PRIMARIE

    Si intitola ‘In the name of love’ ed è il nuovo singolo di Martin Garrix insieme a Bebe Rexha. Molto distante da ciò che ci siamo soliti aspettarci dal giovane olandese. Un beat lento e una canzone...
di Alberto Scotti, 29 luglio 2016
Array ( [0] => WP_Post Object ( [ID] => 22076 [post_author] => 107 [post_date] => 2016-07-29 17:00:41 [post_date_gmt] => 2016-07-29 15:00:41 [post_content] => I Love Techno è uno dei festival di musica elettronica più conosciuti al mondo. Sicuramente, dopo il cambio location ed il suo spostamento dallo storico Flanders Expo di Ghent, in Belgio, al Parc Expo di Montpellier, qualcosa è cambiato. Gli affezionatissimi del festival hanno dovuto adattarsi al cambiamento non senza disagi (uno su tutti la cancellazione dell'evento avvenuta nel 2014 ed annunciata durante il corso della serata in cui avrebbe dovuto svolgersi). Nonostante questo però, l'organizzazione non si è arresa, ed ha continuato a proporre delle line up fedeli a quello che è stato lo spirito di una delle manifestazioni più amate dai clubbers europei. Anche quest'anno il festival si terrà a Montpellier, città del sud della Francia che dovrà portare avanti la tradizione e non far rimpiangere gli anni d'oro del Flanders Expo. La data scelta per la prossima edizione è il 10 dicembre 2016, ed i primi nomi annunciati fanno pensare che I Love Techno Europe ha ancora l'intenzione di rilanciarsi e tornare ad essere un riferimento per gli amanti della techno e della musica elettronica. Suoneranno al Parc Expo di Montpellier monsieur Laurent Garnier, Vitalic live, Boys Noize live, Recondite live, Ben Klock b2b Marcel Dettmann, Dave Clarke, Mind Against, Noisia, Worakls live, più moltissimi altri artisti ancora da confermare. Nell'attesa, vi lasciamo con l'aftermovie dell'edizione 2015. https://www.youtube.com/watch?v=eFvS8jUvTPM [post_title] => I Love Techno annuncia i primi artisti dell'edizione 2016 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => i-love-techno-annuncia-i-primi-artisti-delledizione-2016 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-07-29 16:12:03 [post_modified_gmt] => 2016-07-29 14:12:03 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=22076 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 22112 [post_author] => 53 [post_date] => 2016-07-28 18:39:41 [post_date_gmt] => 2016-07-28 16:39:41 [post_content] =>     Appassionati di collezionismo? Non siete gli unici. Il collezionismo musicale è un fenomeno che coinvolge tantissime persone in tutto il mondo, dai semplici appassionati ai veri feticisti della muscia e degli oggetti che la riguardano. Da qualche settimana è online Fannabee, una piattaforma che permette ai collezionisti di comprare, vendere, scambiae vinili, CD, memorabilia e tutto ciò che rientra nell'orbita del collezionismo musicale. A capo di Fannabee c'è  Antonella Sinigaglia, grande appassionata collezionista, e la piattaforma online è soltanto l'inizio: è prevista una serie di prodotti per i tutti gli appassionati, che Fannabee ha intenzione di lanciare sul mercato nel corso dei prossimi mesi. Si tratta di qualcosa di unico: un servizio che combina social networkmarketplacegamification, frutto di una sinergia creativa maturata insieme ai collezionisti ma pensata anche per un pubblico di semplici consumatori, dedicata anche a tutti quegli utenti che stanno cercando oggetti musicali che non troverebbero su altri siti. Il tuttto sviluppato in modo estremamente semplice per gliutenti che vi si interfacciano. Trovate tutto questo su Fannabee. [post_title] => Collezionisti! Fannabee è la piattaforma che aspettavate [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => collezionisti-fannabee-piattaforma-aspettavate [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-07-28 18:22:31 [post_modified_gmt] => 2016-07-28 16:22:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=22112 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 22109 [post_author] => 20 [post_date] => 2016-07-28 17:39:17 [post_date_gmt] => 2016-07-28 15:39:17 [post_content] =>     Da un paio di giorni circolano rumors su una possibile reunion della Swedish House Mafia. Pare che diverse persone, tra cui