PRIMARIE

Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 6346 [post_author] => 48 [post_date] => 2014-12-22 22:23:48 [post_date_gmt] => 2014-12-22 21:23:48 [post_content] => Noise Manifesto riapre i battenti. Con l'arrivo del 2015 Paula Temple riallaccia le fila di un progetto accantonato nel 2012 (con la pubblicazione di due Ep all'attivo) e che adesso sembra aver ritrovato nuova linfa contando su una maggiore esperienza ed un riscoperto entusiasmo da parte della producer britannica recentemente inserita nella top 10 di Dave Clarke concernente i più talentuosi artisti emergenti dell'intero panorama techno. Dovremo attendere il mese di marzo per la prima release ufficiale ma la Temple ha trovato un modo davvero originale per alleggerire le tensioni di una lunga attesa. Sul suo profilo Facebook è stata oggi pubblicata, con possibilità di download gratuito, una traccia dell'artista di scuderia R&S, “Gegen”. “Gegen è una parola molto forte, qui a Berlino” è possibile leggere sul wall della Temple “E' sinonimo di tensione. E' la parola che leggi su tutti i manifesti di protesta per strada, e quando mi sono trasferita qui all'inizio, questo mi ha fatto subito sentire come se fossi giunta al posto giusto. La gente del posto si alza e protesta contro ciò che va contro gli interessi del popolo, e sono attivi ogni giorno contro l'oppressione. Quando stavo producendo questa traccia ero appena stata invitata ad una klubnacht chiamata Gegen e l'atmosfera che vi trovai lasciò un segno indelebile in me. E' una situazione da party che demolisce l'idea di “normale” e tu ti ritrovi contro te stesso, le tue paure e i tuoi piaceri. Ecco perchè ho sentito persone qui dire è stata la notte più bella della mia vita o è stata la notte più brutta della mia vita. Così mi sono sentita in dovere di dedicare il titolo di questa traccia a quella notte e a Berlino. Nello stesso mese ho testato la traccia suonandola al Berghain in occasione di un party di beneficenza e la reazione della folla superò le mie aspettative. Così, per l'anno appena trascorso, questo brano è stata la mia arma segreta in tutti i miei set. Mi scuso con le molte persone che mi hanno chiesto di rilasciarla prima, è una traccia rave molto decisa, si distingue da sola. Ed è proprio per questo che ho deciso di rilasciarla da sola. Come piccolo regalo di fine anno Gegen sarà in download gratuito per le prossime settimane”. Ed ecco  il link per ascoltare la traccia in questione, che chiude il 2014 di Paula con una sferzata di pura energia, spalancando le porte ad un anno ricco di novità: https://www.facebook.com/paulatempleofficial/posts/747039282038187 [post_title] => Gegen: la rivoluzione di Paula Temple [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => gegen-rivoluzione-paula-temple [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-22 22:23:48 [post_modified_gmt] => 2014-12-22 21:23:48 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6346 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 6306 [post_author] => 8 [post_date] => 2014-12-19 16:47:26 [post_date_gmt] => 2014-12-19 15:47:26 [post_content] => Joseph Capriati è l'autore del mix album 'Fabric 80', che uscirà il 16 febbraio 2015. Il dj/produttore napoletano è ormai fra i più quotati sulla scena techno e tech house internazionale, dopo i positivi riscontri del suo più recente album 'Self Portrait' (pubblicato nel 2013 dalla Drumcode di Adam Beyer) e aver inanellato esperienze come la residenza agli eventi 'Music On' di Marco Carola ad Ibiza e le partecipazioni a festival prestigiosi quali Awakenings, Time Warp, Monegros, Tomorrowland e Kazantip. Capriati ha dichiarato di aver registrato il mix "dal vivo del mio studio con due CDJ e un mixer, come se stessi mixando al Fabric". Questa la tracklist: 01. Clap! Clap! - Ashiko (Lurka Obeah Mix) 02. Aura Dub - Smells Like A Virgin 03. Joseph Capriati - Partenopeo 04. Bastinov - Ellipse (Proudly People Remix) 05. Alex Mine - Entady 06. Adam Beyer - Stone Flower 07. Phil Kieran - Hells Bells 08. Recondite - Caldera 09. Shlomi Aber - Helter Skelter 10. Hans Bouffmyhre & Kyle Geiger - Dispatch 11. 