Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 6259 [post_author] => 7 [post_date] => 2014-12-18 16:09:54 [post_date_gmt] => 2014-12-18 15:09:54 [post_content] => Il fenomeno Sensation per il terzo anno consecutivo sbarca in Italia. Il nuovo capitolo si intitola "Innerspace", spettacolo che andrà in scena sabato 18 aprile 2015 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna). Sul palco e in pista, grazie alla collaborazione di Studio’s, ID&T e Massimo Fregnani, la white night più famosa al mondo. Durante la conferenza stampa tenutasi a Milano, alla quale hanno presenziato La Pina e Albertino, in rappresentanza del media partner Radio Deejay, gli organizzatori non si sono voluti sbilanciare sulla line-up. Quattordici anni fa Sensation ha iniziato il suo lungo viaggio attraversando 33 nazioni e accogliendo oltre due milioni di visitatori.   http://youtu.be/Ivenz5DhkhU   E anche nel 2015 sarà pronto a stupire con allestimenti sempre più visionari, tecnologici e coinvolgenti. L’unico obiettivo è interagire direttamente con il pubblico, incoronato protagonista assoluto grazie anche al caratteristico dress code total white. Per la prima volta in Italia, "Innerspace" si presenta con un palco centrale dal design immaginifico e avveniristico animato dai migliori acrobati, artisti e dj della scena EDM e techno mondiale, questo per sei ore di show, tutto marchiato Sensation. [post_title] => Sensation, terzo sbarco a Bologna nel 2015 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sensation-sbarco-bologna-nel-2015 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-18 16:37:59 [post_modified_gmt] => 2014-12-18 15:37:59 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6259 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 6250 [post_author] => 3 [post_date] => 2014-12-18 12:59:55 [post_date_gmt] => 2014-12-18 11:59:55 [post_content] => Elita è una realtà culturale ormai consolidata a Milano, e di fama - meritatamente - nazionale. E' un bel regalo di Natale questo annuncio dei primi nomi che saranno in cartellone alla prossima edizione del festival, che come ogni anno si colloca nella prestigiosa, mondanissima e frequentatissima settimana del Salone del Mobile milanese. Elita Design Week Festival sarà in scena dal 14 al 19 aprile 2015, non ci sono molti dettagli su location ed eventi specifici (il comunicato stampa parla di "nuovi trend estetici e mediatici, interessando varie aree della città, con eventi speciali e location insolite") ma è già stato lanciato il tema #BORDERLESS, che sottolinea l'ampiezza della proposta artistica e culturale e di una programmazione in cui i confini tra elettronica e contaminazione sono sempre più labili. Anzi, in cui i confini vengono proprio meno. E la cosa ci piace. La decima edizione di EDWF punta ad un obiettivo ambizioso, quello di migliorare i successi dello scorso anno e di ampliare pubblico e offerta, con più di 50 acts per un totale di 30 eventi nell'arco di tutta la settimana, e quattro eventi di lancio nei mesi di febbraio e marzo (qui di seguito, riprendendo il comunicato, sono catalogati come warm up*, e aggiungo che sono ghiottissimi). Tra i tanti, ottimi artisti nella lista, spiccano DJ Shadow e TV On The Radio, tra i warm up, e Ben Ufo, Dixon, Henrik Schwarz e Gui Boratto durante il festival. 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Come riporta il magazine Digital Spy, le undici tracce dell'album -il cui titolo sarebbe 'Iconic'- sono state immesse sul web e fra queste ci sarebbero anche i titoli, già confermati, di 'Rebel Heart' (brano che era già apparso online), 'Bitch I'm Madonna', 'Joan of Arc' e 'Make the Devil Pray'. Fra i produttori e autori coinvolti nel nuovo lavoro della mega-star ci dovrebbero essere Avicii, i Disclosure, Diplo, Natalia Kills, Ryan Tedder e Sophie. Per il momento non si registrano dichiarazioni ufficiali da parte di Madonna o del suo manager Guy Oseary. 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Solo nel giugno scorso veniva pubblicata, su quest'etichetta, una delle perle di questo 2014, “Truant” di Alan Fitzpatrick e, per limitarci all'anno appena trascorso e giunto quasi al termine, l'etichetta tedesca ha prodotto Minilogue, Rodhad e Ilario Alicante, scelte sintomatiche di una volontà decisa di proporre, tra un'uscita tech-house e l'altra, nuove e vecchie leve del panorama techno internazionale. https://www.youtube.com/watch?v=Mi2WUUWY_eU A fare notizia è stavolta un ritorno, a ben quattro anni di distanza dalla sua ultima comparsa sulla label. Johannes Heil riallaccia le fila col passato e presenta un Ep, intitolato “Souls”, insieme ad un artista con il quale ha già scritto la storia della Figure di Len Faki, Markus Suckut, al suo primo lavoro di firma Cocoon. Entrambi tedeschi, entrambi fedeli ad un'idea di techno armonica, i due raccontano un passato infarcito di compartecipazioni a grandi eventi e grandi successi da producer solisti. “Souls” è la prima vera e propria collaborazione tra due artisti che, nell'immaginario collettivo, sono sempre associati e additati come inscindibile duo nelle notti Figure in giro per il mondo. L'Ep si compone di tre tracce. “Intention” è già un tormentone: si presenta come pezzo molto Detroit e ha già attirato l'attenzione e riscosso entusiasti feedback da Robert Hood. Immancabile nei set della stragrande maggioranza di artisti mitteleuropei, “Intention” ha già condotto on fire le più prestigiose dancefloor, passata da Ben Klock, Marcel Dettmann e Len Faki stesso. “Souls”, seconda traccia che dà titolo al lavoro, è frutto di una minuziosa ricerca melodica, lascia trasparire con più decisione la vena di Johannes Heil rispetto a quella di Suckut, ha uno stampo che ricorda le tracce di “Transition”, l'Ep che ha consacrato il producer di Francoforte al ruolo di referente principe dell'elite musicale tedesca. “Hectic” è un brano sorprendentemente neoclassico: non è un azzardo definirlo una rivisitazione in chiave techno de “Il volo del calabrone” di Nikolaj Rimskij-Korsakov, così invadente, così fastidioso, così illuminante. 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Questa la tracklist colmpleta: A1 Nina Kraviz - Prozimokampleme A2 Steve Stoll - Pop Song B1 Nina Kraviz - IMPRV B2 Bjarki - Polygon Pink Toast C1 Population One - Out of Control (Vocal mix) C2 Population One - Bonus Beats D1 Exos - Nuclear Red Guard D2 Parrish Smith - 1.0 : 8.0 Afrika Genocide 'IMPRV' farà anche parte del suo imminente mix album per la serie 'DJ-Kicks mix' che, come vi annunciavamo già un paio di mesi fa, uscirà il 26 gennaio su !K7. Sono numerose le date italiane in vista per la dj/produttrice di origine siberiana: venerdì 26 dicembre all'Harmonized di Porto Sant'Elpidio (FM), nella notte di Capodanno al Mob di Villagrazia di Carini (Palermo), lunedì 5 gennaio 2015 al Bolgia di Osio Sopra Bergamo e sabato 14 marzo al Serendipity di Foligno. [post_title] => Nina Kraviz: un brano inedito e le prossime date [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => nina-kraviz-brano-inedito-prossime-date [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-17 16:37:12 [post_modified_gmt] => 2014-12-17 15:37:12 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6231 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 6224 [post_author] => 8 [post_date] => 2014-12-17 15:23:47 [post_date_gmt] => 2014-12-17 14:23:47 [post_content] => Fra i nomi di punta della house/techno britannica più trasversale, Midland (al secolo Harry Agius) ha pubblicato ora sulla sua pagina Soundcloud un remix finora inedito di un brano dei Boards of Canada, nome di culto per gli appassionati della musica elettronica più rarefatta e "da ascolto". 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Succede sempre così, che quando ti trovi davanti a un mostro sacro, reso tale soprattutto da chi ti circonda, vai in fibrillazione. Resti condizionato e non stai più nella pelle. È quello che può succedere se intervisti uno come Claudio Cecchetto, uno che ha inventato personaggi divenuti popolari (Gerry Scotti, Fiorello, 883, Fabio Volo, Leonardo Pieraccioni, Jovanotti sono solo alcuni) e stelle della dance (Sabrina Salerno, Albertino, Sandy Marton), senza contare la consacrazione di località (Ibiza e Riccione in tempi non sospetti) e marchi radiofonici (Radio Deejay e Capital). Cecchetto ha avuto sempre: coraggio da vendere, fiuto e senso del ritmo. E infatti per anni ha fatto il dj. Senza fermarsi mai.

http://youtu.be/dxNNl5YnBv0  

L'addetto stampa della casa editrice che edita il suo libro, “In Diretta - Il Gioca Jouer della mia vita” (Baldini e Castoldi, 400 pagine, 16 euro), ci dà appuntamento direttamente negli uffici di Cecchetto: una struttura circolare in pieno stile anni Settanta, tanto per non smentirsi. Alle pareti, decine e decine di dischi d'oro e di platino. Cecchetto in un attimo diventa semplicemente Claudio. Sigaretta elettronica per lui, il MacBook che segna inesorabilmente le ore per noi: le 19,00. Saranno le 19,47 quando ci congederemo.

Claudio, primo e ultimo libro? Una faticaccia?

Vediamo. È il riassunto romanzato delle cose successe, quindi mi è stato semplice scriverlo. Ci ho pensato su 40 anni e da almeno dieci con la famiglia Dalai, Alessandro e Michele, parlavamo di questo: volevamo fare un libro sugli anni Ottanta e Novanta ma sapevamo che sarebbe venuta fuori una cosa alla Wikipedia. Su questa traccia, con questo testo, attraverso questo albero, mi sono divertito. Ho raccontato. È una finta autobiografia. Parla della nascita della radio, della tivù.

Come è stato scritto? Tutto di getto davanti a un computer?

Qualcuno trascriveva, a volte invece mi sono messo io con la tastiera. Mia moglie (Maria Paola Danna, per gli amici Mapi) è una grande lettrice. È stata come al solito eccezionale. Il libro poi in realtà era molto più lungo ma sono un editor e ho eliminato le parti superflue. Ho cancellato diversi capitoli.

Fare un libro è come fare un disco?

È una cosa diversa. Nel disco hai bisogno di musicisti, arrangiatori, turnisti. Qui nel libro hai solo testo. Il testo nel disco è in funzione della musica. Nel libro sei solo: sei tu e lui.

“Sei un mito” non è solo il titolo di un brano da te prodotto, è la realtà per diversi addetti ai lavori dell'intrattenimento. Cecchetto è un mito per tutti?

Da piccolo avevo la passione per la musica e volevo lavorare in una casa discografica. Volevo fare il label manager. Proponevo la mia musica, quella che ascoltavo, che mettevo in discoteca. Pensavo molto al pubblico. Io, dj, mi mettevo sempre dalla parte del pubblico. Avevo il gusto giusto. La bellezza di un pezzo era che la gente lo ballasse. Se la gente non ballava il disco che stavo suonando, iniziavo a odiarlo quel pezzo di vinile.

http://youtu.be/CGIFpsoOWOs  

Proviamo a sfatare un altro mito, secondo cui la gente non capisce niente in fatto di musica?

Non sono d'accordo. Il divertimento di chi era in pista era fondamentale. Non sbagliavo quasi mai. Andavo d'istinto. Mi gasavo. Era pelle d'oca a ogni hit, a ogni pista piena.

Alla guida di una radio e di una casa discografica, ancora oggi c'è chi reclama un conflitto d'interesse?

Producevo ciò che mi piaceva. Se ti piace una cosa, cosa fai, non la metti in radio? Se la radio è mia, rischio di mettere una ciofeca e di rovinare tutto? La gente non si fa convincere dai passaggi radiofonici. E questi sono concetti applicabili anche al giorno d'oggi. La super programmazione non cambia la qualità.

Radio Deejay, anche lì tanti ricordi?

Noi siamo partiti con la sola musica. Mike Bongiorno un giorno mi disse: 'Eh, Claudio, ma dj mica si scrive così, guarda che è sbagliato'. Fummo i primi. E ci copiarono. Avevo comprato Radio Music, e c'erano tanti dj; poi arrivò Radio Deejay, e gli studi si popolarono di speaker. Gerry Scotti fu il primo primo a fare il dj a tutti gli effetti.

Con Stock, Aitken & Waterman trovare spazio nelle classifiche dance straniere fu dura?

L'Inghilterra era il faro. Loro dei pilastri. Con la Italo dance abbiamo comunque conquistato questo periodo. Abbiamo trovato spazi occupati. Ma ci siamo fatti largo.

Di dance non ne produci più?

Max Pezzali, e gli 883 in passato, hanno una matrice dance, i brani sono ballabili. Io sono per la dance. Per quella cantata in inglese il discorso è diverso. Sarei in competizione con in mondo.

Cosa ti piace della dance internazionale odierna?

Mi piace David Guetta, Avicii, un po' meno ma Bob Sinclar. Mi piace la melodia.

Nessuno si è smarrito tra i tuoi collaboratori del passato?

C'è Pierpa (Pierpaolo Peroni), che è quello che tiene i contatti con i produttori. Conosce molti giovani. Cerchiamo sempre nuove leve.

Albertino, Jovanotti, da dj a imprenditori.

E ne sono felicissimo.

Vai in discoteca?

Non proprio. Vado in pub sui Navigli, quelli che molti chiamano discobar.

http://youtu.be/F6VRey__Pfw   I tuoi figli, Jody (nato nel '94) e Leonardo (2000), come ti vedono?

I miei figli mi chiedono di fare il padre. Mi hanno visto fare il dj nelle feste anni Ottanta.

Stai lavorando a un super talent che si basa sull'attitude e non solo sulla voce. Sempre alla ricerca dell'uomo nuovo?

Si chiama “StarCube, la Voce non è tutto”. Il mio concetto è: prima di sentirti cantare, voglio sceglierti. Voglio capire chi sei.

I talent sono entrati anche nel djing.

Top dj? È un'ottima formula, in un momento in cui tra le tivù ci sono pochi budget.

Ma oggi la tivù ama la musica?

Dalla tivù la musica ti arriva e invece uno oggi con il web se la cerca. È cambiata la direzione del flusso. Mtv è diventata generalista. Deejay Television era invece una scelta da dj. Mettevamo il meglio.

Nell'intrattenimento italiano esiste l'eccellenza (come nel cibo)?

Prima l'inglese deve diventare una seconda lingua. All'estero ti chiedono se in Italia il brano che proponi ha successo.

A&R, esistono ancora?

Certi talent scout sono state le etichette indipendenti a farli sparire.

Non è il pubblico che decide, soprattutto con i talent?

Dipende se è quello televisivo e se fa una scelta emotiva.

E la discografia oggi?

I cantanti sono quelli che cantano e non quelli che fanno un disco.

Stiamo tornando al menestrello, all'abbandono della musica nei confronti del contenitore?

La domanda la faccio io: prima dei dischi cosa facevano i cantanti? Le multinazionali hanno capito che la vendita è legata ai diritti.

Gli anni passano. Ma la qualità aumenta?

Penso che si stia sempre meglio. L'unico problema è l'adattamento. Non abbiamo una corretta velocità di adattamento. Se uno si ferma... Non guardo al passato. Io sto bene. Quando guardo i figli, dico: hanno troppe cose. Tuttavia, penso: se fossi nato in questo periodo? Beh, sarei come loro.

E le startup?

Io le considero esperienze, tentativi. Progetti legati a internet e non, sono difficili da sviluppare in Italia perché qui non abbiamo la cultura. In Italia Internet è visto solo come un grande negozio dove comprare cose.

Va di moda l'hip-hop, tra i giovanissimi.

Il rap mio è quello della Sugarhill Gang e quindi l'hip-hop non è certo una novità, ma è un discorso generazionale.

Quali sono i disc jockey che ammiri?

Quelli citati prima. E anche Benny Benassi.

Il dj di oggi chi è?

Con l'attrezzatura che hanno, i dj ora possono fare cose straordinarie. La tecnologia deve aiutare il dj.

Torniamo alla dance?

É il ballo. È la cassa in quattro. Il ritmo non stanca mai. La cassa in quattro riproduce il battito del cuore. Per l'essere umano è naturale.

Mai pensato di andare in pensione?

Farò quello che il fisico mi permetterà di fare. Sempre. Il trucco? Circondarsi sempre di giovani. E delle loro idee.

