy guggenheim Collection di Venezia. Location prestigiosa per tre serate che vedranno la musica elettronica protagonista: il 15 maggio con Lorenzo Senni e Lim; il 29 con Palm Wine e Lorenzo BITW; il 12 giugno, infine, con DJ Nan Kolé e Daniele Baldelli. Un'insolita apertura per i musei italiani, che ci fa molto piacere e che contestualizza molto bene anche i percorsi artistici dei nomi chiamati in causa. Non ci resta che prendere il vaporetto. E non vediamo l'ora. [post_title] => Tre notti al museo [post_excerpt] => Il museo Peggy Guggenheim Collection presenta tre serate che vedranno protagonista la musica elettronica [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => notti-museo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-20 01:17:46 [post_modified_gmt] => 2017-04-19 23:17:46 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29088 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [9] => WP_Post Object ( [ID] => 29092 [post_author] => 5 [post_date] => 2017-04-20 13:00:34 [post_date_gmt] => 2017-04-20 11:00:34 [post_content] =>   Non deve essere stata una serata tranquilla per il buon Skrillex, che qualche ora fa è stato fermato da una volante della polizia mentre si trovava con il suo SUV Tesla tra le vie di Hollywood. Un user di Twitter ha postato il video del dj producer statunitense che viene ammanettato in mezzo alla strada per poi essere - da quanto risulta - perquisito e interrogato. Il motivo del fermo sarebbe il fatto che Skrillex stesse viaggiando con la musica troppo alta, e la prima preoccupazione dei fan era indirizzata ad un possibile arresto del dj. Da quanto ha però lui stesso dichiarato via Twitter, per fortuna non è stato portato in caserma, ma semplicemente ammanettato sul momento per via precauzionale (le famose precauzioni americane...) per poi esser lasciato andar via dopo una possibile ramanzina. Lo stesso Skrillex ha poi scritto: "permettetemi di suonare la musica a tutto volume, le demo che ho da parte sono vere e proprie bombe!". https://twitter.com/ColbyLKline/status/854914987919237120?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=http%3A%2F%2Fwww.youredm.com%2F2017%2F04%2F20%2Fbreaking-skrillex-detained-handcuffed-in-hollywood-developing%2F [post_title] => Guai con la polizia di Hollywood per Skrillex [post_excerpt] => Skrillex ammanettato in strada ad Hollywood, ecco perchè. 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Oltre ad offrire guest a sorpresa come A$ap Ferg e Travis Barker, con quest'ultimo batterista del Blink-182 con cui si è esibito in una drum battle, il dj producer statunitense ha chiuso il set del Sahara Tent con il suo nuovo singolo. Accompagnato dalla voce di Andrew Watts, tra il resto co-writer di 'Let Me Love You' di DJ Snake ft. Justin Bieber e voce di 'Rebel Nation' di Steve Angello, il nuovo pezzo è stato offerto interamente in streaming sul canale Youtube del Coachella. Lo stile future bass di Marshmello resta intatto, così come le percussioni bounce tipiche delle ultime hit dell'artista. Attendiamo la sua uscita ufficiale per sapere cosa ne penserà il pubblico, nel frattempo godetevi il cut del video qui.
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SECONDARIE

Il permaloso, il poliglotta, lo spammer professionista e non solo. Quando autopromozione, su Facebook, non fa rima con discrezione.

di Stefano Marano, 25 aprile 2017

Aspettavo da molto questa giornata. In effetti da quando ho ascoltato per la prima volta questa traccia, alcuni mesi fa.

di Michele Anesi, 25 aprile 2017

  Pubblicato qualche settimana fa, ma diventato virale solo negli ultimi giorni, il video degli australiani Mashd N Kutcher ha letteralmente incendiato il web: grazie a migliaia di commenti, perlopiù

di Michele Anesi, 24 aprile 2017

Kölsch remixa ‘Take A Chance’ di Flume. Ed è un capolavoro.

di Ale Lippi, 24 aprile 2017

Porter Robinson sta disegnando il sound pop del futuro. Proprio come è unica la sua EDM, così lo è il suo look “new wave”. Andiamo a scoprirlo.