2000 and One - Plant 1 12. Joel Mull - Wind It Up 13. Gary Beck - Backward 14. Johannes Heil - Transition Six 15. Hinz & Ruhmhardt - Doch 16. Alan Fitzpatrick - Organic 17. Brian Sanhaji - Gyre 18. Odd Parents - Learn To Fly (Maceo's Flight Home Mix) Questa è la sua 'Partneopeo', inclusa in scaletta: https://www.youtube.com/watch?v=PYPUOjvyZKU Proprio in questi giorni Capriati è di scena nella nostra penisola per un paio di date: sabato 20 dicembre al Bolgia di Osio Sopra (BG) e venerdì 26 al Goa Club di Roma, mentre è confermata per il 21 febbraio 2015 la sua data proprio al Fabric di Londra, in una serata che vedrà in consolle anche Joris Voorn, Steve Rachmad, Terry Francis e Phil Kieran. Infatti è arrivata la notizia del "salvataggio" del Fabric (ve ne parlavamo ieri qui): l'adozione di nuove misure di sicurezza come l'utilizzo di cani antidroga e controlli alla porta sui documenti d'identità ha convinto l'Islington Council al rinnovo della licenza per il club londinese, proprio mentre la petizione contro la chiusura del Fabric aveva raggiunto 35mila firme in poche ore. 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Solitamente tendo a non dare importanza ai titoli dei brani di musica elettronica, spesso arbitrari o comunque difficilmente collegabili al contenuto musicale. Il titolo della prima traccia però mi ha colpito, soprattutto quel "God is innocent". Ti dispiacerebbe spiegare meglio che idee o emozioni intendevi suggerire? Mi fa piacere tu abbia fatto questa osservazione, perché è proprio l’obiettivo del progetto non limitarsi solo alla musica, ma legare alla musica i concetti che mi piace condividere. La musica elettronica di solito è prettamente funzionale o evocativa; quello che ho fatto con questo EP è stato fare musica elettronica cercando di veicolare delle emozioni e dei messaggi. “Dissolve” è una traccia che ripete un mantra, che ovviamente non si rivolge specificatamente al Dio cristiano, ma a Dio inteso come forza a cui diamo meriti e colpe di ciò che ci accade ogni giorno. Non lo si deve chiamare per forza Dio, ma anche Destino o Fato. Quello che condivido è un esortazione a far dissolvere appunto questo tipo di convinzione. “Dio è innocente” perché la realtà che ogni giorno viviamo siamo noi a crearla, nel momento esatto in cui la stiamo visualizzando: alle volta addirittura prima ancora di visualizzarla, materializzandola dentro la nostra mente, pensando. Capisco possa essere un po' azzardato come discorso, ma è più vero di quanto si possa immaginare. Prima di continuare a parlare della tua nuova uscita, ti va di raccontarci di te, magari nominando tre momenti che consideri importanti per il tuo percorso artistico? Sicuramente mi hanno fatto crescere molto gli studi di musica elettronica, per il semplice fatto che per la prima volta nella mia vita ascoltavo musica mai sentita dalle mie orecchie. Quindi ho incominciato a riflettere ad esempio su come si fosse ampliato il concetto di composizione e la figura del compositore. Altro momento importante è sicuramente la scoperta di Franco Battiato. Inutile protrarsi nel solito “papiro” celebrativo su Battiato perché, oggettivamente parlando, si tratta di un Artista con la A maiuscola: cerca di far riflettere la gente, cerca di farla evolvere, ed è quella la vera funzione dell’artista. Detto questo, la cosa che mi piace di lui è proprio la necessità di condividere: nel suo caso la conoscenza, e qui mi ricollego un po' alla mia prima risposta perché quella della condivisione è una “missione” che mi sono dato anche io. Non sono così presuntuoso da voler insegnare niente a nessuno “dall'alto” dei miei 26 anni, ma solamente condividere con chi mi ascolta dei concetti che mi entusiasmano e mi appassionano. Infine, la terza cosa più bella che mi sia capitata artisticamente parlando è il mio primo disco. Mi spiego: in una realtà attuale come quella italiana trovare dei ragazzi che credono in quello che fai fino al punto da produrti un vinile è veramente difficile. Io ho trovato chi è interessato alla mia musica e a quello che faccio; ricordare questo per me è un modo per dimostrare la mia gratitudine. Torniamo all'album, che colpisce per il notevole amalgama di suoni e stili differenti in sole quattro tracce. Vorrei evitare il solito giochetto della mappa delle referenze musicali, per cui ti chiedo: se dovessi pensare ad un film, un libro o un'opera d'arte accostabile alla tua visione musicale, che cosa sarebbe? Mi hai fatto la domanda più difficile del mondo! Ne avrei un po' da consigliare: come film direi “What the bleep we know?”, mentre come libri direi “Reality Transurfing – Lo Spazio delle Varianti” di Vadim Zeland e “Autobiografia di uno Yogi” di Paramansa Yogananda. Che rapporto hai con la parte "visiva" della tua musica (copertine, video, visual)? Allora, ti svelo un super segreto: io sono daltonico, per cui ho un rapporto di amore ed odio nei confronti dell’arte visiva. Il mio problema non