PRIMARIE

And the nominees are…

di Ale Lippi, 6 dicembre 2016
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 25391 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-12-06 16:30:10 [post_date_gmt] => 2016-12-06 15:30:10 [post_content] =>   Dieci minuti. Seicento secondi sono bastati ad Armin Van Buuren per vendere tutti i 34mila biglietti per The Best of Army Only, in programma sabato 13 maggio 2017 all’Amsterdam ArenA. Una serata nella quale Van Buuren suonerà unico e solo per cinque ore, concentrando il meglio dei suoi ultimi vent’anni artistici e di oltre 100 show in 5 continenti e in 68 nazioni diverse. Numeri da record, che hanno reso necessario l’annuncio di una seconda data, prevista per venerdì 12 maggio. Prima delle due serate nello stadio dell’Ajax, Van Buuren è atteso da una nuova edizione del festival A State Of Trance, sabato 18 febbraio ad Utrecht, un appuntamento dedicato all’800esima puntata del programma radiofonico, e per il quale il dj olandese ha realizzato un apposito inno “I Live For That Energy”, brano già disponibile in rete da inizio dicembre.   https://youtu.be/OJJt1nvzSWw   [post_title] => Van Buuren sold out in dieci minuti [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => van-buuren-sold-out-in-dieci-minuti [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-06 15:19:16 [post_modified_gmt] => 2016-12-06 14:19:16 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25391 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 25380 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-12-06 15:42:38 [post_date_gmt] => 2016-12-06 14:42:38 [post_content] =>     '20 Years of Time Warp: the truth is on the dancefloor' ('20 anni di Time Warp: la verità è sul dancefloor') è il titolo del suggestivo volume dedicato ai vent'anni del Time Warp, una di quelle manifestazioni che non hanno bisogno di presentazioni, la maratona techno per eccellenza, che ha luogo ogni anno a Mannheim, in Germania, da ven'tanni a questa parte, appunto. Due decadi di grandi trasformazioni e ricche di storia, che vengono raccontate in un libro lussuoso in cui sono raccolte testimonianze dei protagonisti (e parliamo di personaggi del calibro di Carl Cox, Richie Hawtin, Laurent Garnier o Sven Väth, peraltro in copertina sul numero doppio di DJ Mag in edicola a dicembre e gennaio). Un memorabilia che farà la felicità di appassionati della club culture e dei curiosi, e che arriva giusto in tempo per Natale. Tutte le info QUI. [post_title] => La verità è sul dancefloor del Time Warp [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => verita-dancefloor-time-warp [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-05 22:54:43 [post_modified_gmt] => 2016-12-05 21:54:43 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25380 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 25388 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-12-06 13:37:38 [post_date_gmt] => 2016-12-06 12:37:38 [post_content] =>     Jazz Re:Found festival torna a Torino anche quest'anno, inaugurando l'edizione 2016 domani, 7 dicembre, per proseguire fino a domenica 11. Molti gli appuntamenti, con grande cura della line up e un bel focus su tutto quel suono black nuovo, che dalle radici jazz si contamina fino all'elettronica e alla techno. Mercoledì 7 si comincia nel migliore dei modi, con il live di Yussef Kamaal, apprezzatissimi con il loro album 'Black Focus', e con Ensi e Grandmaster Flash a portare la serata su binari decisamente hip hop. Giovedì 8 doppietta britannica con GoGo Penguin e Mr Scruff. Il weekend accoglie la parte di cartellone più ricca del festival: venerdì 9 i previsti De La Soul hanno dato forfait, ma la programmazione non ci perde, anzi forse ne giova, con Gilles Peterson, DJ Khalab, Clap! Clap!, e un altro asso nella manica come Leon Vynehall. E sabato altra serata con i fiocchi, con James Holden alle 19, Tony Allen alle 21.30 e poi Underground Resistance, Joe Claussell e Soichi Terada (che vi segnalo caldamente). La chiusura di domenica 11 con un ultimo sussulto, Dego dei 4Hero, per chi ha memoria storica una delle realtà più interessanti ad unire jazz, drum'n'bass, broken beat e afrofunk. Tutte le info sul Jazz Re:Found le trovate sul sito del festival. Tutte le emozioni di un festival così peculiare nel panorama italiano, invece, le potete vivere solo a Torino dal 7 all'11 dicembre.     [post_title] => Jazz Re:found arriva domani! 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E per chiudere in bellezza il 2016, arriva la ciliegina sulla torta: un remix firmato Marshmello, altro personaggio chiave dell'anno, meme vivente e simbolo della costruzione di un profilo artistico oggi: maschera, livello di viralità altissimo, engagement social e i pezzi giusti. Il take di Marshmello si muove su binari trap, anche se inevitabilmente edulcorati e caramellosi, passatemi il gioco di parole. Cambia pelle al brano? No. Ma è piacevole e ci sta. Tanto basta. 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I remix per Gregory Porter, Faithless e Roisin Murphy lo hanno messo sulla mappa dei produttori che contano ma non lo hanno cambiato: non si è montato la testa. Prosegue a collaborare con artisti come Nathan Nicholson, Jimi Tenor, Young Galaxy, Jay-Jay Johanson e Clap Your Hands Say Yeah. Dice che le sue orecchie “sono sempre aperte a tutti i rumori che si possono sentire sul nostro pianeta”. Questa apertura, prosegue, lo aiuta a “infondere nelle tracce un ambiente e un'atmosfera strani, particolari, atipici, dalle forti emozioni”. Claptone è fatto così: meglio prenderlo che lasciarlo, soprattutto quando apre le porte del suo studio per una visita rapida, guidata e quasi surreale.     [gallery columns="2" ids="25357,25356"]     Eroe mascherato, vuole tutelare la propria privacy ma non ha la mania dell'egocentrismo. “Ecco perché mi rifiuto di rilasciare interviste, in fondo non saprei cosa dire nel momento in cui è più facile comunicare attraverso la mia musica”. Claptone è dissacrante, soprattutto quando fa sarcasmo su argomenti tecnici rispondendo a domande come “il tuo studio è box in the box?” con un serafico “è un Jack... in the Box”, un giocattolo per bambini, il classico pagliaccio di gomma che fuoriesce dalla scatola. Cerchiamo tuttavia di rimanere seri quando si parla di tech, e iniziamo la nostra intervista.   Quali sono i software che utilizzi? Prima di tutto che voglio dire che non mi piacciono queste domande, perché implicano che con il giusto software o hardware si possa produrre della buona musica. Non è possibile: qui, se parliamo di musica, prendiamo in considerazione idee, orecchie, sensibilità, cuore, anima, passione e dedizione. Questo per me è più importante del fare nomi come Ableton, Logic o Pro Tools, programmi con cui lavoro o ho lavorato.   Iniziamo bene. Invece, come ti organizza per le produzioni esterne? Ho diverse stanze e sono buie. Qui invito i miei servitori, i miei cantanti, ma solo quelli che mi piacciono. Chiedo loro di collaborare dopo un paio di colloqui. Non condivido la passione per il mix in studio e tanto meno per il sound design.   Che stile di musica produci? Produco la musica house, una musica da… camera che parla a tutti.   