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Queste sono le prime tappe di un tour che precede l’uscita del loro nuovo album. I biglietti per il concerto di Roma saranno disponibili da mercoledì 17 dicembre sui circuiti TicketOne, mentre i dettagli sulla location e sull’acquisto dei biglietti per la data di Milano saranno comunicati in seguito. I concerti sono prodotti e organizzati da Barley Arts.   http://youtu.be/u25-XU-qqp4   The Chemical Brothers hanno ridefinito il concetto di musica elettronica dal vivo, grazie all’uso massiccio di immagini psichedeliche, laser e luci stroboscopiche, create con la collaborazione del visual artist Adam Smith e che danno vita ogni volta a show spettacolari, davvero da non perdere. Come già segnalato nella notizia del collega Alberto Scotti, i due l'anno prossimo pubblicheranno il loro ottavo album, il primo in studio dal 2010 (“Further“). Gli stessi Tom Rowlands ed Ed Simon hanno rivelato che il nuovo lavoro sarà “pure Chemical Brothers”. La notizia è ufficiale, ma ancora non si conosce il titolo dell’album. Comunque, ci sono anche altre novità: il duo ha confermato la sua presenza il prossimo anno anche al Sónar di Barcellona.   http://youtu.be/EjV6VVVBvxo   “La caratteristica più importante dell’album è che si connette è che crea una connessione emotiva. Abbiamo voluto trovare nuovi modi di esprimerci, sognamo nuovi suoni e diversi fotogrammi. Abbiamo lavorato anche con altri artisti, ma il nuovo album è soprattutto Chemical Brothers puri, al cento per cento”, ha detto Tom Rowlands. 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Tutto è iniziato nel 2002 con il capolavoro che fu Con:fusion, il suo primo album, a cui è seguito un decennio di successi tra ulteriori album esplosivi, sacrosante charts mai abbandonate (come la Dj Mag Top 100 Djs del quale è membro fin dalle prime edizioni) e InCharge, la sua label personale. Un artista ancora estremamente creativo nonché un profondo conoscitore di ciò che è stato, ciò che è e che sarà, Marco si è concesso a Dj Mag Italia per parlare rapidamente del suo ultimo singolo Nashoba, ufficialmente disponibile con Flamingo Records a partire dall'inizio di Dicembre. L'EP comprende un remix del giovanissimo Jaden Daves e uno dell'altrettanto giovane Thomas Newson, tra piccoli talenti più in voga nello scenario EDM attuale ma non solo: è anche suo figlio. Ebbene sì, per chi ancora non lo sapesse, l'ennesimo dutch boy della Revealed Recordings, di Flute e di Pallaroid, è il primogenito del pioniere Marco V. Non siate scettici e non tiriate facili conclusioni, siamo sicuri che il talento di Thomas vada oltre il suo legame di parentela con un grande come Marco (o per lo meno lo speriamo), ma in ogni caso non è questa la sede in cui parlarne. https://www.youtube.com/watch?v=_6HlwH4ejJ0&spfreload=10 Parliamo di Nashoba.  Volevo dare un seguito alle mie ultime due release per Flamingo Records, 10pm Sunset Blvd, così mi sono concentrato sulla produzione personale e ho messo insieme un salpe molto oldskool, un piano-break interessante e un drop. In questo EP di tre tracce troviamo anche un remix di Thomas Newson. Non è un segreto che Thomas sia tuo figlio; quanto di te vedi riflesso in lui? La sintonia tra noi due funziona perfettamente, ad entrambi ci piace l'electro energetica e condividiamo gran parte dei gusti musicali, anche se lui ha trovato il suo percorso personale. Avete anche collaborato ad un pezzo insieme, nel caso di Jaguar. Cosa si prova a vedere il tuo nome pubblicato vicino a quello del tuo primogenito? E' fantastico. Inizialmente non volevamo rendere pubblico il dettaglio del nostro legame di parentela, temendo dicerie del tipo "sicuramente il padre gli ghostproduce le tracce", ma con il tempo la gente l'ha scoperto e una collaborazione mi è sembrato un ottimo modo di consacrare il nostro legame. Abbiamo anche avuto occasione di condividere la consolle al Revealed Party dell'Ushuaia di Ibiza, quest'estate. Chi è Jaden Daves? Dobbiamo tenerlo d'occhio? Sì, assolutamente. Ha 19 anni ed è uno dei talenti olandesi più forti del momento. Ne avrete la prova a Febbraio 2015, quando uscirà il suo singolo con la mia label InCharge. Sei attivo da decenni ormai, come giudichi il ruolo predominante del 'fattore EDM' nello scenario pop mondiale? C'è sempre stato uno stile predominante nello scenario musicale: oggi è l'EDM, ieri era la primitiva electro house e ancora prima la trance. E' naturale che ciò che piace al pubblico prima o poi si mescoli con il pop. I festival stanno lentamente spegnendo la club culture. Vero o falso? Falso. I festival stanno vivendo una fase di estrema popolarità, ma il club non cesserà mai di esistere. Quando si raggiungono livelli piuttosto alti, soprattutto a livello di charts e visibilità, si rischia di entrare in una fase di stallo, in cui, per non rischiare di commettere passi falsi, si tende a fossilizzarsi nello stile. In mia opinione stiamo assistendo ad una fase in cui il successo dell'artista (soprattutto nel campo della big room) è inversamente proporzionale al suo livello di originalità e 'coraggio produttivo'. Forse perché l'audience di certi palchi è immensa, ed è importante per l'artista non contrariare i propri fans. Possiamo definirla una crisi? Sono al 100% d'accordo con te, stiamo vivendo una totale crisi di originalità, ma non attribuirei la colpa al singolo DJ o producer. Si tratta di un lavoro di marketing che proviene dai promoter dei festival e dalle case discografiche. Cosa ti piace ascoltare quando hai un po' di tempo per te? Sostanzialmente quello che c'è alla radio: dal pop alla deep house. Quale 'segnale' per un DJ accende la spia del ritiro dalla scena? E' un modo educato di chiedere se ho intenzione di smettere a breve? (ride) In realtà non ne ho idea, probabilmente quando non riesce più a sentire il calore della folla. A cosa stai lavorando nelle ultime settimane? Ho appena concluso una collaborazione con East and Young, CHOGAN, e sta per uscire il mio ultimo singolo Robotize con InCharge. 