è tanto nel vedere i colori ma nel riconoscimento. C’è una cosa che solo i daltonici hanno, ovvero la facoltà di poter creare abbinamenti cromatici (nel bene e nel male) che prescindono da “regole” comuni come “quel colore non sta bene con quell’altro”: quando dico che un abbinamento mi piace, più che una parere visivo è una sensazione emozionale, istintiva, senza filtro. Fatta questa premessa, posso dirti che il lavoro sulle grafiche e sui video non viene mai lasciato al caso, c’è sempre un messaggio. Ci deve essere per forza, secondo me: il video mood di “Dissolve” ad esempio è stato creato per essere evocativo, all’interno c’è una porta che non aspetta altro che di essere attraversata. Dopo questo Ep, che cosa dobbiamo aspettarci di nuovo da te? Ho tantissime cose in cantiere per il nuovo anno: la cosa più imminente è l’uscita del prossimo EP su Beat Machine, etichetta milanese per la quale ho pubblicato la mia ultima uscita “When I Close My Eyes”, e un Ep di quattro tracce cantate. Di cose da ascoltare ce ne saranno insomma. [post_title] => Fade, intervista e nuovo Ep in esclusiva [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => fade-intervista-ep-in-esclusiva [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-19 14:14:02 [post_modified_gmt] => 2014-12-19 13:14:02 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6293 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 6278 [post_author] => 8 [post_date] => 2014-12-18 16:18:28 [post_date_gmt] => 2014-12-18 15:18:28 [post_content] => Il Fabric, cioè il club londinese più noto insieme al Ministry of Sound (e per due volte votato come miglior club del mondo nel referendum di DJ Mag), potrebbe perdere la sua licenza a causa di un'imminente decisione dell'amministrazione locale del quartiere di Islington. 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Questa la tracklist colmpleta: A1 Nina Kraviz - Prozimokampleme A2 Steve Stoll - Pop Song B1 Nina Kraviz - IMPRV B2 Bjarki - Polygon Pink Toast C1 Population One - Out of Control (Vocal mix) C2 Population One - Bonus Beats D1 Exos - Nuclear Red Guard D2 Parrish Smith - 1.0 : 8.0 Afrika Genocide 'IMPRV' farà anche parte del suo imminente mix album per la serie 'DJ-Kicks mix' che, come vi annunciavamo già un paio di mesi fa, uscirà il 26 gennaio su !K7. Sono numerose le date italiane in vista per la dj/produttrice di origine siberiana: venerdì 26 dicembre all'Harmonized di Porto Sant'Elpidio (FM), nella notte di Capodanno al Mob di Villagrazia di Carini (Palermo), lunedì 5 gennaio 2015 al Bolgia di Osio Sopra Bergamo e sabato 14 marzo al Serendipity di Foligno. [post_title] => Nina Kraviz: un brano inedito e le prossime date [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => nina-kraviz-brano-inedito-prossime-date [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-17 16:37:12 [post_modified_gmt] => 2014-12-17 15:37:12 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6231 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [10] => WP_Post Object ( [ID] => 6224 [post_author] => 8 [post_date] => 2014-12-17 15:23:47 [post_date_gmt] => 2014-12-17 14:23:47 [post_content] => Fra i nomi di punta della house/techno britannica più trasversale, Midland (al secolo Harry Agius) ha pubblicato ora sulla sua pagina Soundcloud un remix finora inedito di un brano dei Boards of Canada, nome di culto per gli appassionati della musica elettronica più rarefatta e "da ascolto". Potete ascoltare e scaricare (in formato .wav) il suo remix di 'Olson' qui: https://soundcloud.com/midland/boards-of-canada-olson-midland-re-edit Il brano faceva parte del loro album di debutto 'Music Has the Right To Children', uscito nel 1998 e da allora divenuto vero e proprio disco cult. Midland ha al suo attivo numerosi EP per etichette come la Aus Music (che ha pubblicato anche il recente ed acclamato 'Duster' EP) oltre a remix per artisti come Julio Bashmore, Guy Gerber, Dusky e Flume. Qui di seguito la sua 'Duster': https://soundcloud.com/ausmusic/duster [post_title] => Boards Of Canada: un remix firmato Midland [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => boards-of-canada-remix-firmato-midland [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-17 15:23:47 [post_modified_gmt] => 2014-12-17 14:23:47 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6224 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [11] => WP_Post Object ( [ID] => 6184 [post_author] => 7 [post_date] => 2014-12-16 17:47:09 [post_date_gmt] => 2014-12-16 16:47:09 [post_content] =>

