Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 8279 [post_author] => 7 [post_date] => 2015-04-01 16:29:42 [post_date_gmt] => 2015-04-01 14:29:42 [post_content] => Il belga Yves V, all'anagrafe Yves Van Geertsom, grazie a "Smash the House sbarca su Just Entertainment con un brano realizzato a più mani con gli italiani Promiseland e la voce di Mitch Thompson. Si tratta di “Memories Will Fade”. Un'ottima occasione per conoscere da vicino questo produttore che ha conquistato la 55esima posizione della Top 100 di DJ Mag. Quello dello scorso ottobre è stato un momento importante per te. Direi fantastico. Una conferma reale di quello che ho fatto in tutti questi anni. Sapere di aver il supporto dei miei fan e saper che la direzione musicale intrapresa è quella che voglio sentire, è fantastico.   Raccontaci tutto della tua esperienza al Tomorrowland: main stage, l'evento stesso, il tuo contributo per la compilation del decimo anniversario. Il Tomorrowland è stata una parte fantastica della mia storia come dj. Sono stato anche abbastanza fortunato a essere un resident per molti anni. Ho la mia arena personale ormai, la V-Session, e ogni anno sono al fianco di alcuni dei migliori talenti in circolazione. È davvero un privilegio essere richiamato a ogni edizione. Penso sia il miglior festival al mondo. La folla, la musica e la produzione ricreano un’atmosfera incredibile.   Quale musica ascoltavi quando eri un ragazzo? Solitamente un suono elettronico commerciale, programmato in Belgio a quei tempi: techno, electro e molta rave music. Sempre generi molto diversi tra loro: non mi sono mai focalizzato solo su uno.   E oggi invece? Ascolto davvero di tutto: una grande quantità. Da Jeff Mills sino a David Guetta. Penso che come dj sia importante consumare musica quanto più possibile e interessarsi al maggior numero di diverse scene. Io non ascolto solo musica elettronica ma anche rap, band live e musica classica. Ci sono sia brani buoni che meno buoni in ogni nicchia ma si può sempre trarre ispirazione da qualsiasi cosa.   Progetti importanti per il 2015 ne hai in agenda? La mia ultima release con Smash the House si intitola “The Right Time” ed è caratterizzata dall'ugola di un super talentuoso come Mike James. Sono molto contento per questa collaborazione. https://youtu.be/cDbCj_SgMGw Quali sono i tuoi dj e producer preferiti? Deorro, Deadmau5, Alesso e Dimitri Vegas & Like Mike. Tra voi italiani ci sono i Promise Land. Con loro ho fatto “Memories Will Fade”.   Abbiamo appena svelato la Top 100 Club di DJ Mag in merito ai migliori locali del mondo. Hai visto chi ha vinto? Sì, ancora una volta il Green Valley, in Brasile, che è uno dei miei preferiti. Ho davvero un bel rapporto con i fan brasiliani e la mia musica funziona molto bene in questa cornice idilliaca. Altri che mi piacciono sono l'Anzu Club di San Paolo e il Guapa Beach Club di Cipro. Per l’Italia, dico il Mia Clubbing di Porto Recanati, è un posto bellissimo, mi piace molto, è sicuramente al livello dei club mondiali.   Mesi fa hai suonato anche a Firenze. Sensazioni? Cosa hai provato? È stato uno show pazzesco. I fan italiani sono fantastici. L’Italia ha da sempre una forte connessione con la musica dance e possiede alcuni dei migliori club al mondo. È una delle mie mete preferite dove suonare.   L'EDM anima sempre più i festival e le grandi location, non trovi? La colonna sonora ideale. Sei l'uomo giusto con le produzioni giuste, sembrerebbe? Sono molto fortunato a lavorare con tanti e diversi produttori: in questo modo mi sono fatto un'idea di come possa essere prodotta la mia dance. Negli anni, le collaborazioni e i progetti realizzati in studio di registrazione mi hanno permesso di crescere e ho imparato molto. Sono diventato più veloce nel lavoro.   Avverti una certa competizione tra i dj e produttori connazionali? C’è un'amichevole rivalità tra noi belgi. Anche con gli olandesi: le nostre nazioni sono confinanti ed entrambi abbiamo una forte eredità nella musica elettronica. Penso sia giusto dire che l’industria musicale del genere sia largamente ubicata ad Amsterdam. Tuttavia, noi abbiamo il migliore festival del mondo: il Tomorrowland. Così accade anche nel calcio: la nostra nazionale è stata davvero spettacolare negli ultimi anni. Ora tocca a noi dj sfidarci su un campo da calcio: immagino già un bel Belgio-Olanda a ritmo di EDM.   Quali sono i tuoi hobby? La musica, viaggiare, il cibo e i film.   