Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 10494 [post_author] => 3 [post_date] => 2015-06-29 16:58:04 [post_date_gmt] => 2015-06-29 14:58:04 [post_content] => Hydrogen Festival è arrivato all'ottava edizione, prima in sordina poi crescendo in maniera sempre più evidente in quanto a numeri e proposta artistica. Mercoledì saranno in scena nientemeno che i Chemical Brothers, che troverete sulla nostra cover di luglio (con una spettacolare intervista e un approfondimento monografico davvero ricco) e in pieno tour europeo in vista dell'imminente uscita di "Born in the echoes", il nuovo atteso album. I Chems arrivano da un'entusiamante performance al Sonar di Barcellona e saranno nel nostro Paese per la prima di due date che si annunciano memorabili (ovviamente ci saremo). La prima è proprio all'Hydrogen, a Piazzola sul Brenta (PD), mentre il 2 luglio si replica a Roma. venue-(1)festival Il programma del festival veneto prosegue poi per tutto il mese di luglio; l'elettronica e la dance non saranno protagoniste ma i nomi sono comunque eccellenti: Ben Harper and The Innocent Criminals, Lenny Kravitz, Damian Marley tra i tanti. Una situazione di respiro internazionale, che vale la pena di vedere.     [post_title] => The Chemical Brothers all'Hydrogen Festival [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => the-chemical-brothers-allhydrogen-festival [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-29 16:58:04 [post_modified_gmt] => 2015-06-29 14:58:04 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10494 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 10448 [post_author] => 5 [post_date] => 2015-06-27 13:01:40 [post_date_gmt] => 2015-06-27 11:01:40 [post_content] => La track of the day di oggi è Rock The Party, di Jauz vs Ephwurd. Jauz in particolare, produttore originario di Los Angeles, è un artista da tenere d'occhio a tutti i costi. Gode già di un notevole seguito americano (per i suoni tipicamente trip-hop) che gli ha garantito esibizioni importanti tra cui quella all'Ultra Music Festival di Miami, oltre ad un notevole supporto di tutta la scena. 'Rock The Party', che vi riportiamo in preview e di cui si spiffera una release con Spinnin' Records, è la traccia più suonata nei dj set riportati da 1001Tracklists. https://www.youtube.com/watch?v=oBWr9qFBnkA [post_title] => Track of the day 27.06.2015: Jauz [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => track-of-the-day-27-06-2015-jauz [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-27 13:01:40 [post_modified_gmt] => 2015-06-27 11:01:40 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10448 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 10441 [post_author] => 9 [post_date] => 2015-06-27 11:53:32 [post_date_gmt] => 2015-06-27 09:53:32 [post_content] => Sono aperte ufficialmente le votazioni per l’edizione 2015 dei Dj Awards, gli Electronic Music Awards la cui cerimonia di premiazione è in programma martedì 29 settembre al Pacha di Ibiza (nella foto, i vincitori dello scorso anno). Nati nel 1998, i Dj Awards prevedono le categorie Deep House, Electronica, Tech House, Techno, Trance, Newcomer, Breakthrough, Electro/Progressive, Bass e International DJ: i rispettivi vincitori saranno decisi dalle votazioni raccolte sul sito della manifestazione, www.djawards.com. Sono previsti altresì dodici Special Industry Awards, determinati da una giuria composta da addetti ai lavori. Tra i dj in nomination, Calvin Harris, Carl Cox, Van Buuren, Disclosure, Hardwell, Jamie Jones, Skrillex, Sven Väth. Joseph Capriati e Tale of Us sono in nomination nella categoria techno, Carl Cox l’unico nominato in tutte le diciannove edizioni, Van Buuren detiene il record di premi, undici trofei in kryptonite in totale. [post_title] => Aperte le votazioni per i Dj Awards di Ibiza [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => aperte-votazioni-per-i-dj-awards-ibiza [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-27 11:53:32 [post_modified_gmt] => 2015-06-27 09:53:32 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10441 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 10435 [post_author] => 9 [post_date] => 2015-06-26 17:20:40 [post_date_gmt] => 2015-06-26 15:20:40 [post_content] => Dieci pescherecci, oltre 50 dj, 100 pescatori, un pubblico stimato di quasi 200mila persone. Questi i numeri essenziali della quarta edizione della Molo Street Parade, in programma sabato 27 giugno al Porto di Rimini dalle 17 all’1 di notte. La formula djset e sardoncini, ovvero i dj che si esibiscono sui pescherecci mentre lo street food propone cartocci di pesce del territorio innaffiati da buon vino locale, si conferma una delle migliori iniziative italiane che vedano protagonisti consolle e musica dance. La line-up prevede sia i resident dei migliori locali romagnoli, sia guest quali Stefano Fontana, Mike Candys e Plastic Funk. Non soltanto elettronica, ma anche rock, indie, dubstep, latino-americano e tanto altro ancora nel cartellone musicale della Molo. Abbiamo iniziato questa notizia dando i numeri, finiamo allo stesso modo: durante la Molo si mangeranno 80 quintali di alici, 50 quintali di pesce fritto e 4mila piadine. [post_title] => Molo Street Parade atto quarto [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => molo-street-parade-atto [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-26 17:23:42 [post_modified_gmt] => 2015-06-26 15:23:42 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10435 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 10430 [post_author] => 9 [post_date] => 2015-06-26 12:00:55 [post_date_gmt] => 2015-06-26 10:00:55 [post_content] => Diffidiamo sempre, quando nei comunicati stampa leggiamo concetti quali “Festival Multisensoriale” piuttosto “contenitore poliedrico”. Nel caso specifico di Vibra Fest, Capture Your Imagination, la diffidenza cede subito il passo ai contenuti, che alla fine fanno sempre tutta la differenza del mondo, e nel caso specifico risultano più che meritevoli di un approfondimento. Sabato 27 e domenica 28 giugno, alla discoteca Florida di Ghedi, in provincia di Brescia, a Vibra Fest si alternano e si succedono live painting, mostre fotografiche, spettacoli