Succede sempre così, che quando ti trovi davanti a un mostro sacro, reso tale soprattutto da chi ti circonda, vai in fibrillazione. Resti condizionato e non stai più nella pelle. È quello che può succedere se intervisti uno come Claudio Cecchetto, uno che ha inventato personaggi divenuti popolari (Gerry Scotti, Fiorello, 883, Fabio Volo, Leonardo Pieraccioni, Jovanotti sono solo alcuni) e stelle della dance (Sabrina Salerno, Albertino, Sandy Marton), senza contare la consacrazione di località (Ibiza e Riccione in tempi non sospetti) e marchi radiofonici (Radio Deejay e Capital). Cecchetto ha avuto sempre: coraggio da vendere, fiuto e senso del ritmo. E infatti per anni ha fatto il dj. Senza fermarsi mai.

http://youtu.be/dxNNl5YnBv0  

L'addetto stampa della casa editrice che edita il suo libro, “In Diretta - Il Gioca Jouer della mia vita” (Baldini e Castoldi, 400 pagine, 16 euro), ci dà appuntamento direttamente negli uffici di Cecchetto: una struttura circolare in pieno stile anni Settanta, tanto per non smentirsi. Alle pareti, decine e decine di dischi d'oro e di platino. Cecchetto in un attimo diventa semplicemente Claudio. Sigaretta elettronica per lui, il MacBook che segna inesorabilmente le ore per noi: le 19,00. Saranno le 19,47 quando ci congederemo.

Claudio, primo e ultimo libro? Una faticaccia?

Vediamo. È il riassunto romanzato delle cose successe, quindi mi è stato semplice scriverlo. Ci ho pensato su 40 anni e da almeno dieci con la famiglia Dalai, Alessandro e Michele, parlavamo di questo: volevamo fare un libro sugli anni Ottanta e Novanta ma sapevamo che sarebbe venuta fuori una cosa alla Wikipedia. Su questa traccia, con questo testo, attraverso questo albero, mi sono divertito. Ho raccontato. È una finta autobiografia. Parla della nascita della radio, della tivù.

Come è stato scritto? Tutto di getto davanti a un computer?

Qualcuno trascriveva, a volte invece mi sono messo io con la tastiera. Mia moglie (Maria Paola Danna, per gli amici Mapi) è una grande lettrice. È stata come al solito eccezionale. Il libro poi in realtà era molto più lungo ma sono un editor e ho eliminato le parti superflue. Ho cancellato diversi capitoli.

Fare un libro è come fare un disco?

È una cosa diversa. Nel disco hai bisogno di musicisti, arrangiatori, turnisti. Qui nel libro hai solo testo. Il testo nel disco è in funzione della musica. Nel libro sei solo: sei tu e lui.

“Sei un mito” non è solo il titolo di un brano da te prodotto, è la realtà per diversi addetti ai lavori dell'intrattenimento. Cecchetto è un mito per tutti?

Da piccolo avevo la passione per la musica e volevo lavorare in una casa discografica. Volevo fare il label manager. Proponevo la mia musica, quella che ascoltavo, che mettevo in discoteca. Pensavo molto al pubblico. Io, dj, mi mettevo sempre dalla parte del pubblico. Avevo il gusto giusto. La bellezza di un pezzo era che la gente lo ballasse. Se la gente non ballava il disco che stavo suonando, iniziavo a odiarlo quel pezzo di vinile.

http://youtu.be/CGIFpsoOWOs  

Proviamo a sfatare un altro mito, secondo cui la gente non capisce niente in fatto di musica?

Non sono d'accordo. Il divertimento di chi era in pista era fondamentale. Non sbagliavo quasi mai. Andavo d'istinto. Mi gasavo. Era pelle d'oca a ogni hit, a ogni pista piena.

Alla guida di una radio e di una casa discografica, ancora oggi c'è chi reclama un conflitto d'interesse?

Producevo ciò che mi piaceva. Se ti piace una cosa, cosa fai, non la metti in radio? Se la radio è mia, rischio di mettere una ciofeca e di rovinare tutto? La gente non si fa convincere dai passaggi radiofonici. E questi sono concetti applicabili anche al giorno d'oggi. La super programmazione non cambia la qualità.

Radio Deejay, anche lì tanti ricordi?