di Ghya, 22 aprile 2017

Burial ha remixato il classico ‘Inner City Life’ di Goldie e la nuova versione del brano è la fotografia di una club culture che sta tramontando

di Alberto Scotti, 21 aprile 2017

Una line up stellare in una location da sogno. Nameless Music Festival 2017 cala gli assi e si prepara alla sua V edizione proponendo il meglio della musica dance elettronica in circolazione.

di Redazione, 21 aprile 2017

Una situazione caotica. Un vortice. Un tumulto. Queste sono le parole più appropriate per descrivere il lavoro del dj/producer francese Maelstrom che, dopo quindici anni di carriera, pubblica il suo album di debutto.

di Michele Anesi, 21 aprile 2017

Il museo Peggy Guggenheim Collection presenta tre serate che vedranno protagonista la musica elettronica

di Alberto Scotti, 20 aprile 2017

Skrillex ammanettato in strada ad Hollywood, ecco perchè.

di Federico Piccinini, 20 aprile 2017

  L’esibizione di Marshmello al Coachella 2017 non ha di certo lasciato deluso il pubblico. Oltre ad offrire guest a sorpresa come A$ap Ferg e Travis Barker, con quest’ultimo batterista del Blink-182

di Federico Piccinini, 20 aprile 2017

Quando Pete Tong ti chiama alla lavagna, quelle due ore da riempire con la tua musica possono sembrare infinite perché sai che il mondo è lì, pronto all’ascolto quanto alla critica.

di Michele Anesi, 20 aprile 2017

TERZIARIE

L’editoriale del direttore Marco Mazzi da DJ Mag di marzo, in edicola

di Marco Mazzi, 21 marzo 2017

Mia Clubbing è il club di culto della Riviera del Conero. Fatboy Slim chiuderà la stagione invernale, mentre grandi aspettative si aprono su quella estiva

di Redazione, 20 marzo 2017

Allusioni non troppo leggere del canadese Deadmau5 a indirizzo del duo più forte del momento.

di Federico Piccinini, 18 aprile 2017

Steve Angello al Festival di Coachella ha lasciato tutti a bocca aperta. Ascolta il suo dj set.

di Ale Lippi, 18 aprile 2017

Paul Oakenfold e il suo set al campo base dell’Everest.

di Dan Mc Sword, 18 aprile 2017

Maya Jane Coles supporter dj del Global Spirit Tour dei Depeche Mode.

di Dan Mc Sword, 18 aprile 2017

Il video prende il giro la cultura dello smartphone dove la gente, invece di divertirsi pensa al suo telefonino

di Ale Lippi, 17 aprile 2017

Dj Snake ha portato Migos e Lauryn Hill sul palco di Coachella

di Ale Lippi, 17 aprile 2017

Porter Robinson sta disegnando il sound pop del futuro. Proprio come è unica la sua EDM, così lo è il suo look “new wave”. Andiamo a scoprirlo.

di Ghya, 15 aprile 2017

Ospiti di Albertino su Radio Deejay, le sorelle NERVO hanno suonato in anteprima mondiale ‘Lost In You’, prodotto insieme a Quintino

di Ale Lippi, 15 aprile 2017

Erik Bodin dei Little Dragon ci racconta ‘Season High’, il nuovo album della band

di Alberto Scotti, 14 aprile 2017

Avicii sceglie la Toscana come luogo prediletto per costruire un nuovo studio per la realizzazione del suo terzo album.