teatrali (nella foto), esposizioni di design, origami di carta in formato gigante e vj, live e djset, perché alla fine è sempre la musica che fa girare tutto quanto. In consolle tra gli altri Supernova, Carola Pisaturo, Sossa dal Circoloco di Ibiza. [post_title] => Il Festival che Vibra [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => festival-vibra [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-26 12:00:55 [post_modified_gmt] => 2015-06-26 10:00:55 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10430 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 10423 [post_author] => 48 [post_date] => 2015-06-25 17:21:08 [post_date_gmt] => 2015-06-25 15:21:08 [post_content] => Lo scorso 13 giugno al Dolcevita di Salerno si è scritta la storia del clubbing campano. Di artisti di sconfinato valore ne è piena l'intera regione, ma sono in pochi, molto pochi, quelli che riescono a tenere il passo di Raffaele Attanasio. L'Europa lo ha capito forse ancor prima della nostra Italia (sempre così in ritardo), ma lentamente il suo nome comincia a risuonare a gran voce anche dalle nostre parti. Raffaele è un musicista ancor prima di essere un disk jockey, un talento cristallino prima ancora che un intrattenitore, un genio a completo servizio della musica erto a prezioso tramite per la divulgazione del messaggio techno alle masse. Ad accompagnarlo, nella serata in questione al Dolcevita, Manuel Di Martino, label owner di Persistence e profilo di cui sentiremo molto parlare. Al termine delle singole esibizioni (Raffaele Attanasio in live e dj set), i due sono stati protagonisti di un versus diabolico, che ha esaltato la sinergica idea di open minded set che pertiene ad entrambi, un intenso viaggio volto a scorrere dall'industrial techno all'house music, dagli States al Regno Unito, un percorso in cui trovano spazio “Why they hide their bodies under my garage” e “Black Water”, “Collider” e “Learning to fly”, “Dark Manouvres” e “Blue Monday”. DjMag Italia vi propone un'ora e mezza di quest'incredibile spettacolo, per certi momenti sono futili le parole: https://www.youtube.com/watch?v=iP562v6NmfQ   [post_title] => Attanasio - Di Martino: scintille al Dolcevita! [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => attanasio-martino-scintille-dolcevita [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-25 17:21:08 [post_modified_gmt] => 2015-06-25 15:21:08 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10423 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 10417 [post_author] => 7 [post_date] => 2015-06-25 16:03:02 [post_date_gmt] => 2015-06-25 14:03:02 [post_content] => Albertino, rieccolo. Pronto a chiudere il cerchio con una produzione discografica prima dell'estate inoltrata, e dopo le ultime avventure radiofoniche e televisive. Radio, tv, dj set con la Reunion e ora un brano. Nuovo. Il silenzio è durato circa due anni: l'ultima fatica musicale risale a "Wonderland", cantata da Niles Mason, su Magnificent, nel 2013. E ora un pezzo con Federico Scavo e il rap degli Outhere Brothers, gruppo che negli anni ’90 ha scalato le classifiche di mezzo mondo con le hits “Don’t Stop”, “Boom Boom Boom” e “Pass The Toilet Paper”. Il risultato è su Time Records: un pezzo house, “Banga”, pronto a far esplodere discoteche e, si spera, almeno per la bandiera italiana, anche festival internazionali. Il brano è disponibile in tutte le radio italiane da venerdì 26 giugno. https://youtu.be/XG5Hp3Kwpnw Albertino è Alberto Di Molfetta: Alba per gli amici. Nato a Paderno Dugnano, alle porte di Milano, il 7 agosto del '62, ha debuttato radiofonicamente nel '78 a Radio Music, piccola emittente dell’hinterland milanese che qualche tempo dopo Claudio Cecchetto trasformò in Radio Deejay. Dopo un’esperienza a Radio Milano International, Albertino accetta la chiamata di Cecchetto entrando a far parte della Deejay’s Gang. Da quell'istante è una ascesa continua. Dà alla luce il Deejay Time e la Deejay Parade e conduce Deejay Television su Italia 1. Dopo “Venerdì Rappa” e “One-Two One-Two” in tivù. [post_title] => Albertino e “Banga”, un singolo tutto hip-house [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => albertino-banga-singolo-tutto-hip-house [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-25 16:05:04 [post_modified_gmt] => 2015-06-25 14:05:04 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10417 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [7] => WP_Post Object ( [ID] => 10411 [post_author] => 8 [post_date] => 2015-06-24 15:39:59 [post_date_gmt] => 2015-06-24 13:39:59 [post_content] => E' uscita già da qualche tempo su etichetta Numbers, ma sta diventando una delle tracce ubique di questo 2015 per gli appassionati del suono bass: in 'Pride' l'inglese Kevin Gorman, in arte Adesse Versions,  prende il vocal da una traccia funk-soul d'epoca ('Tell Me Something Good' di Rufus & Chaka Khan, 1974) e lo immerge in un'atmosfera plumbea, fra un piano dissonante, bassi profondissimi e una sofisticata ritmica sincopata. Il risultato è semplice ma proprio per questo efficacissimo e in grado di attrarre l'attenzione di dj di differenti attitudini. https://www.youtube.com/watch?v=-UZxa0f_1Kg [post_title] => Track of the day 24.06.2015: Adesse Versions [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => track-of-the-day-24-06-2015-adesse-versions [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-24 15:42:24 [post_modified_gmt] => 2015-06-24 13:42:24 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10411 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [8] => WP_Post Object ( [ID] => 10403 [post_author] => 3 [post_date] => 2015-06-24 15:33:38 [post_date_gmt] => 2015-06-24 13:33:38 [post_content] => Il nuovo disco solista di Gué Pequeno è uscito il 23 giugno, si intitola “Vero”, è uscito per Universal/Def Jam e porta con sé diverse considerazioni sull’artista, sull’universo Dogo e sulla noiosa scena del rap italiano. Parto proprio da qui. Dalla scena rap che sta vivendo una fase davvero gloriosa dal punto di vista commerciale e di diffusione: il rap oggi, in Italia, è la musica dei ragazzi, degli adolescenti, com’è giusto che sia. E’ quella che by-passa le radio e le TV (ma poi non è