PRIMARIE

  “2 Years as one” è il titolo del nuovo libro di Hardwell, nel quale il dj olandese racconta  i due anni nei quali è stato ai vertici della nostra

di Dan Mc Sword, 4 dicembre 2016
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 25332 [post_author] => 112 [post_date] => 2016-12-02 10:30:20 [post_date_gmt] => 2016-12-02 09:30:20 [post_content] =>     La puntata di X Factor andata in onda ieri, 1 dicembre 2016, è stata seguita con particolare attenzione dal pubblico EDM italiano per l'annunciata presenza degli italiani Marnik e Merk & Kremont a spalleggiare l'ormai famosissimo Fabio Rovazzi nella presentazione della sua nuova canzone 'Tutto Molto Interessante', che va a seguire la hit 'Andiamo A Comandare'.         Un fattore, questo dei produttori nostrani che collaborano con personaggi decisamente più pop, che va di sicuro analizzato prima di trarre facili conclusioni. Perché se è vero che i sopracitati non sono andati ad X Factor presentando dei brani più affini ai loro rispettivi stili musicali, e se dobbiamo riconoscere che erano una presenza sicuramente relegata a un ruolo secondario sul palco (d'altronde la TV ha le sue regole),  è anche vero che sempre più cantanti (e non-cantanti, come si definisce Fabio Rovazzi) si affidano alle mani esperte di chi fa EDM per tirare fuori dal cilindro i loro successi. Successi che, idealmente, si può dire seguano il filone happy dance che qualche anno fa lanciava gli LMFAO nelle radio di tutto il pianeta con le loro 'Party Rock Anthem' e 'Sexy and I Know It', fino a far arrivare Redfoo, il componente più famoso, ad esibirsi a Tomorrowland, e che ora hanno portato Rovazzi e il suo team di produzione ad essere conosciuti a livello nazionale.         Al netto delle facili critiche che si stanno già muovendo sui social, infatti, è fondamentale notare come dei giovani ragazzi sappiano adattarsi al mercato discografico italiano ed essere là, in cima alle classifiche e alle preferenze popolari, con delle sonorità EDM che normalmente non arriverebbero ad un pubblico generalista, nonostante diano ampia dimostrazione di come sappiano farlo ballare. Non c'è neanche bisogno di sottolineare infatti quanto le basi delle canzoni prese in questione in questo articolo siano fondamentali alla buona riuscita popolare di esse. L'argomento divide e dividerà, non c'è dubbio. Noi, in tutto questo, non riusciamo a vederci niente di male, soprattutto perchè c'è molta consapevolezza e parecchia autoironia in questo modo di affrontare le cose (le t-shirt indossate ieri lo dimostrano ampiamente). Viva la musica leggera e libera dai pensieri, così come viva la musica concettuale e tutte le altre vie di mezzo. Se poi riesce a farci muovere il piede, o a farci fischiettare un motivetto, allora questa ha già vinto.   [post_title] => Marnik e Merk & Kremont a X-Factor con Rovazzi [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => xfactor-marnik-merk-kremont [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-02 10:30:20 [post_modified_gmt] => 2016-12-02 09:30:20 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25332 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 25183 [post_author] => 12 [post_date] => 2016-12-01 18:00:10 [post_date_gmt] => 2016-12-01 17:00:10 [post_content] => “Creo musica. Suono musica. Mi piacciono i dolci e amo mia mamma.” Così è come si descrive, in breve, Don Pepijn Schipper, alias Don Diablo. L’olandese è un produttore discografico e compone brani per film, spot pubblicitari e per altri cantanti. È proprietario di ben due case discografiche, è segue l'associazione Dance4Life, che va a scoprire nuovi talenti musicali. Forte eh? Beh, ha iniziato a soli 15 anni firmando un contratto con la Sony Music: bomba! Come lui, anche suo fratello produce musica per film e videogiochi: Don spiega che, proprio per questo, gli piace travestirsi durante i suoi set. Il momento di svolta, per lui, è arrivato tre anni fa quando, la morte del padre, lo ha spronato a iniziare a produrre ‘Starlight’, la traccia-svolta della sua vita. A sentire lui, le sue maggiori influenze sono: “mio papà, Prince, Aphex Twin, Phoenix, The Gorillaz, Captain Beefheart, Paul Elstak, Daft Punk, David Bowie, Larry Flynt, Michel Gondry, Ron Brandsteder, Rick Rubin, Ron Jeremy, Andy Warhol, Spike Jonze e Ari Gold & The Muppets”. Un po’ tantine eh? Eppure il suo successo non è quello di una meteora. C’è chi lo definisce un “futurista”... Una cosa è sicura: da mesi sta dominando la scena mondiale dell’EDM con la sua musica dallo stile Future House grazie a grandissimi pezzi e collaborazioni stratosferiche come quella con Tiesto in ‘Chemicals (feat. Thomas Troelsen)’; pensate che quest’ultima canzone è rimasta chiusa nel cassetto di Don per 5 anni. È ben difficile non accettare il fatto che sia un futurista! Andiamo a vedere come si veste l’uomo del domani! 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Ci credereste mai che tutto ciò fosse made in Italy? Luca Maggiora e Jordan Rocca sono due dei soci fondatori di Toyroom, un progetto londinese ma con il DNA italiano al 100%. Una realtà che, a due anni dalla sua nascita, ha raccolto una notevole quantità di successi costituendo ogni settimana un'eccellenza, non solo per Londra ma anche per Dubai, Istanbul, Mykonos e finalmente Roma. Nel "quartier generale" di Londra sono passati a far festa celebri nomi non solo nell'ambito VIP - Leonardo Di Caprio, per esempio - ma anche artisti di fama mondiale dall'hip hop alla main scene EDM (un paio di nomi? Axwell e Ingrosso). Luca e Jordan, che in questa chiacchierata realizzata a poche ore dall'apertura di venerdì scorso citano anche i soci Gennaro Salerno e Corrado Mozzillo, dopo aver conquistato cinque stati diversi hanno visto nel 2016 l'anno dell'approdo italiano. Nella celebre e scintillante cornice di via Veneto trova posto il Toyroom Rome che, tra hip hop e orsetti, resterà aperto dal venerdì alla domenica. Un copione che conosciamo bene, quello degli italiani che sbancano all'estero e tornano in Italia a spiegarci come si lavora. Impareremo prima o poi? Ecco che ci siamo detti.     Il progetto Toyroom ha visto la luce diversi anni dopo il vostro approdo a Londra. Raccontami la vostra storia. J: Ognuno di noi ha una storia diversa, con il trasferimento a Londra dovuto a scopi inizialmente differenti.  Per esempio Luca lavorava in banca mentre io facevo il broker marittimo. Per fare qualche soldo extra abbiamo entrambi scelto la strada del PR, in locali differenti. Quando ci siamo conosciuti abbiamo dato vita insieme al nostro club, il Project. In quello stesso periodo siamo entrati in contatto con Gennaro e Corrado, con il primo PR e il secondo proprietario di un altro locale, creando una sintonia di gruppo che due anni dopo si è tramutata nel progetto Toyroom. Parliamo del 2014.   Ti sei fatto un'infarinatura italiana di PR prima dell'approdo londinese? J: Certo, dall'età di 14 anni sono cresciuto nei locali, così come anche Gennaro e Corrado. Luca invece aveva collaborato per le olimpiadi del 2006.   Il mestiere del promoter, in Italia soprattutto, è abbastanza sottovalutato. Il guadagnare portando persone in discoteca ogni weekend nasconde dei ritmi e dei livelli di stress che la gente quasi sempre non considera. J: Parliamoci chiaro: noi siamo soci di Toyroom, ma siamo i primi promoter del locale. Promuovere un prodotto e convincere una persona a scegliere il tuo club piuttosto che un altro è una vera e propria arte. Basti pensare che, se sai fare il tuo lavoro, a Londra come PR puoi guadagnare più di un impiegato della Goldman Sachs. Il costo sono gli altissimi ritmi diurni e notturni e soprattutto l'essere costantemente schiavi del telefono. Un bravo PR occupa il 100% della sua giornata con la comunicazione: parlare con persone, fissare appuntamenti, gestire diverse pratiche. Sarà la notte a dirti quando stacchi.   