di Michele Anesi, 14 aprile 2017
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 29080 [post_author] => 74 [post_date] => 2017-04-20 10:13:04 [post_date_gmt] => 2017-04-20 08:13:04 [post_content] => Tratto da DJ MAG Italia di aprile in edicola  Da un po’ di tempo mi diverte paragonare la club culture italiana alla Serie A. Un gioco che, con il passare del tempo e attraverso un’analisi più lucida, mi ha condotto verso riflessioni e conclusioni non così strambe come il paragone iniziale potrebbe lasciar intendere. Mi spiego. La scena notturna italiana sta vivendo da qualche anno una fase di involuzione, dalla quale, tra altissimi e bassissimi, sembra veramente difficile riprendersi. Se da una parte i grandi eventi e i festival collezionano sold out, dall’altra le discoteche italiane faticano ad arrivare a fine mese. Sono tanti i locali che hanno chiuso bottega mentre i franchising scappano o neppure pensano di presentarsi perché aprire in Italia sarebbe un suicidio economico e fiscale, si dice. Non è questa la sede per approfondire l’interessante ma spinosa questione. Allo stesso modo, il massimo campionato italiano di calcio da oltre un decennio non è più il primo campionato del mondo. Non che il clubbing italiano non lo fosse, tutt’altro. Dalla italo disco all’esplosione della house, della progressive e della dance negli anni novanta, fino alla techno di inizio millennio, l’Italia aveva una posizione di tutto rispetto nel panorama elettronico mondiale, rispettata e frequentata dai top dj internazionali. Gli stessi che probabilmente oggi atterrano nel nostro paese con ben altre intenzioni, che hanno poco a che fare con la tradizione. La Serie A era il campionato dove ogni fuoriclasse sognava di giocare. In ogni partita l’eccellenza tecnica dei campioni italiani e la saggezza tattica dei tecnici rappresentavano il fiore all’occhiello del nostro sport. Un periodo splendente, culminato nella vittoria al mondiale del 2006 a Berlino. Poi il buio. A parte la Juventus, il mondo del calcio brancola nel buio. Così il nostro clubbing che, a parte poche eccezioni che confermano la regola, appare confuso, annebbiato e soprattutto privo di idee. La DJ Mag Top 100 Club 2017 è impietosa e non lascia spazio a nessuna interpretazione. Soltanto il Guendalina di Santa Cesarea Terme (LE) resiste alla posizione numero 54. È assolutamente poco. Pochissimo. È un problema di strutture. Tornando allo spunto iniziale, gli stadi italiani di calcio sono vecchi e cadono a pezzi. Sono brutti, scomodi, senza servizi e talvolta pericolosi. Le discoteche italiane sono vecchie, alcune cadono pezzi, altre non sono ben frequentate, inutile nasconderci. Troppi gli episodi funesti, dalle risse allo famigerato spray al peperoncino. In Inghilterra il fenomeno hooligans è stato arginato mettendoli in prima fila a teatro. Impianti sublimi, hanno messo a disagio chi intende rovinare la festa. L’Old Trafford di Manchester o lo Stamford Bridge di Londra (tanto per citarne due molto noti) non invitano certo a comportamenti fuori luogo. Mettono in soggezione, ti fanno sentire in difetto se hai brutte intenzioni. Piuttosto invogliano a sorridere, tifare, abbracciarsi ed esultare. Così come lo Stadium di Torino. La bellezza genera bellezza. Un concetto questo che dovrebbe essere applicato anche ai club. È importante che i gestori dei locali si concentrino sull’esperienza da offrire al cliente e al suo comfort. Non è vero che al pubblico non interessa! Come diceva Steve Jobs, la gente non sa di volere una cosa finché non gliela dai. In un momento storico dove il budget non è sufficiente, diventa indispensabile ripartire dalle fondamenta. Il problema non è la mancanza di denaro alla quale la crisi economica ci ha purtroppo abituato. L’alibi non regge più. Non è un problema di soldi ma un problema di idee. Dal restyling alla cura dei particolari, fino alla fiducia nei giovani dj resident che potrebbero diventare veramente un valore aggiunto. Proprio come stanno facendo