promoter e persone che lavorano nel circuito della musica in America, abbiano confermato che esiste un tour pianificato per il 2017. La notizia sta girando su diversi siti e pare che le fonti siano attendibili, anche se restano soltanto voci di corridoio visto che non ci sono nomi e volti di chi conferma queste dichiarazioni. Al contrario, a smentire l'informazione ci sono proprio i comunicati dello staff di Axwell ^ Ingrosso, i due terzi della SHM ancora uniti. Questi comunicati smentiscono la possibilità di un tour il prossimo anno. "Nessuno conosc eil futuro di Swedish House Mafia", si legge. Una frase che non lascia molte speranze per una reunion immediata, ma che non nega in modo definitivo una possibile apparizione insieme del mitico trio, chissà come e chissà quando. 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Un festival dalla line up prestigiosa con molti top player internazionali: Ricardo Villalobos, Marco Carola, Jamie Jones, Len Faki, Recondite, Maceo Plex, Seth Troxler sono solo alcuni dei protagonisti del Sonus Festival. Nota molto piacevole, sono parecchie le figure femminili che vedremo in consolle: tINI, Monika Kruse, Ida Engberg, Sonja Moonear, Cassy, Dana Ruh, Alexandra, Bella Sarris, Tijana T. Proprio Tijana T ci racconta le sue impressioni a un mese dal festival, oltre a parlarci un po' di lei. Serba, vera istituzione a Belgrado, Tijana si sta costruendo un profilo internazionale.     13418447_1067319390009099_2033794705668579437_o     Qual è la tua reazione se ti dico la parola "festival"? Intendo non solo suonare in un festival, ma tutte le sensazioni che ti evoca questa parola. Il concetto di "festival" gioca un ruolo molto importante nella mia vita. La mia carriera è cresciuta grazie all'Exit festival in Serbia e attraverso altre esperienze collettive quando ero ancora una teenager. Le manifestazioni e le proteste nelle strade di Belgrado durante gli anni '90 erano un modo di reagire a un clima politico oppressivo, ma allo stesso tempo erano organizzate come feste con la musica e i dj per 24 al giorno, e decine di migliaia di persone in strada a ballare. Questo è il modo in cui sono cresciuta.  Sono appena tornata da una settimana di tour in cui ho suonato in tre diversi festival, l'ultimo il Melt a Berlino, e quando ho dovuto ripartire ho quasi pianto.   Sarà la tua prima volta al Sonus? Cosa ti aspetti da questa incredibile venue estiva? Sì, è la mia prima volta. Mi dicono che è il pià grande festival sulla costa croata, verificherò se è davvero così! Mi aspetto il sole, tanta gente e un buon soundsystem. E' eccitante pensare che suonerò a fianco di pesi massimi come Len Faki e Joseph Capriati.   Come hai detto, il Sonus è in Croazia,  tu sei serba e penso che tu abbia vissuto gli anni duri della Yugoslavia, delle divisioni e delle guerre. A costo di sembrare retorico, credi che la musica sia un modo reale per unire le persone? Mi viene in mente la Love Parade nelle sue prime edizioni, un viatico utilizzato dalle giovani generazioni tedesche ex-Est e ex-Ovest per trovare un terreno comune, un modo per dire "siamo uguali". Qual è la tua opinione? Sono la più grande sostenitrice del potere della musica! E' un linguaggio divino, si esprime attraverso vibrazioni, è universale. E la musica elettronica lo è ancora ancora di più, perchè spesso non ci sono parole e quindi non ci sono riferimenti e suggestioni dirette in un senso o in un altro.  Come recitano diversi classici house, "it's a feeling!". Quello che accadde in Yugoslavia fu davvero tragico, come lo è oggi in molti territori del mondo. Quello che so è che le persone coinvolte nella scena musicale non volevano la guerra. Addirittura poche settimane prima di tutta quella follia, a Sarajevo nel 1991 fu organizzato un grande concerto contro la guerra. E appena tutto finì, i dj, le band, i promoter dei club e delle radio, i corrispondenti delle varie repubbliche furono i primi a mettersi in contatto tra loro, e la musica uno dei mezzi più efficaci per la riconciliazione tra le persone. Certo, non è stato e non è facile dopo che la politica ha fatto così tanto per dividerci. Ma ti posso dire una cosa: di sicuro non suonerei al Sonus se