PRIMARIE

  Nicolas Jarr è tornato. Con un nuovo album e un nuovo tour. L’album si intitola ‘Sirens’: comprende sei tracce, esce in digitale il 30 settembre e in formato cd il 14 ottobre; è ascoltabile da subito sul canale...
di Dan Mc Sword, 27 settembre 2016
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 23250 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-09-27 12:00:15 [post_date_gmt] => 2016-09-27 10:00:15 [post_content] =>   Tale Of Us, Mano Le Tough, Recondite, Rødhad: ecco la consolle del closing party di Afterlife, in programma giovedì 29 settembre allo Space di Ibiza. Iniziata lo scorso luglio, la one-night ibizenca ha avuto un ottimo impatto sull’Isla e sul suo pubblico, un risultato mai semplice da raggiungersi per una serata al debutto, in un contesto dove soltanto i fuoriclasse possono permettersi di scendere in campo. Ibiza sa essere spietata, può portarti nell’Olimpo dei top dj ma anche scaraventarti nell’inferno della mediocrità. Con Aftelife, Tale Of Us hanno confermato il loro stato di grazia, rimanendo totalmente fedeli al proprio credo.   https://soundcloud.com/afterlife-157960187/tale-of-us-lies   “Chi viene ad Afterlife ha l’opportunità di ascoltare musica dal vivo di qualità, grazie a nomi quali The Howling, Matthew Jonson e Todd Terje – le parole degli organizzatori – Si è creato qualcosa di differente rispetto agli altri party di Ibiza, con un’atmosfera volutamente dark e un sound senza compromessi. Siamo riusciti a trasportare le sensazioni di un club undeground berlinese in un’isola come Ibiza”. E non era per niente facile. Adesso Afterlife pensa già ai prossimi importanti appuntamenti: giovedì 20 ottobre ad Amsterdam durante l’ADE, venerdì 11 e sabato 12 novembre a Londra e Miami sabato 3 dicembre durante Art Basel, fiera moderna di arte contemporanea. Non dimentichiamoci che questa estate, sempre a Ibiza, i Tale of Us sono stati chiamati a collaborare alla neonata galleria d’arte Hangar 8289.   [post_title] => L’ottima annata di Afterlife: da Ibiza a Miami [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => lottima-annata-afterlife-ibiza-miami [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-27 11:49:09 [post_modified_gmt] => 2016-09-27 09:49:09 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23250 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 23244 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-09-27 10:00:59 [post_date_gmt] => 2016-09-27 08:00:59 [post_content] =>   L'eventuale ritorno in tour dei Daft Punk è diventata un'allucinazione collettiva, a metà tra speranza, miraggio e rassegnazione. Tanto immenso il loro contributo alla scena elettronica, quanto scioccante la loro devozione all'oblio da essere diventata quasi inumana. A meno che l'anno 2017 non sia nuovamente quello del raccolto, che nel loro caso avviene ogni dieci anni. La storia di Alive 1997, 2007, 2017 la sapete tutti no? Appunto. A rincarare la dose di frustrazione dei fan ci pensano congetture che, anche poco credibili, sono costruite così bene da indurci a guardare incantati l'elefante rosa che vola. L'ultima in ordine di tempo riguarda una possibile apparizione dei Daft Punk al prossimo festival di Lollapalooza Cile nell'aprile 2017. La trama è avvincente: sul sito dell'evento (under construction) appare il loro nome, una foto incastrerebbe il duo. Ma non ci fidiamo più di nessuno, figuriamoci quando il nome Daft Punk è scritto in seconda fila, sotto i The Strokes...   Daft Punk Lollapalooza Chile   [post_title] => Daft Punk live nel 2017: non ci crede più nessuno [post_excerpt] => Il sito di Lollapaloosa Cile annuncia il duo francese. Ma ormai sembra diventata una barzelletta. 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È un vantaggio o uno svantaggio frequentare la galassia di Armin van Buuren e di Markus Schulz? Se fai trance sai di appartenere a una nicchia. Quando in passato tutto veniva bollato come techno, le persone avevano la scusa che l'elettronica era priva di voci, di melodie, di musica. Io invece ho sempre considerato la musica elettronica un qualcosa che permettesse una via di fuga emozionale. Ancora oggi voglio provare l'effetto della pelle d'oca, quando compongo melodie in studio.   La trance, tra l'altro, è probabilmente uno dei generi più difficili da comporre, da mixare e da produrre. È assolutamente il genere più difficile da fare, sono d'accordo. Eppure, ci sono un sacco di produttori e dj che fanno trance e tra l'altro in modo anche curato, complesso, sofisticato. La trance poi oggi si è ramificata in così tanti sottogeneri che ognuno ha affinato le proprie caratteristiche e personalizzato il proprio sound. Ognuno vede quello che vuole vedere intorno a una melodica.     https://youtu.be/xHJDGcyXSWI     Avendo un contratto in esclusiva con la label Coldharbour sei limitata nelle scelte? No. È l'etichetta di Markus Schulz, una delle persone che stimo di più nell'ambiente e che mi dà carta bianca nelle produzioni. Certo, la linea musicale è molto coerente e il mondo conosce questo marchio proprio grazie a quello che Markus ha fatto negli anni nella trance. Ma la label è aperta a nuovi orizzonti sonori.   Quanto è importante lavorare con professionisti? Tanto. Spesso poi sono le stesse persone che amano questo settore. È così bello quando si instaura una vera intesa: non posso neanche immaginare di lavorare con qualcuno che non mi piace a pelle solo perché è più bravo di me.   