Come passi il tuo tempo libero e l’attesa quando sei in aeroporto? Solitamente lavoro con dei programmi musicali alla realizzazione del mio radioshow. Oppure temporeggiando facendo dei nuovi mash-up per i miei set. Stare sui social è sempre un buon modo per ingannare il tempo in aeroporto.   Qual è la cosa più pazza che ti è capitata alla console o durante un set? Una volta una ragazza ha sorpassato la sicurezza e si è avvicinata chiedendomi di uscire con lei. Fu subito allontanata dalla sicurezza. Penso però che stesse scherzando.   Vivi in Belgio, dove sei nato. Sì, è un luogo che sempre considererò come la mia casa. Sono comunque un cosmopolita: ho amici e fan in tutto il mondo, sono connesso totalmente con loro.   Quale pensi sia il futuro della EDM? Si può migliorare o siamo già al massimo in fatto di qualità? Non penso che lo sviluppo si fermerà tanto presto. Oggi poi l'EDM influenza tutto: è ovunque, come la musica pop e l’R&B decenni fa. Ritengo che nei prossimi anni non potrà che continuare la sua costante crescita.   Quali sono il tuo cibo e il tuo drink preferito? Adoro il cibo asiatico e la carne invecchiata di Wagyu, che credo sia una delle migliori che abbia mai mangiato. Per il bere, anche questa volta ho una stretta relazione con il Brasile, quindi caipirinha e vino. Ovviamente non mischiati tra loro.   Una tua qualità? 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II canadese classe ‘82 A-Trak, che a 15 anni vinse la Champions League dei Dj ed è l’attuale partner alla consolle di Kanye West, dopo aver letteralmente sbancato le charts di ogni dove con il suo progetto in duo Duck Sauce e il singolo Barbra Streisand, tormentone poliedrico che ancora si fischietta volentieri sotto la doccia, ora ha iniziato a girare da solo per tutto il mondo, infiammando i dancefloor.

Siete curiosi di scoprire cosa c’è nel suo armadio? Andiamo a spulciare un po’ tra i suoi vestiti…

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Il concept alle spalle dell'enigmatico artista da poco approdato alla corte di Davide Squillace inoltre presenta un'interessante visione artistica, non votata alla creazione ma alla rigenerazione della musica e così lo stesso Plugger racconta Davide "ha realizzato con me una traccia decostruendo un vecchio brano dei Beach Boys e ricomponendolo con un risultato davvero interessante". E' forse questa capacità che ha spinto i due a lavorare sull'ultima produzione targata This And That intitolata appunto Re_Cycle #1. Dalla claustrofobica atmosfera di "Waxoline" al mood indie di "Sweet 666" passando per l'ipnotica "Plug the Voodoo" chiudendo con le tinte cupe di "We Are Dirty". Il tutto confezionato in una splendida cover composta da copertine di album riciclate e riposizionate per dare vita a qualcosa di inedito. Che sia questa la via per un'arte sostenibile? 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E a volte sbagliata. Ci sono gli alternativi della consolle, sì, gli irriducibili del mix, che vanno oltre e si rimettono in discussione a livello tecnologico. Su tutti, mister Tony Humphries, che che utilizza con disinvoltura due Cdj della Pioneer infilzati da altrettante chiavette Usb. In un locale tutto esaurito, popolato da un pubblico trasversale, con gente dai 25 ai 45 anni, sino alle cinque del mattino, giorni fa si è ballata una house music unica, storica, classica, pronta a celebrare un party, il Les Folies du Plaisir. Che dopo vent’anni di storia, infiamma ancora: è successo proprio con Humphries al Made Club di Como, il più storico della città lacustre. In console, l'americano sorride sempre, sembra vedere il suo lavoro di dj come una sorta di missione infinita, nonostante gli anni corrano via inesorabili. Kings of House, il progetto che ti vede in console nei club con David Morales e Louie Vega sta avendo un grande successo, non trovi? Per me suonare con Vega e Morales è sempre una grande emozione. Veniamo tutti dalla stessa zona, ovvero da New York e dai suoi dintorni, ma ognuno di noi ha la propria sensibilità. Ogni volta succede qualcosa di diverso, visto che non programmiamo assolutamente niente. Partiamo e poi vediamo cosa succede. https://soundcloud.com/tony-records/sets/tony-humphries-housework-2 L’attuale scena house come ti sembra? Senz’altro è in grande crescita. Sento una grande voglia di melodie e di soul. Le belle sensazioni non mancano, e questa non è certo una novità, visto che faccio il dj da tanti anni in tutto il mondo. Ci sono un sacco di giovani che mi chiedono di questo o quel disco, persone che spesso non erano ancora nate