tanto vero: MTV Spit, One-Two One-Two, Hip Hop TV sono lì a dire il contrario) e fa i milioni di click sul web. E poi i rapper, come si diceva una volta, “fanno tendenza”, sono i testimonial più appetibili per i marchi di abbigliamento e per tutto ciò che gravita attorno al mondo giovanile. Come è giusto che sia, come accade in America da un bel po’ di anni ormai. https://www.youtube.com/watch?v=j8-zS74RNF4 Dal mio punto di vista, a tanta popolarità non è seguito, negli anni, un incremento della qualità. I beatmaker, sì, sono parecchi e sempre più talentuosi e prolifici. Tra gli mc, invece, mi pare di notare un notevole appiattimento lirico, stilistico, c’è poca ricerca di personalità e tanta voglia di essere personaggi. Un mio amico musicista ha fatto un paragone centratissimo con il wrestling, dove gli atleti sono sempre accompagnati da un character ben definito, quasi da fumetto, da cartoon. Non è necessariamente un male in sé (certo, alla mia veneranda età si fa fatica a digerire “devo cavalcare queste vacche pazze”, “vieni qui ci sta cioccolata”, ma se avessi 16 anni forse - forse - mi potrebbe pure piacere). Ma non c’è un contraltare, manca tutta quella componente di rap un po’ più stiloso, ragionato, profondo, che nel nostro Paese troviamo solo in rari casi. La conseguenza è che il pubblico del rap si è abituato alle sparate sessiste, alle punchline da social, ai calembour, a un confine sempre più labile tra la cazzata LOL e la serietà. Chi prova a fare un disco come “Status” deve faticare il doppio a farsi recepire, pur avendo in mano un album nettamente superiore a tutto il resto in giro, pur vendendo bene. E se fatica Marracash, che ha comunque un certo status (perdonate il gioco di parole), abbiamo detto tutto… Quello che proprio non amo della nuova generazione dei rapper è il cinismo con cui approcciano il mestiere, vivendolo come un business da cui spremere ogni goccia, e fanculo alla credibilità: si lanciano in improbabili dj set, eventi promozionali di ogni tipo, featuring in cui basta incassare il bonifico. L’altra faccia della medaglia sono i nostalgici della stagione delle posse, che per me sono pure peggio: duri e puri, incazzati con il mondo, incazzati con la nuova generazione di rapper cinici di cui sopra, e fermi a un’irrimediabile amarcord dei centri sociali, degli zero compromessi, a sparate socio-politiche che sembrano prese di peso da certe aree politiche di perenne contestazione. guè-pequeno In questo scenario, Gué Pequeno è l’artista che ha capito tutto, che sa interpretare il feeling nell’aria e sa esattamente come porsi. Infatti, “Vero” è il disco più solido e appetibile che potesse uscire ora. Gué ha un flow eccezionale, su questo non ci piove; è un gigante del rap da più di dieci anni; ha il retroterra e la fiducia della discografia per potersi permettere un budget alto e collaborazioni importanti. E soprattutto, punta a rilanciare e non a galleggiare sul proprio successo. Dalla cover, che vuole già dirci tutto, alla produzione e alla varietà stilistica. Gué esce con “Squalo”, esca perfetta per le polemiche da web (“ma come rappa male”); e poi “Le bimbe piangono”, altra provocazione nel video, e tutti a cascarci. Il fatto è che tutto questo è fatto bene, con consaplevolezza, senza menate e senza ansia, e realizzato con mezzi importanti e utilizzati bene. Proprio a partire dalla foto di copertina. “Voodoo”, “Equilibrio”, “Fuori orario”, il divertissement di “Nouveau rich” con Crookers, sono tutti pezzoni. Poi possiamo stare qui a romperci la testa con i testi, con la cafonaggine, ma dov’è la differenza con gli altri artisti del genere? Dov’è la differenza con gli americani, che recitano aria fritta in ogni rima (con le dovute eccezioni, naturalmente)? A me molti topics del rap annoiano da morire: gli ego trip, il machismo, l’ostentazione. Ma questo è. Se non mi piace posso non ascoltare il rap, che ci possiamo fare. La differenza tra Gué Pequeno e gli altri, è che lui questa onda la sa surfare nettamente meglio di tutti. Alla presentazione del disco è apparso tranquillo, rilassato, molto contento e sicuro di sè. “Non mi va di essere messo nel calderone dei dissing, delle sparate, dei confronti, non me ne frega più niente, mi sembra di aver dimostrato abbastanza da non dover stare a spiegare ancora queste cose”, dice. Sulla produzione, invece, spiega di come “ho voluto cercare un respiro europeo, e questo a partire dalle frequentazioni con artisti e luoghi che non fossero i soliti. La Francia e gli USA sono i miei riferimenti, e sono molto soddisfatto di aver concretizzato le collaborazioni con Joke e con un peso massimo come Akon”. Chi si aspettava rassicurazioni su una carriera solista vissuta come side-project, invece, deve fare i conti con un’altra realtà: “i Club Dogo non si scioglieranno mai, ma in questo momento sono molto più a mio agio nella mia veste solista, voglio puntare molto su di me e sviluppare il brand di me stesso, ci sto investendo tanto”. https://www.youtube.com/watch?v=0RBGeASpd58 Riguardo alla stagione delle posse dice: "è stato un errore storico, solo in Italia l'hip hop si è ghettizzato in quel contesto, altrove è subito uscito dai circoli ristretti per conquistare popolarità e mercato". Mi ha fatto molto ridere la risposta alla domanda, ormai classica e scontata, sulle richieste di talent e reality show televisivi: “grazie al cielo credo di essere in un momento della mia carriera abbastanza alto da non dover farmi riprendere mentre piscio dietro un cespuglio. O almeno datemi 500mila euro, se proprio devo farlo!”. Quest’ultima nota “leggera” racchiude in sé un’osservazione più amara su come viene percepito il rap, ancora nel 2015, dal mondo generalista: un fenomeno ancora difficile da comprendere appieno, visto sempre da distante da una generazione di giornalisti che non sanno bene come rapportarvisi, e lo riducono, loro malgrado, a qual cliché che si alimenta delle solite stronzate. Per questo mi sento di dire che Gué Pequeno è indubbiamente il più forte, in questo momento: perché invece di farsi schiacciare da fan cresciuti a pane e punchline, e da un sistema incapace di fotografare il rap in modo degno, sa come surfare (un verbo che non uso a caso) sulle due onde, divertendosi e allo stesso tempo sapendo giostrarsi nel modo giusto rispetto a tutto il can can mediatico. E poi, se ai tempi di “Mi fist” era credibile raccontare la voglia di farcela e la strada, a questo punto non lo sarebbe più, ed è anzi molto più credibile raccontare i night club e la vita da star. Insomma, se queste sono le regole dell'acquario, allora Gué è senza dubbio uno squalo in mezzo a troppi pesci rossi.   [post_title] => Gué Pequeno, più "Vero" del vero [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => gue-pequeno-vero-vero [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-24 15:33:38 [post_modified_gmt] => 2015-06-24 13:33:38 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10403 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [9] => WP_Post Object ( [ID] => 10293 [post_author] => 48 [post_date] => 2015-06-24 11:08:25 [post_date_gmt] => 2015-06-24 09:08:25 [post_content] => Detroit. Robert Hood. La città, il suo cantore. Non dimentico Mills, sarei uno scriteriato, è che spesso si identifica un intero movimento culturale col suo volto. Non si commette di certo sacrilegio, ma l'ex capitale del Michigan conosce altri uomini tramite cui svelare la sua natura. Detroit usa Hood per raccontare di quel suo essere così robotica, così meccanica, eppure così melodica, malinconica. Sarà perchè più che un sample è un mantra, ma in quelle produzioni di cibernetica indole ricorre sempre, ineluttabilmente: “Detroit...Detroit”. In tutte le salse, con tutte le modulazioni e le variazioni del caso, in tutte le sue elettroniche inflessioni, è la parolina magica che suggella il marchio Hood, che tronfia esibisce il vessillo Detroit. Robert è ossessionato dalla sua città natale, e non riesce a fare a meno di ostentarne la provenienza nella quasi totalità delle sue tracce. Mancano appena due giorni e poi lui, la storia, Robert Hood, farà tappa a Napoli. L'ippodromo di Agnano ospiterà uno degli eventi più attesi di questa summer season. Il party è targato Nice To Be, organizzazione che da anni primeggia in Campania per raffinatezza di scelte in sede di direzione artistica. Nice To Be ha plasmato un concetto di club culture diventato vanto e in questa cornice di passione, competenza e amore per la musica si esibirà, il prossimo 26 giugno, quell'uomo tutto techno e valori venuto da oltre oceano. A fare gli onori di casa Angelo Perna, resident da tempo fiore all'occhiello della crew, candidato principe alle aperture dei big event. Napoli si prepara a vivere una delle sue notti indimenticabili, di quelle in cui non ci sono barriere ma solo fusioni, contatti con mondi, culture. Il potere salvifico della musica. https://www.youtube.com/watch?v=Snx4CCkrTzc [post_title] => Robert Hood: Napoli abbraccia la storia [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => robert-hood-napoli-abbraccia-storia [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-24 12:46:11 [post_modified_gmt] => 2015-06-24 10:46:11 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10293 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [10] => WP_Post Object ( [ID] => 10146 [post_author] => 105 [post_date] => 2015-06-23 14:47:49 [post_date_gmt] => 2015-06-23 12:47:49 [post_content] => Domenica 6 giugno, al parco delle Cascine di Firenze (nell’Anfiteatro delle Cascine, ad essere precisi) ho assistito alla terza edizione di Lattex+ Experience, format del progetto fiorentino Lattex+ di clubbing d’avanguardia, rivolto alla valorizzazione delle tendenze musicali più interessanti. L’allestimento è semplice: si scendono le gradinate che portano in un’arena sterrata dove c’è un palco, una piattaforma sopraelevata con tavoli dell’area backstage, e su un lato le aree bar. Il warm up è affidato al dj resident Bakerboy, membro attivo della scena fiorentina e giovane appassionato di musica black, nelle sue molteplici sfaccettature. Samuele Pagliai, questo il suo vero nome, caratterizza i suoi set con un’impronta soulful che include classic house, breakbeat, disco, boogie, chicago house e molto altro. Con i suoi set in vinile ha ormai raggiunto la consapevolezza e la maturità tecnica di chi, trovandosi spesso dinanzi a un pubblico da riscaldare in vista di altri ospiti, non si lascia cogliere impreparato, costruendo un set dalla grande armonia stilistica. A seguire un trittico internazionale di artisti che, nelle loro diversità sonore, sembrano essere uniti dal sottile fil rouge berlinese. La prima dj, Tama Sumo ha un approccio semplice ma di grande effetto, con linee sonore house incalzanti e decise. Intervallato da qualche vocal molto caldo e melodico sul finale, l'idea di mix della resident del Panorama Bar è un misto di vecchio e nuovo, che insieme creano un’alternanza piacevole di note e atmosfere diverse, senza tuttavia perdere il giusto “flow”.  L’affluenza comincia ad aumentare e il pubblico diventa sempre più caldo. Il buio sta calando e il secondo dj, Thomas Franzmann aka Zip, è la quintessenza del suono Perlon, minimal ma coinvolgente. L’artista tedesco si mostra sempre sorridente e improvvisa qualche passo di danza alternando vinili a cd con notevole destrezza. Dulcis in fundo, direttamente dalla Grande Mela - ora di stanza a Berlino - Levon Vincent, il quale ha perso la sua borsa di dischi in aeroporto e deve ripiegare sui suoi stick. Il suo è un suono più corposo, dalle sonorità house percussive ora più pacate ora più incisive e dalle venature raw. Sequenza la sua che comprende qualche brano tratto dall’omonimo album d’esordio uscito sulla sua label Novel Sound. Per questo Lattex+ Experience si può costatare un necessario passo avanti a livello organizzativo rispetto alle passate edizioni. Tante ancora le note negative, ma con i presupposti per migliorarsi e affermarsi in quella che, lentamente, si sta trasformando in una scena fiorentina degna di nota. Lattex+ Experience Qualche giorno dopo l’evento, ho scambiato due parole con il fondatore del progetto Lattex+, Giacomo Gentiletti. Un bilancio generale dell’evento di domenica? G: Penso sia stato un bellissimo evento sotto tutti gli aspetti dalla line up, alla location, all’organizzazione eccezione fatta per alcuni piccoli aspetti che potevano