molti club della Serie A che hanno finalmente ripreso a curare il settore giovanile. Forse, nel mondo della notte, dovremo riconsiderare l’opinione che abbiamo di noi stessi. È un problema di visione sul lungo termine. In Italia si pensa sempre al presente, massimo al giorno dopo. Se il passato è uno sport nazionale il futuro è una chimera. Che il sistema porti ad un ragionamento del genere è un’altra scusa che a questo punto della storia non mi va più di sentire. Manca il coraggio, e forse la voglia, di pensare oltre, di avere una visione, di gestire risorse e contenuti in modo tale che non scadano con la moda del momento, ma che diventino essi stessi la tendenza del futuro. Proprio come si faceva una volta. Le risorse, dentro di noi, ci sono. Forse manca qualcuno che le sappia gestire. Un po’ ci stiamo movendo ma bisogna tutti fare di più. L’esplosione del fenomeno EDM ha creato centinaia di migliaia di nuovi potenziali clienti. Come ho detto poco fa, è importante offrire ai giovani clienti un’esperienza affinché il pubblico si possa fidelizzare. Non bastano più due casse su un treppiede, in una stanza buia con una strobo. Anche i club internazionali considerati underground si sono adeguati ai tempi, regalando un’esperienza superiore. Penso a ElRow e alla storia della sua incredibile ascesa che abbiamo raccontato nel numero precedente e che ovviamente scala la TOP 100. I paesi che funzionano non sono in crisi ma hanno adattato il business ai tempi che corrono. Tra il 2001 e il 2011 in Olanda ha chiuso quasi il 40% delle discoteche. Un dato che ad una lettura superficiale fa gridare al disastro. Invece non è così. Il paese nord europeo è una delle scuole più prolifiche per quanto riguarda la musica da ballo. Nel decennio incriminato, e fino ai giorni nostri, ha sfornato e continua a sfornare superstar della console che si trasformano in risorse umane ed economiche importantissime. Molte discoteche sono chiuse, è vero. Ad Amsterdam il mitico Trouw ha chiuso per sempre le sue porte due anni fa ma al suo posto è sorto il De School che ha raccolto l’eredita del predecessore continuando la politica del 24 hours licene, impensabile da noi. Della scena festival olandese non occorre neppure parlare. Nel Regno Unito nel 2005 c'erano oltre 3000 discoteche, oggi ce ne sono poco più di 1500. Londra è probabilmente la capitale europea più in crisi. Il caso Fabric ha fatto storia, le episodi di violenza sono aumentati, ma il nuovissimo Printworks fa ben sperare. Sicuramente lo troveremo presto in graduatoria. In Italia dieci anni fa c’erano circa 5000 club adesso meno della metà. La crisi economica ha tolto il potere d’acquisto ai giovani. Tasse e burocrazia fuori dal mondo non aiutano chi vorrebbe investire nell’industria del divertimento. E il sistema implode. La musica elettronica, la musica da ballo, il ballo in generale non sono considerati dalle istituzioni come una risorsa in grado di generare ricchezza, ma solo problemi. È sempre stato così. Il trattamento dei media al mondo della notte ha contribuito a costruire il peggior curriculum possibile. I brand hanno fatto una fatica inimmaginabile a legare la propria immagine a un dj o a un club. Fortunatamente il successo della EDM ha aperto gli occhi e le porte verso un approccio diverso alla questione. Il dj non è più il tipo losco in fondo alla sala che fuma una sigaretta dopo l’altra ma una faccia pulita e sorridente, esempio di fama e successo. Valori superficiali è vero, ma per i brand conta anche questo. Conta l’effetto che fai sulla gente. Se la gente vuole essere come te oppure no. Alcune realtà stanno lavorano bene sul creare sinergie di questo tipo. Cercare investimenti di questo tipo è assolutamente cosa buona e giusta. E’ una questione di offerta. Se la discoteca come luogo di aggregazione non riscuote più lo stesso interesse di un tempo ci dev’essere un motivo. Ed è lo stesso per cui gli stadi sono vuoti. Semplicemente non ti viene voglia di andarci. Si sta meglio sul