non grazie ai miei cari colleghi croati. E questo dice parecchie cose.     12961159_987716748002164_6304591791486469639_o     Racconta ai lettori di DJ Mag Italia qualcosa di te: so che sei una dj e anche una giornalista musicale. Cos'altro dobbiamo sapere di Tijana Todorovic? Sì, sono stata una giornalista musicale per dieci anni, e ho anche scritto e condotto diversi programmi musicali sulla TV serba, cercando di unire le cose più sperimentali e folli ad altre più popolari. Una cosa che ho sempre fatto anche in radio e ora nei club. Alternare pezzi più famigliari all'orecchio del pubblico a cose nuove e "diverse" è un ottimo cavallo di Troia per far scoprire e apprezzare le novità che mi piacciono. Per quanto riguarda la mia carrriera da dj, sono molto legata all'Exit festival in Serbia, e sono resident al 2044 e al Drugstore, due club di Belgrado. Nei miei set al 2044 suono per molte ore, spesso tutta al notte, ed è una delle cose che preferisco fare. Sono anche una cantante e una vocalist e sto ultimamente sto cercando di trovare un equilibrio tra le mie serate e gli impegni - anche internazionali - e il tempo da dedicare al lavoro in studio per le mie produzioni.   Dando un'occhiata alla line up del Sonus, chi è il dj che da clubber non vorresti perderti? Ci sono molti amici e tanti grandi dj in cartellone. Jogarde, Cassy, Felver sono i tre nomi che ti direi. Sarà emozionante e curioso anche suonare con Joseph Capriati al boat party.   Stai preparando qualcosa di speciale per il festival? Sorprenderò i techno heads con qualcosa che non si aspetteranno di sentire...             [post_title] => Tijana T ci presenta il Sonus Festival [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => tijana-t-ci-presenta-sonus-festival [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-07-27 13:57:47 [post_modified_gmt] => 2016-07-27 11:57:47 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.djmagitalia.com/?p=22052 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 22091 [post_author] => 74 [post_date] => 2016-07-27 10:31:59 [post_date_gmt] => 2016-07-27 08:31:59 [post_content] =>   Spesso in redazione ci accartocciamo su questioni che fondamentalmente interessano solo i maniaci e pochi altri. Per questo l’annuncio di Paul Kalkbrenner sul Mainstage di Tomorrowland sapeva di feticcio, a metà tra profanazione e illuminazione in uno stato di sublime eccitazione simile a quello generato dal passaggio di Gonzalo Higuain dal Napoli alla Juventus. Come reagirà il pubblico del festival belga, abituato negli ultimi anni ad un certo tipo di performance e sonorità, al viaggio techno dell’istrionico musicista elettronico tedesco, ci chiedevamo? Il set di Kalkbrenner era già nella storia ancor prima di essere messo in atto. Se la memoria storica non mi inganna, è la prima volta che la consolle del Mainstage di Tomorrowland subisce una trasformazione epocale in termini di setup. Anche Moby nel 2009 e i Faithless nel 2011 si erano esibiti con una consolle tradizionale (4 CDJ e un mixer) con i fuochi d’artificio a tempo sulle tracce rave classic del primo e con Maxi Jazz nelle vesti di master of ceremony in piedi sulla consolle pilotata da Sister Bliss. Tomorrowland era ancora lontano dalla popolarità globale che lo ha portato ad essere il festival più visto e ambito del mondo e con essa sono arrivate anche le prime discussione polemiche, quelle che fondamentalmente interessano solo i maniaci e pochi altri. Dal 2012 in poi, l’esplosione di un certo tipo di sonorità, ribrandizzata per comodità e logica di marketing sotto la sigla EDM, l’impressione è stata quella di un’omologazione del suono che preferisco piuttosto includere in naturale processo di sviluppo e posizionamento. L’arena del Mainstage di Boom si presta in egual misura ad entrambi le dimensioni, con la caratteristica che la seconda, quella della EDM, ha avuto dalla sua l’affermarsi della rete come fonte di vanità assoluta e dei social network come luogo della vanità assoluta e patria degli scandali user-generated, che l’hanno resa da una parte un prodotto globale, riconoscibile e di successo ma dall’altra una facile preda per statisti della musica e professionisti della speculazione. Per questo la scelta di inserire Paul Kalkbrenner nella line up della maggiore attrattiva del Festival aveva il sapore di una sfida, di una voglia di cambiamento che fa parte della natura delle cose.     