essere curati in maniera migliore. C’è una piccola delusione per l’affluenza di pubblico. Tendiamo un po’ a prendere come riferimento i format degli eventi stranieri e avendo vissuto un anno a Londra, di feste di giorno ne ho fatte tante e un evento come il nostro fosse stato fatto nei paesi del Nord Europa alle 15 avresti sicuramente avuto più affluenza mentre l’afflusso di persone è stato intorno alle 18/19. Questo ci ha un po’ rammaricato, era un evento più diurno che notturno, l’affluenza è stata al calare della sera. Hai citato Londra: quanto siete influenzati dall’estero? G: Cerchiamo di prendere spunto dall’estero, perché l’Italia da questo punto di vista arriva sempre in ritardo. Cerchiamo di modellare la nostra offerta con caratteristiche di ciò che si può fare in Italia, dalle location, ai permessi, proviamo a creare il giusto mix ispirandoci all’estero. Come si suddivide la vostra proposta di clubbing? G: Lattex come progetto di clubbing, da lì è venuto fuori On Theater che sono tutti live sperimentali che facciamo a teatro o nei cinema, un format che nasce per una capienza ridotta, per persone che seguono un’elettronica più sperimentale e meno dance. Poi è venuto Experience, dagli eventi diurni, ed è il progetto che ci appassiona più a tutti e ce ne sarà un altro a fine estate. E poi l’ultima tipologia è Extreme nella quale proponiamo artisti techno. Date queste diverse proposte, quanto è importante la location? G: È fondamentale. Ogni location si presta a un certo tipo di evento. Le location sono le più difficili da reperire anche perché tanti spazi non appartengono a privati, appartengono al comune, e per prenderli diventa molto complicato. A differenza dell’estero, dove ci sono molte più opportunità e possibilità di noleggiare venue, in Italia non ci sono o almeno non esistono in una città piccola come Firenze, priva di spazi e di locali. Tama Sumo Seguite una linea musicale in particolare? G: Noi cerchiamo di fare un certo tipo di percorso. Quando c’è modo di dare spazio e valorizzare i nostri artisti lo facciamo. Abbiamo dei gusti personali che cerchiamo di assecondare, ci confrontiamo con i nostri dj, scegliamo l’artista in base a tanti parametri, però non ci leghiamo ad un solo genere. Essendo un promoter fiorentino, mi sembra giusto dare spazio anche a certi ragazzi. Ci guardiamo intorno. Le scelte artistiche sono quelle che poi determinano l’affluenza di un certo tipo di pubblico piuttosto che un altro. Qual è stato il momento in cui hai capito che volevi regalare alle persone un’esperienza “clubbing differently”? G: Ti posso dire che l’idea di fare eventi, in fase embrionale, risale a tanto tempo fa. È dopo un po’ che lo fai che capisci dove vuoi arrivare, più vai avanti e più ti rendi conto che è difficile ma anche stimolante. Dopo tre anni che lo facevo a livello di clubbing mi sono reso conto, in corso d'opera, che mi sarebbe piaciuto fare cose sempre più grosse, e quindi lì ho dovuto rimboccarmi le maniche e capire come si facevano. Una volta mi hai confidato che il tuo sogno sarebbe stato quello di organizzare un festival. G: Sì, penso che quello sia l’obiettivo finale. Dall’altro lato, c’è stato un episodio in cui avete pensato che le cose si stessero mettendo male? G: Quando discutiamo con le proprietà con cui lavoriamo ti viene un po’ lo sconforto, però sostanzialmente quello che non ci ha mai fatto mollare è un fattore: la passione. Nutriamo tutti una grandissima passione per questo lavoro, e quando hai una passione così forte, ci sono dei momenti che possono essere difficili ma è una spinta e un energia che hai sempre addosso e non c’è niente che la possa sconfiggere. Questo è quello che fa la differenza. Zip Passione per cosa in particolare? G: Per la musica, per l’organizzazione. È un lavoro che ha un aspetto bellissimo perché se tu mi facessi la domanda qual è l’evento più bello che hai organizzato, sai come ti risponderei? Il prossimo. È la caratteristica più bella di questo lavoro. Ti da l’occasione, la volta successiva, di superarti, e da questo punto di vista non ha limiti. Non correte il rischio di ripetervi. G: Se un artista funziona, ed è piaciuto al pubblico perché non riproporlo. Noi vogliamo piano piano differenziarci ancora di più a livello di proposta artistica. È proprio quando osi e poi riesci che c’è soddisfazione. Prima hai detto che questo lavoro non ha limiti. Secondo te dove sta il futuro? G: Il futuro, per chi fa il nostro lavoro, è prendere uno spazio, un locale, se veramente vuoi personalizzare al massimo il tuo prodotto, il futuro è quello che è sempre stato, in un ottica più passata. All’estero è diverso, perché puoi fare questo lavoro senza avere un locale. In Italia non lo puoi fare. La burocrazia dei paesi stranieri è molto più snella. Qualche anticipazione su eventi, ospiti futuri? G: Faremo degli artisti nuovi, ne rifaremo altri che ci piacciono particolarmente e che sono piaciuti al pubblico come Antal e Hunee. A teatro ti posso garantire che faremo cose ancora più grosse come collettivi di artisti. Levon Vincent   Photo credits: Simone Pianigiani [post_title] => Lattex+ Experience: clubbing differently [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => lattexplus-experience-clubbing-differently [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-23 14:47:49 [post_modified_gmt] => 2015-06-23 12:47:49 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10146 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [11] => WP_Post Object ( [ID] => 10120 [post_author] => 3 [post_date] => 2015-06-23 12:44:31 [post_date_gmt] => 2015-06-23 10:44:31 [post_content] => “The difference” di Alien Army è uscito lo scorso 15 gennaio. Un’intervista a Skizo, leader della dj-band e personaggio assolutamente unico nel panorama del djing e dell’hip hop italiano, era prevista per quel periodo. Poi ci sono stati ritardi, vari impegni reciproci, e una serie di imprevisti che hanno fatto slittare a qualche settimana fa la nostra chiacchierata virtuale. Lunedì 15 giugno ne avevamo pubblicato la prima parte. Oggi vi facciamo leggere la seconda, e anche qui non mancano domande scomode e risposte non scontate, sul mondo del rap, sull'hip hop e su uuna visione