Come hai visto evolversi questa figura professionale negli ultimi anni? L'avvento dei social media ha stravolto il panorama non poco... J: Noi di Toyroom, che siamo in questo settore da quindici anni, facciamo ancora le cose in "vecchio stile". Siamo cresciuti lavorando con gli SMS ed era tra quei messaggi e le chiamate che organizzavamo la nostra clientela. Oggi chiunque possegga un computer si crede un promoter, ma in realtà il rapporto umano rimane quello fondamentale e penso sia proprio il nostro rispetto di questo rapporto ad averci garantito il successo degli ultimi anni.     Luca, in un'intervista di qualche tempo fa hai detto che quando siete arrivati a Londra avete trovato una città in cui "qualsiasi progetto si sarebbe potuto realizzare, a prescindere dall'identità dell'ideatore". Gli anni sono passati, la scena clubbing si è evoluta e gli avvenimenti politici recenti potrebbero aver cambiato le carte in tavola. La tua affermazione è ancora valida?  L: Londra è sempre Londra. Una bolla di sapone, una realtà a parte rispetto al resto d'Inghilterra ma anche a tutta l'Europa. Il fenomeno Brexit non è ancora chiaro cosa comporterà, saranno i prossimi mesi a dircelo e per ora resta un'incognita. Aldilà di ciò, è incredibile la quantità di denaro che continua a circolare in questa città, unitamente alla semplicità della sua burocrazia. Per aprire la tua realtà ci impieghi cinque minuti, dribblando tutti i background check che fanno in Italia, e le banche sono molto più disponibili a prestiti. Rimane il fatto che siamo quasi nel 2017 e l'economia mondiale non se la passa troppo bene, ma Londra riesce sempre a restare a galla. Dispiace non poter dire lo stesso dell'Italia.   Italia in cui però siete finalmente tornati con Toyroom.  L: Siamo quattro italiani con cinque club in giro per il mondo, abbiamo sempre voluto averne uno in Italia, a Roma o Milano, perciò siamo fieri di questo approdo. Allo stesso tempo conosciamo benissimo la sfida che stiamo affrontando, perchè la nightlife romana non è quella londinese, e così anche la mentalità del suo popolo. Non vediamo l'ora di scoprire che significhi lavorare in questa città, ma saranno i prossimi mesi a dircelo. L'impatto di un locale non si giudica certo dalla prima settimana. Il cliente che ci viene a conoscere potrebbe non tornare, e così anche il PR che lavora ad una serata non è detto ci sarà nella successiva.     Un'altra bella scommessa è il genere musicale che offrite. Si parla di hip hop, che a Roma non è sicuramente un genere popolare, ma perlomeno è nuovo.  L: Noi resteremo coerenti con il sound tipico di Toyroom, senza adattarlo in base alla popolarità di esso nella città in cui arriviamo. Chi preferisce l'house ha tanti altri locali in cui recarsi, chi opta per hip hop e rock'n'roll troverà qui la sua casa.   A proposito di musica, possiamo aspettarci ospiti particolari nei prossimi mesi?  L: Innanzitutto verranno spesso a trovarci i nostri dj londinesi, Dj friktion e jon Rocca, fedeli di Toyroom principalmente la domenica. Per quanto riguarda guest speciali aspettatevi artisti hip hop e rap.   Uno dei maggiori ostacoli al successo dei club romani è la mentalità dei suoi promoter. La politica del pestarsi i piedi è sempre la preferita, quanto è differente la scena londinese in questo? L: Completamente. Il principio fondamentale e condiviso da tutti è il rispetto. A Roma ci sono locali che fanno feste da vent'anni, prima di noi la novità era il Rasputine; a Londra apre una nuova discoteca ogni sei mesi, e in qualunque zona tu scelga di aprire la tua ci sarà probabilmente una realtà nel raggio di un chilometro a farti potenziale concorrenza. Quindi essere professionali e corretti è tutto. Se non vai a dar fastidio a nessuno e non intraprendi manovre scorrette, come per esempio provare a levare staff, nessuno ti romperà le palle.   La vostra nazionalità ha mai comportato forme di diffidenza? L: Mai. Come ti dicevo Londra è una realtà completamente a parte rispetto al resto d'Inghilterra, e di profondamente inglese c'è davvero poco, a partire dalla clientela dei nostri locali. Ti dico, parliamo del 5-10% dei paganti settimanali: da noi passano molti più italiani, canadesi, tedeschi, francesi, arabi. Vivi in una città assolutamente cosmopolita, in cui la diffidenza verso i progetti stranieri è semplicemente impensabile.   [post_title] => Toyroom sbarca in Italia [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => toyroom-sbarca-in-italia [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-12-01 12:50:34 [post_modified_gmt] => 2016-12-01 11:50:34 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25309 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 25179 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-12-01 14:00:26 [post_date_gmt] => 2016-12-01 13:00:26 [post_content] =>   Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa. Chi secondo noi cambierà il panorama della musica elettronica nel 2017. La musica si muove sempre più veloce, il nostro compito è quello di raccontare le trasformazioni mentre avvengono, e se possibile cercare di capire chi potrà essere protagonista nel futuro prossimo. Perché è facile celebrare chi ha già raggiunto il successo ed è facile anche affidarsi al proprio gusto senza calarsi nello scenario che ci circonda, spingendo chi ci piace evitando di considerare fattori imprescindibili come la lettura della contemporaneità, dell’innovazione stilistica, del potenziale gusto del pubblico e del mercato. Abbiamo scelto qualche nome che nel 2017 potrebbe prendersi le luci della ribalta. Tutto filtrato attraverso i nostri gusti personali. Oggi tocca a me scommettere su 5 nomi per il 2017.   YOUNGR Kid Creole & the Coconuts erano un gruppo musicale statunitense che ebbe un enorme successo negli anni ottanta. Anche in Italia. Le Coconuts erano un trio femminile di coriste che accompagnavano August Darnell aka Kid Creole. Suo figlio si chiama Dario Darnell ed è un polistrumentista di New York, già parte della band Picture Book prodotta anche da Madeon. Oggi Dario si propone con un meraviglioso progetto solista chiamato Youngr, nel quale mostra tutto il suo talento suonando, cantando, arrangiando e producendo live la sua musica. Il suo debutto, ‘Out Of My System’ è semplicemente meraviglioso. Il sequel ‘Too Keen’ un po’ meno pop ma ugualmente all’altezza della ribalta. Questo è il futuro dell’elettronica live.     SAYMYNAME Se in Europa l’hardstyle è un genere elettronico consolidato, negli Stati Unito fa molta fatica. L’approccio di Dayvid Lundie-Sherman aka Saymyname, potrebbe però cambiare le carte in tavola. Almeno a giudicare la reazione del Basscon Stage del festival Nocturnal Wonderland di San Bernardino, in California. La hard-trap di Saymyname ha letteralmente rovesciato tutto, una miscela esplosiva di hip-hop, trap, hardstyle e rave classic che ha lasciato tutti senza fiato. Provare per credere. Se l’hard-trap sarà il futuro della EDM americana, Saymyname potrebbe diventarne il padrino.     FANGO Il boss di Kompakt Michael Mayer - attraverso la quale nel 2015 ha distribuito (via Disturbing Music) il suo album d’esordio 'Tuono’ così come tutte le sue produzioni– lo ha definito come "the hottest thing in the 4/4 business right now". Sono d'accordo, il 2017 potrebbe essere l’anno di Fango, veneziano, misterioso quanto la sua musica. Una techno scura e tensiva che ha fatto impazzire artisti come Tale Of Us, Laurent Garnier, Jackmaster, Dixon, Maceo Plex, Mano Le Tough, Solomon, Ben UFO e Marcel Dettmann che lo hanno supportato tutto l’anno. ‘Rectum’ e ‘Vena Cava’ suono due bombe atomiche. I suoi set sono caratterizzati anche da una ricerca e selezione decisamente originale che fanno di Fango uno degli artisti più interessanti da seguire.     THE HIM ‘Feels Like Home’ è una delle canzoni più sottovalutate del 2016. Se le visualizzazioni di tutti i video non ufficiali del pezzo presenti su Youtube fossero sommate, sarebbe uno dei più ascoltati dell’anno. E' stata scritta e prodotta dal duo The Him, olandesi che piacciono tanto a Martin Garrix e Tiësto, ai quali hanno affidato i remix ufficiali di ‘Summer Night’ (feat. John Legend) e ‘In The Name Of Love’ (feat. Bebe Rexha). La scorsa settimana sono stati scelti da Pete Tong per chiudere il suo show con un mixato di oltre mezz'ora.     MURA MASA Alex Crossan nel 2017 compirà 21 anni. Electronic music producer, songwriter e polistrumentista di Guernsey, isola britannica nel canale della Manica, inizia a suonare in alcune band prima di scoprire Ableton Live. È un ragazzino prodigio. A soli 16 anni debutta su BBC Radio One, sorte che accadrà a tutte le sue produzioni: "Firefly" (featuring NAO, 2015),"Love for That" featuring Shura, 2015) "What If I Go?" (featuring Bonzai, 2016) e soprattutto a "Love$ick" con il featuring A$AP Rocky con la quale ha raggiunto un pubblico più largo e soprattutto la programmazione radiofonica che potrebbe consacrarlo definitivamente.   [post_title] => Il 2017 in cinque nomi scelti da Ale Lippi [post_excerpt] => Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa. 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Se in Europa il festival gode di ottima salute, a tal punto che nel luglio 2017 saranno organizzati ben due weekend, nel mondo il brand fatica a decollare. Dopo l'edizione americana adesso anche quella brasiliana viene ufficialmente cancellata. Cosa succede Tomorrowland?   [post_title] => Il Tommorrowland Brasile è stato cancellato [post_excerpt] => Dopo gli Stati Uniti anche il Brasile perde il festival. Cosa succede? 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Giovedì 1 dicembre la 02 Arena di Londra ospita infatti il loro concerto durante il quale saranno eseguiti i più grandi successi dance in versione sinfonica: un progetto nato per festeggiare il ventesimo anniversario della presenza della radio britannica in Ibiza e che adesso diventa un mini tour e una compilation, con i più grandi classici della musica elettronica eseguiti da un’orchestra composta da 65 musicisti e diretta dal maestro Jules Buckley. La serata di giovedì viene trasmessa dalle 22.30 italiane in diretta web da BE-AT.TV, lo stesso canale che ha trasmesso i party di chiusura di Carl Cox e dello Space di Ibiza. Per Pete Tong il modo migliore per celebrare i suoi 25 anni a BBC Radio 1, che venerdì 2 dicembre saranno ricordati come si deve con una puntata speciale del suo programma Essential Selection.   https://youtu.be/xs3BXVTF7mw   Il concerto di giovedì esalta una volta di più il feeling tra elettronica e classica. Gli esempi sono innumerevoli: basti pensare alla versione di “For An Angel” di Paul Van Dyk eseguita live a Francoforte dall’HR Orchestra di Paavo Järvi, il concerto di Carl Craig con l’orchestra Les Siecles e il pianista Francesco Tristano Schlimé all’Alcatraz di Milano (nel 2009), così come è impossibile non ricordarsi in ambito più jazz di Ralf e Enrico Rava insieme sul palco di Umbria Jazz nel 2014. 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Con 'What We Started' insieme a Don Diablo e Steve Aoki hanno fatto il botto. E proprio Steve li ha invitati a suonare al suo party all'Hakkasan di Las Vegas, uno dei superclub più famosi e celebrati di questi anni. Sarebbe stato bello intervistare i nostri due eroi nazionali su questa esperienza, ma un'idea ancora migliore è quella di lasciare loro carta bianca, permettendgli di raccontare senza filtri la loro esperienza in prima persona. Un diario di viaggio. Così ho contattato Simon che in mezzo ai suoi numerosi impegni in studio e in giro per serate, ha trovato il tempo di scrivere queste righe. Gli cedo volentieri lo spazio per raccontare questa entusiasmante avventura, che sono sicuro vi appassionerà come ha appassionato me nel momento in cui l'ho letta. Buon viaggio!     https://www.youtube.com/watch?v=4aldkngvhH8 Prima di un lungo viaggio è sempre difficile dormire, ancora piu difficile se quel lungo viaggio ti porterà ad una delle serate più importanti della tua carriera, la festa di compleanno di Steve Aoki all'Hakkasan di Las Vegas. Eravamo pieni di pensieri e non sapevamo se saremmo riusciti ad organizzare tutta la parte live dell'esibizione: la versione intro di ‘The Next Level’ pochi giorni prima di partire sembrava impossibile da realizzare, ma grazie alla collaborazione di tutto il nostro team siamo riusciti a trovare un videomaker con tutti i permessi necessari per filmare all'interno del locale (filmare dentro un locale a Las Vegas è quasi impossibile), a contattare il guitar center di Las Vegas per affittare una chitarra in tempo, e a chiudere gli accordi con chi ha curato tutta la parte live dell'esibizione. Dopo una notte insonne, dopo 15 ore di volo in cui sono collassato con “Alla ricerca di Nemo" in loop nello schermo (e nelle cuffie), finalmente arriviamo all' aeroporto di Las Vegas dove una sobrissima limousine dorata ci stava aspettando agli arrivi, e subito chiediamo all'autista di accompagnarci a prendere la famosa chitarra. Tutto per il meglio, sembra. ma ecco la bella sorpresa.   La Fender Stratocaster Arriviamo davanti il negozio - e ce ne eravamo accorti tutti, ma nessuno ci credeva o aveva il coraggio di dirlo - il negozio era chiuso. Increduli. Chiamo subito il proprietario e gli chiedo spiegazioni, lui risponde che si era dimenticato e che sarebbe riuscito a tornare dopo 40 minuti, lo aspettiamo, chiacchieriamo con l'autista che gentilmente mi ha fatto guidare la sua limo dorata (un’esperienza unica!), ci beviamo un caffè. Inganniamo l’attesa, ma siamo piuttosto agitati perché mancano solo 4 ore alla festa e dobbiamo ritirare lo strumento, andare al club, fare il soundcheck e sistemarci. Finalmente arriva il proprietario, ci consegna questa bellissima Fender Stratocaster e letteralmente voliamo a fare il soundcheck. Tutto alla perfezione, contentissimi ed emozionatissimi per la serata andiamo a mangiare qualcosa e finalmente abbiamo tempo per rilassarci un po’.     15239158_10209888509242402_1087481768_n Come in un film Che vuoi fare a Las Vegas? Decidiamo per un giro ai famosi Casinò e ragazzi, è proprio come si vede nei film! Slot machine capaci di stregarti, milioni di dollari in giro, voglia irrefrenabile di buttarci lì in mezzo a giocare. Ma fortunatamente riusciamo a trattenere le tentazioni, e da bravi ragazzi ci dirigiamo al locale. Il proprietario ci fa entrare dal retro e arriviamo in consolle, da dove si vede il locale completamente pieno di persone e il dj resident che comincia a scaldare la pista, uno spettacolo incredibile, difficile da raccontare a parole. Un’emozione grande. Riconosco Louis dei One Direction, Ryan dei LOUDPVCK, il fratello di Steve Aoki e la madre, era come vivere in un film; dopo qualche minuti arriva Steve che va ad abbracciare la madre e il fratello e si siede accanto a noi a scambiare quattro chiacchiere. È incredibile come quell'uomo riesca a trasferire la sua tranquillità a chiunque abbia accanto, è bastato che dicesse "non vedo l'ora di vedere cosa avete preparato per stasera" per farmi tranquillizzare, convincendomi che tutto sarebbe andato bene. E allo stesso tempo è stato capace, con quelle parole, di elettrizzarmi ed eccitarmi come non mai. Steve fa il suo show, degno di lode come sempre, riesce a creare qualcosa che non ho mai visto creare a nessun altro con il suo pubblico, e in quel caso, giocando in casa, l'atmosfera era ancora più calda. Arriva il momento di ‘What We Started’, la nostra collaborazione assieme a lui e  Don Diablo, traccia con cui Steve chiude i suoi set. Il momento dove ci invita a salire sul palco con lui, ed è sempre un momento magico, dove la gente canta, noi ci abbracciamo, è veramente difficile spiegare l'atmosfera che si crea durante quella canzone, anche se non è la prima volta che ci capita non ci abitueremo facilmente a questa sensazione fantastica.   Tocca a noi! Poi la canzone finisce, Steve ci presenta al pubblico, la chitarra è pronta, Lush manda in play l'intro su cui avrei dovuto suonare. È arrivato il momento. Comincio a fare tutto quello che mi ero studiato, con le gambe tremanti arrivo al ritornello, vedo migliaia di cellulari rivolti verso di me che riprendevano, avevo raggiunto il primo obiettivo, suscitare la curiosità del pubblico; mi volto verso Steve e lo vedo seduto sulla casa monitor che mi guarda sorridendo, Louis dei One Direction (con cui durante il set di Steve avevamo scambiato amichevolmente una decina di shots) che mi fa il segno del "vai alla grande" e la mia adrenalina che arriva alle stelle, durante il solo. L'intro è finito, parte un boato dalla gente, io per poco non scoppio a piangere dall'emozione, ma questo non è il tempo delle lacrime, è il momento di demolire il club e facciamo partire subito la seconda traccia. Dopo due ore di set, un back to back finale con Steve, altri shots con Louis, alle 6 del mattino la pista è ancora piena, ma ci dicono di staccare, cosa che facciamo sempre a malincuore, mettiamo l'ultima traccia, salutiamo il pubblico ringraziandoli del calore che ci hanno dato alla nostra prima data negli Stati Uniti, prendiamo chitarra e cuffie e andiamo a in hotel. La festa è finita.     15280961_10209888509042397_708469342_n     Viva Las Vegas Dopo 3 ore di sonno a causa del jetlag mi arriva un messaggio su whatsapp da Steve, mi dice: “the guitar move was fuckin sick bro, really like that, thanks for everything and see you soon”. Ok. Rileggo. Realizzo. E il messaggio mi fa 10 volte l'effetto di un caffè e mi dà una carica incredibile. Passiamo tutta la domenica in giro per Las Vegas, ce la godiamo da veri turisti scattando qualche foto, ingozzandoci di hamburger, incontrando persone, amici che non vedevamo da tanto e dopo aver cenato con l'ennesimo hamburger torniamo all’Hakkasan. Suonano i DVBBS e vogliamo fargli un saluto. Incontriamo di nuovo Louis che ci invita a bere qualcosa con i suoni amici e noi accettiamo volentieri, inconsapevoli che quell'invito ci avrebbe fatto tornare in camera alle 6 del mattino. Ma questa è una parte del nostro viaggio che non vi raccontiamo, un po’ di mistero è giusto lasciarlo, no? Il giorno dopo salutiamo Las Vegas e torniamo a Milano, passando per Londra. Tutto sembra essere durato un secondo, o una vita. Di sicuro è stata una delle più belle esperienze che questo lavoro ci ha regalato, uno di quei sogni che diventano realtà e che ripagano di tanti giorni e notti passati davanti a un computer per cercare latraccia giusta, la nota giusta, il suono giusto. Soddisfatti di essere stati i primi artisti EDM ad aver suonato una chitarra su uno dei club più ambiti del mondo, dove ogni giorno passano personaggi come Calvin Harris, Tiësto, Drake e molti altri, non smetteremo mai di ringraziare Steve per tutto questo. Las Vegas è stata conquistata, ora non ci resta che conquistare tutta l'America. 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Roger-Pierre Shah da Esslingen am Neckar, Germania, lo abbiamo incontrato durante l'ultimo Trance Gate. A lui abbiamo chiesto lumi. Shah ha iniziato la carriera nel '96, quando la pop trance si apprestava a strizzare l'occhio alle radio con Paul van Dyk e Fragma. Pubblicato su label come Black Hole e Anjunabeats, ha anche fondato un'etichetta tutta sua, la Magic Island, poi ha collaborato con Armin van Buuren e girato continuamente il mondo. Fermandosi per un attimo nella Milano che tutto consuma e poco si informa, in un hotel del centro il dj teutonico si è raccontato a DJ Mag.   Ci si aspetta sempre un cambio di rotta sonora da un dj che frequenta molti territori diversi come te. È giusto adattare il proprio sound al gusto italiano? No. E poi non cambio i dj set in merito a dove sono e dove suono. Il bpm invece varia solo in base alla durata del set: se le ore sono tante, allora preferisco partire piano per poi puntare a un crescendo anche in fatto di velocità.   Sono in molti ad aspettarsi un Roger Shah a più facce. Quali sono le differenze tra quello che suoni e quello che produci? C'è sempre un mood, tra ciò che suono e produco, ed è il comune denominatore della musica più legata alle melodie e al suono balearico. Tratto sempre la musica come fosse la massima espressione dell'arte e quindi ogni mia creazione nasce rispettando le radici di un groove e dal mio modo di pensare di un preciso istante. È musica istintiva.   L'unicità ti contraddistingue. Non mi pare ci siano altri Roger Shah e altre Magic Island in circolazione, non credi? Molte etichette sono vicine a un genere preciso, e risultano molto specializzate, invece Magic Island è più trasversale anche se legata a quello che è il suono dell'isola che io amo e cioè Ibiza.     [gallery ids="25116,25117,25118"]     York, ATB, tu stesso: diversi dj tedeschi sono legati a un mondo vicino al chillout. Perché? Penso che tutto parta dagli strumenti tradizionali, che molti miei colleghi prediligono. York ad esempio è un grande musicista, oltre che un mio amico, e ha un suono molto piacevole e balearico. Ma anche ATB ha delle doti davvero particolari, è un vero talento.   La trance si sta muovendo verso l'EDM-big room da festival? Sì, ma è solo per fare cassetta, per fare più serate possibili. Io però non voglio cambiare: preferisco fare meno date, ma fare quello che mi detta il cuore e non il portafogli. Questa storia della ripetitività del breakdown, del buildup e del drop a me non va giù: mi annoia tremendamente.   Quindi cosa potremmo ballare durante i grandi eventi? Più techno, più suoni duri. L'elettronica sta cambiando in tutto il mondo e bisogna solo stare aggiornati ai nuovi corsi sonori. D'altro canto servirebbero più melodie, sicuramente.   Su Magic Island è finito anche un pezzo molto particolare: 'John Lover' di NotAndrew e Alain Ducroix. Come hai scoperto questi ragazzi italiani? È una dritta dello stesso Alain Ducroix: in realtà lui mi ha messo in contatto con il team dei DeepRock, che ha prodotto il remix che mi ha ribaltato dalla sedia. È un brano che mi piace, aspetto solo che i ragazzi lavorino su del nuovo materiale.     https://youtu.be/B8OZzlTdKo4     Le tue compilation, anche fisiche, in formato cd, vendono nonostante la crisi. Come fai? Il mercato è 80% download e 20% cd o vinile: la cosa buona è che io ho un pubblico molto eterogeneo e trasversale, con una fanbase molto forte fatta di giovani ma anche di gente più in là con l'età. Forse è merito del mio suono.   Perché nella trance non vengono impiegate voci black? Le voci nere sono più soul e adatte alla house music. La trance è più vicina al mondo della new age e delle voci bianche.   Perché Ibiza ti ha colpito e condizionato? Perché è un mondo e un mercato a sé. Ibiza è tutto, è laboratorio ma anche mainstream, è industria musicale ma anche posto in cui rilassarsi. Luoghi come il Café del Mar sono unici e speciali per chi, come me, fa il mestiere di dj producer.     [gallery ids="25119,25120,25121"]     Si può parlare già di un erede di Roger Shah? Sì, ci sono in giro tanti bravi ragazzi e se posso li pubblico sulla mia label. Non voglio fare torti a nessuno quindi invito solo ad andare sul mio Soundcloud per scoprire veri newcomer.   Come si fa a sezionare e classificare il tuo stile? Fa fatica pure Beatport. Non saprei. Il bpm non è tutto ma incide molto in un genere. A volte etichettare le cose è un male. Ma è d'obbligo perché è comodo.   Magic Island è formalmente nata grazie a Black Hole Recordings, poi cosa è successo? Per anni siamo stati con Armada e successivamente siamo tornati con Black Hole grazie a un rapporto intenso con Arny Bink: una strettissima collaborazione che ci ha portati a lavorare di nuovo insieme.   Questa storia che sei un dj trance molto legato alla Balearic beat non sembra ti possa togliere dalle costanti competizioni con i big, ovvero a sfide dirette con mostri sacri come Armin van Buuren? Chi gestisce e organizza serate mi contatta sempre per sapere che dj set farò, proprio perché sono un personaggio eclettico. Io non sono in competizione con nessuno. E nella stessa condizione ci sono ATB e York: noi non ci siamo mai schierati dietro la bandiera di un preciso genere musicale.     https://soundcloud.com/rogershah/roger-shah-antillas-zara-taylor-fire-extended-mix     [post_title] => Roger Shah si racconta tra trance e chillout [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => roger-shah-mai-schierati-dietro-bandiera [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 12:22:36 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 11:22:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25113 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [8] => WP_Post Object ( [ID] => 25162 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-11-30 10:22:09 [post_date_gmt] => 2016-11-30 09:22:09 [post_content] =>   Quattro mesi dopo la pubblicazione del singolo, è finalmente disponibile il video di 'Let Me Love You', uno dei pezzi dell'anno, prodotto da Dj Snake - contenuto nel suo album d'esordio 'Encore' - e cantato da Justin Bieber. 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"È il nostro primo tour qui. Siamo già venuti parecchie volte (in Europa) durante l'estate, per dei festival, ma questa è la prima volta che portiamo il nostro nome da solo in tour. Sappiamo che le nostre canzoni stanno diventando sempre più popolari anche qui, vediamo gente commentare i nostri post in francese, svedese, italiano. Ma le parole sono molto diverse quando guardi il pubblico in faccia durante lo show. Non avevamo idea di come sarebbe andata."
  Photography by @[208393630522:0]   Insieme a Milano, il duo più pop dell'EDM mondiale ha fatto tappa a Parigi, Barcellona, Zurigo, Losanna, Glasgow, Londra, Amsterdam, Copenhagen, Stoccolma, Oslo ed Helsinki, per un totale di tredici concerti in diciassette giorni, dal 10 al 26 ottobre. La paura del gruppo di trovarsi in "territorio straniero" ed affrontare il loro primo tour è stata combattuta a colpi di sold out, ovunque. Basti pensare come a Milano, ad un mese dall'esibizione, sia scattata la corsa al biglietto, quasi sempre introvabile o a prezzi esagerati, e che durante la serata sia stato presente un pubblico molto eterogeneo, con ragazzi ed adulti presenti veramente da mezza Europa. Fattori questi che normalmente nel capoluogo milanese, per serate di questo genere, non si verificano mai.   [post_title] => Anche Milano nel vlog europeo dei Chainsmokers [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => milano-vlog-europeo-chainsmokers [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-29 15:05:01 [post_modified_gmt] => 2016-11-29 14:05:01 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25133 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [10] => WP_Post Object ( [ID] => 25060 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-11-29 15:30:00 [post_date_gmt] => 2016-11-29 14:30:00 [post_content] =>   Nel 2017 l’IMS, l’International Music Summit di Ibiza festeggerà la sua decima edizione e a fine novembre partecipa a suo modo al Black Friday e al Cyber Monday annunciando data e location dell’anno prossimo, con uno prezzo speciale per chi acquisti il badge entro il 30 di questo mese. Ims 2017 si svolgerà da mercoledì 24 a venerdì 26 maggio, come sempre all’Hard Rock Hotel,  coinciderà con le aperture di quasi tutti i club ibizenchi e si concluderà con il vero e proprio Gran Finale, il festival a Dalt Villa. Richie Hawtin, Sven Väth, Fatboy Slim e Carl Cox alcuni dei nomi principali che in questi anni hanno partecipato a panel, workshop e interviste pubbliche di Ims, che nel frattempo ha avuto diversi spin off a Los Angeles, Malta e Singapore. Mentre si avvicina dicembre e il primo vero freddo stagionale è già realtà, pensare a dove si potrà essere a fine maggio del prossimo anno aiuta di sicuro a sentirsi un po' più al caldo.   [post_title] => Dieci anni di International Music Summit [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => dieci-anni-di-international-music-summit [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 17:30:08 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 16:30:08 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25060 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [11] => WP_Post Object ( [ID] => 25136 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-11-29 15:00:31 [post_date_gmt] => 2016-11-29 14:00:31 [post_content] =>   La 24esima edizione del Sónar di Barcellona annuncia i suoi primi 22 show, nomi destinati come sempre a rivelare quali saranno i principali protagonisti musicali della prossima estate, non soltanto sul fronte strettamente elettronico. Da giovedì 15 a sabato 17 giugno previsti Justice, Nicolas Jaar, Moderat, Eric Prydz e De La Soul, tutti artisti che in questa stagione stanno tornando con nuovi album e nuovi live, così come non mancheranno dj set più tradizionali, con Nina Kraviz, The Black Madonna e Damian Lazarus. Assai corposo anche il calendario di panel e incontri pubblici di Sónar D+, sempre più dedito alla cultura digitale e alla creatività tecnologica: il clou è probabilmente rappresentato dalla conferenza di Daito Manabe, designer, compositore, dj e vj giapponese. Nel frattempo il Sónar prosegue il suo tour mondiale: Buenos Aires (sabato 3 dicembre), Bogotà (mercoledì 7 dicembre) gli ultimi appuntamenti 2016, Islanda, Turchia e Hong Kong i primi del 2017. Foto di Ariel Martini   https://vimeo.com/193388535     [post_title] => Sónar 2017 svela i primi nomi [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sonar-2017-svela-i-primi-nomi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-11-30 17:22:55 [post_modified_gmt] => 2016-11-30 16:22:55 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=25136 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )

SECONDARIE

    La puntata di X Factor andata in onda ieri, 1 dicembre 2016, è stata seguita con particolare attenzione dal pubblico EDM italiano per l’annunciata presenza degli italiani Marnik

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di Federico Piccinini, 1 dicembre 2016

Abbiamo fatto una scommessa: quattro firme di DJ Mag, cinque nomi a testa.

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Dopo gli Stati Uniti anche il Brasile perde il festival. Cosa succede?

di Ale Lippi, 1 dicembre 2016

  Pete Tong e l’Heritage Orchestra di nuovo insieme. Giovedì 1 dicembre la 02 Arena di Londra ospita infatti il loro concerto durante il quale saranno eseguiti i più grandi

di Dan Mc Sword, 30 novembre 2016

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di Alberto Scotti, 30 novembre 2016

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di Dan Mc Sword, 29 novembre 2016

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di Dan Mc Sword, 29 novembre 2016

TERZIARIE

  Anche la Finlandia inizia a vantare dj e producer in grado di farsi onore all’estero, sulla scia della nazioni cugine Svezia, Danimarca e Norvegia: basti pensare al duo Tom

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    Il sito Masterclass propone seminari e lezioni di varie discipline artistiche, sportive, artiginali: recitazione, cucina, sport, scrittura. E musica. Lo fa con insegnanti davvero eccezionali come Kevin Spacey,

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    Sabato 3 dicembre alle ore 15 da Freeshop, al Centro Commerciale Atlante di San Marino, vi aspettiamo per uno degli appuntamenti più esclusivi e interessanti del mercato: Demolition

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Una volta all’anno la città di Mantova, base operativa del collettivo Qloom, si cimenta in quello che è divenuto un appuntamento fisso nell’inverno dei clubber italiani. Il Palabam si veste

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Se prima erano i tre, ora gli Yellow Claw sono in due… ma non si sono certo fermati. Un tour incessante tra festival e club. Compriamo la loro felpa e

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In consolle alla fiera di Bologna Seth Troxler, The Martinez Brothers, Jackmaster e Disclosure

di Ale Lippi, 22 novembre 2016

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  Questa si che è una bella notizia. Dopo settimane di malinconia e cattivi umori – registrati in tutta la scena clubbing internazionale –  legati alla chiusura, per molti versi piuttosto

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Ciao Delta e benvenuto su DJ Mag Italia! Voglio partire da una frase presa dalla tua bio: "Poco importa che si abbia in mano un plettro o un crossfader, l'importante è che sia buona musica". Un concetto apparentemente semplice ma che in fondo nasconde mille visioni e interpretazioni soggettive; negli anni come hai formato il tuo personale concetto di "buona musica"? E soprattutto: sei partito con un plettro o con un fader?

Si, in realtà ho iniziato a fare musica suonando la chitarra nel 93-94. Ai tempi prendevo lezioni da un maestro; mentre era intento a spiegarmi la scala pentatonica io ero incuriosito da un giradischi che stava su un mobile alle sue spalle così gli chiesi: "Ma con quel coso lì si può fare musica?". Lui inorridì, dicendomi che era impossibile, che era solo un oggetto finalizzato alla riproduzione musicale. Così smisi di prendere lezioni di chitarra (ride), perchè sin da subito cominciai a sviluppare un'idea "antropocentrica" della musica, mi convinsi cioè che la musica la fanno le persone e non gli strumenti musicali quindi, per ritornare alla frase di cui sopra, "poco importa che si abbia in mano un plettro o un crossfader, basta che sia buona musica!". E la buona musica è quella che trasmette emozioni all'ascoltatore, ne stimola la curiosità e il gusto, il criterio che ho seguito negli ultimi 22 anni. E ripeto: per fare buona musica puoi "suonare" qualsiasi cosa, anche uno strumento con convenzionale come il giradischi.

Nonostante tu riesca a passare tra i diversi stili con disinvoltura, le radici stesse del turntablism sono fondate sulla scena hip hop/rap. Quali sono per te i mostri sacri che ti hanno fatto innamorare di questo ambiente?

Se rimaniamo nell'ambito del Djing, sicuramente gente come Jazzy Jeff e Cash Money hanno avuto un ruolo centrale nella mia formazione artistica: molto del mio stile di scratching e mixing trova le sue radici nella "scuola di Philadelphia". Allo stesso modo, parecchia influenza sul carattere "open format" della mia impostazione musicale hanno avuto personaggi come Master at Work (Kenny Dope e Little Louie Vega) che rappresentano il ponte tra l'hip hop e un concetto più ampio di black music che abbraccia il funk, il soul, il latin fino ad arrivare alla house, e DJ Nu-Mark, uno dei DJ più talentuosi e solidi che abbia mai avuto modo di ascoltare. Per quanto riguarda i gruppi, invece, di sicuro molto del mio legame con il mondo dell'hip hop/rap lo devo a formazioni come gli A Tribe Called Quest, Black Moon, Nas, M.O.P.

Se dovessi sceglierne una, qual è la traccia che mixeresti o inseriresti sempre in un tuo live?

Funky Drummer di James Brown, che poi è il fondamento di tutto ciò di cui abbiamo parlato fin'ora!

https://www.youtube.com/watch?v=AoQ4AtsFWVM

La finale del Red Bull Thre3style dello scorso maggio a Milano ti ha incoronato campione italiano, dandoti l'opportunità di far valere il tuo talento in Cile nella finale mondiale del prossimo dicembre. Che idea ti sei fatto del livello italiano dopo aver vissuto quell'esperienza? Come siamo messi rispetto al resto del mondo? E qual è il livello mondiale?

Relativamente alla finale nazionale, posso dirti che tutti i partecipanti sono bravissime persone oltre che bravissimi DJ! Spesso diamo per scontato il lato umano di un artista, ma non va mai sottovalutato. Sul piano tecnico, ho notato una positiva diversità di stili tra i vari concorrenti: gente più preparata sul clubbing, come Damianito, Mista P e Reddi, altri più tecnici sul piano dello scratch e dell'uso creativo della tecnologia, come Mate e John Type. Il livello è alto e lo sarà anche al mondiale. Rispetto alla collocazione dell'Italia nel panorama del turntablism mondiale, abbiamo da sempre avuto un nostro stile, un "made in Italy" del giradischi che si è via via consolidato negli anni e ci permette di distinguerci nella DJ community internazionale e di parlare, oggi, di una scuola italiana del turntablism. E questo grazie all'impegno e all'evoluzione apportata da protagonisti importantissimi di questa storia, da Zappalà, Prezioso e Skizo che rappresentano la fase prodromica del turntablism italiano, passando per la golden age degli anni 90 con Alien Army e Men in Scratch fino ai giorni d'oggi con giovani fortissimi come DJ Fasker, uno che se fosse nato negli USA avrebbe già fatto parlare di sè da un pezzo!

Visto che abbiamo parlato di mostri sacri e del livello attuale, che mi dici dell'evoluzione del turntablism dai suoi albori a oggi? Immagino che anche le trasformazioni tecnologiche abbiano giocato e giochino un ruolo fondamentale.

Il turntablism è evoluzione per eccellenza: è avanguardia! Suonare un giradischi ti colloca già in un universo di immaginazione, fantasia, perchè sai di suonare uno strumento che da molti scettici non è considerato tale (anche se ormai, per fortuna, questa visione è sdoganata). Questa tensione continua, questo "mondo della fantasia" musicale, ha da sempre reso il turntablism un terreno fertile per rapidissime evoluzioni. Dalla fine degli anni 80 ad oggi si è assistito ad una crescita impressionante di tecniche e stili (gli anni più prolifici, secondo il sottoscritto, restano comunque gli anni 90). Oggi assistiamo a degli show di turntablism in cui i Djs eseguono delle routine che lasciano a bocca aperta. E' vero anche che un ruolo centrale in questa evoluzione ha avuto l'innovazione tecnologica, ma è ovvio che sia così: c'è un filo diretto tra la crescita del Djing e la disponibilità di tecnologia DJ friendly. Basti pensare a quanto è cambiato il modo di mixare i dischi con il passaggio dai giradischi Lenco ai Technics 1200. Oggi sistemi come il DVS (Digital Vinyl System), i vari controller disponibili, i nuovi mixer ecc. permettono ai Djs di esprimersi al meglio e di spingersi sempre oltre nella loro offerta artistica.

Per salutarci, visto che la disciplina in questione può essere molto spettacolare, consigliaci un video che dovrebbe assolutamente guardare chi del turntablism non ha mai sentito parlare.

Il live degli Invisible Piklz (Q-Bert, Mix Master Mike, Shortkut) a Bologna nel 1997. Stiamo parlando della formazione che più di qualunque altra ha innovato il mondo del turntablism a livello mondiale e che richiederebbe un articolo a parte per essere descritta. A quel live erano presenti quasi tutti i DJ scratcher d'Italia e in quella notte fu come entrare in contatto con degli alieni, che parlavano una loro lingua e che tutti noi eravamo intenzionati ad imparare. Questo è il video integrale del loro live, che negli anni 90 era contenuto in una VHS che passava avidamente di mano in mano e destinato ad essere studiato, sviscerato, assimilato negli anni a venire e ad influenzare intere generazioni di turntablist italiani.

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La raccolta, 'Skin Companion', è stata composta nello stesso periodo dei pezzi di 'Skin', e contiene una serie di brani che si distanziano dal tipico "Flume sound" esplorando nuovi orizzonti sonori assolutamente interessanti. Per ora l'EP è disponibile esclusivamente in vinile, ma è possibile ascoltarlo in streaming. 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'Young Death', appunto, e 'Night Market'. Lo acquistate in digitale sugli store e sul Bandcamp dell'artista, dove trovate anche il vinile. Anzi, no. Perchè esce ufficialmente dopodomani ma è già sold out. Come prevedibile. Il tutto come sempre su etichetta Hyperdub. Due  tracce che sono una rassicurante certezza, e non è una definizione così positiva, per un artista come Burial. Vi spiego perchè.         Il solito can can mediatico è la cosa più interessante intorno al disco, perchè le due tracce non ci portano nulla di nuovo rispetto a ciò che già abbiamo sentito in passato dal producer e da ciò che potevamo aspettarci: quel suono di synth, quelle voci pitchate, quel mood notturno, scuro e onirico, quelle batterie sporche. Io sono un grandissimo fan di Burial, 'Burial' e 'Untrue' mi sconvolsero ai tempi e me li porto nel cuore come un retaggio importantisismo e come due dei momenti più dell'evoluzione della musica nello scorso decennio. 'Archangel' è uno di quei diamanti che illuminano giorni e notti per sempre, non si discute. Ma non si discute nemmeno sul fatto che ormai da troppo tempo Burial vive di rendita, con release sporadiche precedute da un hype mediatico quasi religioso e puntualmente simili a quanto già fatto nei suoi primi, ineguagliabili anni. Intendiamoci, non sto parlando di una caduta di stile, semplicemente di una certa stanchezza creativa.  La forza di Burial è stata proprio quella di creare un alone di mistero che non l'ha mai abbandonato, un personaggio capace di non cedere alle tentazioni mediatiche e alle lusinghe di un'epoca che ci vuole affamati di presenzialismo. Burial, Banksy, Bristol, Robert Del Naja dei Massive Attack. C'è questo filo conduttore che lega personaggi dal profilo altissimo e dalla linea di condotta molto peculiare, quasi che la loro sia una sfida a questo mondo di click e condivisioni. 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Chi secondo noi cambierà il panorama della musica elettronica nel 2017. La musica si muove sempre più veloce, il nostro compito è quello di raccontare le trasformazioni mentre avvengono, e se possibile cercare di capire chi potrà essere protagonista nel futuro prossimo. Perché è facile celebrare chi ha già raggiunto il successo ed è facile anche affidarsi al proprio gusto senza calarsi nello scenario che ci circonda, spingendo chi ci piace evitando di considerare fattori imprescindibili come la lettura della contemporaneità, dell'innovazione stilistica, del potenziale gusto del pubblico e del mercato. Abbiamo scelto qualche nome che nel 2017 può giocarsi una buona chance per prendersi le luci della ribalta. Un gruppo di artisti che secondo noi ce la possono fare, tra chi punta al mainstream e chi al cult dell'avanguardia. Tutto filtrato attraverso i nostri gusti personali. Inizio io, con un taglio rivolto alla corrente più alternativa, tra debuttanti e nomi già noti nell'ambiente ma che potrebbero fare uns alto di qualità e popolarità notevole.   Gaika Uno che debutta su Warp con disco che si chiama ‘Spaghetto EP’ per me ha già vinto. Il cantante/producer britannico danza sulle macerie del grime, del glitch, frullando gli stili con apparente semplicità. Un outsider talentuoso e interessante, uno che potrebbe puntare a regnare tra gli alternativi ma che, se gli gira, potremmo vedere a fare il produttore pop. Cambiando le regole del gioco. Fidatevi.   https://www.youtube.com/watch?v=C6EGI7dVSAg     Giorgia Angiuli Come si può non amare Giorgia? Guardate i suoi video in rete: ha una bravura fuori dal comune nel comporre tracce live in cui strumenti più convenzionali come synth e drum machine si affiancano ai giocattoli e ad altre imprevedibili “scatolette sonore”, il tutto sostenuto da una voce eterea e solidissima al tempo stesso. Come se non bastasse, ha carisma da vendere e un immaginario tutto suo. Piace a molti: fans, dj, label, addetti ai lavori. Il suo 2017 è pieno di promesse.   Kende Ha solo 19 anni e va ancora alle Superiori. Ma ha già pubblicato un remix per Ady Suleiman sulla label di Simon Cowell (l’inventore di X-Factor e di tanti altri talent show musicali) e uno in free download per The Chainsmokers. Gabriel Rossi in arte Kende ha una maturità sonora disarmante, è lecito scommettere su di lui. Mi entusiasma il modo in cui usa i canoni della future bass con la consapevolezza di chi, così giovane, già sembra conoscere le dinamiche e la grammatica del pop.   https://soundcloud.com/kendemusic/the-chainsmokers-all-we-know-kende-remix     Mall Grab Una vera scommessa: Jordon Alexander è australiano, vive a Londra e sembra capace di fondere glu elementi della old school house newyorkese con i suoni nebbiosi e umbratili londinesi e l'energia schietta e muscolosa della sua terra. Non ha ancora dimostrato molto, ma un paio e di EP e qualche remix ben giocata l'hanno messo sul mio radar, e fanno sperare in grandi cose, se aggiusta il tiro e lavora di lima sui dettagli. Scommettiamo su di lui? Io ci sto.   https://soundcloud.com/mallgrab/mountain-with-yaeji     Mirfak Dopo Kende, un altro italiano che vive in Svizzera. Mirfak mi ha stupito con il suo remix di Taptone & Magnifico la scorsa primavera, e non sono l'unico ad esserne stato entusiasmato. Le influenze sono chiarissime: Flume e tutto il mondo future bass, con quell'attitudine che non disdegna la forma canzone. Caratteristiche che lo accomunano a Kende, con tutte le differenze stilistiche tra i due (che infatti hanno fatto un pezzo insieme qualche mese fa). Da un lato l'innovazione, dall'altro la voglia di mainstream. Intanto ha radunato una bella ballotta di altri producer nella prima compilation della label Hack. Uno che non ama stare con le mani in mano. 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