Una decade. Questo è il tempo necessario ad un ciclo musicale per nascere, crescere, dominare e ridimensionarsi. Dalla piramide dei Daft Punk a Coachella, che ha scritto le regole della performance elettronica contemporanea, al live set del tedesco al Tomorrowland sono passati dieci anni. L’evento ha dunque assunto una portata di dimensioni storiche anche perché per la prima volta i CDJ e il mixer hanno lasciato il posto al multicanale di Kalkbrenner e all’effettistica che l’accompagna. Ma siccome questo interessa solo i maniaci e pochi altri, credo che sia più utile sottolineare il fine dell’esperienza piuttosto che il mezzo dell’esecuzione anche perché su quest’ultima non c’è niente da dire tanto è impeccabile. È necessaria una premessa. Il produttore di “Sky And Sand” non ha mai nascosto le sue manie di grandezza, non ha mai nascosto la voglia di arrivare con la sua musica a più persone possibile, tema caldo tra i musicisti e addetti ai lavori, non sempre (anzi quasi mai) d’accordo sul tema. Ricordo con piacere una bellissima imitazione proposta da Fiorello nel suo programma radiofonico “Viva Radio 2”, dove un Franco Battiato decisamente contrariato non si capacitava di cotanto successo, chiedendo al fido Sgalambro quali sono stati gli errori che li hanno portati al numero uno della classifica di vendite. Una caricatura fantastica che spiega meglio di qualsiasi parola il rapporto dell’arte con la fama. Dopo aver suonato di fronte a cinquecentomila persone alla Porta di Brandeburgo per la Celebrazione dei 25 anni dalla caduta del muro di Berlino, il Mainstage di Tomorrowland è stata una passeggiata di salute. Presunzione, narcisismo, sicurezza, chiamatela come volete, ma il modo in cui Kalkbrenner ha gestito il suo slot di un’ora è stato da manuale. D’altronde il suo carisma e la sua personalità sono elementi che non scopriamo certo adesso. Inoltre il live avviene in un momento storico perfetto: il tedesco colleziona successi in giro per il mondo (in Italia è stato il concerto con più spettatori paganti di inizio 2016). I tempi erano dunque maturi per il passo definitivo, sollecitati da un contratto con Sony Music che di fatto ha sancito e benedetto la sua onesta fame di gloria. La reazione del popolo di Tomorrowland è stata intrinsecamente omogenea ed estrinsecamente eterogenea, nel senso che in sostanza non è successo niente di più, niente di meno di quello che accade di solito per gli le esibizioni pomeridiane e cioè la pista in fiamme con il popolo tedesco a osannare il loro centravanti di sfondamento vestito a tema, e la collinetta piacevolmente rilassata, forse un po’ più del solito, ma senza infamia. Fermarsi a ragionare su quello che sta accadendo oppure ricevere passivamente input differenti non ha fatto altro che educare orecchie sollecitate da massicce dosi di esercizi più fisici che mentali, assolutamente giustificate ma sicuramente rinfrescate da una boccata di ossigeno utile più alla sala dei bottoni che al Festival stesso che gode di ottima salute. L’ennesimo sold out in mezz’ora è la dimostrazione che la dance è qui per restare e regala una serenità nel poter gestire i contenuti più unica che rara. Portando la sua musica sul Mainstage, Paul Kalkbrenner ha vinto. Il Tomorrowland stesso ha vinto e probabilmente continuerà a farlo. La line up della prossima edizione sarà fondamentale per capire il futuro dell'electronic dance music, assolutamente non in crisi ma solo alla ricerca di nuovi stimoli e strumenti per proseguire l’eredità dei padri fondatori dei quali da domenica scorsa anche Paul Kalbrenner fa parte.   Pic: Tomorrowland Facebook Page [post_title] => Come Kalkbrenner ha cambiato le regole di Tomorrowland [post_excerpt] => Domenica 24 luglio alle ore 19 Paul Kalkbrenner si è esibito sul Mainstage di Tomorrowland in un momento che sa di epico. 