Su cosa stai lavorando? Su dei remix. E il mood è quello con cui ho iniziato quando ho fatto quello per i New Order mesi fa. Per comporre una canzone o fare un remix posso metterci un giorno o diversi anni. Lavoro sulla musica e sui remix fino a che non avverto un suono perfetto. Quando sento un suono, un ritmo, una melodia, la mia mente inizia a viaggiare. Su un groove di percussioni poi aggiungo una linea di basso, in seguito lavoro sugli accordi attraverso un pianoforte e termino tutto con gli arrangiamenti e il mix.     https://youtu.be/caIKPSadWi0     Quando sei in giro per il mondo il tuo studio di registrazione ti manca? La maggior parte delle volte sì, come la mia casa, comunque buona parte del processo di produzione avviene nella mia mente. Così penso che più che ottimizzare il mio studio io debba intervenire sulla mia testa: bevo centrifugati, te verde giapponese, acqua e mangio sano. Questo mi tiene concentrato e pieno di energia.   Chi ha progettato il tuo studio? Io stesso. A nessun altro è consentito entrare, se non completamente al buio.   Nel corso degli anni hai mai avuto problemi di sonorizzazione? Ho avuto seri problemi con il suono e l'acustica della mia stanza, sì. La colpa è mia che mi intestardisco a creare infinite possibilità di suono creando infiniti problemi soprattutto nel mix e nel rapporto tra basso e cassa. Il suono del basso per me è tutto, deve sempre essere al centro di tutto. Ho impostato tutto il set-up in modo da lavorare velocemente ed evitare inutili e passaggi supplementari. L'energia emotiva per entrate in contatto con altre persone è in me. Quando si tratta di tecnica e di mix, sì, in quell'istante sento di aver bisogno del mio studio. Ho bisogno di tempo, per fare le cose che ho in testa. Innumerevoli date come dj mi permettono di testare le mie tracce di anteprima attraverso una grande varietà di diversi sound system e di rilevare errori che poi correggerò in studio.     [gallery columns="4" ids="25358,25359,25360,25361"]     Non hai mai sentito la necessità di pubblicare qualcosa che non fosse nata col cuore ma dal portafogli? Fuori dallo studio c'è il mondo, abitato da gente che deve avvertire amore grazie alla mia musica. Voglio accompagnare queste persone in un loop di felicità.   Trascorri molto tempo sui software e sull'hardware musicale? Abbastanza, e la cosa non è divertente. Ho provato a guardare i tutorial su YouTube ma onestamente si tratta di soli accorgimenti. E a volte, mentre li guardo con attenzione, non riesco a smettere di ridere, perché alcuni sono molto divertenti. Ma guardandoli non imparo molto.   Quindi nessun programmatore può darti una mano? A meno che non realizzino uno strumento per il rilevamento delle onde cerebrali e la traduzione in suono... Sarebbe un punto di svolta, questo. Ma per il prossimo futuro mi aspetto plug-in basati su sensori di rilevazione di movimento. Un domani non ci sarà bisogno di costruire un vero e proprio studio di registrazione bensì uno spazio virtuale da cui creare.     https://youtu.be/bK3BxQ-eDNo     Sei un perfezionista, quando lavori anche sulle parti vocali? Prima di tutto, quando ad esempio lavoro su un remix, faccio particolare attenzione anche alle sillabe e riorganizzo un nuovo groove, proprio per creare una nuova situazione sonora. L'ho fatto su 'Liquid Spirit' e lo faccio anche sulle cose che ho nell'hard disk. Per il resto, voglio mantenere la voce più pulita possibile, evitando compressioni ed effetti fuori luogo.   Online ci sono diversi video con produttori o aspiranti tali che cercano di emulare i tuoi suoni di batteria e che provano a capire il tuo processo di produzione. C'è qualcosa che vorresti dire a loro? Davvero? Dovrei avere più tempo. Mi piacerebbe guardare questi video: forse potrei imparare qualcosa anch'io.   Hai mai avuto un insegnante o un tutor, in passato? No, e così ho imparato a convivere con i miei errori. Posso dire quindi con orgoglio: ho fatto degli errori per un tempo molto lungo. E ho imparato un bel po' di cose, in questo modo. 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Di chi è il miglior dj set dell'anno andato in onda durante il programma più famoso del mondo? I candidati per il 2016 sono Âme e Dixon, Dusky, Leon Vynehall, Midland, e Recondite. L'annuncio è stato fatto da Pete Tong in persona venerdì sera durante il suo show su BBC Radio 1. Prima di votare attraverso l'hashtag #EMOTY sui social della radio inglese è necessario fare un bel ripasso. Ricordiamo che il campione in carica è Ben Klock. Âme X Dixon Leon Vynehall Recondite Midland Dusky [post_title] => I candidati all'Essential Mix of the Year [post_excerpt] => Di chi sarà il miglior Essential Mix dell'anno? 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A Oakland, in California, poco distante da San Francisco, venerdì notte hanno perso la vita oltre 30 persone (e il conto non è definitivo) mentre diverse sono ancora disperse. In un warehouse party a sorpresa organizzato dalla piccola label americana Golden Donna, si è svilupato un incendio che ha avvolto l'edificio in cui si svolgeva la festa e che ha reso una trappola mortale il palazzo. Il warehouse è situato nel quartiere di Fruitvale ed è un noto ritrovo di artisti che qui hanno allesittio i loro studi. La mancanza di misure di sicurezza adeguate (estintori e segnalatori anti-incendio, uscite di sicurezza) pare abbia giocato un ruolo fondamentale nella tragedia, dove ha perso la vita anche Jonathan Bernbaum (nella foto), VJ per artisti come Markus Schulz e Knife Party.     screen-shot-2016-12-03-at-6-13-09-pm     Il warehouse party è un grande classico nella club culture, dai rave in magazzini e capannoni abbandonati al mitico The Loft di David Mancuso, dalle feste private ai party in location non convenzionali. Così era in questo caso: un edificio abitato e frequentato da artisti dove non era insolito trovare feste ed eventi. Pare fosse circa un centinaio il numero dei partecipanti. Il numero delle vittime sta crescendo nel corso delle ore e degli accertamenti. Non è questo il momento di fare la morale (non lo è mai, probabilmente), e una tragedia può accadere sempre, per le cause più disparate. Di sicuro, però, l'esperienza può insegnarci è il controllo della propria incolumità e delle sicurezza del locale dove organizziamo un party. Perdonate la retorica, ma la prevenzione è un fattore da non sottovalutare mai, specie quando organizziamo una festa con un grande flusso di persone. Sulla pagina Facebook dell'evento ci sono tutti gli aggiornamenti sugli sviluppi della vicenda. 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Un libro fotografico, grazie ai ritratti del fotografo Joep van Aert, che in questi ventiquattro mesi ha seguito Hardwell come un’ombra: sui palchi dei grandi festival, nei backstage, tra un viaggio e l’altro, ma anche nei momenti di svago con gli amici e con la famiglia. 328 le pagine totali, formato 17x24 centimetri, il classico libro da collezione, bello da sfogliare e suggestivo da guardare come un volume di design o di arte e architettura. “2 Years as one” è in vendita sul sito www.revealedstore.com al prezzo di 29,95 euro; è disponibile anche una versione deluxe a 89 euro, con otto pagine extra pieghevoli e la possibilità di aggiudicarsi una delle copie autografate da Hardwell medesimo. Solo per i veri fan. 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Perché se è vero che i sopracitati non sono andati ad X Factor presentando dei brani più affini ai loro rispettivi stili musicali, e se dobbiamo riconoscere che erano una presenza sicuramente relegata a un ruolo secondario sul palco (d'altronde la TV ha le sue regole),  è anche vero che sempre più cantanti (e non-cantanti, come si definisce Fabio Rovazzi) si affidano alle mani esperte di chi fa EDM per tirare fuori dal cilindro i loro successi. Successi che, idealmente, si può dire seguano il filone happy dance che qualche anno fa lanciava gli LMFAO nelle radio di tutto il pianeta con le loro 'Party Rock Anthem' e 'Sexy and I Know It', fino a far arrivare Redfoo, il componente più famoso, ad esibirsi a Tomorrowland, e che ora hanno portato Rovazzi e il suo team di produzione ad essere conosciuti a livello nazionale.         