quando un preciso brano fu prodotto. I giovani si sono come adattati a certe sonorità, ma in modo diverso rispetto alla mia generazione. Sono le sfumature e le differenze ad essere importanti. In alternativa, c'è la scena EDM negli USA? Credo che l’EDM, inteso più che un fenomeno musicale sia stato e sia ancora oggi soprattutto un fenomeno di marketing. È ciò che serve a siti, magazine, label e dj. Insomma, un po’ a tutti. È un po’ ciò che è successo con la musica house a fine anni Ottanta, quando si è come divisa in tanti sottogeneri, come acid house, minimal e così via. Prima la musica da ballo si chiamava semplicemente dance. E forse dovremmo chiamarla ancora oggi così. Produrre buona musica anche oggi costa tanti soldi. Se hai un buon budget, puoi lavorare con ottimi produttori, altrimenti devi accontentarti. Certo, oggi è molto più semplice, grazie alla tecnologia, fare delle cose interessanti. Ma senza soldi, credetemi, non si arriva da nessuna parte. https://youtu.be/a84VY6DkJNc Pertanto, qual è il tuo parere sulla qualità delle attuali produzioni? Ci sono buone produzioni e produzioni di bassa qualità, come è sempre accaduto. Produrre negli anni Ottanta era molto più complicato. Ma, ripeto, da venti o trent’anni a questa parte, il business non è cambiato un granché. Sono solo cambiati i nomi delle aziende: ma alla fine il business è lo stesso, almeno secondo me. È in corso una sorta di guerra tra analogico e digitale. Cominciano ad essere organizzati anche diversi vinyl parties, ovvero feste in cui si suona solo vinile. Ci sarà un po’ di battaglia, finalmente. E chi vincerà? Difficile dirlo, è probabile che questa contrapposizione continuerà per almeno sei o massimo dieci anni. Come si fa portare al successo un progetto musicale, vista la crisi dell’industria musicale? La mia etichetta, la Tony Records, sta riscuotendo davvero buoni risultati. Abbiamo un sacco di artisti, diversi tra loro, e un bel po’ di release. Tra i tanti, tengo molto al progetto Housework, che nasce per trasformare slave song e work song in musica da ballo per il dancefloor. Si tratta di un mix di gospel, blues e ritmo che fa muovere sempre e non dimentica le radici della black music. 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Studente presso l'Accademia di Musica Olandese, Christian è dietro anche a hit come “I Could Be The One” di Avicii e Nicky Romero e di tanti altri connazionali come Tiësto. Quello che viene spesso definito, in modo quasi dispregiativo, il "ghost producer", e che invece, in realtà, ricopre un ruolo determinante in fase di produzione e arrangiamento. Incontreremo il produttore olandese sul prossimo numero di DJ Mag, in edicola e in digitale il prossimo aprile, nelle pagine Tech grazie a "In The Studio with". Intanto, in esclusiva assoluta per il nostro Paese, ecco un'intervista video rilasciataci presso gli Art&Music Studios di Gallarate, che ringraziamo per la gentile disponibilità. Negli ultimi anni John Christian ha coperto un ruolo importante nei primi quattro anni di carriera di Tiësto e dopo aver remixato “Flight 643” proprio per il connazionale ed essere approdato con “Gunshot” su Mainstage, ora sta collaborando con il duo italiano dei Merk & Kremont. https://youtu.be/qSmT5FrnXeg?list=UUEPJBXdJ7LGa19Qm5YUcCqg   Info www.johnchristian.nl e www.facebook.com/DJJohnChristian [post_title] => Video intervista in esclusiva a John Christian [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => intervista-esclusiva-john-christian [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-03-27 12:38:36 [post_modified_gmt] => 2015-03-27 11:38:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=8186 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [11] => WP_Post Object ( [ID] => 8217 [post_author] => 8 [post_date] => 2015-03-27 15:24:26 [post_date_gmt] => 2015-03-27 14:24:26 [post_content] => Con una buona dozzina fra singoli ed EP pubblicati in meno di due anni, Charles McCloud Duff ovvero Matrixxman è uno fra i più prolifici e chiacchierati produttori dell'ultima generazione americana. 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SECONDARIE

TERZIARIE

Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 8152 [post_author] => 5 [post_date] => 2015-03-27 13:20:54 [post_date_gmt] => 2015-03-27 12:20:54 [post_content] => Miami non è solo Winter Music Conference. Nelle restanti settimane dell'anno, continua a restare un cocktail di culture, etnie e tradizioni. Grandi e maestosi club, feste come da noi le sognamo, nomi altisonanti che svolgono residency o passano per la città almeno una volta al mese. Per un artista, soprattutto incentrato su musica elettronica, Miami è probabilmente il posto migliore in cui crescere. Sicuramente la concorrenza è ferrea, perché oltre ai residenti sono infinite le orde di giovani provenienti da tutto il mondo che si iscrivono ogni anno alle scuole musicali di Miami o si trasferiscono nella città per tentare la fortuna partendo da qualche locale a luci basse. E' una questione di fortuna, ma anche del sapersi muovere nell'ambiente e ovviamente avere qualcosa di valido da proporre. Con queste tre skills acquisite (si perché anche saper sfruttare la fortuna è un'abilità) la città simbolo della Florida diventa probabilmente un paradiso in cui vivere e lavorare. Ne sa sicuramente qualcosa il giovane Henrix, che qui ci è nato e cresciuto, e non sembra aver alcuna intenzione di andarsene. Il giovane piomba sotto i riflettori grazie alla brano-bomba Hit It, insieme a GTA e Digital Lab, che nel 2013 ha letteralmente spopolato, soprattutto negli USA, tanto da guadagnarsi un'importante sign con la Size di Steve Angello (tra i principali supporter dell'artista ancora oggi). Nel 2014 Henrix è passato attraverso Flamingo Records per poi atterrare in Mixmash, la label di Laidback Luke, sulla quale è out tra pochi giorni la sua collaborazione Alright, di cui parleremo a breve. Noi, che ovviamente siamo degli impiccioni, abbiamo saputo anche di un suo imminente ritorno su Size prima dell'arrivo dell'estate, ma Henrix ha scelto di non sbilanciarsi troppo. Però qualcosa ce l'ha detta. In Italia certi artisti diventano "conosciuti" soltanto quando raggiungono l'apice del successo. Quindi diamo una presentazione a Henrix: come hai iniziato e chi ti ha lanciato nella grande industria? Ho iniziato a smanettare con i cdj all'età di otto o nove anni, e ho iniziato a produrre più di otto anni fa. Immagino che il mio nome si sia sentito per la prima volta grazie alla collaborazione con GTA e Digital Lab, Hit It, uscita su Size Records. Da allora possiamo dire che è iniziato tutto. La Winter Music Conference è iniziata. Tu sei un dj, un produttore e un nativo di Miami: la vivi il triplo più degli altri? Mi sento benissimo, per un dj questa settimana è come il Natale, rappresenta un po' tutto l'anno. Ho partecipato a ben dieci Miami Music Week e ogni anno riesco a notare quanto si stia sempre più evolvendo. Le feste sono sempre più spettacolari e il numero di grandi artisti che atterrano qui in questi giorni è straordinario. Quindi dici che la WMC reggerà ancora la concorrenza degli altri importanti musical summit dell'anno, come per esempio l'ADE. Ad Amsterdam l'EDM fa da protagonista e probabilmente l'ADE è il maggior concorrente della WMC; ti dirò di più, secondo me stanno allo stesso livello. Altre realtà, come ad esempio Las Vegas, sono in crescita ma non ancora al livello di queste due. Tu che sei della città, consigliaci dove far festa a Miami. Hai qualche "asso nella manica" da consigliarci? Amo i pool party. Per tutto l'anno partecipo ad eventi serali e quando arriva il momento delle feste a bordo piscina mi diverto tantissimo. I migliori secondo me sono Raleigh, Surfcomber, SLS e ovviamente Nikki Beach, ma ci sono anche altre feste in albergo in cui mi diverto da matti. Poi ci sono i piccoli clubs, come ad esempio il Clevelander, tra i miei preferiti anche perché si trova proprio su Ocean Drive, e il Club50, dove ho suonato sabato scorso. Una città cosmopolita come Miami immagino sia di grande influenza per un artista che ci è cresciuto.  Sicuramente. Il mix di culture è la cosa che amo di più di questa città. Non esiste un genere musicale che sovrasta gli altri, tutto è condiviso, dalla dance all'hip hop passando per la musica latina. In un'atmosfera del genere, trovare l'ispirazione è facilissimo. Parliamo delle tue ultime creazioni. Alright, la tua collaborazione con Bream, esce il 30 Marzo su Mixmash.  