artistica sicuramente unica. Tu hai fama di essere un "duro e puro" della old school dell'hip hop italiano. Un integralista. Io sono combattuto: da un lato mi viene da dire che hai ragione quando affermi l'appartenenza a un hip hop che incarna un concetto culturale molto preciso e a suo modo quasi marziale; dall'altra, a volte ho la sensazione che diversi esponenti storici dell'HH del nostro Paese, di quelli che hanno contribuito a fare la storia di questa cultura, si siano auto-ghettizzati in una sorta di eterni anni '90, precludendosi parecchi stimoli e occasioni di evoluzione. Non senti di correre questo rischio? In che cosa l'hip hop di oggi non è "credibile", secondo te? Rispondo volentieri a questa, che sembra essere la domanda più in voga degli ultimi dieci anni. Tanti sono gli anni passati e ancora non riuscite a farvi una ragione della cosa a livello di comunicazione e giornalistico. Parli di "concetto culturale molto preciso e a suo modo quasi marziale" e dunque si presume che, laddove ci sia la più piccola presenza della parola "culturale", ci debba essere di riscontro una ricerca di natura culturale attraverso un metodo che viene consegnato da maestro ad allievo cercando di non alterare il linguaggio e il metodo di trasmissione al fine di consegnare alle generazioni una "cultura in evoluzione". Hip hop e cultura viaggiano assieme dal giorno uno della nascita di questo movimento, e lo studio, l'uomo, l'evoluzione e la rivoluzione hanno di conseguenza il potere di rendere l'uomo libero, non di "ghettizzarlo", come suggerisci tu. Non sono io in grado di dirti perché il suono che viene impropriamente accostato alla nostra cultura e' poco "credibile". Dovresti chiederlo alle major, agli uffici stampa e a tutti gli organi di potere discografico abili manipolatori di burattini musicali. Io so che l'arte è libera per natura e il gesto di un artista è spesso associato ad un concetto di dignità collegato a quello che il cuore gli comanda. Chiunque esegua un gesto libero e consapevole, che sia nell'ambito della danza, del djing, del writing, del mcing sta percorrendo la strada giusta verso la libertà, totalmente inserito nel contesto attuale e non in una sorta di "eterni anni '90". Il resto sono chiacchere da bar. Spesso la nuova generazione di rapper italiani parla appunto di rap e non di hip hop, intendendo il genere musicale e prendendo volutamente le distanze dai "dogmi" - passami il termine - di questa cultura. Come vedi il successo così virale del rap di questi anni, lontanissimo dalla mentalità di cui ti parlavo prima? Penso che nella tua domanda ci sia già la risposta. La rap music è solo un aspetto all'interno di un vasto contenitore culturale con dei suoi sistemi di sviluppo, che tu chiami in maniera errata "dogmi", ma che in realtà sono semplicemente un prezioso gioiello che e' stato consegnato ai giovani per evolverlo, crescerlo e portarlo al livello successivo. Il successo di un aspetto o di una cosa non segue di pari passo l'aspetto tecnico culturale della stessa e l'Italia ne è un esempio lampante. Dall'altra parte della barricata esistono comunque ottimi artisti che si barcamenano nel quotidiano, cercando di portare un messaggio positivo e concreto alle generazioni che sono in ascolto, attraverso un rap di qualità che racconta le realtà delle nostre città e non sbattendo in faccia droga oro culi e malessere mentale con la scusa di esser portatori di una realtà' stradale, che oltretutto, nella maggior parte dei casi, cozza con le origini borghesi degli stessi "rapper ". 10413430_917714058257306_8140605761113717849_n(1) Secondo te ha davvero senso parlare di "valori originali"? Te lo chiedo perché, volenti o nolenti, dagli USA fin quaggiù, l'hip hop è ormai un fenomeno di così ampia popolarità e portata che è difficile trovarne un'identità univoca. Mi spiace contraddirti ancora una volta ma quello che viene percepito dagli USA in Italia è solo quello che grandi canali radio e TV decidono di darti in pasto a livello globale. Il movimento hip hop esiste, è più vivo che mai con i suoi padri fondatori, le sue regole, pregi, difetti e contraddizioni, che comunque hanno dato e stanno dando tantissimo in termini di cultura ed hanno consegnato un vero proprio movimento artistico alle generazioni a venire . Please once again: don't believe the hype! Torniamo alla tua musica e ad Alien Army. Farete un tour nei prossimi mesi? Qual è la modalità con cui porti in giro il progetto dal vivo, e con chi? Skizo, Simo G, Type, Mandrayq. Questa è la formazione tour di Alien Army che sta girando, abbiamo già toccato parecchie città italiane presentando il nostro disco "The difference" dal vivo, eseguendolo assieme a vecchi nostri successi dei dischi passati come "The End" o "Orgasmi Meccanici". Abbiamo uno show complesso e di lungo, con parti assieme e altre dove si evidenziano le qualità singole sugli strumenti oltre ad un efficace video set di Type. Ti chiedessero di essere il tour dj di un artista italiano, con chi accetteresti di lavorare? E al di fuori dell'Italia? Mi viene in mente Mike Patton, con il quale ho diviso il palco per una stagione, forse uno dei più grandi che abbia potuto incrociare. [post_title] => Skizo, Alien Army e l’hip hop (seconda parte) [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => skizo-alien-army-lhip-hop-seconda-parte [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-23 14:34:25 [post_modified_gmt] => 2015-06-23 12:34:25 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10120 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )

SECONDARIE

TERZIARIE

Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 10280 [post_author] => 104 [post_date] => 2015-06-22 16:32:12 [post_date_gmt] => 2015-06-22 14:32:12 [post_content] => Venerdì prossimo, 26 giugno, torna l’XMax Festival. Evento biennale e itinerante. La prima edizione si è svolta il 23 dicembre 2013 presso la Fiera di Bolzano. Oltre 5000 persone accorsero in Alto Adige per assistere alle performance di artisti internazionali quali Dyro, Basto e Nari&Milani. Gli organizzatori della Up Events in questa edizione hanno alzato la posta in palio chiamando il duo Dvbbs (foto sotto), fra i primi 20 nella classifica mondiale della Top100 DJ Mag. E’ sui giovani canadesi che gli organizzatori puntano per bissare il successo dell’evento di due anni fa. Tra l’altro la line up vede anche la presenza dell’olandese Moti, che proprio con i Dvbbs ha pubblicato uno dei suoi pezzi più famosi “This is Dirty”. Altra novità è il cambio di location, sempre una fiera, ma della città di Verona. Ci saranno due stage, tre generi musicali differenti, quattro format diversi e 26 acts. Oltre ai già citati Dvbbs e Moti, ci saranno Anfisa Letyago, The Bastard Sons of Dioniso, Marco Faraone, Sergio Mauri e tanti altri. Inoltre per l’occasione è stato organizzato un contest per Dj in collaborazione con “This is EDM Italia”. Due i premi in palio. Il primo sarà quello di esibirsi al main stage dell’XMax Festival, mentre il secondo sarà quello di avere un inedito pubblicato sull’etichetta Spire Recordings. dvbbs XMax Festival, istruzioni per l’uso: - 2 stage (EDM e TECHNO); - Apertura cancelli ore 12 ; - 4 Format diversi: lo stage EDM dalle 14 alle 20 ospiterà X-HOLI, il vero grande festival dei colori che verona non ha mai visto, dalle 19 alle 2 sullo stesso stage ci sarà EDM con tutti gli artisti internazionali, sullo stage TECHNO dalle 12 alle 19 ci saranno i live con i gruppi e dalle 19 alle 2 Techno; - Prezzo in prevendita 30 euro; - Prezzo alle casse 40 euro; - Chi entra prima delle 15.30 riceve una bustina di colore gratis per il festival dei colori. Ecco il teaser ufficiale dell'XMax Festival 2015 [embed]https://www.youtube.com/watch?v=pN_wtw3OFfQ[/embed] [post_title] => Merry XMax Festival con i Dvbbs a Verona [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => merry-xmax-festival-i-dvbbs-verona [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-22 17:54:58 [post_modified_gmt] => 2015-06-22 15:54:58 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10280 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 10274 [post_author] => 48 [post_date] => 2015-06-22 16:17:12 [post_date_gmt] => 2015-06-22 14:17:12 [post_content] => Quarta uscita su Mote Evolver per Psyk. Noi di DjMag Italia lo abbiamo incontrato per la presentazione di “Human”, Ep fresco di pubblicazione sull'etichetta di Luke Slater. “Human” racconta alla perfezione lo spirito Mote, le tre tracce che lo compongono sono inni alla monotonia, alla musica ideata creata con iterazione di loop, senza varianti. Psyk è un producer atipico per la scuola spagnola, un vero e proprio istrione della techno, capace di propagandare il genere in tutte le sue sfaccettature. I suoi dj set sono carichi di insano trasformismo e il suo carisma, nonostante la giovanissima età, ha già stregato i big del circuito techno mondiale. “Human” Ep, lavoro che verrà rilasciato il prossimo 22 giugno, sarà la tua quarta release su Mote Evolver. Quanto sei orgoglioso di essere così un punto di riferimento per Luke Slater e per la sua label? Ho avuto la possibilità di ascoltare l'Ep in anteprima, raccontaci qualcosa di più a riguardo per i nostri lettori... E' un onore per me far parte di questa grande label e lavorare con un artista che è per me fonte di grande ispirazione come Luke. Questa release è ideata per la dancefloor, come la maggior parte dei miei lavori, sulla falsariga dei miei altri Ep editati sulla stessa label. Il sound è un po' diverso, ho anche cambiato studio di recente. Ma ho provato a conservare l'essenza della mia musica con un approccio minimalistico alle tracce e ricercando una certa ripetitività, monotonia sonora. https://soundcloud.com/mote-evolver/mote043-psyk-human-ep Qual è stato il tuo primo approccio con la techno e quando è nato Psyk? Questa è la tua prima intervista per DjMag Italia, vorrei ripercorressi le tappe della tua carriera per chi non ti conosce... Ho comprato la mia prima attrezzatura quando avevo quindici anni. All'età di sedici suonavo ai rave illegali che si svolgevano a Madrid e dintorni, quello era l'unico modo per far sentire dischi alla gente e il solo escamotage per partecipare ai party date le severe politiche d'età nei club. Psyk è nato con la mia prima traccia. Fu pubblicata in una compilation mix da Richie Hawtin, pensai si sposasse alla perfezione col mio sound. Dare inizio alla mia label Non Series è stato il momento di svolta della mia carriera, insieme al fatto di aver firmato un contratto con Luke Slater nel 2012, pubblicando il mio primo album “Time Foundation” su Mote Evolver. Sei spagnolo ma hai molte influenze, su tutte Detroit e Berlino. Hai fatto dei podcast per Pole Group ma non hai mai prodotto per Mulero e il suo team. Pole Group è la maggiore etichetta spagnola e caratterizza la Spagna col suo stampo, identificando l'intero paese nel suo sound. Non farne parte ti rende un artista spagnolo non convenzionale per questo periodo di tempo? Si. Le mie influenze maggiori provengono da Detroit ma ho anche molte ifluenze, e probabilmente tanti altri artisti le hanno, da Berlino, dal Regno Unito, dalla techno spagnola. Oscar è un grande punto di riferimento per me e così è Pole Group. Ad essere onesti voglio percorrere il mio percorso come sto già facendo. Perciò ho creato Non Series, che supporta molta techno spagnola. Così in Spagna abbiamo Pole Group, Non Series e Semantica come grandi colossi della techno music e penso sia giusto che ognuno di questi colossi esprima la propria idea musicale, la sua personalità, la sua identità. Comunque sono sicuro del fatto che collaborerò con Pole Group e con Oscar nel più immediato futuro, puoi scommetterci! Maan e Psyk, due facce della stessa medaglia, due espressioni dello stesso artista. Quali sono le differenze principali tra i due alias? Come scegli quando essere Maan e quando essere Psyk? A dirla tutta Maan era un progetto che ho creato per fare delle release sulla mia label. Poi pensai che fosse più interessante uscire come Maan per la pubblicazione di tracce più groovose o con influenze house. Ad ogni modo credo che accantonerò per un po' Maan per concentrarmi su un progetto nuovo per l'anno prossimo. Vedremo... psyk2 Passiamo a Non Series, la label che curi dal 2012. Non Series è un'istituzione della techno, raccontaci di più della tua creatura, di come questo progetto si stia sviluppando attraverso