Al netto delle facili critiche che si stanno già muovendo sui social, infatti, è fondamentale notare come dei giovani ragazzi sappiano adattarsi al mercato discografico italiano ed essere là, in cima alle classifiche e alle preferenze popolari, con delle sonorità EDM che normalmente non arriverebbero ad un pubblico generalista, nonostante diano ampia dimostrazione di come sappiano farlo ballare. Non c'è neanche bisogno di sottolineare infatti quanto le basi delle canzoni prese in questione in questo articolo siano fondamentali alla buona riuscita popolare di esse. L'argomento divide e dividerà, non c'è dubbio. Noi, in tutto questo, non riusciamo a vederci niente di male, soprattutto perchè c'è molta consapevolezza e parecchia autoironia in questo modo di affrontare le cose (le t-shirt indossate ieri lo dimostrano ampiamente). Viva la musica leggera e libera dai pensieri, così come viva la musica concettuale e tutte le altre vie di mezzo. 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L’olandese è un produttore discografico e compone brani per film, spot pubblicitari e per altri cantanti. È proprietario di ben due case discografiche, è segue l'associazione Dance4Life, che va a scoprire nuovi talenti musicali. Forte eh? Beh, ha iniziato a soli 15 anni firmando un contratto con la Sony Music: bomba! Come lui, anche suo fratello produce musica per film e videogiochi: Don spiega che, proprio per questo, gli piace travestirsi durante i suoi set. Il momento di svolta, per lui, è arrivato tre anni fa quando, la morte del padre, lo ha spronato a iniziare a produrre ‘Starlight’, la traccia-svolta della sua vita. A sentire lui, le sue maggiori influenze sono: “mio papà, Prince, Aphex Twin, Phoenix, The Gorillaz, Captain Beefheart, Paul Elstak, Daft Punk, David Bowie, Larry Flynt, Michel Gondry, Ron Brandsteder, Rick Rubin, Ron Jeremy, Andy Warhol, Spike Jonze e Ari Gold & The Muppets”. Un po’ tantine eh? Eppure il suo successo non è quello di una meteora. C’è chi lo definisce un “futurista”... Una cosa è sicura: da mesi sta dominando la scena mondiale dell’EDM con la sua musica dallo stile Future House grazie a grandissimi pezzi e collaborazioni stratosferiche come quella con Tiesto in ‘Chemicals (feat. Thomas Troelsen)’; pensate che quest’ultima canzone è rimasta chiusa nel cassetto di Don per 5 anni. È ben difficile non accettare il fatto che sia un futurista! Andiamo a vedere come si veste l’uomo del domani! 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Ci credereste mai che tutto ciò fosse made in Italy? Luca Maggiora e Jordan Rocca sono due dei soci fondatori di Toyroom, un progetto londinese ma con il DNA italiano al 100%. Una realtà che, a due anni dalla sua nascita, ha raccolto una notevole quantità di successi costituendo ogni settimana un'eccellenza, non solo per Londra ma anche per Dubai, Istanbul, Mykonos e finalmente Roma. Nel "quartier generale" di Londra sono passati a far festa celebri nomi non solo nell'ambito VIP - Leonardo Di Caprio, per esempio - ma anche artisti di fama mondiale dall'hip hop alla main scene EDM (un paio di nomi? Axwell e Ingrosso). Luca e Jordan, che in questa chiacchierata realizzata a poche ore dall'apertura di venerdì scorso citano anche i soci Gennaro Salerno e Corrado Mozzillo, dopo aver conquistato cinque stati diversi hanno visto nel 2016 l'anno dell'approdo italiano. Nella celebre e scintillante cornice di via Veneto trova posto il Toyroom Rome che, tra hip hop e orsetti, resterà aperto dal venerdì alla domenica. Un copione che conosciamo bene, quello degli italiani che sbancano all'estero e tornano in Italia a spiegarci come si lavora. Impareremo prima o poi? Ecco che ci siamo detti.     Il progetto Toyroom ha visto la luce diversi anni dopo il vostro approdo a Londra. Raccontami la vostra storia. J: Ognuno di noi ha una storia diversa, con il trasferimento a Londra dovuto a scopi inizialmente differenti.  Per esempio Luca lavorava in banca mentre io facevo il broker marittimo. Per fare qualche soldo extra abbiamo entrambi scelto la strada del PR, in locali differenti. Quando ci siamo conosciuti abbiamo dato vita insieme al nostro club, il Project. In quello stesso periodo siamo entrati in contatto con Gennaro e Corrado, con il primo PR e il secondo proprietario di un altro locale, creando una sintonia di gruppo che due anni dopo si è tramutata nel progetto Toyroom. Parliamo del 2014.   Ti sei fatto un'infarinatura italiana di PR prima dell'approdo londinese? J: Certo, dall'età di 14 anni sono cresciuto nei locali, così come anche Gennaro e Corrado. Luca invece aveva collaborato per le olimpiadi del 2006.   Il mestiere del promoter, in Italia soprattutto, è abbastanza sottovalutato. Il guadagnare portando persone in discoteca ogni weekend nasconde dei ritmi e dei livelli di stress che la gente quasi sempre non considera. J: Parliamoci chiaro: noi siamo soci di Toyroom, ma siamo i primi promoter del locale. Promuovere un prodotto e convincere una persona a scegliere il tuo club piuttosto che un altro è una vera e propria arte. Basti pensare che, se sai fare il tuo lavoro, a Londra come PR puoi guadagnare più di un impiegato della Goldman Sachs. Il costo sono gli altissimi ritmi diurni e notturni e soprattutto l'essere costantemente schiavi del telefono. Un bravo PR occupa il 100% della sua giornata con la comunicazione: parlare con persone, fissare appuntamenti, gestire diverse pratiche. Sarà la notte a dirti quando stacchi.   Come hai visto evolversi questa figura professionale negli ultimi anni? L'avvento dei social media ha stravolto il panorama non poco... J: Noi di Toyroom, che siamo in questo settore da quindici anni, facciamo ancora le cose in "vecchio stile". Siamo cresciuti lavorando con gli SMS ed era tra quei messaggi e le chiamate che organizzavamo la nostra clientela. Oggi chiunque possegga un computer si crede un promoter, ma in realtà il rapporto umano rimane quello fondamentale e penso sia proprio il nostro rispetto di questo rapporto ad averci garantito il successo degli ultimi anni.     Luca, in un'intervista di qualche tempo fa hai detto che quando siete arrivati a Londra avete trovato una città in cui "qualsiasi progetto si sarebbe potuto realizzare, a prescindere dall'identità dell'ideatore". Gli anni sono passati, la scena clubbing si è evoluta e gli avvenimenti politici recenti potrebbero aver cambiato le carte in tavola. La tua affermazione è ancora valida?  L: Londra è sempre Londra. Una bolla di sapone, una realtà a parte rispetto al resto d'Inghilterra ma anche a tutta l'Europa. Il fenomeno Brexit non è ancora chiaro cosa comporterà, saranno i prossimi mesi a dircelo e per ora resta un'incognita. Aldilà di ciò, è incredibile la quantità di denaro che continua a circolare in questa città, unitamente alla semplicità della sua burocrazia. Per aprire la tua realtà ci impieghi cinque minuti, dribblando tutti i background check che fanno in Italia, e le banche sono molto più disponibili a prestiti. Rimane il fatto che siamo quasi nel 2017 e l'economia mondiale non se la passa troppo bene, ma Londra riesce sempre a restare a galla. Dispiace non poter dire lo stesso dell'Italia.   Italia in cui però siete finalmente tornati con Toyroom.  