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Il cartellone è ghiotto: il 9 settembre l'headliner sarà uno dei dj più famosi e richiesti al mondo (nonché uno dei più "digitali", organizzatissimo e seguitissimo sul web): Steve Aoki. Con lui si esibiranno diversi talenti italiani: Merk & Kremont, ormai tra i grandi; Kharfi, rivelazione del 2016 con 'Hey Bae'; Becko, promettente producer/musicista/cantante romano. Sabato 10 a comandare la festa sarà il suono più ricercato di Gesaffelstein. In line up anche la leggenda Erol Alkan, Waxlife, finalista di Top DJ e produttore di grande talento, e Rills. 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La meraviglia della sorpresa e quelle emozioni, sempre forti, di chi invece ha già gli occhi abituati a tutti quei colori e a tutta quella gente, ma decide di lasciarsi andare e di vivere con il trasporto giusto questo weekend di fine luglio, ormai data cerchiata in rosso sul calendario di qualsiasi amante della musica elettronica. Tomorrowland quest’anno proponeva una manciata dei “soliti” nomi sul mainstage, e qualche importante novità: Paul Kalkbrenner sul palco principale, il live specialissimo di deadmau5 e Prydz, l’assenza di Hardwell, lo stage di Lost Frequencies con Robin Schulz, il classico Cocoon, giusto per buttare lì qualche nome tra i più interessanti.     13767333_10154019551869177_5552120964518851484_o     Magical Friday E’ difficile dire quale sia il giorno più emozionante di un festival con 16 palchi, un’infinita scelta musicale, un mare di persone e un clima generale da fiaba (letteralmente). Di sicuro, è bello vedere l’ambiente scaldarsi durante la prima giornata, quando si vede negli occhi dei ragazzi e delle ragazze (ma anche degli uomini e delle donne: non sono pochi gli over 50!) tutto l’entusiasmo di chi sta dando il via alla festa. Un mio amico, quando eravamo ragazzi, quasi citando “Il sabato del villaggio” di Leopardi diceva che preparare la festa era ancora meglio della festa. Il pomeriggio del venerdì dà proprio questa sensazione. Il caldo è sopportabile e già dalle prime ore cominciano a suonare nomi molto attesi: Fedde Le Grand spara il colpo dello start a mezzogiorno sul Mainstage; Locked Groove alle 14 e Axel Boman alle 16 sono sul Magic Mirror (un tendone allestito con gli specchi, sul quale chiuderà alle 23.30 Derrick May); Alan Walker alle 16 riempie all’inverosimile il palco galleggiante V Sessions, uno dei più suggestivi del festival. Il merito di avere fuori una hit come ‘Faded’ gli vale il primo grande song-a-long del TML 2016. Dopo di lui, i VINAI tengono alta la tensione e la bandiera del nostro Paese. Si fa sul serio sul palco mau5trap vs Pryda - The Opera, con Rezz, ATTLAS, Pig & Dan, e Sasha, che ci riporta ai tempi d’oro della progressive house britannica, quella mentale e dalle costruzioni dei brani lunghe e dettagliatissime. Perfetto per il tramonto. Un’esperienza. La serata sul Mainstage promette meraviglie con il poker d’assi Guetta-Van Buuren-Tiesto-Alesso, ma prima delle 21 i set sono un lungo, noioso warm up di mash up, prevedibilità, effetto karaoke. La differenza tra chi l’EDM la inventa e la trasforma e chi semplicemente segue la scia è tutta qui.     https://www.youtube.com/watch?v=I0uqS2VnRTw   Si fa sera, ed è difficile scegliere dove stare senza avere il dono dell’ubiquità, tra Martinez Brothers (strepitosi sul Paradise/The House Of Books e vera alternativa al Mainstage, in termini di sound e attitudine), Hot Since 82, Ali & Fyla, Blasterjaxx, Jamie Jones. Seguiamo i Martinez, appunto, e Guetta sul Mainstage, a dire il vero un po’ sottotono in un ambiente che lo ha visto presente fin dalla prima edizione, senza mancare mai. Un buon set, in cui alterna i suoi successi a qualche traccia electro dritta e muscolosa. Ma si avverte un filo di stanchezza nel parigino, quasi che per lui sia diventata ordinaria amministrazione anche intrattenere folle oceaniche. Poi tocca ad Armin, che parte carichissimo con il suo rework di ‘Dominator’ dall’album ‘Old Skool’, e cambia subito rotta con un remix di Alan Walker. Le due anime di Van Buuren. A questo punto la scelta quasi obbligata è quella di andare a sentire il live più atteso: deadmu5 vs Eric Prydz. E i due ragazzacci non deludono: stentorei, potenti, costruiscono un live set con poche concessioni autocelebrative e