divano. La tv si vede bene, in alta definizione e ho pure il replay con la gol-technology. Scusate se insisto, sono pure milanista, ma allo Juventus Stadium sembra di essere al cinema e lo stadio di conseguenza è pieno e la squadra vince. La discoteca è uno dei luoghi dell’intrattenimento musicale per eccellenza. Il cliente per definizione deve essere intrattenuto. Ricordo l'intervista ad un manager di Las Vegas il quale dice al giornalista di preoccuparsi continuamente del fatto che i clienti della sua discoteca dovessero guardarsi intorno e vedere dove sono finiti i 15 dollari del cocktail che stanno bevendo. Se ragionare in termini di confetti, laser e cO2 vi fa venire l’orticaria, provate a ragionare un termini di soundsystem e visual. Quanti sono i locali d’Italia ad offrire un’esperienza audiovisiva degna di nota in questo senso? Si contano su una mano, avanzando un paio di dita. Il problema dei decibel viene dopo quello della qualità. Discoteche e i centri abitati non vanno d’accordo ma le lacune sono molte anche quando si parla di zone industriali. Più di ogni cosa mancano le idee. Mai come in questo periodo stiamo assistendo ad un appiattimento della scena club italiana. La musica è tutta uguale, suonano sempre gli stessi. E se la tech-house deve essere così noiosa ben venga l' EDM in tutte le sue sfumature, basta che si senta qualcosa vibrare nel petto. Altrimenti moriremo di reggaeton.   Foto: vanillamagazine.it   [post_title] => La crisi delle discoteche italiane [post_excerpt] => Solo un club italiano è presente nella TOP 100 CLUB 2017. Un dato impietoso e che fa riflettere. 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Quindi Hollywood, produzioni imponenti, film ad alto budget e incassi stellari. Eppure negli ani più recenti questo talento viene sempre più riconosciuto e celebrato. Infatti Hans Zimmer è stato chiamato a suonare al Coachella festival, il più famoso evento del pianeta e di sicuro quello maggiormente in hype in questi ultimi anni. Roba che va dai più attenti ascoltatori di novità alle Instagram stars a caccia di visibilità e di presenzialismo (vuoi mica farti mancare l'appuntamento con il Coachella in California?). Non solo: è stato inserito in line up in una posizione da protagonista, e la sua performance ha spaccato e conquistato tutti. Perché?   f2a1049402d26ea5657f2d15876acdb2   Innanzitutto perchè i suoi brani sono molto popolari, visto che tutti noi li abbiamo sentiti al cinema. E poi perché con questo live pare abbia fatto grande presa su una fetta di pubblico costantemente alla ricerca di qualcosa di emozionale: i fan dell'EDM. Considerazione che non suona nemmeno troppo strana se pensiamo ai build-up emotivi ed enfatici di molte produzioni del genere, a cui peraltro il musicista è famigliare, visto che ha scritto proprio la colonna sonora di Tomorrowland 2014. Il set di Zimmer è stato un successo, e - ciliegina sulla torta - il compositore e produttore tedesco ha calato un asso nella manica chiamando sul palco Pharrell Williams per seguire 'Freedom'. Tra le altre tracce in scaletta, temi tratti da Inception, I Pirati dei Caraibi, Il Re Leone (sua unica colonna sonora premiata con l'Oscar nel 1995, nonostante le inumerevoli nomination), Il Gladiatore e dalla saga di Batman - The Dark Knight. Un greatest hits niente male. A livello personale, sono un po' risentito per l'assenza della meravigliosa soundtrack di Interstellar (meravigliosa quanto il film).     Hans Zimmer è attivo dagli anni '80 e ha contribuito alle colonne sonore di un numero enorme di film, spesso di grandissimo successo. 