L: Siamo quattro italiani con cinque club in giro per il mondo, abbiamo sempre voluto averne uno in Italia, a Roma o Milano, perciò siamo fieri di questo approdo. Allo stesso tempo conosciamo benissimo la sfida che stiamo affrontando, perchè la nightlife romana non è quella londinese, e così anche la mentalità del suo popolo. Non vediamo l'ora di scoprire che significhi lavorare in questa città, ma saranno i prossimi mesi a dircelo. L'impatto di un locale non si giudica certo dalla prima settimana. Il cliente che ci viene a conoscere potrebbe non tornare, e così anche il PR che lavora ad una serata non è detto ci sarà nella successiva.     Un'altra bella scommessa è il genere musicale che offrite. Si parla di hip hop, che a Roma non è sicuramente un genere popolare, ma perlomeno è nuovo.  L: Noi resteremo coerenti con il sound tipico di Toyroom, senza adattarlo in base alla popolarità di esso nella città in cui arriviamo. Chi preferisce l'house ha tanti altri locali in cui recarsi, chi opta per hip hop e rock'n'roll troverà qui la sua casa.   A proposito di musica, possiamo aspettarci ospiti particolari nei prossimi mesi?  L: Innanzitutto verranno spesso a trovarci i nostri dj londinesi, Dj friktion e jon Rocca, fedeli di Toyroom principalmente la domenica. Per quanto riguarda guest speciali aspettatevi artisti hip hop e rap.   Uno dei maggiori ostacoli al successo dei club romani è la mentalità dei suoi promoter. La politica del pestarsi i piedi è sempre la preferita, quanto è differente la scena londinese in questo? L: Completamente. Il principio fondamentale e condiviso da tutti è il rispetto. A Roma ci sono locali che fanno feste da vent'anni, prima di noi la novità era il Rasputine; a Londra apre una nuova discoteca ogni sei mesi, e in qualunque zona tu scelga di aprire la tua ci sarà probabilmente una realtà nel raggio di un chilometro a farti potenziale concorrenza. Quindi essere professionali e corretti è tutto. Se non vai a dar fastidio a nessuno e non intraprendi manovre scorrette, come per esempio provare a levare staff, nessuno ti romperà le palle.   La vostra nazionalità ha mai comportato forme di diffidenza? L: Mai. Come ti dicevo Londra è una realtà completamente a parte rispetto al resto d'Inghilterra, e di profondamente inglese c'è davvero poco, a partire dalla clientela dei nostri locali. Ti dico, parliamo del 5-10% dei paganti settimanali: da noi passano molti più italiani, canadesi, tedeschi, francesi, arabi. Vivi in una città assolutamente cosmopolita, in cui la diffidenza verso i progetti stranieri è semplicemente impensabile.   [post_title] => Toyroom sbarca in Italia [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => toyroom-sbarca-in-italia [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-01 12:50:34 [post_modified_gmt] => 2016-12-01 11:50:34 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25309 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [11] => WP_Post Object ( [ID] => 25179 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-12-01 14:00:26 [post_date_gmt] => 2016-12-01 13:00:26 [post_content] =>   Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa. Chi secondo noi cambierà il panorama della musica elettronica nel 2017. La musica si muove sempre più veloce, il nostro compito è quello di raccontare le trasformazioni mentre avvengono, e se possibile cercare di capire chi potrà essere protagonista nel futuro prossimo. Perché è facile celebrare chi ha già raggiunto il successo ed è facile anche affidarsi al proprio gusto senza calarsi nello scenario che ci circonda, spingendo chi ci piace evitando di considerare fattori imprescindibili come la lettura della contemporaneità, dell’innovazione stilistica, del potenziale gusto del pubblico e del mercato. Abbiamo scelto qualche nome che nel 2017 potrebbe prendersi le luci della ribalta. Tutto filtrato attraverso i nostri gusti personali. Oggi tocca a me scommettere su 5 nomi per il 2017.   YOUNGR Kid Creole & the Coconuts erano un gruppo musicale statunitense che ebbe un enorme successo negli anni ottanta. Anche in Italia. Le Coconuts erano un trio femminile di coriste che accompagnavano August Darnell aka Kid Creole. Suo figlio si chiama Dario Darnell ed è un polistrumentista di New York, già parte della band Picture Book prodotta anche da Madeon. Oggi Dario si propone con un meraviglioso progetto solista chiamato Youngr, nel quale mostra tutto il suo talento suonando, cantando, arrangiando e producendo live la sua musica. Il suo debutto, ‘Out Of My System’ è semplicemente meraviglioso. Il sequel ‘Too Keen’ un po’ meno pop ma ugualmente all’altezza della ribalta. Questo è il futuro dell’elettronica live.     SAYMYNAME Se in Europa l’hardstyle è un genere elettronico consolidato, negli Stati Unito fa molta fatica. L’approccio di Dayvid Lundie-Sherman aka Saymyname, potrebbe però cambiare le carte in tavola. Almeno a giudicare la reazione del Basscon Stage del festival Nocturnal Wonderland di San Bernardino, in California. La hard-trap di Saymyname ha letteralmente rovesciato tutto, una miscela esplosiva di hip-hop, trap, hardstyle e rave classic che ha lasciato tutti senza fiato. Provare per credere. Se l’hard-trap sarà il futuro della EDM americana, Saymyname potrebbe diventarne il padrino.     FANGO Il boss di Kompakt Michael Mayer - attraverso la quale nel 2015 ha distribuito (via Disturbing Music) il suo album d’esordio 'Tuono’ così come tutte le sue produzioni– lo ha definito come "the hottest thing in the 4/4 business right now". Sono d'accordo, il 2017 potrebbe essere l’anno di Fango, veneziano, misterioso quanto la sua musica. Una techno scura e tensiva che ha fatto impazzire artisti come Tale Of Us, Laurent Garnier, Jackmaster, Dixon, Maceo Plex, Mano Le Tough, Solomon, Ben UFO e Marcel Dettmann che lo hanno supportato tutto l’anno. ‘Rectum’ e ‘Vena Cava’ suono due bombe atomiche. I suoi set sono caratterizzati anche da una ricerca e selezione decisamente originale che fanno di Fango uno degli artisti più interessanti da seguire.     THE HIM ‘Feels Like Home’ è una delle canzoni più sottovalutate del 2016. Se le visualizzazioni di tutti i video non ufficiali del pezzo presenti su Youtube fossero sommate, sarebbe uno dei più ascoltati dell’anno. E' stata scritta e prodotta dal duo The Him, olandesi che piacciono tanto a Martin Garrix e Tiësto, ai quali hanno affidato i remix ufficiali di ‘Summer Night’ (feat. John Legend) e ‘In The Name Of Love’ (feat. Bebe Rexha). La scorsa settimana sono stati scelti da Pete Tong per chiudere il suo show con un mixato di oltre mezz'ora.     MURA MASA Alex Crossan nel 2017 compirà 21 anni. Electronic music producer, songwriter e polistrumentista di Guernsey, isola britannica nel canale della Manica, inizia a suonare in alcune band prima di scoprire Ableton Live. È un ragazzino prodigio. A soli 16 anni debutta su BBC Radio One, sorte che accadrà a tutte le sue produzioni: "Firefly" (featuring NAO, 2015),"Love for That" featuring Shura, 2015) "What If I Go?" (featuring Bonzai, 2016) e soprattutto a "Love$ick" con il featuring A$AP Rocky con la quale ha raggiunto un pubblico più largo e soprattutto la programmazione radiofonica che potrebbe consacrarlo definitivamente.   [post_title] => Il 2017 in cinque nomi scelti da Ale Lippi [post_excerpt] => Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => 2017-in-nomi-scelti-ale-lippi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-05 12:44:31 [post_modified_gmt] => 2016-12-05 11:44:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25179 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )

SECONDARIE

  Dieci minuti. Seicento secondi sono bastati ad Armin Van Buuren per vendere tutti i 34mila biglietti per The Best of Army Only, in programma sabato 13 maggio 2017 all’Amsterdam

di Dan Mc Sword, 6 dicembre 2016

    ’20 Years of Time Warp: the truth is on the dancefloor’ (’20 anni di Time Warp: la verità è sul dancefloor’) è il titolo del suggestivo volume dedicato

di Alberto Scotti, 6 dicembre 2016

    Jazz Re:Found festival torna a Torino anche quest’anno, inaugurando l’edizione 2016 domani, 7 dicembre, per proseguire fino a domenica 11. Molti gli appuntamenti, con grande cura della line

di Alberto Scotti, 6 dicembre 2016

    ‘Let me love you’ è una delle hit del 2016, un pezzone moombah che grazie all’accattivante melodia di Snake e alla performance vocale di Justin Bieber, sempre più

di Alberto Scotti, 6 dicembre 2016

  Diventato noto grazie all’uscita di grandi pezzi in linea con il gusto più elegante del clubbing contemporaneo, Claptone prosegue a restare nell’anonimato, nascosto dalla sua maschera dorata. I remix

di Riccardo Sada, 6 dicembre 2016

Di chi sarà il miglior Essential Mix dell’anno?

di Ale Lippi, 5 dicembre 2016

    Una notizia che ha fatto il giro del mondo nel weekend, e che ci riporta purtroppo ancora una volta dove non vorremmo essere: a raccontare una brutta vicenda

di Alberto Scotti, 5 dicembre 2016

  “2 Years as one” è il titolo del nuovo libro di Hardwell, nel quale il dj olandese racconta  i due anni nei quali è stato ai vertici della nostra

di Dan Mc Sword, 4 dicembre 2016

    La puntata di X Factor andata in onda ieri, 1 dicembre 2016, è stata seguita con particolare attenzione dal pubblico EDM italiano per l’annunciata presenza degli italiani Marnik

di Stefano Marano, 2 dicembre 2016

“Creo musica. Suono musica. Mi piacciono i dolci e amo mia mamma.” Così è come si descrive, in breve, Don Pepijn Schipper, alias Don Diablo. L’olandese è un produttore discografico

di Ghya, 1 dicembre 2016

  Un piccolo club dal design eclettico e festoso, un teddy bear extra large che accoglie la clientela e balla con le cubiste, una stanza dei giocattoli in cui la

di Federico Piccinini, 1 dicembre 2016

Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa.

di Ale Lippi, 1 dicembre 2016

TERZIARIE

Per l’edizione 2016, l’anthem è stato affidato al belga Coone. Il video è spettacolare.