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Si tratta di due fattori che mescolandosi hanno costantemente influenzato la sociologia nella musica elettronica e non solo, tuttavia il compito più difficile è riuscire a far dialogare i due elementi in un sottile equilibrio dove se uno dei due fosse preponderante provocherebbe delle anomalie. La scorsa settimana siamo stati al party VOG, evento nato a Vicenza che cerca il perfetto connubio tra queste due sfere, ed abbiamo parlato della questione assieme a Cesare De Filippis, ideatore e promoter del party. Ciao Cesare, benvenuto su Dj Mag Italia. Per prima cosa vorrei chiederti di riassumere il concetto di VOG per chi non lo conoscesse. VOG è concept alternativo che ho creato assieme ai miei amici e colleghi Nico e Basty. E' il luogo dove si mescolano musica, moda e divertimento senza compromessi. Per noi si tratta di costante ricerca della qualità e cura del dettaglio. Questi sono i concetti che dal primo giorno abbiamo voluto trasmettere con questo party. Il rapporto che intercorre tra musica e moda è secondo te sano o rischia di spostare l'attenzione su aspetti che con la musica effettivamente hanno poco a che fare? Io sono dell’idea che il binomio musica e moda sia assolutamente sano, la storia lo insegna. Nel corso delle generazione spesso la musica ha influenzato la moda e viceversa. Mi viene in mente il movimento Hippie consacrato nel ’69 con il festival di Woodstock che ha spostato l’asse del mondo della musica, creando leggende del rock, differenziandosi per uno stile che riecheggia ancora, nei fiori sugli abiti leggeri, su gilet e jeans a zampa, zeppe e tacchi larghi, fino alle fascia sulla fronte. Per passare ai ribelli del “punk” come i Sex Pistols, Ramones ecc ecc. con creste, spillette, borchie su giacche in pelle, cinture,scarpe e quel look anarchico che ha rivoluzionato gli anni 70-80. Questo mi fa riflettere sul fatto che due mondi come moda e musica detengano ancora oggi il primato di principali espressioni del mutamento/influenza socio-culturale. Nel caso di VOG, ovviamente non cerchiamo di influenzare nessuno, ma siamo riusciti a creare un legame tra quello che NOI consideriamo tendenza alla musica HOUSE. Una particolarità di VOG è sempre stata quella di non annunciare l'ospite presente alla serata. Una decisione contro corrente soprattutto in un periodo di crisi come questo. Affronterete sempre con questo coraggio le scelte artistiche del party? Si presumo che questa politica verrà adottata sempre, dico questo perché sin dal primo party abbiamo optato per una scelta controcorrente ma rispettosa del concetto che abbiamo voluto improntare. VOG è alternativo anche in questo, fuori dagli schemi se ci confrontiamo con situazioni vicine a noi, ma la qualità del party e la fiducia riposta nei nostri confronti da parte del pubblico selezionato ci permette di portare avanti questa scelta coraggiosa senza grossi problemi. Come ho anticipato prima cerchiamo con scelte importanti di non deludere mai le attese proponendo sempre guest del panorama internazionale della musica HOUSE in particolare soulful, annunciandoli a gran voce due ore prima del party. A volte, non nego la grande voglia di annunciare a tutti l’ospite qualche settimana prima ma mi mordo la lingua e vado avanti! Che legame hai con la house music, soprattutto con la sua concezione old school, che oramai è una vera e propria caratteristica di VOG? Ovviamente è inutile soffermarsi sul fatto che la soulful house sia uno dei generi migliori che la musica dance ci abbia regalato, parere personale, chi di noi non ha mai ballato e sorriso con un pezzo di Frankie Knuckles . Ci tengo a dire "sorriso" perché è questo l’effetto che provoca la house music old school, se posso definirla con un aggettivo direi CONTAGIOSA. Dal primo giorno che ci siamo seduti a tavolino per strutturare questo party abbiamo individuato nell’house music old school la linea artistica fondamentale per l’idea di party di qualità. Siamo riusciti a coinvolgere piu generazioni dal 25enne al 40enne e l’aria che si respira durante il party è qualcosa di raro, ricordandoti che è un party Domenicale ad un'ora anomala (dalle 19.00 alle 02.00 n.d.r). Sbilanciarsi è sempre difficile ma quale artista ti ha colpito particolarmente nel corso della storia di VOG? Allora non è mai facile sbilanciarsi, ma Dj Spen personalmente nel Closing Party di Aprile ci ha regalato un performance da paura, infatti non ci abbiamo pensato due volte a riproporlo quest’anno con risultati altrettanto straordinari. Non nego che ci siamo divertiti molto anche con Kenny in VOG #STRIPES un’esibizione che ha aperto le danze ai guest OLD SCHOOL che ormai caratterizzano musicalmente il nostro party,con un susseguirsi di artisti del calibro di Todd Terry, Terrence Parker, Terry Hunter, Bobbie D'Ambrosio. Con molto orgoglio ricordo anche Coccoluto maestro della house music italiana ed esibizione che ha lanciato VOG all'interno di una discoteca. La moda è un aspetto molto importante della ritualità che si sviluppa nei club e durante i party. Hai notato trend particolari e diffusi nel corso di questa avventura? VOG lega il party a un dress code contestualizzato alle tendenze attuali, un lavoro di ricerca e studio continuo da parte del nostro staff. Abbiamo sviluppato un sito internet VOG completo di molti articoli inerenti i trend setter del momento e tutto quello che riteniamo importante a riguardo della moda. Questo canale è un plus per il party e qui ci leghiamo al concetto moda/musica, clienti sempre informati sulle mode del momento riproposte nei party VOG. Posso dire che il trend in voga è assolutamente lo streetstyle, nell’ultimo anno questo outfit ha regnato nei party VOG e non solo. Non a caso lo street-style ha dominato la Milano fashion week dello scorso settembre. Ci puoi svelare qualche novità nel futuro di questo party? Il party presenta quotidianamente delle novità legate alle