molto spleen, molta emozione, molto trasporto. Restiamo incollati lì davanti fino alla fine. I giochi di luce sono il perfetto complemento al concerto. Che avrebbe meritato il Mainstage, detto per inciso. Il venerdì finisce sugli abbracci che Eric e Joel si scambiano sul palco sulle note epiche di ‘Opus’, chiusura perfetta di una serata magica che resterà scolpita nella memoria e nel cuore di chi c’era.     13669350_10154016780974177_408760860032282101_o     Incredible Saturday Il sabato si avverte già a colpo d’occhio una maggiore affluenza fin dal primo pomeriggio; molti stage infatti iniziano già dalle 12, ma a parte i nostalgici che affollano il dancefloor del Bonzai, nulla di interessante si muove fino alle 15, quando i nomi di un certo peso iniziano ad affacciarsi sul Mainstage, a partire da Andrew Rayel. Ma uno dei set migliori del festival lo regala, proprio alla stessa ora, Len Faki sul Kozzmozz stage. Techno dura, massiccia, alta nei bpm e senza fronzoli. Un set granitico che porta molta gente sotto il tendone. Spettacolare. Il pomeriggio prosegue tra Airwave, TCTS, Sigala, e gli ottimi set di Tom Staar, Kryder e Axwell sul palco organizzato da quest’ultimo con la sua label Axtone. Tra le migliori performance del sabato, originali ma assolutamente adatte a una grande folla, tanto che, ascoltando sul Main set come quello di Geri, prevedibilissimo e scontato a livelli imbarazzanti, ci si chiede se non fosse stato meglio giocare a mischiare le carte sul palco grande, almeno nel pomeriggio. Le cose vanno decisamente meglio con The Chainsmokers, bella sorpresa: ci sono le hit, c’è la trap, c’è l’EDM; ma tutto è impastato e arrangiato in modo fresco e diverso dai tanti set che li precedono. Il bello di un sabato pomeriggio non troppo fitto di esibizioni interessanti è la possibilità di prendersi del tempo per gironzolare tra gli stand del merchandising, la ruota panoramica, i palchi galleggianti, quelli più piccoli e gli spazi più curiosi. Tra questi sicuramente The Rave Cave, una caverna con un impianto da far sanguinare le orecchie, una temperatura da superficie del Sole, dove una cinquantina di fortunati (si fa per dire…) si accalcano per ballare sotto la volta di pietra. Da provare se siete dei temerari e non soffrite di claustrofobia.     13767380_10154019550729177_7760473193501055245_o   Una birra, un hamburger, un po’ di frutta, e arriva la sera. Un po’ di DJ Tennis (altro italiano in ottima forma), Adriatique - molto attesi sul Diynamic stage di Solomun e assolutamente all’altezza delle aspettative - e poi il gioco si fa duro: Lost Frequencies e Robin Schulz al The Opera; Kollektiv Turmstrasse live sul Diynamic prima del gran finale con Solomun; Adam Beyer e Nina Kraviz sul Kozzmozz; Nicky Romero, Afrojack, Dimitri Vegas & Like Mike, Axwell ^ Ingrosso sul Mainstage. Ci vorrebbero dei cloni per seguire tutto. Andiamo con ordine: i Turmstrasse fanno egregiamente la loro cosa, prima di lasciare spazio a Solomun che è la solita inattaccabile certezza. Dimitri Vegas & Like Mike sono più che mai padroni del gioco: sul terreno di casa sanno di essere delle star come in nessun altro posto al mondo, fanno il mestiere degli intrattenitori e lo fanno meglio degli altri. In tre giorni di “put your hands up!”, “let me see you screeeeam” e “one, two, tre, let’s go!!”, DM & LM rompono questa routine con un vero entertaining, interagendo con la folla, fermando la musica, presentando un nuovo brano in anteprima (co-prodotto con Diplo), facendo insomma quello che ci si aspetta da loro. Non sono i dj più bravi del mondo né i più originali, ma hanno dalla loro il grande merito di saper tirare in mezzo la gente senza mollare un attimo. Facile, dite? Roba da villaggio turistico? Fatelo voi. Scaldano il pubblico a puntino per quelli davvero bravi, due che sono già nella storia della musica e che hanno una lista di hit da far invidia agli U2. Una coppia di dj che sanno fare i dj perché sono nati dj nei club, e sanno fare i producer perché ci hanno messo anni per arrivare lì: Axwell ^ Ingrosso. Ecco, l’EDM potrà essere un grande circo di coriandoli, luci, effetti scenografici, ma senza la musica bella, con la B maiuscola, tutto questo è