di Ale Lippi, 25 novembre 2016

  Come anticipato il mese scorso, esce oggi ‘Shed A Light’, il nuovo singolo che nasce sull’asse Francia-Germania: David Guetta e Robin Schulz hanno dato vita a un brano inedito

di Riccardo Sada, 25 novembre 2016

  Oltre 200 party, 2mila ore di musica, un milione e mezzo di presenze. Questi i numeri che il festival olandese Awakenings ha saputo assemblare dal 1997, e che il

di Dan Mc Sword, 24 novembre 2016

Prendi una cucina spaziosa, gli amici di una vita, qualche drink e i dischi giusti. Proprio con questa semplicità, ieri sera i Disclosure si sono divertiti in compagnia della leggenda house Kerri

di Marco Cucinotta, 24 novembre 2016

  Manchester è una delle capitali calcistiche mondiali, e anche sul fronte clubbing se la passa decisamente bene. In passato grazie a locali quali l’Haçienda e il Sankeys, adesso grazie

di Dan Mc Sword, 24 novembre 2016

    Lo aspettavamo da un po’. Kharfi dopo l’estate ci ha fatto attendere qualche mese, per non sentire la sua macanza abbiamo avuto il suo mix per la nostra

di Alberto Scotti, 24 novembre 2016

    No, non è una canzone d’amore smielata. La nuova collaborazione tra gli italiani Marnik ed il duo olandese Blasterjaxx si intitola “Heart Starts To Beat”, uscita il lunedì

di Stefano Marano, 23 novembre 2016

  Anche la Finlandia inizia a vantare dj e producer in grado di farsi onore all’estero, sulla scia della nazioni cugine Svezia, Danimarca e Norvegia: basti pensare al duo Tom

di Dan Mc Sword, 23 novembre 2016

    Il sito Masterclass propone seminari e lezioni di varie discipline artistiche, sportive, artiginali: recitazione, cucina, sport, scrittura. E musica. Lo fa con insegnanti davvero eccezionali come Kevin Spacey,

di Alberto Scotti, 23 novembre 2016

Diplo annuncia su Beats 1 i progetti per il futuro del suo gruppo

di Ale Lippi, 23 novembre 2016

    Sabato 3 dicembre alle ore 15 da Freeshop, al Centro Commerciale Atlante di San Marino, vi aspettiamo per uno degli appuntamenti più esclusivi e interessanti del mercato: Demolition

di Redazione, 22 novembre 2016

Una volta all’anno la città di Mantova, base operativa del collettivo Qloom, si cimenta in quello che è divenuto un appuntamento fisso nell’inverno dei clubber italiani. Il Palabam si veste