Come supportare le nuove leve? In fondo dalla gavetta ci siamo passati tutti. Ultimamente ho pensato di creare un tutorial per i futuri dj e produttori. Poi ci ho ripensato: d'altra parte fare musica al giorno d'oggi è già così facile, con tutte le cose che ci sono in commercio. A volte avverto l'esigenza di tornare indietro nel tempo e imparare tutto ciò che mi sono persa prima di fare questo lavoro.   Ti riferisci al mondo analogico? Non solo a quello. Questo rimane un lavoro molto bello ma davvero duro se lo prendi sul serio, perché devi restare aggiornato costantemente su tutto.   Il suono del tuo studio ti appaga? Non è perfetto, lo so, ma ormai le mie orecchie sono tarate su questo spazio, che vivo quasi ogni giorno. È un luogo abbastanza piccolo e secondo me ideale per farci uno studio. Ho fatto un po' di trattamento dei muri ma ciò che mi tranquillizza è quello che arriva ai miei timpani.     https://youtu.be/dZej7XasYNc     Hai iniziato da adolescente. Ci racconti come? Avevo 13 anni e mi sono innamorata della musica elettronica. Da allora ho voluto diventare una produttrice musicale. A 16 anni uno dei miei migliori amici mi fece provare un software per fare musica, era la prima versione dell'e-Jay. Lo provai ma rimasi delusa dalle possibilità: volevo qualcosa che mi potesse portare a un suono personale, tutto mio, e a un maggiore controllo di quello che stavo facendo. Un altro mio amico, che suonava la chitarra e che cercava di produrre musica rock da solo, mi mostrò FL, cioè Fruity Loops. Fui come rapita. Sedevo ore nella mia stanza a lavorare sulle mie prime canzoni. Ero immersa nel mio mondo. Ringrazio il mio ragazzo e Markus Schulz per essermi stati vicini in questa crescita.   Come organizzi la tua produzione, se suoni sempre in giro per il mondo? Sono diligente e prediligo la qualità piuttosto che la quantità, quindi non mi appoggio ad altre persone quando si tratta di realizzare le mie tracce. Metto semplicemente insieme delle idee che poi scremo e produco con calma quando ho la possibilità di andare in studio. Più concerti faccio e più mi accorgo di avere una gran voglia di produrre: visitando posti sempre nuovi mi accorgo di scoprire stili e generi davvero motivanti per quello che faccio. Viaggiando ho capito che uno dei miei prossimi step sarà quello di produrre un album tutto mio, fatto di soli miei inediti.     https://youtu.be/EIAKd3Vacxo     Ti ritieni una musicista a tutti gli effetti? No e non sarebbe corretto. Ritengo ci siano persone che possano effettivamente svolgere un ruolo più raffinato e curato del mio, sia in fatto di composizione che di conoscenza degli strumenti musicali tradizionali. Io ho una conoscenza di base in pianoforte, sono andata a scuola di piano per un anno e mezzo ma non posso dire certo di essere una pianista. In questo settore conosco un sacco di produttori che non hanno alcuna educazione musicale, tuttavia sono molto dotati di talento. La musica elettronica ha una sua logica e non necessita di troppi virtuosismi.     https://soundcloud.com/nifra/nifra-live-at-dreamstate-new-york-2016     [post_title] => Parla Nifra, musa trance di Markus Schulz [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => parla-nifra-musa-trance-amata-markus-schulz [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-26 17:36:22 [post_modified_gmt] => 2016-09-26 15:36:22 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23233 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 23229 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-09-26 17:00:01 [post_date_gmt] => 2016-09-26 15:00:01 [post_content] =>   ‘What is love’ è titolo del nuovo singolo di Lost Frequencies, in uscita venerdì 7 ottobre e che anticipa di due settimane il suo album ‘Less is More’ (Armada Music). ‘What is love’ è la cover della successo mondiale di Haddaway del 1993, anno di nascita di Felix Da Laet, primo artista belga nella storia capace di raggiungere la posizione numero uno nelle chart ufficiali inglesi. In ‘Less is More’ compaiono ovviamente hit quali ‘Beautiful Life’,  'Are You With Me’ e ‘Reality’: un album molto melodico, radiofonico, che nulla o quasi ha a che vedere con la musica che Lost Frequencies suona nei suoi set in festival quali Tomorrowland, Coachella e Lollapalooza. E giusto per non farsi mancare nulla, nel frattempo Da Laet ha trovato  pure il modo di firmare il remix di ‘Cold Water’ di Major Lazer featuring Justine Bieber.   https://youtu.be/ilw-qmqZ5zY   [post_title] => Less is More: l’album di Lost Frequencies [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => less-is-more-lalbum-lost-frequencies [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-26 16:04:15 [post_modified_gmt] => 2016-09-26 14:04:15 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23229 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 23214 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-09-26 15:25:42 [post_date_gmt] => 2016-09-26 13:25:42 [post_content] =>     Potremmo dire "un fuoco che brucia insieme". 'Burning' è il titolo della nuova traccia firmata da Bob Sinclar e dai Daddy's Groove, che uscirà il 30 settembre su Spinnin' e che è online in anteprima su Soundcloud. Una traccia che si inseriesce in continuità con gli ultimi singoli di Sinclar, ma con suoni più robusti del solito (probabilmente proprio grazie alla partecipazione dei Daddy's Groove). Eccola.     https://soundcloud.com/spinninrecords/sets/bob-sinclar-daddys-groove-1   [post_title] => Bob Sinclar e Daddy's Groove insieme per 'Burning' [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => bob-sinclar-daddys-groove-insieme-per-burning [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-26 13:09:18 [post_modified_gmt] => 2016-09-26 11:09:18 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23214 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 23217 [post_author] => 5 [post_date] => 2016-09-26 14:08:59 [post_date_gmt] => 2016-09-26 12:08:59 [post_content] =>   La scorsa settimana la comunità EDM/trap internazionale ha festeggiato un importante anniversario: i cinque anni di OWSLA, la label di Skrillex che da quando ha messo piede nel mercato discografico non è mai scesa dalla cresta dell'onda. Il compleanno è stato festeggiato il 18 settembre a Los Angeles con una serie di b2b di vero pregio che fanno da sfoggio perfetto per quello che è il roster della label: Skrillex, What So Not, Vindata, Valentino Khan, Baauer, Anna Lunoe e Team EZY si sono esibiti insieme o uno dopo l'altro, in una festa che ha visto coinvolti anche act più che mai attuali come Slushii, Dillon Francis e Marshmello. In occasione dell'evento, OWSLA ha pubblicato un video recap, ovvero un riassunto in quattro minuti delle sue ultime cinque stagioni, tra interviste, filmati inediti, videoclip ufficiali ed eventi da non dimenticare.   https://www.youtube.com/watch?v=FMhI-Dx-3do   Un vivaio di promesse OWSLA ad oggi costituisce una realtà essenziale per la scena trap/EDM/bass internazionale, e il pronostico è che sarà così per ancora tanto tempo. Questo grazie allo spirito d'innovazione del suo fondatore - Skrillex - che da tantissimi anni continua a rinnovarsi come l'act più attuale e forward-looking della scena: un produttore eccezionale, una mente creativa e fuori dagli schemi con pochissimi eguali e non a caso un hit maker ricco di successi. Il genio di Skrillex non si manifesta solo nelle release - vedi quanto fatto come Jack Ü nell'ultima stagione e le collaborazioni a cinque stelle degli ultimi mesi - ma anche attraverso la sua creatura OWSLA: il roster del 2016 comprende nomi tra cui Getter, Barely Alive, Ghastly, Marshmello, Mija, Snails e Wiwek, tra i principali act dell'anno, individuati minuziosamente e accompagnati da un successo all'altro. Basti constatare l'effetto Marshmello, ovvero l'exploit dell'artista statunitense a.k.a. Dotcom nell'ultimo anno, o ascoltarsi un paio di tracce dall'ultimo EP di Getter, per renderci conto che il talent scouting non è di certo un problema da quelle parti. OWSLA è una prolifica macchina da hit, un vivaio di futuri protagonisti, un'organizzazione che non sbaglia un colpo neanche tra eventi privati, merchandise (i prodotti vanno sold out nel giro di pochi giorni) e video making. Se i nomi dell'attuale roster vi hanno impressionato, un'occhiata a chi è passato da questa piazza vi convincerà definitivamente di ciò che sostengo. Porter Robinson su tutti, lanciato ufficialmente proprio da Skrillex (come dimenticare 'Spitfire'?), ma anche Zedd, Dillon Francis, Phonat, Alex Metric, Kill The Noise, KOAN Sound.   https://www.youtube.com/watch?v=_3rAR_uLbuw   Una marcia in più Non è esagerazione definire OWSLA la dance label indipendente più forte del momento. Il label manager Blaise Deangelo parla della crew OWSLA come di un collettivo di persone estroverse, affamate e ribelli. Una ribellione pacifica, che si manifesta nella musica attraverso le differenti sfaccettature del sound, che passa tranquillamente da indie elettronica a bass, ma anche trap e dubstep; il tutto attraverso sentieri non ancora percorsi, brani il più possibile trendsetter e soprattutto una comunicazione a cinque stelle. Negli anni Sonny Moore ha saputo circondarsi di uno staff da favola ed ispirarsi alle persone giuste, come Alexander Wang e Moschino per il merchandise ma anche eccellenti video maker e strategie social efficaci. Quando una label si muove così bene in così tante differenti direzioni - non solo nella musica ma anche nell'immagine - questa si evolve in molto più di un'etichetta: non a caso lo stesso Deangelo preferisce considerarla un creative collective.   [embed]https://youtu.be/pjGNpT7CAeQ[/embed]   Un 2015 di fuoco La stagione passata rappresenta forse la consacrazione finale del marchio OWSLA, già soltanto per il debut album dei Jack Ü, che oltre a contenere enormi collaborazioni come quelle con Justin Bieber e Kiesza, si è aggiudicato dischi di platino e ben due Grammy's Awards, al best dance recording (per 'Where Are Ü Now?') e al best dance album. Unitamente possiamo considerare una certa 'Deep Down Low' di Valentino Khan - che ci è sembrata di sentire un paio di volte - e altra "robetta" come l'EP 'Gemini' di What So Not e il lancio in scena di artisti come Snails, VindataYogi e Must Die!.   [embed]https://youtu.be/F6nt3Sw3Isk[/embed]   Un 2016 ricco di novità Il corrente anno, che tra l'altro non è assolutamente finito, è già emblema dell'ottimo rendimento dell'etichetta. I numeri di Skrillex parlano già da soli, con due Grammy's al fianco di Diplo e release importanti come 'Purple Lamborghini' con Rick Ross, il remix di 'Show Me Love' di Hundred Waters e 'Killa' con Elliphant. Nel resto del roster segnaliamo innanzitutto 'What The Frick', l'incredibile EP di Getter che alimenta sempre più l'opinione comune che possa divenire il degno erede di master Skrillex, ma anche quello di Wiwek, 'The Free And Rebellious', tra i più ascoltati sui palchi EDM. Ha raggiunto un enorme hype - soprattutto in USA - la raccolta 'Alt Classic' firmata Kill The Noise, ma anche la collaborazione Mija-Vindata, 'Better'. È da poco uscito il nuovo EP di What So Not, 'Divide And Conquear', pura trap sperimentale che rappresenta il primo atto di Emoh Instead dallo split con Flume. A questi si aggiunge infine il cortometraggio 'Still In The Cage', girato in Thailandia in occasione dell'unione di forze tra Skrillex e Wiwek per l'omonima release e l'ultimo atto di Josh Pan a fianco dei promettentissimi X&G, 'Platinum'.   https://soundcloud.com/getterofficial/sets/watthefrick     [post_title] => Cinque anni sulla cresta dell'OWSLA [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => ann-cresta-dellowsla [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-26 14:16:20 [post_modified_gmt] => 2016-09-26 12:16:20 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23217 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 23211 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-09-26 12:15:40 [post_date_gmt] => 2016-09-26 10:15:40 [post_content] =>     Boys Noize ha realizzato un mix di un'ora in cui omaggia due etichette storiche della storia della house: Roulé e Crydamoure. Le mitiche etichette di Thomas Bangalter e di Guy Manuel De Homen Christo, i Daft Punk. Label il cui successo è durato pochi anni, dal '97/'98 ai primi Duemila, ma che hanno lasciato un'impronta fortissima su quel French Touch che caratterizzò il periodo, sia per il modo in cui venivano usati i sample, filtrati e giocati in maniera del tutto diversa dal passato, sia per i mix molto caratterizzanti, con bassi e groove molto compressi e tracce in cui i loop venivano filtrati e reiterati a lungo. Un modo di fare house che ha conquistato moltissimi dj (complice anche lo straordinario successo di 'Homework', che ai tempi rivoluzionò la dance e mise subito i Daft Punk al centro del mondo) creando poi inevitabili cloni per tutto il periodo filtered house, appunto. Boys Noize ha pubblicato su Soundcloud e YouTube il suo mix (bellissima anche la grafica, che riprende le copertine Roulé), potete ascoltarlo qui sotto.     https://soundcloud.com/boysnoize/boys-noize-a-roule-crydamoure-mix [post_title] => Il tribute mix di Boys Noize per Roulé e Crydamoure [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => tribute-mix-boys-noize-per-roule-crydamoure [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-26 12:15:40 [post_modified_gmt] => 2016-09-26 10:15:40 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23211 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [7] => WP_Post Object ( [ID] => 23206 [post_author] => 3 [post_date] => 2016-09-26 09:31:53 [post_date_gmt] => 2016-09-26 07:31:53 [post_content] =>     Una notizia importante, che crea un precedente. Gigi D'Agostino sabato sera ha suonato al raduno Italia 5 Stelle a Palermo, la due giorni del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Sicilia. La diretta del suo set è stata, tra l'altro, una delle più seguite di tutti gli interventi del weekend grillino. 198mila visualizzazioni, 11mila like. Forse per la prima volta un dj italiano mette la propria musica in relazione così diretta con un gruppo politico preciso. Certo, ci sono state altre esperienze, ricordiamo Claudio Coccoluto candidato (con la "clausola" di non essere eletto) con la Rosa Nel Pugno nel 2006. Ci sono diversi dj di cui sappiamo benissimo l'orientamento politico, che non hanno mai nascosto le proprie simpatie. Ma qui è diverso. Gigi D'Agostino è il dj più seguito nel nostro Paese (ce ne accorgiamo ogni volta che parliamo di lui) e con una fanbase attenta e attaccatissima al proprio eroe. Ed è la prima volta che un nome così popolare decide di associarsi in modo così diretto e inequivocabile a un partito con un proprio show. Negli Stati Uniti è pratica diffusa che gli artisti si schierino apertamente e facciano campagna elettorale per uno schieramento o per l'altro. In Italia non accade molto spesso (c'è il caso piuttosto recente di Fedez, altro endorser del M5S) . Il misterioso Gigi non ha rilasciato commenti, per ora, ma solo il suo set. 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Calvin Harris, ma la produzione e la scrittura da parte del produttore sono fondamentali e valgono quanto una release da"titolare") . Il sistema di contaggio e certificazione RIAA ha comunciato che l'artista scozzese ha tagliato questo prestigioso traguardo, ed è la prima volta che accade a una canzone dance di toccare questo numero altissimo di copie vendute. 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Dieci tracce non tutte da club, non tutte da ascolto, un giusto compromesso tra le due anime che giocoforza convivono in un dj e un produttore. Un lavoro al quale Tanzmann è arrivato rodandosi con i suoi set in tutto il mondo, curando al meglio la sua label Moon Harbour, e dando vita a nuovi progetti, in particolare quello con Martin Buttrich e Davide Squillace (‘Better Lost Than Stupid’). ‘Momentum’ è un album coltivato e fatto crescere per anni e anni, che ruota sempre intorno al senso tutto personale che il dj tedesco sa dare alla House Music. Anche Tanzmann sarà tra i protagonisti dell’Amsterdam Dance Event, sabato 22 insieme al party del Circoloco. 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Semplicemente, l'artista newyorkese ha annunciato l'uscita del suo nuovo lavoro discografico dopo una pausa e soprattutto dopo la pubblicazione dell'interessante autobiografia 'Porcelain' (lettura consigliata!). Al momento non c'è una data di release, ma esiste un teaser (lo vedete qui sotto) che fa presagire un'uscita non troppo in là nel tempo, presumibilmente in autunno.     https://www.youtube.com/watch?v=5Og42ldefVc     La domanda interessante è: cosa dobbiamo apettarci da Moby? A questo punto della sua carriera, Richard Melville ha esplorato la techno da rave nel suo periodo più genuino e selvaggio, ha trovato il successo con il downtempo diventato marchio di fabbrica (con gli album 'Play' e '18'), ha tentato una via al cantaturato rock innestato di elettronica (con risultati discutbili) e ci ha regalato dischi discreti negli ultimi anni.  Non sembra uno di quelli che rincorrono il sucesso passato, piuttosto un artista che ha voglia di fare sempre qualcosa di libero e spontaneo, senza troppo badare a strategie e gabbie varie. Chissà se questa volta sarà uno dei suoi colpacci o un passo falso. 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Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 23171 [post_author] => 9 [post_date] => 2016-09-23 12:00:29 [post_date_gmt] => 2016-09-23 10:00:29 [post_content] =>   Sabato 24 settembre tornano allo 02 Forum di Kentish Town, Londra le finali dei Dmc World Dj Championships. Dmc è la sigla del Disco Mix Club, associazione per dj nata nel 1983 per merito di Tony Prince, uno dei dj storici delle radio pirata anglossassoni: chi ha visto il film ‘Radio Rock’ sa di che cosa si parla, chi non l’ha ancora visto provveda quanto prima. Torniamo alla Dmc: dal 1985 organizza un vero e proprio campionato del mondo per dj, che si sfidano in battaglie a colpi di scratch e virtuosismi vari. Sabato 24 si inizia alle 2 di pomeriggio con workshop ed esibizioni di diversi collettivi: la finale vera e propria alle 7 e 45 minuti inglesi (le nove meno un quarto italiane). 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Un piccolo regalo per un argomento che ci sta molto a cuore, perchè ripercorriamo la storia e l'evoluzione della figura del dj. Un microfono e due giradischi. Questo era il mestiere del dj, prima di diventare arte, prima di diventare virtuosismo, prima delle tecnologie digitali, prima della guerra vinile/computer, prima dei fuochi d’artificio, dei jet privati; prima delle ancelle con la vodka e delle torte sul pubblico, il dj era un intrattenitore. E il suo ruolo era spesso più vicino a quello di un juke box umano che di un artista. Era quella figura che “copriva” il momento di pausa della band in quelle che non erano più balere ma non ancora discoteche. Relegato in un angolo, con i dischi scelti e comprati dalla proprietà del locale, il dj era il cuscinetto in diffusione nella pausa della musica dal vivo. Ma stava già diventando qualcos’altro.     Block_party   The get down La prima rivoluzione arriva dal South Bronx e da Harlem. Una musica nera che nasce per strada, con i block party, le feste di quartiere, spesso illegali, improvvisate, un accrocchio di persone che si trovano per ballare e fare casino nelle strade della New York degli anni ’70, disastrata e pericolosa nella centralissima Manhattan, figuratevi nel famigerato Bronx. Le giovani generazioni di afroamericani, che vivono letteralmente in ghetti di povertà e disagio, si inventano una musica fatta di mezzi poverissimi e di tanto ingegno: il rap. L’MC (Master of Ceremony) inventa frasi in rima su un beat fatto di pezzi di altri brani. Per la prima volta, il dj diventa un artista: bisogna utilizzare solo le parti strumentali dei dischi per poter costruire una base dove il rapper può snocciolare le sue rime, e i soldi sono pochi, non si possono comprare dischi nuovi. Allora che si fa? 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Nel secondo caso, con la techno nasce proprio una filosofia ben precisa, perché Detroit è la città industriale americana per eccellenza, la metropoli delle automobili e della tecnologia, delle catene di montaggio e della crisi economica delle periferie, quando il sogno americano dell’era Reagan inizia a scricchiolare per poi schiantarsi. La Detroit profetizzata nel film Robocop di Paul Verhoeven nel 1987, ambientato in un futuro distopico dove la città è sul lastrico e la criminalità dilaga, sembra essersi avverato ai giorni nostri. Se è vero che gli artisti sono i primi a intuire gli scenari futuri grazie alla loro sensibilità, nel caso dei primi produttori techno tutto questo si realizza in pieno. La techno mette in scena e incarna un futuro poco rassicurante, una fusione ideale di uomo e macchina, e il dj per la prima volta si pone su un piedistallo diverso da quello puramente spettacolare, ma di ordine culturale.     