un involucro vuoto. A^I ci mettono la musica, e con una tale bravura da rendere tutto eroico. Con loro il mondo fiabesco del grande palco sembra prendere vita, letteralmente. Pazzeschi lo scorso anno, incredibili quest’anno. È difficile staccarsi da lì, ma il richiamo di Nina Kraviz è forte, a allora bisogna passare almeno mezz’ora da lei. Grandissima professionista, tiene incollata la pista del Kozzmozz fino alla fine, alternando techno di oggi e qualche chicca acid e breaks del passato, con quel gioco di citazioni che le viene tanto bene. È davvero difficile capire chi si ostina a criticare la siberiana: potente, diretta, carismatica, magnetica. Con lei, Solomun, Axwell ^ Ingrosso il sabato si chiude in maniera perfetta.     https://www.youtube.com/watch?v=eXLye6gQdT8     Glorious Sunday L'ultimo giorno si annuncia di fuoco alla sola vista del programma musicale. Ce n'è per tutti i gusti: dalla future bass di San Holo sul Wind Stage alla techno dello stage Cocoon, passando per l'house di Throttle e la consueta EDM del mainstage. Proprio quest'ultimo è teatro di una grande novità, ovvero la presenza di Paul Kalkbrenner: dalle 19 alle 20, al calar del sole, va in scena quello che può definirsi un evento storico per questo festival. Il dj tedesco si esibisce immediatamente dopo Oliver Heldens e prima di Steve Aoki (sembra assurdo anche solo da raccontare, ma ricordiamoci che in passato era molto comune vedere line up così eterogenee sullo stesso palco di un festival dance) offrendo in un'ora il meglio della sua discografia e mettendo d'accordo tutti, dai giovani in prima fila ai più "esperti" nelle retrovie. Il fatto storico è proprio nel live set - non un dj set - di Paul; perfettamente riuscito, è un interessante segnale di Tomorrowland a tutti i festival del settore. Quello di osare, di dare ai giovani presenti non solo ciò che si aspettano di trovare ma anche qualcosa in più, una dottrina musicale che non scade nel monotono ma che permette a chi sta in quella folla di provare sensazioni nuove, esplorando sonorità diverse. Non stiamo parlando di profonda underground, dal momento che una buona parte dei dischi suonati sono conosciuti anche agli ascoltatori meno attenti e meno avvezzi alla discografia del berlinese. Vedi 'Sky And Sand', hit mondiale, 'Cloud Rider', 'Aaron', 'Feed Your Head'. Certo, la folla non sarà andata in delirio, e qualcuno sulla collina ne ha approfittato per sedersi e riposarsi, ma l'atmosfera magica venutasi a creare nel Mainstage è qualcosa che sicuramente rimarrà impresso nei ricordi di tutti i presenti.     13698293_10154020870829177_8914594854925138126_o   Chiusa la parentesi Kalkbrenner, il terzo giorno di Tomorrowland torna alle sonorità più consuete con Yellow Claw e Jauz nel The Wind Stage - vere e proprie bombe a mano su una folla in delirio - e Steve Aoki, Steve Angello e Martin Garrix sul Mainstage, con quest'ultimo a chiudere il festival. È un momento particolare per il giovane Martin, che a fine estate dovrà affrontare due importanti rush: quello verso la nuova Dj Mag Top 100, da cui ci si aspetta finalmente il primato, e quello verso l'album, attesissimo da tutta la scena da più di un anno. Non a caso tre quarti del set si sono concentrati sulle sue nuove produzioni, tra cui il nuovo singolo in uscita venerdì. Fuochi d'artificio hanno illuminato il cielo negli ultimi dieci minuti, chiudendo in pompa magna un festival che anche quest'anno ha riconfermato la sua maestosità. Finito lo show di Garrix, gli ultimi venti minuti hanno reso il Mainstage location di un altro evento eccezionale: Dimitri Vegas & Like Mike si sono esibiti in un vinyl set. Venti minuti di old school psy trance, le cui sonorità non differiscono troppo dalle consuete offerte dai due fratelli belgi, ma che hanno contribuito a rendere ancor più memorabile quest'edizione, celebrando in qualche modo le radici della dance centroeuropea degli anni ’90, l’epoca d’oro dei rave e dei primi festival dove trance, progressive e hardcore erano il suono di riferimento. C'è spazio per il gran finale, con un altro appuntamento classico del TML, un altro dj set in vinile: quello con Sven Vath sul Cocoon stage. Immancabile, inimitabile, leggendario. Unico.     