gli anni. Che caratteristiche deve avere un Non Artista? Realizzo un prodotto che mi piacerebbe comprare o ascoltare nei club, semplice. Amo gli artisti che usano pochi elementi per le loro tracce e che sono ripetitivi nella loro musica. Credo di aver trovato un gruppo di artisti molto interessante, Savas Pascalidis, Mark Broom, Chevel, Raffa (Raffaele Attanasio). Uno dei miei propositi è quello di porre sotto i riflettori la scena spagnola con alcuni tra gli artisti più interessanti della nostra terra come Tadeo, Aiken, Eduardo De La Calle. Abbiamo un team molto solido. L'artista per cui nutri più ammirazione? Robert Hood La prima release “Non Series” vede il tuo nome abbinato a quello di Raffaele Attanasio, l'ultimo Ep invece è di Chevel. Questo significa che coltivi una solida connessione con gli artisti techno italiani. Che pensi di questi due talentuosi producer e della nostra cultura techno? Raffa è stato il primo artista con cui sono entrato in contatto, un musicista molto talentuoso e un vero amico. Chevel è uno dei miei produttori preferiti sulla scena. Entrambi hanno prodotto molte release sulla mia etichetta e tutte hanno funzionato alla grande. La techno italiana è sempre stata interessante per me. Spero di produrre altri artisti italiani in futuro. [post_title] => DjMag Italia incontra Psyk [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => djmag-italia-incontra-psyk [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-22 16:17:12 [post_modified_gmt] => 2015-06-22 14:17:12 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10274 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 10264 [post_author] => 8 [post_date] => 2015-06-22 14:17:37 [post_date_gmt] => 2015-06-22 12:17:37 [post_content] => La 22a edizione del Sonar Festival di Barcellona si chiude con un totale complessivo di 119.000 spettatori, di cui solo il 44% è spagnolo mentre il restante 56% è proveniente da ben 104 Paesi. Al di là dei nomi di grande richiamo, a consolidare la durevole popolarità del Sonar è stata certamente la sua natura sempre propensa all'esplorazione di nuove musiche, contenuti, formati, in uno spettro sonoro che con le sue oltre 150 performance nel cartellone di quest'anno ha attraversato le più disparate forme di musica dance, l'elettronica nei suoi vari aspetti sperimentali, le nuove contaminazioni fra hip hop, trap, grime e altro ancora. Fra gli esempi più sorprendenti nell'ultima giornata del Sonar De Dia (la dimensione pomeridiana e più sperimentale del festival), il "rave-flamenco" di Niño de Elche insieme al collettivo di dj e vj Los Voluble, mentre Holly Herndon non ha certamente deluso i numerosi appassionati -qualche centinaio è inevitabilmente rimasto in coda fuori- al suo suono fortemente cerebrale e The Bug ha dimostrato di saper proseguire efficacemente nel suo peculiare percorso fra dubstep, grime e noise. fkatwigs Nella notte splendono il fascino della conturbante FKA Twigs, i sofisticati beat astratti nella performance in 3D di Flying Lotus, talenti in ascesa come Cashmere Cat e il sudafricano Black Coffee e l'inossidabile bravura dei Duran Duran, cioè il "vintage act" di quest'anno, in un'ideale sequenza che in passato ha coinvolto Chic, Grace Jones, Pet Shop Boys, Yazoo e molti altri. Duran Duran Ma a rubare la scena a tutti gli altri è stato la splendida esibizione firmata Chemical Brothers: nella stipatissima sala SonarClub, un'ora e mezza di sogno psichedelico ad occhi aperti, in una perfetta simbiosi fra i nuovi visual firmati da Adam Smith e l'equilibro fra il materiale del nuovo album e le ottime riletture dal repertorio passato dello storico duo di Manchester, da una 'Setting Sun' ancor più energica alla citazione di 'House Nation'. Uno spettacolo avvolgente, di notevole impatto e capace di momenti di grande suggestione. Chemical A Laurent Garnier è spettato, ormai superata l'alba della domenica, il compito di chiudere trionfalmente la tre giorni. Dopo le edizioni parallele del Sonar in grandi città sudamericane come San Paolo, Buenos Aires, Santiago e Bogotà nei mesi invernali, e nelle scandinave Reykjavik, Stoccolma e Copenhagen, l'appuntamento per il 2016 è già fissato per il 16, 17 e 18 giugno. [post_title] => Sonar Barcellona 2015: il gran finale [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sonar-barcellona-2015-gran-finale [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-22 14:17:37 [post_modified_gmt] => 2015-06-22 12:17:37 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10264 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 10260 [post_author] => 3 [post_date] => 2015-06-22 12:30:51 [post_date_gmt] => 2015-06-22 10:30:51 [post_content] => Un salto indietro nel tempo e al di fuori del dancefloor per la mia track of the day. "Venus as a boy" di Bjork è uno di quei pezzi che commuovono ogni volta la ascolto. La perfezione in un lunedì estivo di sole, proprio per la sua sottile malinconia che contrasta con la bella stagione. https://www.youtube.com/watch?v=J1Rd7zrvW7k [post_title] => Track of the day 22.06.2015: Bjork [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => track-of-the-day-22-06-2015-bjork [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-06-22 12:30:51 [post_modified_gmt] => 2015-06-22 10:30:51 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=10260 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 9570 [post_author] => 12 [post_date] => 2015-06-22 10:00:05 [post_date_gmt] => 2015-06-22 08:00:05 [post_content] => Il sound di Luciano è misto fra house, techno e minimal, influenzato dai ritmi Latini. Anche il suo armadio non disdegna mood “da spiaggia” con camice colorate e canotte larghe, bracciali e collane e… sguardo da uomo vissuto.   [gallery columns="1" ids="9573,9574,9575,9576,9577,9578,9579,9580,9581,9582,9583,9584,9585,9586,9587,9592,9588,9589,9590,9591"] [post_title] => Dress like… Luciano (part IV) [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => dress-like-luciano-part-4 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-05-27 23:43:05 [post_modified_gmt] => 2015-05-27 21:43:05 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=9570 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )