Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 3976 [post_author] => 3 [post_date] => 2014-08-29 16:19:45 [post_date_gmt] => 2014-08-29 14:19:45 [post_content] => Notte Italiana racconta il clubbing italiano, i suoi luoghi e i suoi frequentatori, dagli anni '60 ad oggi. Una lunga avventura presentata da ZERO, curata da Emanuele "Zagor" Treppiedi, Andrea Amichetti e Riccardo Benassi, e raccontata da architetti ed esperti come Piero Frassinelli (architetto e archivista di Superstudio), Carlo Caldini (di Gruppo 9999), e Catherine Rossi, ricercatrice della Kingston University di Londra. Notte Italiana sarà presentata nell'ambito dei Weekend Specials di Monditalia alla Biennale Architettura 2014, durante il weekend del 30 e 31 agosto; sono previsti due giorni di approfondimento e un party a cui partecipano ricercatori, architetti, direttori artistici, performer, e naturalmente dj e pr che di giorno racconteranno i luoghi culto dell’intrattenimento nostrano e di notte faranno ballare il pubblico. Diverse persone mi avevano parlato di questo progetto, molto curioso e anche, va detto, ambizioso, negli ultimi mesi. Credo sia molto importante dare il giusto peso e spazio a retrospettive di questo genere, soprattutto in luoghi istituzionali di una certa rilevanza come la Biennale di Architettura. In questo modo si genera la percezione del club come parte della storia sociale del nostro Paese, e in effetti molta più vita e molti più cambiamenti nella storia italiana dal Dopoguerra ad oggi sono passati anche, e spesso prima, da quel "limbo" che sono i club, con la loro attitudine da "strappo alla regola" che diventa poi regola anche nel mondo esterno, nel quotidiano. Filosofia a parte, Notte Italiana è un'iniziativa che seguiamo e prmuoviamo con piacere. Ho fatto quxlche domanda a "Zagor" Treppiedi in proposito. Se volete saperne di più, o se nel weekend volete fare un salto a Venezia, trovate tutte le info sul sito www.notteitaliana.eu Foto © Cocoricò Da chi e come nasce questo progetto e come siete entrati in contatto con un'istituzione come la Biennale? Zero racconta la notte dal 1996 prima con il free press e poi anche sul sito. I curatori della Biennale ovvero lo studio di architettura OMA di Rem Koolhaas con cui siamo entrati in contatto grazie allo Zero Design Festival (un altro nostro progetto sul design che precede di un mese la manifestazione del Salone del Mobile) insieme con la Biennale stessa, conoscendo il nostro lavoro ci hanno chiesto di pensare a un progetto che riguardasse il tema della notte. Noi abbiamo interpretato questo incarico come un ragionamento sull’evasione notturna e quindi le discoteche. In che modo si inserisce Notte Italiana all'interno della Biennale di Architettura e come avete trovato il rapporto con la Biennale? Una parte di Fundamentals, che è il nome di questa biennale, si chiama Monditalia (curata e supervisionata da Ippolito Pestellini di OMA e dal suo team) ed è tutta dedicata al nostro paese con dei focus su diversi aspetti che ci caratterizzano. In questa parte della mostra si spazia dall’architettura legata al turismo (quella del boom economico e delle vacanze per tutti), a progetti di megastrutture di architetti italiani ora in disuso passando per l’architettura del sacro. In tutta questa analisi, che verteva sull’Italia, noi come Zero, insieme all’artista Riccardo Benassi che ha già collaborato con Superstudio (collettivo legato all’avanguardia dell’Architettura Radicale, che è uno dei nostri temi insieme alla Riviera Romagnola e al Link Project di Bologna), abbiamo pensato di fare un focus sulla Notte Italiana, quindi i luoghi del divertimento notturni, le discoteche, ricercando gli architetti che le hanno progettate, i fondatori, i direttori artistici, i pr e i dj. Le parole chiave sono state: luoghi, persone ovvero chi rendeva vivi questi spazi e musica quindi cosa succedeva dentro questi luoghi. La Biennale e i curatori sono stati subito entusiasti dell’approccio e ci hanno dedicato un weekend nella programmazione di tutta la biennale e ci hanno riservato quello dell’opening del festival del cinema. Durante la lavorazione di Notte Italiana sono emersi degli aspetti della club culture del nostro Paese che non conoscevate o che avevate sottovalutato? Quando si fa ricerca e si approfondisce un argomento per noi importante come la notte emergono sempre delle cose curiose, inaspettate e anche bizzarre. La cosa che più mi ha stupito era l’entusiasmo e le energie che le persone coinvolte hanno messo nei loro progetti. Una cosa che oggi cercando di guardare anche al contemporaneo facciamo un po’ di fatica a riscontare forse perché più concentrati su dinamiche social che di concretezza. Ma ovviamente erano e sono tempi diversi, noi con il giornale e con questo lavoro carichi d’entusiamo proviamo a trasmettere queste energie passate e speriamo che siano utili anche oggi. Avendo compiuto un excursus storico di circa cinquant'anni, come pensate sia cambiato il modo di vivere il clubbing da parte del pubblico italiano? E quali sono stati gli snodi principali che hanno messo in moto questi cambiamenti? I cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, la tecnologia in primis. Prima con il rapporto umano e le relazioni chiamiamole reali ci si fidelizzava aun club e lo si faceva diventare grande, e qui entrano le energie di chi ci lavorava che ti dicevo prima. Oggi è tutto diverso ci si fidelizza più a un festival “one shot” che a un club, forse anche perché sovrastimolati di musica quindi la si vuole ritrovare tutta in un unico momento. Poi, cosa non da poco, anche viaggiare costa meno quindi spostarsi e andare sentire da altre parti, e soprattutto in modo molto rapido, i dj e le band che ti interessano ha influito sul clubbing nazionale. Ci sono dei periodi che avete trovato particolarmente affascinanti? E altri invece che giudicate piuttosto bui? Studiando penso che il periodo un po’ buio possa essere stato quello di metà anni Zero (2005, 2006) una fase secondo me di transizione. Si partiva da annate come i 70, gli 80 e i 90 in cui tutto era nuovo: la disco music, le droghe, i glitter, l’electro, le macchine per fare musica, una certa disivoltura sessuale, i club allestiti nelle maniere più assurde o provocatorie e si arriva in un momento in cui ci si iniziava a riciclare. Il web iniziava ad imporsi, organizzare una serata iniziava ad essere (o sembrare) più semplice ma si cominciava a sentire anche un po’ di fatica (ed è il problema anche di oggi) nel trovare realmente nuove e che non derivano da altro. Avendo come termine di paragone tutta la lunga avventura dei club italiani, come giudicate il momento storico attuale? Un po’ di questa risposta la trovi anche sopra. Pensare all’oggi è il lavoro più difficile, uno dei nostri focus di cui stiamo cercando di organizzarne i contenuti è un lavoro sul contemporaneo. Un contemporaneo che però iniziandolo a studiare ripesca spesso dal passato. Per questo è importante e ci teniamo che Notte Italiana possa essere da stimolo per i nuovi addetti ai lavori e tutti quelli che gravitano intorno alla notte. Oggi quella bolla tecnologica che ti dicevo prima è esplosa i club giocano tutto sui dj guest e sull’impianto è quello il fattore trainante e di comunicazione, prima si comunicava altro e dal vivo. Attenzione non che prima fosse meglio e oggi peggio, è solo cambiato. L’importante è trovare il giusto modo per divertirsi e di evadere da quello che è il quotidiano. A nostro parere il momento storico attuale per il clubbing è ancora molto divertente anche se a volte a certe notizie sui dj o sui club si da troppo preso, e a volte si grida con troppa facilità all’artista geniale senza dargli il tempo di lavorare almeno a un secondo album. Paragonando la storia del clubbing e quella della musica da ballo italiana a quella di altri Paesi, come UK, USA o Germania, in cui è stata ed è importante, quali differenze, in positivo e in negativo, riuscite a trovare e a raccontare? Ci saranno indubbiamente delle differenze, ma dovremmo andare a indagarle approfonditamente. Di nostro possimao dire che non abbiamo nulla da invidiare agli altri paesi, solo forse il fatto che loro ad un certo punto anno investito sull’intrattenimento notturno per far incrementare il loro pil, facciamo fatica a gestire il turismo legato alle città d’arte figurati pensare a un turismo sulla musica o sul clubbing. Non è poco ovviamente, ma a livello di storia siamo competitivi come gli altri, vedi il fenomeno dell’Italo Disco o della Baia degli angeli nata prima dello Studio 54. 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Anzi, #icebucketchallenge (guai a dimenticare gli hashtag!), la sfida a secchiate d'acqua gelata che ha conquistato personaggi famosi e non, con il nobile intento di sensibilizzare la raccolta di fondi per la ricerca di una cura contro la SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, una di quelle malattie terribili, degenerative, vigliacche, contro cui cui non abbiamo ancora trovato una soluzione. Naturalmente, anche i super dj hanno partecipato e si sono fatti il loro video con la secchiata gelata. Ve ne proponiamo qualcuno. https://www.youtube.com/watch?v=xcpb6pLrXBM Al di là del siparietto, del gioco, in queste ultime settimane si è scatenata una vera e propria battaglia d'opinione intorno alla #icebucketchallenge. Chi crede sia una cosa nobile, chi ritiene invece sia solo un atto di vanità da "VIP impegnati" alla ricerca di visibilità, chi si scaglia contro il gesto simpatico perchè in realtà non serve a sensibilizzare verso la causa, ma resta soltanto una goliardata. https://www.youtube.com/watch?v=IrOU4_bwE7M La rete è sempre il territorio di caccia preferito da detrattori e criticoni professionisti; la #icebucketchallenge è diventata da subito, proprio grazie al suo successo virale, un bersaglio goloso per i predatori da tastiera. Certamente è vero che la challenge rappresenta un ottimo modo per farsi un po' di pubblicità e per nutrire il proprio ego e la propria vanità (questo vale per tutti, famosi e non, che si sono filmati mentre si beccavano la famigerata secchiata). Ma, se serve ad una buona causa, perchè stare a criticare? 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