Tutto è nato da una bella idea che mi ha inviato Bream. Mi è piaciuta, abbiamo parlato un po' su Skype e poi ho fatto venire Zashanell in studio per il vocal. E' stato un processo abbastanza veloce perché sono due artisti molto bravi e non abbiamo avuto alcun tipo di intoppo lavorativo. E' incredibile oggigiorno quanti importanti accordi si possono chiudere grazie ad internet! A proposito di accordi: sappiamo che c'è qualcosa sul fuoco con Size Records. Puoi parlarcene? A dire il vero al momento non posso dirvi nulla, se non che sarà una collaborazione con Adrien Mezsi e che si chiamerà Raverz. La questione è rimasta in sospeso per un po' e ora finalmente sembra essersi sbloccata. Dacci qualcosa d'ascoltare e un artista da ricordare per goderci al meglio questa Miami Music Week! La mia Alright, The Trill di Nero e Home di Madeon da ascoltare. Come artista vi consiglio Madeon! [post_title] => Henrix: Miami è come il Natale [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => henrix-miami-come-natale [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-03-29 14:47:42 [post_modified_gmt] => 2015-03-29 12:47:42 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=8152 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 8183 [post_author] => 8 [post_date] => 2015-03-26 16:40:22 [post_date_gmt] => 2015-03-26 15:40:22 [post_content] => Protagonisti assoluti della scena dance britannica -insieme a contemporanei come Chemical Brothers, Underworld, Orbital- negli anni '90 con un suono fra techno, house e dub, dopo i due acclamati album 'Leftism' e 'Rhythm And Stealth' -forti di collaborazioni come quelle con John Lydon e Afrika Bambaataa-, i Leftfield si erano fermati discograficamente dopo quest'ultimo, pubblicato nel 1999. Nel frattempo Paul Daley ha deciso di abbandonare il duo per dedicarsi a una carriera solista, mentre Neil Barnes, accompagnato da altri musicisti e vocalist, ha mantenuto il nome Leftfield per le successive apparizioni live, documentate nel DVD 'Tourism' (2012). Adesso arriva finalmente il terzo album, 'Alternative Light Source', che sarà pubblicato l'8 giugno 2015 su Infectious Music ed è anticipato dal nuovo singolo 'Universal Everything', qui in streaming: https://soundcloud.com/leftfield/universal-everything Il disco è ancora una volta ricco di ospiti, da Channy Leaneagh, la cantante dei Poliça, a Tunde Adebimpe dei TV On The Radio, fino al duo neo-punk Sleaford Mods, già ospiti di 'Ibiza', uno fra i brani del nuovo album dei Prodigy 'The Day Is My Enemy'. Questa la tracklist completa: 1. Bad Radio 2. Universal Everything 3. Bilocation 4. Head And Shoulders 5. Dark Matters 6. Little Fish 7. Storms End 8. Alternative Light Source 9. Shaker Obsession 10. Levitate For You [post_title] => Leftfield: il ritorno dopo 16 anni [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => leftfield-ritorno-dopo-16-anni [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-03-26 16:40:22 [post_modified_gmt] => 2015-03-26 15:40:22 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=8183 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 8153 [post_author] => 72 [post_date] => 2015-03-26 16:00:20 [post_date_gmt] => 2015-03-26 15:00:20 [post_content] => Morto un papa se ne fa un altro. E' questo il modo in cui le Krewella devono aver affrontato l'intricata questione dell'abbandono di Rain Man. Kris Trindl è stato il produttore che assieme alle due sexy cantanti ha squarciato profondamente la scena EDM/pop degli ultimi anni. Sono state stagioni stupende e piene di successi per un progetto che grazie a tracce come "Alive", "Come and Get It", "Enjoy the Ride" e "Live for the Night", si è guadagnato i più importanti palchi sulla Terra. Dall'Ultra Music Festival all'Electric Daisy Festival, l'energia delle giovani di Chicago non conosce timori nè complessi di inferiorità e torna alla ribalta con un pezzo di assoluto valore. Prodotto da un eccezionale team formato dal duo scandinavo Pegboard Nerds,dal grande produttore che ha lavorato con i Linkin Park e Korn Don Gilmore e dal genovese che ha contribuito ai lavori di Ed Sheeran e dei Duran Duran Francesco Cameli, "Somewhere to Run" introduce con atmosfere rock/electronic la nuova direzione che sarà svelata nei prossimi lavori targati Krewella. https://www.youtube.com/watch?v=eZVoq2SZfu0 [post_title] => Krewella, inizia una nuova storia [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => krewella-iniziata-nuova-storia [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-03-26 11:52:58 [post_modified_gmt] => 2015-03-26 10:52:58 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=8153 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 8174 [post_author] => 7 [post_date] => 2015-03-26 10:26:01 [post_date_gmt] => 2015-03-26 09:26:01 [post_content] => "Memories" di New World Punx conta sulla voce di Cara Salimando. 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In primo luogo perché è comunque un dj di tutto rispetto, che si è ritagliato una sua nicchia come "spacciatore di sound" alle feste importanti e nelle situazioni più cool in circolazione, e in questi anni - in cui tutti vogliono fare i dj entrando a gamba tesa nel circuito dei club - non ha mai approfittato del suo nome per cercare di infilarsi in consolle che non gli appartengono; questo fa di lui un artista estremamente intelligente e di ottimo gusto (e profilo). In secondo luogo perché è uno da cui è un piacere sentirsi raccontare storie e aneddoti di ogni tipo: grande frequentatore di club, è una persona che sa trarre il lato ludico dalle situazioni seriose e cogliere il lato serio da quelle più spensierate. Così, ho colto l'occasione dell'uscita di "Testa di basso", il libro autobiografico del più noto bassista del nostro Paese, scritto insieme a Massimo Poggini ed edito da Salani. Più che un'autobio, il libro è una "playlist di episodi", una serie di capitoli non ordinati in senso strettamente cronologico (e neppure logico), dai quali comunque emerge la vita dell'autore; l'infanzia, l'adolescenza, la voglia di farcela e il cambio di prospettiva, dalla provincia alla grande città in cerca di opportunità. "Testa di basso" è davvero spassoso. Lo stesso spasso che si prova a scambiare domande e opinioni con Saturnino, sulla musica, su Milano, sul sesso, sulle opportunità della vita e sull'entusiasmo con cui viverla. https://www.youtube.com/watch?v=gvXB60K2TMI&list=PLIJbyM21LLHLvD-nfRIe4xIj85FPoRVpM Hai da poco pubblicato un libro che ha lo stesso titolo di un tuo disco di vent'anni fa, "Testa di basso". Ha anche la stessa foto di copertina, ma con te oggi. La prima domanda è: cos'è successo in questi venti anni e tra queste due foto? Beh, se per esempio mi guardo indietro, la cosa pazzesca - so che sembra un luogo comune - è che questi anni sono passati molto, molto velocemente. Ogni tanto rifletto sul fatto che ho iniziato presto a fare tutto quello che solitamente si fa più tardi. Avevo poco più di vent'anni quando ho iniziato a registrare, ad andare in tour, a scrivere brani, ero co-autore di un brano come "Penso positivo", che ha avuto un discreto successo… Insomma, dai… Non era male… …ho iniziato molto presto a fare quello che canta Lorenzo in "Megamix", cioè "la vita che sognavo da bambino". E tutto quello che è successo ha avuto intorno un grande affetto, io poi ho sempre vissuto tutto questo da una posizione davvero privilegiata, quella del bassista, protagonista ma spettatore. Qual è l'esigenza di scrivere un libro del genere? Tu sei un personaggio unico perché non sei semplicemente "il bassista di Jovanotti", sei diventato Saturnino, uno che brilla di luce propria, con la tua linea di accessori, gli occhiali, i dj set. Il libro nasce dalla voglia di raccontare che cosa? Il libro nasce innanzitutto da un'idea di Massimo Poggini, uno dei più importanti e preparati giornalisti musicali italiani; tra l'altro fu il primo a dedicarmi un articolo su Max, tanti anni fa, con tanto di servizio fotografico posato per l'occasione. Io mi stupivo del fatto che qualcuno fosse interessato a me, alla mia opinione. Il libro infatti è denso di episodi divertenti in cui non mi prendo molto sul serio, come del resto non mi prendo sul serio oggi. Come ti dicevo, l'input è stato di Massimo, così come fu di Lorenzo l'input di farmi fare un disco da solista. Io in realtà mi sono sempre divertito, me la sono sempre vissuta bene, quando qualcuno mi proponeva un'idea interessante ero pronto a realizzarla. Come dice Luciana Delle Donne, persona straordinaria che ho conosciuto qualche anno fa, "la vita è fatta di scelte, non di occasioni". Semplicemente, mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Però tu hai sempre un "quid", un qualcosa in più, nel metterti al centro delle cose, nell'avere uno scatto che ti permette di uscire da una storia in cui sei comprimario, co-protagonista, per interpretarne una dove sei invece protagonista. Non sei rimasto in un cono d'ombra comunque comodo, hai cercato e trovato un tuo spazio a fianco a quello. Mi piace dire che nasco come "team player", come giocatore di una squadra, e non come solista, nonostante mi siano poi capitate occasioni di intraprendere attività dove sono il principale attore. Gallo, bassista storico di Vasco, una volta prima di un concerto a un Heineken Jammin' Festival mi disse: "non ci siamo mai conosciuti prima ma ti stimo molto, perché fai parte di una storia da tanto tempo". Questa frase mi riempì di orgoglio, perché quando ci ripenso mi rendo conto di essere davvero da molto tempo in una