Noi siamo partiti con la sola musica. Mike Bongiorno un giorno mi disse: 'Eh, Claudio, ma dj mica si scrive così, guarda che è sbagliato'. Fummo i primi. E ci copiarono. Avevo comprato Radio Music, e c'erano tanti dj; poi arrivò Radio Deejay, e gli studi si popolarono di speaker. Gerry Scotti fu il primo primo a fare il dj a tutti gli effetti.

Con Stock, Aitken & Waterman trovare spazio nelle classifiche dance straniere fu dura?

L'Inghilterra era il faro. Loro dei pilastri. Con la Italo dance abbiamo comunque conquistato questo periodo. Abbiamo trovato spazi occupati. Ma ci siamo fatti largo.

Di dance non ne produci più?

Max Pezzali, e gli 883 in passato, hanno una matrice dance, i brani sono ballabili. Io sono per la dance. Per quella cantata in inglese il discorso è diverso. Sarei in competizione con in mondo.

Cosa ti piace della dance internazionale odierna?

Mi piace David Guetta, Avicii, un po' meno ma Bob Sinclar. Mi piace la melodia.

Nessuno si è smarrito tra i tuoi collaboratori del passato?

C'è Pierpa (Pierpaolo Peroni), che è quello che tiene i contatti con i produttori. Conosce molti giovani. Cerchiamo sempre nuove leve.

Albertino, Jovanotti, da dj a imprenditori.

E ne sono felicissimo.

Vai in discoteca?

Non proprio. Vado in pub sui Navigli, quelli che molti chiamano discobar.

http://youtu.be/F6VRey__Pfw   I tuoi figli, Jody (nato nel '94) e Leonardo (2000), come ti vedono?

I miei figli mi chiedono di fare il padre. Mi hanno visto fare il dj nelle feste anni Ottanta.

Stai lavorando a un super talent che si basa sull'attitude e non solo sulla voce. Sempre alla ricerca dell'uomo nuovo?

Si chiama “StarCube, la Voce non è tutto”. Il mio concetto è: prima di sentirti cantare, voglio sceglierti. Voglio capire chi sei.

I talent sono entrati anche nel djing.

Top dj? È un'ottima formula, in un momento in cui tra le tivù ci sono pochi budget.

Ma oggi la tivù ama la musica?

Dalla tivù la musica ti arriva e invece uno oggi con il web se la cerca. È cambiata la direzione del flusso. Mtv è diventata generalista. Deejay Television era invece una scelta da dj. Mettevamo il meglio.

Nell'intrattenimento italiano esiste l'eccellenza (come nel cibo)?

Prima l'inglese deve diventare una seconda lingua. All'estero ti chiedono se in Italia il brano che proponi ha successo.

A&R, esistono ancora?

Certi talent scout sono state le etichette indipendenti a farli sparire.

Non è il pubblico che decide, soprattutto con i talent?

Dipende se è quello televisivo e se fa una scelta emotiva.

E la discografia oggi?

I cantanti sono quelli che cantano e non quelli che fanno un disco.

Stiamo tornando al menestrello, all'abbandono della musica nei confronti del contenitore?

La domanda la faccio io: prima dei dischi cosa facevano i cantanti? Le multinazionali hanno capito che la vendita è legata ai diritti.

Gli anni passano. Ma la qualità aumenta?

Penso che si stia sempre meglio. L'unico problema è l'adattamento. Non abbiamo una corretta velocità di adattamento. Se uno si ferma... Non guardo al passato. Io sto bene. Quando guardo i figli, dico: hanno troppe cose. Tuttavia, penso: se fossi nato in questo periodo? Beh, sarei come loro.

E le startup?

Io le considero esperienze, tentativi. Progetti legati a internet e non, sono difficili da sviluppare in Italia perché qui non abbiamo la cultura. In Italia Internet è visto solo come un grande negozio dove comprare cose.

Va di moda l'hip-hop, tra i giovanissimi.

Il rap mio è quello della Sugarhill Gang e quindi l'hip-hop non è certo una novità, ma è un discorso generazionale.

Quali sono i disc jockey che ammiri?

Quelli citati prima. E anche Benny Benassi.

Il dj di oggi chi è?

Con l'attrezzatura che hanno, i dj ora possono fare cose straordinarie. La tecnologia deve aiutare il dj.

Torniamo alla dance?

É il ballo. È la cassa in quattro. Il ritmo non stanca mai. La cassa in quattro riproduce il battito del cuore. Per l'essere umano è naturale.

Mai pensato di andare in pensione?

Farò quello che il fisico mi permetterà di fare. Sempre. Il trucco? Circondarsi sempre di giovani. E delle loro idee.