tendenze del momento, ma come dicevo sopra ha predominato la streetstyle nell’ultimo anno, chissà che nel 2015 non possa esserci una piccola pausa e un cambiamento radicale del dress code. In base a quale criterio selezionate gli artisti che vengono coinvolti nel party? Principalmente sull’esperienza vissuta in questi anni di party, il progetto si è spostato tendenzialmente su artisti americani dove le sonorità cantate sono ben accentuate e si sposano bene con la tipoligia del party. Quali sono i criteri di selezione della clientela che può partecipare agli eventi VOG? L’esclusività del party e la caratteristica del bracciale ci ha dato la possibilità di circoscrivere e avvicinare a noi una clientela ben precisa. Il bracciale utilizzato come invito è stato un rispolvero del vero promoter, siamo tornati indietro con il tempo quando i clienti si affidavano alle parole e all'entusiasmo del promoter. Non c’è un vero è proprio criterio di selezione, ci siamo circondati di uno staff intelligente “giusto” che riesce ad interagire con la clientela adeguata ad un evento cool come VOG . Questo è lavoro complesso ma ci permette sempre di sapere chi abbiamo al nostro party. 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Questo three-tracks pack dai synth intrecciati e i vocal distorti è il primo di una serie di EP il cui format consiste nel far incontrare due diversi produttori che sperimentano tra i loro stili dando vita ad interessanti tracce inedite. L'ideatrice del progetto è Elisa Bee, che sarà accompagnata da Nobel nella direzione artistica della serie, le cui uscite sono a cadenza trimestrale per l'italiana Doner Music. Ciao ragazzi, piacere di conoscervi. Prima di parlare dei vostri ultimi lavori mi piacerebbe conoscere il “prima”: come si sono incontrate le strade di Elisa Bee e Nobel? Elisa: Ciao! Io e Nobel ci siamo incontrati a Milano qualche anno fa: essendo tutti e due dj e vivendo tutti e due a Milano è stato facile trovarsi a frequentare gli stessi parties, fare due chiacchiere ogni tanto e scambiarsi opinioni sui dischi. Un giorno abbiamo approfondito l'argomento "gusti musicali" e "produzione" e ci siamo trovati su molti aspetti. Così ci siamo detti "scambiamoci delle bozze e vediamo cosa succede!": il risultato lo potete ascoltare nel nostro EP. Parliamo del vostro  “Experimental Session 001”. Come ci è stato spiegato è il primo di una lunga serie e il format consiste in un incontro sperimentale tra due produttori teoricamente differenti nello stile. Diteci di più su quest’ultimo concetto; quanti elementi del vostro stile effettivamente si fondono? Elisa: Mi è sembrato molto interessante proporre un formato che portasse avanti quello che già era successo a noi, ovvero incontrarsi e sperimentare. Interessante sia per gli artisti che si cimenteranno nella produzione dei prossimi EP ma anche per il pubblico, che potrà ascoltare brani inediti e dallo stile spesso inaspettato. Nobel ed io siamo riusciti a fondere la ricerca di suoni molto particolari che caratterizza il lavoro di entrambi, con le ritmiche tipiche di Nobel e i miei ricami su break, bassline e melodie. Nobel: Le nostre idee si sono fuse senza accavallarsi e ci siamo così compensati nelle cose che più ci riescono. Questo ci ha permesso di realizzare un lavoro fluido ed originale, ma non sempre automatico; infatti sia io che Elisa nasciamo come produttori singoli, il che ci porta ad essere un po' più chiusi di natura rispetto al lavoro in coppia. nobel_Fotor_Collage La base della vostra unione sembra sia la sperimentazione. Da una parte oggi si sottolinea l’importanza per un artista emergente di trovare una propria “firma”, un elemento in particolare che lo distingua e faccia pensare all’ascoltatore “questa traccia è sicuramente sua”. Però sperimentare, osare, evolversi ed eventualmente cambiarsi, sono caratteristiche di ogni artista creativo, altrimenti si assisterebbe ad un fenomeno di mera catalogazione; l’importante sembra non andare “troppo oltre” nella sperimentazione, confondendo l’ascoltatore e magari “mettendo il discussione” la figura artistica che ci si era cuciti addosso. Perlomeno questo è il mio punto di vista! Voi che ne pensate? Nobel: Io personalmente penso che il punto di arrivo artistico per un produttore sia il riuscire a farsi riconoscere pur sperimentando. La scintilla che ti fa dire "Ah è lui!" non deve essere legata allo stile ma al tipo di suoni, effetti e giri melodici che ti riportano all'artista, indipendentemente dal fatto che la sua traccia sia house, techno, rap o quant'altro. Sto lavorando proprio su questo da quando ho cominciato e non è una cosa facile dato che gli stimoli e le ispirazioni sono sempre diverse e non è facile lasciarsi trasportare nell'imitare in tutto e per tutto il tuo artista o genere di riferimento. In ES001 lo scopo è far sentire la mia mano anche se il risultato è qualcosa che non realizzerei mai da solo, lo stesso credo valga per Elisa. 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Potrebbe veramente succedere di tutto, perché lo spirito della serie prevede libertà assoluta di sperimentazione. Avete altri progetti personali che state portando avanti parallelamente alla serie di EP oppure vi state concentrando al 100% su questa? Elisa: Ho tanti progetti che sto portando avanti. In primis sto lavorando sia ai singoli che alle collaborazioni: ho appena finito di girare il video di un pezzo che ho prodotto per il rapper Mudimbe e ho lavorato ad una traccia con Sir Bob Cornelius Rifo. Di tutto ciò sentirete parlare presto! Nobel: Ho un EP "My Reaction" in uscita il 15 Dicembre sotto l'etichetta Praghese Meanbucket (a breve vedrete anche il video realizzato dai fedelissimi ragazzi di Bunker Production). Inoltre ho una release imminente con l'italiana Lucky Beard e qualcosa in free download per il club. Avete pensato (o magari già realizzato) dj-sets b2b in onore del lancio di Experimental Session? 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SECONDARIE

TERZIARIE

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M-Plant non ha mai conosciuto altre firme, è sempre stato il mezzo, monografico, solipsista, con il quale Hood ha espresso se stesso e nessun altro, quasi fosse impossibile per chiunque centrare il focus della label alla sua maniera (eccezione rarissima a questa decisa ed esplicita scelta è costituita da un paio di remix alle tracce di Hood da parte di James Ruskin e Ben Sims) . M-Print racchiude le soundtrack di tutti i grandi album del visionario statunitense: “Unix” e “The Rhythm Of Vision” da “Minimal Nation”, “Alpha” dalla prima edizione di “Omega”, “Who Taught You Math” e “Omega” da “Omega: Alive”, i cammei Floorplan di “Baby, Baby”, “Never Grow Old” e la gospel “We Magnify His Name”, i pezzi firma Monobox degli esordi “Sterotype” e “Realm”. Brani che esaltano l'estro smodato e che descrivono il percorso armonico di un artista che non è solo storia e passato, ma anche modernità e riconosciuto futurismo. 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E non è una notizia da poco, visto che il superclub italiano per eccellenza (ricordiamolo, ha conquistato quest’anno il diciottesimo posto nella classifica dei 100 club migliori del mondo secondo la classifica di DJ Mag) ha sempre preferito coltivare la sua idea di club culture all’interno delle mura, ormai entrate nella mitologia, di Riccione. Eccezioni di enorme successo, le collaborazioni avviate con l'Aquafan in estate, con l’organizzazione di maxi show come quello con Avicii nell’estate 2013, con folle superiori a quelle di un grande concerto rock. Vista la trasformazione della figura del dj in vera e propria popstar, la nuova sede del club romagnolo apre orizzonti davvero inediti al futuro della pista da ballo in Italia. Perché lo spazio scelto è quello, davvero mastodontico, della Unipol Arena di Casalecchio di Reno, a Bologna, dove - per intenderci - di recente si sono esibiti Depeche Mode e Peter Gabriel, giusto per fare qualche nome, e dove, da due anni a questa parte, Sensation organizza i suoi party in Italia. Uno spazio che ha dimostrato, proprio in queste occasioni, di essere ‘modulare’, di adattare i suoi ambienti, vastissimi, a quelli di un club, riuscendo persino a dare l’impressione di un 'intimità' da locale di culto, come è appunto il Cocoricò. Verranno quindi organizzati, nel 2015, una lunga serie di appuntamenti, in via di definizione. clip_image003 Il primo sarà il 17 gennaio e si tratta di una delle notti più amate del Cocoricò, il party ‘Memorabilia’, che qui festeggerà i suoi primi vent'anni, un tempo che sembra un'eternità, vista la velocità con la quale si evolve e si trasforma l’idea stessa del club. Invitati a selezionare la musica, tutti i dj che hanno fatto la storia di questa festa, per portare tutti i suoni che in questi vent’anni hanno dominato la discoteca. Un universo di ritmi rappresentato da dj come Cirillo, Saccoman, Marusha e tanti altri. Per restituire un universo di emozioni che hanno una straordinaria forza evocativa, preziose ‘memorabilia’ sonore da abbinare a momenti eccitanti trascorsi nelle sale del locale che ha fatto la storia della ‘club culture’ in Italia. Ci sarà anche, in una delle sua apparizioni ormai sempre più preziose, il Principe Maurice, che di quella stagione è stato il protagonista, portando nella discoteca quella dimensione ‘performativa’ che l’ha avvicinata al teatro. Un viaggio nel tempo, frenetico e ritmico. 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