https://www.youtube.com/watch?v=CqfWABpOGaM   USA-UK-Germania-Italia-Ibiza Che succede negli anni ’90? Crollano muri (e Muri), si accorciano distanze, i fax diventano e-mail, le business class voli low-cost. Il titolo di questo capitolo è un biglietto aperto per la globalizzazione. Soprattutto culturale. E allora il dj inizia a viaggiare a un’altra velocità, a darsi un tono, a cambiare i propri connotati. Come una specie in evoluzione. Dal dj di Neanderthal al dj Sapiens. Una trasformazione anomala. Ricordate il dj animatore degli anni ’80 con il microfono in mano? Dimenticatelo. Nei ’90 la musica diventa la lingua parlata dai dj, e “quelli col microfono” sono considerati di serie B, buoni per animare e intrattenere le piste più facilone e commerciali, in un periodo in cui si va affermando la figura del dj star, che sia locale o internazionale. Dagli USA la acid house ha attecchito a Londra e Manchester, e personaggi come Paul Oakenfold, Danny Rampling, Carl Cox stanno scrivendo pagine importanti della club culture, in patria come a Ibiza. E per gli inglesi la faccenda è seria, infatti appiccicano la parola culture, cultura, al club, e fondano le riviste (come quella che state leggendo, per intenderci). Niente cazzeggi, i dj sono artisti che vi fanno scoprire la musica che voi non sapevate di volere. Diventano sacerdoti, sciamani (paragone molto in voga all’epoca), pronti a portare la tribù (altro paragone molto Nineties) verso nuovi livello di conoscenza. È l’era dei rave, che da Londra si diffondono nella nuova Germania unita, in Italia (Roma soprattutto) e nel resto d’Europa. Uno spirito liberatorio e mistico che eleva il dj a una statura mai pensata prima. Un po’ per i dischi misteriosi che suona in anteprima e possiede solo lui, un po’ per l’iconografia che si delinea come quella dell’anti-rockstar, divo ma schivo, il dj diventa un idolo, un feticcio. Nascono i programmi radiofonici, i mega rave da un milione di persone e i festival rock vedono per la prima volta i gruppi dance e i dj sui mainstage (Prodigy, Chemical Brothers, Moby, Goldie, Paul Oakenfold). Nel nostro Paese il dj con il microfono è quello più famoso in questo periodo, si chiama Albertino ed è un fuoriclasse di quell’intrattenimento in netta controtendenza con il momento. Eppure gode di una credibilità solida anche tra i sultani delle consolle prestigiose e assai meno “popolari” dei privée house (Joe T Vannelli, Ralf, Rocky Montanari, Coccoluto) e dei superclub techno (Mauro Picotto, Mario Più, Cirillo).   La storia continua su DJ Mag n.64, in edicola a ottobre. 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Era la metà degli anni '80 quando i Phuture inventavano letteralmente un nuovo genere musicale programmando i primi campionatori e drum machine. 'Acid Tracks' è la traccia che li rese celebri, non tanto per la fama raggiunta all'epoca dal pezzo, quanto per la seminale influenza che avrebbe portato su tutta la musica elettronica, dando di fatto inizio a un'avventura che ancora oggi è viva e vegeta, e che si è anzi frammentata, riprodotta, moltiplicata in diversissimi stili e generi, divenendo tanto pop e mainstream quanto continua fonte di ricerca e avanguardia. DJ Spank-Spank non è diventato uno di quei nomi ricordati da tutti, è rimasto piuttosto un pioniere, un generator mai salito agli onori della cronaca, ma è da considerarsi comunque uno dei grandi padri fondatori della house. 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Rendiamo il giusto tributo alla figura di Carl Cox, proprio nei giorni del suo addio allo Space di Ibiza, momento storico per la club culture mondiale. Il video che vedete qui sotto arriva appunto dalla gloriosa serata finale di Music Is Revolution, la mitica residenza di Cox allo Space durata per ben 15 lunghe stagioni (se volete godere un po' più a lungo, cliccate " target="_blank">QUI). Un frammento della fine per riavvolgere tutto dall'inizio.         C'era una volta Carl Cox nasce il 29 luglio del 1962 a Oldham, una città della contea di Greater Manchester, a nord-est della metropoli a cui fa capo la regione. Stando alle informazioni che si trovano in Rete, la lavorazione del cotone e l’industria tessile sono le principali attività della zona, e l’Inghilterra degli anni ’70 e ’80 non è esattamente il posto più allegro del mondo dove crescere se nutri una passione smodata per la musica e pensi di fare un mestiere che, a quel tempo, mestiere non è. Torna alla mente la storia di un Billy Elliott in versione aggiornata, con la consolle al posto del tutù e delle scarpette da ballo. Però, alla mentalità inglese va riconosciuta una qualità: se ci credi, se dimostri di saperci fare, anche una professione inventata da zero può diventare qualcosa di solido nel giro di poco tempo. Senza troppi pregiudizi. Un effetto del Protestantesimo. Così succede ai dj, che negli anni ’70 sono ancora delle figure poco inquadrate, appassionati squattrinati che non hanno idea di come monetizzare la propria passione. Ma a chi, tra quelli che hanno talento, ci crede, non demorde, il tempo darà ragione: alla fine degli anni ’80 i dj inglesi sono già delle mezze star. E proprio qui inizia l’avventura di una delle più grandi leggende della club culture, forse il paradigma stesso della parola “dj”: Carl Cox.     79f9-9ffd-486c-bc39-5d456b39ff7d     Un’alba, tre piatti, 15mila persone “Il primo pezzo di cui mi sono veramente innamorato, quello che ricordo sempre per avermi cambiato la vita, è ‘Get Up Offa That Thing’ di James Brown. Era unico, aveva un tiro incredibile e non si poteva stare fermi. Da bambino sognavo di essere un ballerino, ero molto bravo, poi ho iniziato a fare il dj perché sentivo quelli che mettevano i dischi e pensavo a cosa avrei voluto sentire e suonare io”. Queste parole me le ha dette proprio Carl, l’anno scorso durante un panel a Ibiza, quando gli ho chiesto quale fosse la sua aspirazione da bambino. Era il 1976, quando uscì il singolo di James Brown. La carriera di Carl inizierà anni dopo. Nell’Inghilterra thatcheriana degli anni ’80, si muove qualcosa. Le musiche nere, northern soul, funk, disco si mischiano con la rivoluzione bianca e molto British della new wave e del synth pop. Il centro del mondo si sposta da Londra a Manchester, la Madchester dell’Haçienda e dei New Order. Carl è un dj, appassionato di tutte queste correnti ma soprattutto dei groove danzerecci della disco e del funk, e inevitabilmente dell’hip hop che inizia a far sentire forte la sua voce dagli Stati Uniti. Comincia a costruirsi una certa reputazione, ma quello del dj è ancora soltanto un mestiere da buoni artigiani che mettono insieme delle scalette eterogenee. La svolta arriva nel 1987, quando alle orecchie di Coxy giunge ‘Acid Trax’ dei Phuture. Un’epifania. Una madeleine proustiana. La classica traccia che accende una lampadina e gira una chiave nel cervello. Se siete dj, o semplici appassionati di musica, sarà capitato anche a voi. “Quel” pezzo. Quello che cambia il modo di vedere la musica, e spesso anche la vita. Carl Cox capisce che è il momento di un suono nuovo, diverso, irresistibile. Ci crede. E da lì mette il turbo: nel 1988 viene chiamato da Danny Rampling all’apertura dello storico club Shoom; inventa la serata The Project insieme a Paul Oakenfold, ed è tra i protagonisti della Summer Of Love e della gloriosa stagione inglese dei rave. Un periodo ormai diventato leggenda, che culmina con il Sunrise, dove Carl suona all’alba, in chiusura, trascinando con sé 15mila raver in visibilio e dove sperimenta quello che diventerà uno dei suoi marchi di fabbrica: un dj set suonato con tre giradischi.     MCDHUTR EC002     It’s the Nineties, baby! Vi sembra di aver letto abbastanza? Avete già sviluppato un complesso di inferiorità? Mettetevi comodi, perché era solo l’inizio. Arriva un nuovo decennio. Gli anni ’90 spalancano le loro porte alla tecnologia, al mondo multimediale, globalizzato. E i dj diventano superstar. Almeno, qualcuno di loro. Cox è tra questi. I dischi si vendono ancora molto bene, e gli eroi underground della rave season capiscono che è il momento di cambiare marcia. The Prodigy piazzano successi in radio e in classifica, Pete Tong diventa una colonna di BBC Radio 1, mentre Paul Oakenfold remixa e va in tour con gli U2 (all’apice del successo e della creatività con ‘Achtung Baby’ e con lo ZooTV Tour), e fonda un’etichetta, la Perfecto Records. Proprio su Perfecto arriva la prima hit di Coxy; si intitola ‘I Want You (forever)’ e finisce dritta nella top 30 inglese. Ma lo star system, almeno quello da TV e mainstream, non è la strada che Carlone vuole intraprendere. Invece, ci sono una multitudine di cose stimolanti che avvengono nel mondo dei club: le repentine trasformazioni di techno, house, jungle, drum’n’bass, trance e molto altro ancora; il fiorire dei grandi club inglesi come Gatecrasher, The End, Ministry Of Sound, Cream, Fabric, che hanno dominato l’immaginario collettivo degli appassionati del mondo per tutto il decennio. Un’economia in forte crescita, un diverso tipo di fama e successo, sicuramente grandi ma circoscritti al proprio mondo di riferimento. Così, la scelta naturale è quella di restare in consolle, più che in studio. I Nineties sono il decennio in cui Carl Cox consolida il proprio status e alla fine dei quali è già una vera leggenda. Un dj vecchio stampo, diventato famosi per la propria abilità nel mix e per le proprie selezioni, prima che per le produzioni. Esattamente il contrario di ciò che accade oggi.     https://www.youtube.com/watch?v=m5deLze1YEQ     Greatest Hits Tuttavia, anche sul fronte discografico non mancano i successi. Degli esordi su Perfecto ho già detto; le altre tappe imprescindibili del suo percorso da produttore sono ‘F.A.C.T.’, cd mixato del 1995 diventato una pietra miliare della storia della techno - e se pensate che si tratta di una compilation, capite ancora meglio qual è il peso specifico del personaggio - capace di vendere oltre 250mila copie (numeri notevoli anche per l’epoca), e le altre release entrate nella Top 30 inglese (‘Two Paintings and a Drum’ e ‘Sensual Sophis-ti-cat’). Nel 1999 apre la label Intec, che per qualche anno conosce alterne fortune pubblicando ottime tracce techno e house, prima di chiudere nel 2006 per riorganizzarsi e tornare sul mercato in forma puramente digitale nel 2010 con Intec Digital. Sul piano delle uscite personali, da menzionare alcune tracce e alcuni EP insieme a Christian Smith, dal 2000 in poi, e l’album ‘All Roads Lead to the Dancefloor’ del 2011. Ma la vera forza di Coxy non sono le produzioni discografiche, quanto i dj set. Celeberrimi, epici, leggendari. Ogni festival, ogni club, ogni venue accoglie come un segno di enorme prestigio la presenza del dj di Oldham. E c’è ancora un tassello importante nel grande puzzle di una carriera inimitabile. Un tassello che ha la forma di un’isola del Mediterraneo.     