storia, e quindi in questa storia c'è anche un po' del mio DNA. Tu sei anche un dj, ti sei ritagliato un ruolo ben preciso e importante in questo mestiere, hai una tua personalità. Anche qui, non ci avevo pensato, ho iniziato grazie all'input di Marcelo Burlon - altro personaggio incredibile e multitasking - che mi invitò a mettere i dischi in una sua serata, "I pretend to be a dj". Mi sono trovato in consolle con Neil Barrett e Alessandro Dell'Acqua, e mi sono divertito come un pazzo! Da lì non ho più smesso, ma dev'esserci la situazione adeguata. Mi chiamano in contesti dove ha un senso che ci sia io a mettere la musica. Perché io metto il cazzo che mi pare, non mi pongo limiti e non seguo, per dire, il bpm. Suono ciò che mi piace, e per il mio gusto ha senso avermi in una sfilata o in certe feste. Altrove sarei fuori luogo. Non hai mai messo piede alla console di un club, infatti. Nemmeno in questo periodo in cui tutti vogliono starci. Ma i club neanche mi chiamano, perciò non vado a bussare a certe porte. Mi sembra inutile. Io ho sempre frequentato i club dove si balla e si rimorchia, come il Plastic o l'Hollywood dei tempi. saturnino_650x435 Posti in cui la la musica era libera, penso al Plastic degli anni '90… …Assolutamente. Ho ascoltato dei dj pazzeschi che sapevano far ballare e coinvolgere pur restando liberi di seguire solo il proprio istinto. Il più grande maestro rimane Lorenzo, in questo. Tutt'ora ha la mentalità di un dj in molti aspetti del suo lavoro. Per esempio? Quando facciamo le scalette dei concerti. In questo è un killer, è infallibile. Ci ragiona un sacco e funzionano sempre. Ora Noochie e Riccardo Onori, due membri della band, sono stati con lui a New York per una decina di giorni, iniziando a pensare agli show di quest'estate negli stadi. Poi Lorenzo mi ha mandato una mail con l'idea di apertura del concerto, ed è geniale! Io non ci avrei mai pensato, invece lui se n'è uscito con questo asso nella manica incredibile. Già non vedo l'ora di essere sul palco. Sai che io me le studio le scalette dei concerti, e le vostre in particolare? Non sto scherzando. Le ultime due erano qualcosa di perfetto. Beh, il Back Up Tour aveva un inizio sicuramente vincente, perché uscire e cantare "Ciao mamma" davanti allo stadio pieno ti mette già in condizione di avere il pubblico dalla tua. Hai già vinto, perché iniziare un concerto con una canzone che dice "che bello è quando lo stadio è pieno" e dove il primo ritornello dello show lo canta il publlico… Eh, sì. Per questo ti dicevo che Lorenzo nelle scalette è fenomenale. E addirittura l'incipit di Ora Tour era ancora migliore, secondo me. Perché rompeva la "barriera" del second stage subito, raccogliendo il microfono da terra, dal punto più vicino al pubblico, e iniziava con un pezzo che dice "è questa la vita che sognavo da bambino". Così ti metti già in comunicazione con chi hai davanti in un modo incredibile. Si crea subito una confidenza. Proprio così. Un inizio sensazionale!   https://www.youtube.com/watch?v=jvmazFeb62w Senti, prima dicevi del fatto di rimorchiare. Nel libro e in tante interviste di questi giorni parli spesso di questo fatto, delle donne. Quanto è importante nella tua vita il rapporto con le donne? Tantissimo. Ho sempre amato le donne, e il sesso in quanto tale, in quanto sesso, in quanto piacere. Fin da quando ero ragazzino e mi facevo comprare i giornaletti porno dai miei amici maggiorenni. Ci sarà chi nega di amare le donne, il sesso; chi si vergognerà di dirtelo apertamente. Io no, lo dico senza problemi. Amo il piacere. Conosci Laborit, "L'elogio della fuga"? Il filosofo francese? Sì. In questo libro spiega come alcune parole, in certe culture, siano viste come un tabù, come qualcosa da temere o di cui avere vergogna. La parola "piacere", nel mondo cattolico, è una di queste. Si teme il piacere come fosse la fonte del male. Ma se fai un sondaggio, quanti cercano il piacere e quanti il dolore? Poi, oh, trovi pure quello che ama il dolore. Io amo il piacere! E suonando ti rendi conto che cade ogni barriera, ogni inibizione, la musica in questo senso è un mezzo potentissimo. Sono d'accordo. Ti dirò di più: io penso che la sensualità sia una componente che non può mancare nella musica. Quando una musica, specialmente da ballare, specialmente nel groove, è prima di sensualità, c'è qualcosa di sbagliato. Bravo, hai centrato il punto. La musica dance è corteggiamento, è già sesso. Come può mancare di sensualità? E' già esplicita. Pensa che l'ultima serata