13690905_10154019550924177_5323367247532401654_o     The Elixir Of Life Tomorrowland è un festival su cui diventa ormai difficile spendere parole che non siano già state dette. Un luogo magico per la narrazione e la costruzione dell’evento che l’organizzazione riesce a creare ogni anno, per l’entusiasmo contagioso che porta 180mila persone da tutto il mondo a vivere serenamente e con gioia - pochissime le risse e i piccoli disordini - tre giorni di condivisioni di musica, spazi vitali, emozioni. Un segnale bellissimo in questi tempi non così facili. The Elixir Of Life è il tema di quest'anno, e sembra quanto mai appropriato per descrivere l'effetto che dà stare al TML. Ma in questo mondo perfetto esiste una spazio per la critica? Esiste. L’EDM non è sicuramente morta, anzi; ma non vive il suo momento di massima originalità. In questo scenario, troppi dj fanno la stessa cosa, soprattutto quando si tratta di prendere in mano un microfono. Se una pecca esiste, è proprio quella di lasciare per troppe ore il Mainstage in balia di set prevedibili e di urla al microfono. Così come l’esperimento Kalkbrenner sembra essere stato accolto bene, altre variazioni potrebbero essere la mossa giusta per il futuro, in modo da creare una direzione più movimentata sul palco principale, in attesa delle grandi superstar. Una curiosità: i brani più suonati, almeno quelli che abbiamo sentito più spesso, sono stati ‘Faded’ di Alan Walker, declinato in tutte le versioni possibili; ‘Lethal Industry’, un classico di Tiesto del 2001 (nemmeno una grande hit, a dirla tutta, ma certamente una pietra miliare trance e non solo, e quindi un classico in Belgio), spesso citata i molti set su diversi stage; e ‘Freed from desire’ di Gala, produzione italiana del 1996 firmata Molella. Molti dei set di Tomorrowland sono disponibili in versione integrale sul canale YouTube del festival, o in versione solo audio sulla pagina Soundcloud di EDM Machine. La compilation ufficiale Tomorrowland 2016 è curata è distribuita in Italia da Just Entertainment. 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Dopo i mixtape che hanno lanciato questa avventura nel migliore dei modi è tempo di concederci una breve pausa estiva per ricaricare le batterie e scegliere con cura chi saranno i prossimi protagonisti di DJ MAG Mixtape. Per salutarci alla grande, in questo ultimo appuntamento i DubVision ci portano dritti nel firmamento EDM con la progressive house che li ha consacrati in questi anni. I fratelli olandesi sono tra le punte di diamante di Spinnin' e con numerosi successi alle spalle sono ormai un punto di riferimento internazionale. Melodie da sogno e potenza si fondono in un flusso di emozioni che fanno di questo mixtape una vera esplosione di energia.

DJ MAG MIXTAPE è un’avventura, un’esclamazione di entusiasmo per perdersi dentro un mondo fatto di suoni, divertimento e condivisione. Ad ogni appuntamento, un mix esclusivo preparato per DJ MAG Italia dai grandi dj della scena italiana ed internazionale, per conoscere e vivere in prima persona i diversi tratti dell’elettronica. DJ MAG MIXTAPE è un cerchio disegnato con finezza per far risuonare senza confini l’eco della buona musica.

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Dato il contesto in cui "Oddments Of The Gamble" è stato prodotto non ci troviamo di fronte ad una rivoluzione che farà gridare i più al miracolo, sicuramente però i Nonkeen ci hanno portato in un bel viaggio in cui basta chiudere gli occhi per immergersi in luoghi ed atmosfere dove sarà piacevole perdersi. 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Da un lato Anudo, band elettronica che si sta facendo notare con lavori sempre più maturi e affascinanti, dall'altro Spring Attitude, festival romano di consolidata e ottima fama. Con l'uscita dell’album 'ZEEN' lo scorso maggio per MArteLabel, quest'estate gli Anudo si ritrovano nelle line-up di parecchi festival, tra cui One Day Music, Spring, Musical Zoo. Questa che vi proponiamo è proprio la performance degli Anudo a Spring Attitude 2016, in esclusiva sul nostro sito prima di tutti con 'Old Room'. 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