di Matteo Roma, 22 novembre 2016
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Giovedì 1 dicembre la 02 Arena di Londra ospita infatti il loro concerto durante il quale saranno eseguiti i più grandi successi dance in versione sinfonica: un progetto nato per festeggiare il ventesimo anniversario della presenza della radio britannica in Ibiza e che adesso diventa un mini tour e una compilation, con i più grandi classici della musica elettronica eseguiti da un’orchestra composta da 65 musicisti e diretta dal maestro Jules Buckley. La serata di giovedì viene trasmessa dalle 22.30 italiane in diretta web da BE-AT.TV, lo stesso canale che ha trasmesso i party di chiusura di Carl Cox e dello Space di Ibiza. Per Pete Tong il modo migliore per celebrare i suoi 25 anni a BBC Radio 1, che venerdì 2 dicembre saranno ricordati come si deve con una puntata speciale del suo programma Essential Selection.   https://youtu.be/xs3BXVTF7mw   Il concerto di giovedì esalta una volta di più il feeling tra elettronica e classica. Gli esempi sono innumerevoli: basti pensare alla versione di “For An Angel” di Paul Van Dyk eseguita live a Francoforte dall’HR Orchestra di Paavo Järvi, il concerto di Carl Craig con l’orchestra Les Siecles e il pianista Francesco Tristano Schlimé all’Alcatraz di Milano (nel 2009), così come è impossibile non ricordarsi in ambito più jazz di Ralf e Enrico Rava insieme sul palco di Umbria Jazz nel 2014. Forse l’apoteosi vera e propria si è verificata durante l’edizione 2015 di Tomorrowland, quando The National Orchestra of Belgium si è esibita per un’ora su uno dei palchi principali del festival belga, presentando e componendo “The Symphony of Unity”, inno ufficiale 2015 di Tomorrowland.   https://youtu.be/0oX7nX09fLU [post_title] => Pete Tong e i grandi classici in diretta web [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => pete-tong-i-grandi-classici-in-diretta-web [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 13:45:31 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 12:45:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25167 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 25172 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-11-30 14:29:41 [post_date_gmt] => 2016-11-30 13:29:41 [post_content] =>     Lush & Simon sono una coppia di dj e produttori italiani molto considerati dalla scena EDM internazionale. Con 'What We Started' insieme a Don Diablo e Steve Aoki hanno fatto il botto. E proprio Steve li ha invitati a suonare al suo party all'Hakkasan di Las Vegas, uno dei superclub più famosi e celebrati di questi anni. Sarebbe stato bello intervistare i nostri due eroi nazionali su questa esperienza, ma un'idea ancora migliore è quella di lasciare loro carta bianca, permettendgli di raccontare senza filtri la loro esperienza in prima persona. Un diario di viaggio. Così ho contattato Simon che in mezzo ai suoi numerosi impegni in studio e in giro per serate, ha trovato il tempo di scrivere queste righe. Gli cedo volentieri lo spazio per raccontare questa entusiasmante avventura, che sono sicuro vi appassionerà come ha appassionato me nel momento in cui l'ho letta. Buon viaggio!     https://www.youtube.com/watch?v=4aldkngvhH8 Prima di un lungo viaggio è sempre difficile dormire, ancora piu difficile se quel lungo viaggio ti porterà ad una delle serate più importanti della tua carriera, la festa di compleanno di Steve Aoki all'Hakkasan di Las Vegas. Eravamo pieni di pensieri e non sapevamo se saremmo riusciti ad organizzare tutta la parte live dell'esibizione: la versione intro di ‘The Next Level’ pochi giorni prima di partire sembrava impossibile da realizzare, ma grazie alla collaborazione di tutto il nostro team siamo riusciti a trovare un videomaker con tutti i permessi necessari per filmare all'interno del locale (filmare dentro un locale a Las Vegas è quasi impossibile), a contattare il guitar center di Las Vegas per affittare una chitarra in tempo, e a chiudere gli accordi con chi ha curato tutta la parte live dell'esibizione. Dopo una notte insonne, dopo 15 ore di volo in cui sono collassato con “Alla ricerca di Nemo" in loop nello schermo (e nelle cuffie), finalmente arriviamo all' aeroporto di Las Vegas dove una sobrissima limousine dorata ci stava aspettando agli arrivi, e subito chiediamo all'autista di accompagnarci a prendere la famosa chitarra. Tutto per il meglio, sembra. ma ecco la bella sorpresa.   La Fender Stratocaster Arriviamo davanti il negozio - e ce ne eravamo accorti tutti, ma nessuno ci credeva o aveva il coraggio di dirlo - il negozio era chiuso. Increduli. Chiamo subito il proprietario e gli chiedo spiegazioni, lui risponde che si era dimenticato e che sarebbe riuscito a tornare dopo 40 minuti, lo aspettiamo, chiacchieriamo con l'autista che gentilmente mi ha fatto guidare la sua limo dorata (un’esperienza unica!), ci beviamo un caffè. Inganniamo l’attesa, ma siamo piuttosto agitati perché mancano solo 4 ore alla festa e dobbiamo ritirare lo strumento, andare al club, fare il soundcheck e sistemarci. Finalmente arriva il proprietario, ci consegna questa bellissima Fender Stratocaster e letteralmente voliamo a fare il soundcheck. Tutto alla perfezione, contentissimi ed emozionatissimi per la serata andiamo a mangiare qualcosa e finalmente abbiamo tempo per rilassarci un po’.     15239158_10209888509242402_1087481768_n Come in un film Che vuoi fare a Las Vegas? Decidiamo per un giro ai famosi Casinò e ragazzi, è proprio come si vede nei film! Slot machine capaci di stregarti, milioni di dollari in giro, voglia irrefrenabile di buttarci lì in mezzo a giocare. Ma fortunatamente riusciamo a trattenere le tentazioni, e da bravi ragazzi ci dirigiamo al locale. Il proprietario ci fa entrare dal retro e arriviamo in consolle, da dove si vede il locale completamente pieno di persone e il dj resident che comincia a scaldare la pista, uno spettacolo incredibile, difficile da raccontare a parole. Un’emozione grande. Riconosco Louis dei One Direction, Ryan dei LOUDPVCK, il fratello di Steve Aoki e la madre, era come vivere in un film; dopo qualche minuti arriva Steve che va ad abbracciare la madre e il fratello e si siede accanto a noi a scambiare quattro chiacchiere. È incredibile come quell'uomo riesca a trasferire la sua tranquillità a chiunque abbia accanto, è bastato che dicesse "non vedo l'ora di vedere cosa avete preparato per stasera" per farmi tranquillizzare, convincendomi che tutto sarebbe andato bene. E allo stesso tempo è stato capace, con quelle parole, di elettrizzarmi ed eccitarmi come non mai. Steve fa il suo show, degno di lode come sempre, riesce a creare qualcosa che non ho mai visto creare a nessun altro con il suo pubblico, e in quel caso, giocando in casa, l'atmosfera era ancora più calda. Arriva il momento di ‘What We Started’, la nostra collaborazione assieme a lui e  Don Diablo, traccia con cui Steve chiude i suoi set. Il momento dove ci invita a salire sul palco con lui, ed è sempre un momento magico, dove la gente canta, noi ci abbracciamo, è veramente difficile spiegare l'atmosfera che si crea durante quella canzone, anche se non è la prima volta che ci capita non ci abitueremo facilmente a questa sensazione fantastica.   Tocca a noi! Poi la canzone finisce, Steve ci presenta al pubblico, la chitarra è pronta, Lush manda in play l'intro su cui avrei dovuto suonare. È arrivato il momento. Comincio a fare tutto quello che mi ero studiato, con le gambe tremanti arrivo al ritornello, vedo migliaia di cellulari rivolti verso di me che riprendevano, avevo raggiunto il primo obiettivo, suscitare la curiosità del pubblico; mi volto verso Steve e lo vedo seduto sulla casa monitor che mi guarda sorridendo, Louis dei One Direction (con cui durante il set di Steve avevamo scambiato amichevolmente una decina di shots) che mi fa il segno del "vai alla grande" e la mia adrenalina che arriva alle stelle, durante il solo. L'intro è finito, parte un boato dalla gente, io per poco non scoppio a piangere dall'emozione, ma questo non è il tempo delle lacrime, è il momento di demolire il club e facciamo partire subito la seconda traccia. Dopo due ore di set, un back to back finale con Steve, altri shots con Louis, alle 6 del mattino la pista è ancora piena, ma ci dicono di staccare, cosa che facciamo sempre a malincuore, mettiamo l'ultima traccia, salutiamo il pubblico ringraziandoli del calore che ci hanno dato alla nostra prima data negli Stati Uniti, prendiamo chitarra e cuffie e andiamo a in hotel. La festa è finita.     