dove ho ballato di gusto in un club è stata al Cavo Paradiso di Mykonos, c'era David Morales e ho fatto le cinque, non mi succedeva da un pezzo. Proprio perché c'era il feeling che dicevi. Tu non fai tardi solitamente? No, non faccio tardi perché non bevendo alcolici e non sconvolgendomi, a una cert'ora inizio a sentirmi affaticato. Per farmi fare tardi ci dev'essere la musica giusta, speciale. Se la musica e la compagnia sono quelle giuste, faccio tardi. https://www.youtube.com/watch?v=PC9tgxm9BMM "Testa di basso" è concepito, lo hai detto anche tu, come una playlist di capitoli che si possono leggere anche in modo slegato tra loro. Mi spieghi questa scelta stilistica? Oggi siamo tutti distratti, siamo multitasking e vogliamo saltare di palo in frasca tra i contenuti. Ma se un disco lo ascolti anche mentre fai altro, un libro non lo puoi leggere mentre guidi o cucini. Così volevo un volume che fosse possibile leggere anche a tratti, a capitoli, senza che si perda ciò che si è letto prima. Il concetto della playlist negli ultimi due, tre anni è quasi abusato, ma è la realtà ad essere diventata così. Il primo assaggio di questa concezione è stato il telecomando. La scelta, lo zapping, ci sembrava una semplice innovazione tecnologica ma era molto di più. Stava cambiando la nostra mentalità. In pratica sì, ha introdotto un modo nuovo di pensare alla fruizione dei contenuti. Per il resto che vuoi che ti dica, è la mia storia, raccontata dal punto di vista mio, cioè di una persona di 45 anni, fortunata, che ha sempre amato la vita. Perché questo è poi quello che sono, uno che ama la vita. E trasmetti un certo entusiasmo, devo dire, che peraltro condivido. Adesso ti sembrerà una cazzata da manuale new age, ma io credo nella religione dell'entusiasmo. Ma no, hai ragione, è una bella definizione. Ci vuole, bisogna essere positivi. Ti ricordi l'edonismo reaganiano? Negli anni '80 tutti sorridevano, sembrava andasse tutto bene. Anche nei momenti in cui non era così, c'era questo ottimismo di fondo a far andare bene le cose. Oggi mi sembra quasi che si abusi dell'opposto, del senso di pessimismo generale, levato come scudo, come scusa anche per i fallimenti, per non cercare di migliorarsi. "Tanto le cose vanno male"… ma che cazzo vuol dire? Facciamole andare bene! Esatto, perchè invece è il contrario, anche nelle difficoltà bisogna trovare il alto positivo, cercare di sfruttare le situazioni negative a proprio vantaggio, in qualche modo. Certo, poi capita di avere a che fare con gli stronzi, e lì c'è poco da fare… una mia amica diceva questa frase storica: "caro Saturnino, gli stronzi non cambiano!". Quanto è stata fondamentale Milano in questa tua formazione, nel tuo percorso? Tantissimo, tantissimo. Milano è una città di grandi opportunità; nel libro racconto di come il mio maestro di musica, che stava a Roma, anziché dirmi di trasferirmi lì, da Ascoli, mi consigliò di venire a Milano, perché era il posto giusto per le mie ambizioni. E aveva ragione, evidentemente. La città è cambiata tanto, da allora: oggi passavo in macchina davanti all'ex Palasharp ed è triste vederlo lì, come la carcassa di un dinosauro, perché è dismesso ma non si trovano i soldi per smantellarlo. Io lì ci ho visto alcuni dei concerti più significativi della mia vita. milano Tu in che anno sei venuto a Milano? Nel 1990? Nel 1989. Erano anni più carichi di aspettative, no? In Italia c'era l'edonismo craxiano, per così dire. In realtà non c'erano grandi aspettative, c'era un entusiasmo diverso, già arrivare qua da Ascoli era confrontarmi con una città più grande, in tutti i sensi. L'aspettativa sei tu, sono le tue ambizioni e la tua volontà e la curiosità. Io ho cominciato a frequentare tutti, non solo i musicisti, fin dal primo periodo in cui stavo qua. Interagivo con tutte le comunità, per capire, allargare gli orizzonti. Ma tutt'ora se qualcuno mi invita a cena e ci sono tre persone che non conosco, ci vado più volentieri. Milano offre molto ed è accogliente, hai la sensazione costante di ricevere input. Io mi incazzo moltissimo quando sento la frase "a Milano non c'è mai niente". Ma se ogni sera ho l'imbarazzo della scelta tra concerti, mostre, eventi… Stai scherzando? Milano ti dà tantissimo, bisogna saper cogliere il buono. E poi è una città "permeabile": c'è sempre l'amico di un amico che ti invita e ti presenta qualcun altro, non esistono circoli chiusi. Questa è un'opportunità clamorosa per fare conoscenze. 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