[post_title] => Claudio Cecchetto, coraggio e fiuto nella dance [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => claudio-cecchetto-coraggio-fiuto-dance [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2014-12-17 08:45:27 [post_modified_gmt] => 2014-12-17 07:45:27 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=6184 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )

SECONDARIE

TERZIARIE

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I concerti sono prodotti e organizzati da Barley Arts.   http://youtu.be/u25-XU-qqp4   The Chemical Brothers hanno ridefinito il concetto di musica elettronica dal vivo, grazie all’uso massiccio di immagini psichedeliche, laser e luci stroboscopiche, create con la collaborazione del visual artist Adam Smith e che danno vita ogni volta a show spettacolari, davvero da non perdere. Come già segnalato nella notizia del collega Alberto Scotti, i due l'anno prossimo pubblicheranno il loro ottavo album, il primo in studio dal 2010 (“Further“). Gli stessi Tom Rowlands ed Ed Simon hanno rivelato che il nuovo lavoro sarà “pure Chemical Brothers”. La notizia è ufficiale, ma ancora non si conosce il titolo dell’album. Comunque, ci sono anche altre novità: il duo ha confermato la sua presenza il prossimo anno anche al Sónar di Barcellona.   http://youtu.be/EjV6VVVBvxo   “La caratteristica più importante dell’album è che si connette è che crea una connessione emotiva. Abbiamo voluto trovare nuovi modi di esprimerci, sognamo nuovi suoni e diversi fotogrammi. Abbiamo lavorato anche con altri artisti, ma il nuovo album è soprattutto Chemical Brothers puri, al cento per cento”, ha detto Tom Rowlands. 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Tutto è iniziato nel 2002 con il capolavoro che fu Con:fusion, il suo primo album, a cui è seguito un decennio di successi tra ulteriori album esplosivi, sacrosante charts mai abbandonate (come la Dj Mag Top 100 Djs del quale è membro fin dalle prime edizioni) e InCharge, la sua label personale. Un artista ancora estremamente creativo nonché un profondo conoscitore di ciò che è stato, ciò che è e che sarà, Marco si è concesso a Dj Mag Italia per parlare rapidamente del suo ultimo singolo Nashoba, ufficialmente disponibile con Flamingo Records a partire dall'inizio di Dicembre. L'EP comprende un remix del giovanissimo Jaden Daves e uno dell'altrettanto giovane Thomas Newson, tra piccoli talenti più in voga nello scenario EDM attuale ma non solo: è anche suo figlio. Ebbene sì, per chi ancora non lo sapesse, l'ennesimo dutch boy della Revealed Recordings, di Flute e di Pallaroid, è il primogenito del pioniere Marco V. Non siate scettici e non tiriate facili conclusioni, siamo sicuri che il talento di Thomas vada oltre il suo legame di parentela con un grande come Marco (o per lo meno lo speriamo), ma in ogni caso non è questa la sede in cui parlarne. https://www.youtube.com/watch?v=_6HlwH4ejJ0&spfreload=10 Parliamo di Nashoba.  Volevo dare un seguito alle mie ultime due release per Flamingo Records, 10pm Sunset Blvd, così mi sono concentrato sulla produzione personale e ho messo insieme un salpe molto oldskool, un piano-break interessante e un drop. In questo EP di tre tracce troviamo anche un remix di Thomas Newson. Non è un segreto che Thomas sia tuo figlio; quanto di te vedi riflesso in lui? La sintonia tra noi due funziona perfettamente, ad entrambi ci piace l'electro energetica e condividiamo gran parte dei gusti musicali, anche se lui ha trovato il suo percorso personale. Avete anche collaborato ad un pezzo insieme, nel caso di Jaguar. Cosa si prova a vedere il tuo nome pubblicato vicino a quello del tuo primogenito? E' fantastico. Inizialmente non volevamo rendere pubblico il dettaglio del nostro legame di parentela, temendo dicerie del tipo "sicuramente il padre gli ghostproduce le tracce", ma con il tempo la gente l'ha scoperto e una collaborazione mi è sembrato un ottimo modo di consacrare il nostro legame. Abbiamo anche avuto occasione di condividere la consolle al Revealed Party dell'Ushuaia di Ibiza, quest'estate. Chi è Jaden Daves? Dobbiamo tenerlo d'occhio? Sì, assolutamente. Ha 19 anni ed è uno dei talenti olandesi più forti del momento. Ne avrete la prova a Febbraio 2015, quando uscirà il suo singolo con la mia label InCharge. Sei attivo da decenni ormai, come giudichi il ruolo predominante del 'fattore EDM' nello scenario pop mondiale? C'è sempre stato uno stile predominante nello scenario musicale: oggi è l'EDM, ieri era la primitiva electro house e ancora prima la trance. E' naturale che ciò che piace al pubblico prima o poi