15280961_10209888509042397_708469342_n     Viva Las Vegas Dopo 3 ore di sonno a causa del jetlag mi arriva un messaggio su whatsapp da Steve, mi dice: “the guitar move was fuckin sick bro, really like that, thanks for everything and see you soon”. Ok. Rileggo. Realizzo. E il messaggio mi fa 10 volte l'effetto di un caffè e mi dà una carica incredibile. Passiamo tutta la domenica in giro per Las Vegas, ce la godiamo da veri turisti scattando qualche foto, ingozzandoci di hamburger, incontrando persone, amici che non vedevamo da tanto e dopo aver cenato con l'ennesimo hamburger torniamo all’Hakkasan. Suonano i DVBBS e vogliamo fargli un saluto. Incontriamo di nuovo Louis che ci invita a bere qualcosa con i suoni amici e noi accettiamo volentieri, inconsapevoli che quell'invito ci avrebbe fatto tornare in camera alle 6 del mattino. Ma questa è una parte del nostro viaggio che non vi raccontiamo, un po’ di mistero è giusto lasciarlo, no? Il giorno dopo salutiamo Las Vegas e torniamo a Milano, passando per Londra. Tutto sembra essere durato un secondo, o una vita. Di sicuro è stata una delle più belle esperienze che questo lavoro ci ha regalato, uno di quei sogni che diventano realtà e che ripagano di tanti giorni e notti passati davanti a un computer per cercare latraccia giusta, la nota giusta, il suono giusto. Soddisfatti di essere stati i primi artisti EDM ad aver suonato una chitarra su uno dei club più ambiti del mondo, dove ogni giorno passano personaggi come Calvin Harris, Tiësto, Drake e molti altri, non smetteremo mai di ringraziare Steve per tutto questo. Las Vegas è stata conquistata, ora non ci resta che conquistare tutta l'America. 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Roger-Pierre Shah da Esslingen am Neckar, Germania, lo abbiamo incontrato durante l'ultimo Trance Gate. A lui abbiamo chiesto lumi. Shah ha iniziato la carriera nel '96, quando la pop trance si apprestava a strizzare l'occhio alle radio con Paul van Dyk e Fragma. Pubblicato su label come Black Hole e Anjunabeats, ha anche fondato un'etichetta tutta sua, la Magic Island, poi ha collaborato con Armin van Buuren e girato continuamente il mondo. Fermandosi per un attimo nella Milano che tutto consuma e poco si informa, in un hotel del centro il dj teutonico si è raccontato a DJ Mag.   Ci si aspetta sempre un cambio di rotta sonora da un dj che frequenta molti territori diversi come te. È giusto adattare il proprio sound al gusto italiano? No. E poi non cambio i dj set in merito a dove sono e dove suono. Il bpm invece varia solo in base alla durata del set: se le ore sono tante, allora preferisco partire piano per poi puntare a un crescendo anche in fatto di velocità.   Sono in molti ad aspettarsi un Roger Shah a più facce. Quali sono le differenze tra quello che suoni e quello che produci? C'è sempre un mood, tra ciò che suono e produco, ed è il comune denominatore della musica più legata alle melodie e al suono balearico. Tratto sempre la musica come fosse la massima espressione dell'arte e quindi ogni mia creazione nasce rispettando le radici di un groove e dal mio modo di pensare di un preciso istante. È musica istintiva.   L'unicità ti contraddistingue. Non mi pare ci siano altri Roger Shah e altre Magic Island in circolazione, non credi? Molte etichette sono vicine a un genere preciso, e risultano molto specializzate, invece Magic Island è più trasversale anche se legata a quello che è il suono dell'isola che io amo e cioè Ibiza.     [gallery ids="25116,25117,25118"]     York, ATB, tu stesso: diversi dj tedeschi sono legati a un mondo vicino al chillout. Perché? Penso che tutto parta dagli strumenti tradizionali, che molti miei colleghi prediligono. York ad esempio è un grande musicista, oltre che un mio amico, e ha un suono molto piacevole e balearico. Ma anche ATB ha delle doti davvero particolari, è un vero talento.   La trance si sta muovendo verso l'EDM-big room da festival? Sì, ma è solo per fare cassetta, per fare più serate possibili. Io però non voglio cambiare: preferisco fare meno date, ma fare quello che mi detta il cuore e non il portafogli. Questa storia della ripetitività del breakdown, del buildup e del drop a me non va giù: mi annoia tremendamente.   Quindi cosa potremmo ballare durante i grandi eventi? Più techno, più suoni duri. L'elettronica sta cambiando in tutto il mondo e bisogna solo stare aggiornati ai nuovi corsi sonori. D'altro canto servirebbero più melodie, sicuramente.   Su Magic Island è finito anche un pezzo molto particolare: 'John Lover' di NotAndrew e Alain Ducroix. Come hai scoperto questi ragazzi italiani? È una dritta dello stesso Alain Ducroix: in realtà lui mi ha messo in contatto con il team dei DeepRock, che ha prodotto il remix che mi ha ribaltato dalla sedia. È un brano che mi piace, aspetto solo che i ragazzi lavorino su del nuovo materiale.     https://youtu.be/B8OZzlTdKo4     Le tue compilation, anche fisiche, in formato cd, vendono nonostante la crisi. Come fai? Il mercato è 80% download e 20% cd o vinile: la cosa buona è che io ho un pubblico molto eterogeneo e trasversale, con una fanbase molto forte fatta di giovani ma anche di gente più in là con l'età. Forse è merito del mio suono.   Perché nella trance non vengono impiegate voci black? Le voci nere sono più soul e adatte alla house music. La trance è più vicina al mondo della new age e delle voci bianche.   Perché Ibiza ti ha colpito e condizionato? Perché è un mondo e un mercato a sé. Ibiza è tutto, è laboratorio ma anche mainstream, è industria musicale ma anche posto in cui rilassarsi. Luoghi come il Café del Mar sono unici e speciali per chi, come me, fa il mestiere di dj producer.     [gallery ids="25119,25120,25121"]     Si può parlare già di un erede di Roger Shah? Sì, ci sono in giro tanti bravi ragazzi e se posso li pubblico sulla mia label. Non voglio fare torti a nessuno quindi invito solo ad andare sul mio Soundcloud per scoprire veri newcomer.   Come si fa a sezionare e classificare il tuo stile? Fa fatica pure Beatport. Non saprei. Il bpm non è tutto ma incide molto in un genere. A volte etichettare le cose è un male. Ma è d'obbligo perché è comodo.   Magic Island è formalmente nata grazie a Black Hole Recordings, poi cosa è successo? Per anni siamo stati con Armada e successivamente siamo tornati con Black Hole grazie a un rapporto intenso con Arny Bink: una strettissima collaborazione che ci ha portati a lavorare di nuovo insieme.   Questa storia che sei un dj trance molto legato alla Balearic beat non sembra ti possa togliere dalle costanti competizioni con i big, ovvero a sfide dirette con mostri sacri come Armin van Buuren? Chi gestisce e organizza serate mi contatta sempre per sapere che dj set farò, proprio perché sono un personaggio eclettico. Io non sono in competizione con nessuno. E nella stessa condizione ci sono ATB e York: noi non ci siamo mai schierati dietro la bandiera di un preciso genere musicale.     https://soundcloud.com/rogershah/roger-shah-antillas-zara-taylor-fire-extended-mix     [post_title] => Roger Shah si racconta tra trance e chillout [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => roger-shah-mai-schierati-dietro-bandiera [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 12:22:36 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 11:22:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25113 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 25162 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-11-30 10:22:09 [post_date_gmt] => 2016-11-30 09:22:09 [post_content] =>   Quattro mesi dopo la pubblicazione del singolo, è finalmente disponibile il video di 'Let Me Love You', uno dei pezzi dell'anno, prodotto da Dj Snake - contenuto nel suo album d'esordio 'Encore' - e cantato da Justin Bieber. Nel video alla Bonnie & Clyde, tra finzione e realtà, è presente un cameo di Dj Snake mentre Bieber non appare per nulla.   [post_title] => Finalmente disponibile il video di 'Let Me Love You' [post_excerpt] => Cameo di Dj Snake. Bieber non appare. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => finalmente-disponibile-video-let-love-you [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 10:22:09 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 09:22:09 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25162 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )

Dopo gli Stati Uniti anche il Brasile perde il festival. Cosa succede?

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  Pete Tong e l’Heritage Orchestra di nuovo insieme. Giovedì 1 dicembre la 02 Arena di Londra ospita infatti il loro concerto durante il quale saranno eseguiti i più grandi

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Cameo di Dj Snake. Bieber non appare.

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