https://www.youtube.com/watch?v=ve_h_-T6Hus     Il re di Ibiza Se avete la sensazione che manchi qualcosa alla nostra storia, al ritratto di un artista che ha saputo scrivere pagine importantissime della musica dance e della dj culture, avete ragione. È proprio così. Manca quel tassello che da trent’anni è fondamentale non solo per capire tutta la storia, ma anche per la vita personale di Carl Cox. Questo tassello si chiama Ibiza. Ricordate il nome di Danny Rampling? L’avete letto qualche riga fa. Ebbene, lo Shoom, la stagione dei rave, la Londra della rivoluzione acid, era frutto (anche) del viaggio di questo dj/pioniere a Ibiza, insieme a Paul Oakenfold, negli anni in cui ancora l’isola era un paradiso per pochi turisti decisamente sopra le righe. Il passaparola, tra i dj più cool di fine anni ’80, porta parecchi di loro nelle Baleari, e tra questi indovinate chi c’è? Il nostro eroe, naturalmente. Carl Cox diventa un frequentatore assiduo di Ibiza, anzi ne diventa una specie di ambasciatore in Gran Bretagna e poi nel resto del mondo. Sempre presente, sempre innamorato della splendida Isla Blanca, Coxy diventa un’istituzione delle estati ibizenche e dei club di Ibiza. I suoi racconti in merito sono addirittura più suggestivi dei suoi set. Dai tramonti al Cafè Del Mar agli after che dall’alba finivano al pomeriggio, Carl potrebbe raccontarvi la storia di ogni singolo filo d’erba di Ibiza.     embedded-1403713372     Da quindici anni in qua, poi, la vera simbiosi è con lo Space. Altra istituzione del clubbing mondiale. Music Is Revolution è la residenza che Cox porta avanti allo Space, ogni estate, da giugno a settembre. Dai tempi dei vinili e dei set con i tre piatti all’epoca dei cd, alle USB e ai set con i software. Carl Cox e Space sono diventati inscindibili, una coppia fissa, un matrimonio duraturo come nessun altro a Ibiza. Leggenda. Tanto che, alla notizia di cambio di proprietà, lo scorso inverno, Coxy ha detto che anche per lui sarà la fine del rapporto con lo Space. Perché non sarà più lo stesso Space. Una coerenza invidiabile, in un mondo in cui i dj sono brand, aziende per cui conta di più il fatturato dell’attaccamento alla bandiera. E consideriamo il fatto che qualche scappatella, negli anni, Carl se l’è pure concessa, con serate al DC10 e all’Amnesia. Eppure, rimane il simbolo indiscusso dello Space. Quindici anni. Un’eternità. Che ha avuto fine lo scorso 20 settembre.     Carl-Cox-Space-feature-739x299     Ultra DJ E se parliamo di rapporti duraturi, anche quello con Ultra Music Festival non è esattamente un flirt: da dodici anni Cox ha un suo stage all’Ultra, a dimostrazione di quanto sia lungimirante da un lato, e capace di creare fidelizzazione dall’altro. Sempre sorridente, sempre cordiale e noto per l’umorismo, l’ironia e le battute sagaci, Carl Cox appare anche umanamente come una star estremamente gradevole, senza isterismi e capricci da divo. Più che un super dj, un “ultra” dj, e perdonate il terribile gioco di parole. Ora ripensate all’inizio di questa storia. Potrebbe essere una fiaba per i vostri bambini: “C’era una volta, in una città di nome Oldham…”.   [post_title] => Re, presidente, primo ministro, capo di stato maggiore: Carl Cox [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => re-presidente-ministro-capo-maggiore-carl-cox [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-09-22 17:03:04 [post_modified_gmt] => 2016-09-22 15:03:04 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=23149 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 23151 [post_author] => 109 [post_date] => 2016-09-22 15:14:42 [post_date_gmt] => 2016-09-22 13:14:42 [post_content] =>

Non importa su quale label pubblichi le tue tracce o quanti Stati hai girato nell'ultimo mese: per mettere le mani su un capolavoro come "Strobe" occorre essere necessariamente dotati di capacità quali umiltà, una spiccata sensibilità artistica e un ricercato gusto musicale.

Se le anticipazioni dell'attesissima mau50100 - la centesima release della mau5trap - ad opera di Com Truise, Attlas e Dimension non hanno deluso le nostre alte aspettative, ce n'è stata una che ci ha colpito con un "uno-due" davvero spettacolare. Il remix dell'inglese Feed Me ha saputo unire con una delicatezza e un tatto incredibile la propria identità musicale con quella del suo ex mentore e amico. In ben nove minuti, infatti, Jan Gooch riesce e sviscerare molteplici panorami musicali con efficacia e determinazione non lasciando spazio a momenti insipidi o a transizioni troppo stiracchiate.

Davvero eccezionale. Lunga vita a Feed Me!

"Strobe represents a seminal piece of electronic music culture to me; an exercise in restraint and patience, and one of the best demonstrations of Joel's unique talent with melody. To me remixing was more of creating a homage rather than more aggressively stamping my sound on it as I might do with other tracks. Part of my process was to learn it on various instruments and incorporate them to try and get more of a feel for how it goes together in order to feel as connected as possible; hopefully this is translated in the result.” - Feed Me. 

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