si mescoli con il pop. I festival stanno lentamente spegnendo la club culture. Vero o falso? Falso. I festival stanno vivendo una fase di estrema popolarità, ma il club non cesserà mai di esistere. Quando si raggiungono livelli piuttosto alti, soprattutto a livello di charts e visibilità, si rischia di entrare in una fase di stallo, in cui, per non rischiare di commettere passi falsi, si tende a fossilizzarsi nello stile. In mia opinione stiamo assistendo ad una fase in cui il successo dell'artista (soprattutto nel campo della big room) è inversamente proporzionale al suo livello di originalità e 'coraggio produttivo'. Forse perché l'audience di certi palchi è immensa, ed è importante per l'artista non contrariare i propri fans. Possiamo definirla una crisi? Sono al 100% d'accordo con te, stiamo vivendo una totale crisi di originalità, ma non attribuirei la colpa al singolo DJ o producer. Si tratta di un lavoro di marketing che proviene dai promoter dei festival e dalle case discografiche. Cosa ti piace ascoltare quando hai un po' di tempo per te? Sostanzialmente quello che c'è alla radio: dal pop alla deep house. Quale 'segnale' per un DJ accende la spia del ritiro dalla scena? E' un modo educato di chiedere se ho intenzione di smettere a breve? (ride) In realtà non ne ho idea, probabilmente quando non riesce più a sentire il calore della folla. A cosa stai lavorando nelle ultime settimane? Ho appena concluso una collaborazione con East and Young, CHOGAN, e sta per uscire il mio ultimo singolo Robotize con InCharge. 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Il brano pertanto si posiziona accanto a quelli realizzati da nomi altisonanti e concorrenti come Tiesto e Robin Schulz. Incrociamo le dita per i nostri connazionali!   http://youtu.be/aQpbbTH6jL0   Fortemente influenzati dai suoni di deadmau5, Feed Me e Knife Party, i Crossfingers sono un duo formato da Rey Vanguard e Niky Azard. La coppia ha iniziato a produrre musica insieme nel 2010 e ha debuttato proprio con "Falling Out", cantata da Danny Losito. 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Si tratta di due fattori che mescolandosi hanno costantemente influenzato la sociologia nella musica elettronica e non solo, tuttavia il compito più difficile è riuscire a far dialogare i due elementi in un sottile equilibrio dove se uno dei due fosse preponderante provocherebbe delle anomalie. La scorsa settimana siamo stati al party VOG, evento nato a Vicenza che cerca il perfetto connubio tra queste due sfere, ed abbiamo parlato della questione assieme a Cesare De Filippis, ideatore e promoter del party. Ciao Cesare, benvenuto su Dj Mag Italia. Per prima cosa vorrei chiederti di riassumere il concetto di VOG per chi non lo conoscesse. VOG è concept alternativo che ho creato assieme ai miei amici e colleghi Nico e Basty. E' il luogo dove si mescolano musica, moda e divertimento senza compromessi. Per noi si tratta di costante ricerca della qualità e cura del dettaglio. Questi sono i concetti che dal primo giorno abbiamo voluto trasmettere con questo party. Il rapporto che intercorre tra musica e moda è secondo te sano o rischia di spostare l'attenzione su aspetti che con la musica effettivamente hanno poco a che fare? Io sono dell’idea che il binomio musica e moda sia assolutamente sano, la storia lo insegna. Nel corso delle generazione spesso la musica ha influenzato la moda e viceversa. Mi viene in mente il movimento Hippie consacrato nel ’69 con il festival di Woodstock che ha spostato l’asse del mondo della musica, creando leggende del rock, differenziandosi per uno stile che riecheggia ancora, nei fiori sugli abiti leggeri, su gilet e jeans a zampa, zeppe e tacchi larghi, fino alle fascia sulla fronte. Per passare ai ribelli del “punk” come i Sex Pistols, Ramones ecc ecc. con creste, spillette, borchie su giacche in pelle, cinture,scarpe e quel look anarchico che ha rivoluzionato gli anni 70-80. Questo mi fa riflettere sul fatto che due mondi come moda e musica detengano ancora oggi il primato di principali espressioni del mutamento/influenza socio-culturale. Nel caso di VOG, ovviamente non cerchiamo di influenzare nessuno, ma siamo riusciti a creare un legame tra quello che NOI consideriamo tendenza alla musica HOUSE. Una particolarità di VOG è sempre stata quella di non annunciare l'ospite presente alla serata. Una decisione contro corrente soprattutto in un periodo di crisi come questo. Affronterete sempre con questo coraggio le scelte artistiche del party? Si presumo che questa politica verrà adottata sempre, dico questo perché sin dal primo party abbiamo