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Ascolta il suo set [post_excerpt] => Hans Zimmer protagonista del Coachella con una performance da birivid in cui ha ripercorso una carriera straordinaria [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => hans-zimmer-sbancato-coachella-ascolta-suo-set [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-19 01:20:10 [post_modified_gmt] => 2017-04-18 23:20:10 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29066 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 29008 [post_author] => 112 [post_date] => 2017-04-19 15:09:24 [post_date_gmt] => 2017-04-19 13:09:24 [post_content] =>   Esistono tanti modi di arrivare al successo. La storia di Jax Jones, nome d'arte di Timucin Fabian Knwong Wah Aluo, merita di essere raccontata. La sua 'You Don't Know Me' rimbalza di radio in radio, ma chi pensa che questa sia la sua prima hit si sbaglia di grosso. Abbiamo incontrato il giovane inglese negli uffici di Universal Music Italia per fargli qualche domanda, e il ragazzo ci ha raccontato la sua vita, fatta di lotte silenziose contro il volere dei genitori, frustrazione, ed infine l'esplosione internazionale, cominciata negli USA con 'House Works'. "Ho suonato spesso negli Stati Uniti l'anno scorso" ci racconta "e quando mettevo 'House Works' la pista si ribaltava. Lì ho capito che forse avevo imboccato la giusta strada.".   https://www.youtube.com/watch?v=ULC2C3VjO-o   Ma come inizia la storia di Jax Jones? Tutto per Timucin inizia con le canzoni che suo zio gli fa ascoltare intorno ai 14 anni. Di studiare il ragazzo non ne ha mai avuto voglia, nonostante a scuola andasse bene. E così la musica diventa la sua raison d'être. Per Jax Jones comincia così una doppia vita, la prima pubblica, la seconda più segreta. Seguendo gli obblighi dei genitori, il ragazzo finisce il liceo e si iscrive in università. Di sera, però, nel tempo libero, prende la chitarra e va a suonare. Bar, locali vari, per un cantante o per l'altro, non importa. L'importante è suonare. "Non mi importava proprio chi accompagnassi, mi bastava solo sentire che facevo musica. Per un certo periodo mi sono esibito in chiesa".   Cosa fa scattare l'amore per l'house music? Intorno ai vent'anni poi, l'inglese muove i primi passi nei club, e i suoni house lo conquistano, modellando la personalità musicale che ritroviamo in lui ancora oggi. Pian piano si fa strada tra i produttori più interessanti della scena, fino ad arrivare ad avere in mano più di una bella canzone. Decide quindi di contattare Duke Dumont, e il duca si innamora del ragazzo, decidendo di collaborarci in modo stretto. Ecco nascere così 'Ocean Drive', 'I Got U' e 'Won't Look Back', che tutti conosciamo benissimo. Ed è qui che Timucin rischia di arenarsi.   https://www.youtube.com/watch?v=FHCYHldJi_g   Come ci si sente ad essere solo un featuring, nonostante si abbia avuto l'idea principale della canzone? Il nome di Jax Jones finisce in secondo piano rispetto a quello di Duke Dumont (o spesso è addirittura assente), e il ragazzo, a livello di popolarità, non ne ricava praticamente nulla. La frustrazione è tanta, si sente dalle sue parole. "Andavo al bar e capitava spesso che nell'impianto suonassero una delle mia canzoni, ma nessuno la associava a me. Può sembrare un capriccio, ma quando crei qualcosa e gli altri si prendono tutto il merito, non è una sensazione piacevole.", ci dice sempre con il sorriso stampato. Il ruolo determinante nella produzione di hit mondiali non gli ha portato neanche un minimo di ciò che si aspettava e meritava. Ecco quindi la grossa decisione di Jax: staccarsi e sparire, chiudersi in studio per conto proprio e vedere quanto lontano riesce ad arrivare da solo.   https://www.youtube.com/watch?v=PKB4cioGs98   L'inglese produce un intero album. La casa discografica glielo boccia in toto. La frustrazione aumenta. "Avevo deciso di lavorare sul mio primo album, ma quando lo feci ascoltare all'etichetta mi dissero semplicemente che era un m***a, senza giri di parole. È stato un ulteriore colpo.". E così Timucin si ritrova a pensare a cosa fare. Lui vuole che le sue canzoni passino in radio, ma vuole anche rimanere nell'ambiente dei club. Grazie a queste volontà nascono dapprima 'Yeah Yeah Yeah', poi la già citata 'House Works' ed infine 'You Don't Know Me', che diventa una hit anche da noi. Un percorso durato quasi dieci anni, che ha portato Jax Jones (to jack jones in inglese vuol dire proprio "stare per i fatti propri") a toccare psicologicamente il fondo almeno due volte. Sarebbe stato facilissimo mollare, farsi sopraffare dalla frustrazione, ma il giovane è stato bravissimo a trasformare tutte queste botte in motivazioni e regalarci dei bellissimi pezzi. Sperando che ce ne possa regalare tanti altri in futuro.     [post_title] => 'Ho trasformato la frustrazione in motivazione', parola di Jax Jones [post_excerpt] => Abbiamo incontrato Jax Jones e ci siamo fatti raccontare la sua storia, fatta di sacrificio e frustrazione, che ha saputo trasformare in punti di forza. 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Dividendosi con Hï, nuovo acquisto del gruppo, line up prestigiose durante tutta la settimana, Ushuaïa per i mercoledì della prossima estate schiera la strana coppia Alesso-Diplo, protagonisti il 16 agosto (il 29 luglio ci sarà il solo Alesso), che sarà interessante vedere all'opera nella stessa sera. E poi due appuntamenti con gli inossidabili Axwell^Ingrosso, un triplete con DJ Snake tra luglio e agosto, due serate con il Major Lazer Soundsystem (9 e 23 agosto) e un'apertura e chiusura di stagione insieme ad Hardwell (28 giugno e 6 settembre). Contenti? Vi aspettavate qualcos'altro? L'estate a Ibiza è pronta per decollare, e Ushuaïa dovrà mantenere un livello altissimo settato nelle scorse stagioni. Ma non abbiamo dubbi che ci riuscirà. ushu [post_title] => La strana coppia dell'Ushuaïa e gli altri mercoledì [post_excerpt] => Ushuaïa Ibiza cala i suoi assi per un'estate 2017 dalla programmazione di assoluto rilievo e qualità [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => strana-coppia-dellushuaia-mercoledi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-21 11:58:28 [post_modified_gmt] => 2017-04-21 09:58:28 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=29060 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 29030 [post_author] => 5 [post_date] => 2017-04-19 09:24:18 [post_date_gmt] => 2017-04-19 07:24:18 [post_content] =>   Tra le novità presentate dai guest di Coachella 2017 prende posto anche il nuovo concept di Richie Hawtin, dal nome CLOSE - Spontaneity & Synchronicity, che si pone l'intenzione di offrire al pubblico un nuovo modo di concepire il djing. Come lo stesso Richie ha dichiarato in un post su Facebook, l'obiettivo di CLOSE è quello di offrire "più trasparenza nel processo creativo dei DJ, un'arte ultimamente troppo fraintesa". Per questo motivo, i live set della leggenda minimal verranno accompagnati da telecamere vicinissime agli strumenti utilizzati nello show, in modo da permettere agli ascoltatori di seguire passo passo le azioni del britannico sul palco. L'iniziativa è stata un successo, con un debutto al Coachella che è stato ritenuto tra le migliori esibizioni del day 1. Il concept verrà portato in un tour globale che terminerà proprio in Italia a dicembre 2017. Le date italiane sono ancora da definire, ma non vediamo l'ora di assistere a questo spettacolo. Di seguito il trailer del tour.   [post_title] => CLOSE è il nuovo concept di Richie Hawtin [post_excerpt] => Richie Hawtin ha debuttato al Coachella il suo nuovo show CLOSE. 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Solo un club italiano è presente nella TOP 100 CLUB 2017. Un dato impietoso e che fa riflettere.

di Ale Lippi, 20 aprile 2017

Hans Zimmer protagonista del Coachella con una performance da birivid in cui ha ripercorso una carriera straordinaria

di Alberto Scotti, 19 aprile 2017

Abbiamo incontrato Jax Jones e ci siamo fatti raccontare la sua storia, fatta di sacrificio e frustrazione, che ha saputo trasformare in punti di forza.

di Stefano Marano, 19 aprile 2017

Ushuaïa Ibiza cala i suoi assi per un’estate 2017 dalla programmazione di assoluto rilievo e qualità

di Alberto Scotti, 19 aprile 2017

Richie Hawtin ha debuttato al Coachella il suo nuovo show CLOSE.

di Federico Piccinini, 19 aprile 2017