optato per una scelta controcorrente ma rispettosa del concetto che abbiamo voluto improntare. VOG è alternativo anche in questo, fuori dagli schemi se ci confrontiamo con situazioni vicine a noi, ma la qualità del party e la fiducia riposta nei nostri confronti da parte del pubblico selezionato ci permette di portare avanti questa scelta coraggiosa senza grossi problemi. Come ho anticipato prima cerchiamo con scelte importanti di non deludere mai le attese proponendo sempre guest del panorama internazionale della musica HOUSE in particolare soulful, annunciandoli a gran voce due ore prima del party. A volte, non nego la grande voglia di annunciare a tutti l’ospite qualche settimana prima ma mi mordo la lingua e vado avanti! Che legame hai con la house music, soprattutto con la sua concezione old school, che oramai è una vera e propria caratteristica di VOG? Ovviamente è inutile soffermarsi sul fatto che la soulful house sia uno dei generi migliori che la musica dance ci abbia regalato, parere personale, chi di noi non ha mai ballato e sorriso con un pezzo di Frankie Knuckles . Ci tengo a dire "sorriso" perché è questo l’effetto che provoca la house music old school, se posso definirla con un aggettivo direi CONTAGIOSA. Dal primo giorno che ci siamo seduti a tavolino per strutturare questo party abbiamo individuato nell’house music old school la linea artistica fondamentale per l’idea di party di qualità. Siamo riusciti a coinvolgere piu generazioni dal 25enne al 40enne e l’aria che si respira durante il party è qualcosa di raro, ricordandoti che è un party Domenicale ad un'ora anomala (dalle 19.00 alle 02.00 n.d.r). Sbilanciarsi è sempre difficile ma quale artista ti ha colpito particolarmente nel corso della storia di VOG? Allora non è mai facile sbilanciarsi, ma Dj Spen personalmente nel Closing Party di Aprile ci ha regalato un performance da paura, infatti non ci abbiamo pensato due volte a riproporlo quest’anno con risultati altrettanto straordinari. Non nego che ci siamo divertiti molto anche con Kenny in VOG #STRIPES un’esibizione che ha aperto le danze ai guest OLD SCHOOL che ormai caratterizzano musicalmente il nostro party,con un susseguirsi di artisti del calibro di Todd Terry, Terrence Parker, Terry Hunter, Bobbie D'Ambrosio. Con molto orgoglio ricordo anche Coccoluto maestro della house music italiana ed esibizione che ha lanciato VOG all'interno di una discoteca. La moda è un aspetto molto importante della ritualità che si sviluppa nei club e durante i party. Hai notato trend particolari e diffusi nel corso di questa avventura? VOG lega il party a un dress code contestualizzato alle tendenze attuali, un lavoro di ricerca e studio continuo da parte del nostro staff. Abbiamo sviluppato un sito internet VOG completo di molti articoli inerenti i trend setter del momento e tutto quello che riteniamo importante a riguardo della moda. Questo canale è un plus per il party e qui ci leghiamo al concetto moda/musica, clienti sempre informati sulle mode del momento riproposte nei party VOG. Posso dire che il trend in voga è assolutamente lo streetstyle, nell’ultimo anno questo outfit ha regnato nei party VOG e non solo. Non a caso lo street-style ha dominato la Milano fashion week dello scorso settembre. Ci puoi svelare qualche novità nel futuro di questo party? Il party presenta quotidianamente delle novità legate alle tendenze del momento, ma come dicevo sopra ha predominato la streetstyle nell’ultimo anno, chissà che nel 2015 non possa esserci una piccola pausa e un cambiamento radicale del dress code. In base a quale criterio selezionate gli artisti che vengono coinvolti nel party? Principalmente sull’esperienza vissuta in questi anni di party, il progetto si è spostato tendenzialmente su artisti americani dove le sonorità cantate sono ben accentuate e si sposano bene con la tipoligia del party. Quali sono i criteri di selezione della clientela che può partecipare agli eventi VOG? L’esclusività del party e la caratteristica del bracciale ci ha dato la possibilità di circoscrivere e avvicinare a noi una clientela ben precisa. Il bracciale utilizzato come invito è stato un rispolvero del vero promoter, siamo tornati indietro con il tempo quando i clienti si affidavano alle parole e all'entusiasmo del promoter. Non c’è un vero è proprio criterio di selezione, ci siamo circondati di uno staff intelligente “giusto” che riesce ad interagire con la clientela adeguata ad un evento cool come VOG . Questo è lavoro complesso ma ci permette sempre di sapere chi abbiamo al nostro party. 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