A parlar di trance con Andy Moor
Andrew Beardmore, per gli amici Andy Moor, tiene alta la bandiera della progressive trance nel Regno Unito. Anzi, sventola l’Union Jack del genere anche sotto altre spoglie, con pseudonimi come Dub Disorder, Dwight van Man e Sworn (sta dietro anche a progetti come Indigo, Tilt, Whiteroom e Zoo DJ). Finito per due anni conseuctivi nella Top 100 di DJ Mag, al 30esimo posto, Moor è stato nominato ai Grammy Award nel 2007 remixando artisti come Britney Spears, Brian Eno e Avril Lavigne e dj come Paul Oakenfold, Tiësto e Arthur Baker.
Moor è stato scoperto da Parks & Wilson verso il 1998. “In quel periodo ho debuttato ufficialmente su Baroque Records. Quando avevo 16 anni, andai a bussare alla porta di uno studio specializzato in EDM. Mi presero come aiutante e in seguito mi insegnarono a usare tutte le attrezzature”.
I primi passi come dj invece?
“Avevo 13 anni, misi in piedi una… discoteca mobile, e a 15 era già in un vero club di fronte a 1500 persone”.
Chi ti ha portato all’Armada?
“Incontrai Armin van Buuren quando firmai per il singolo ‘Halcyon’, che venne pubblicato sulla sua Armind”.
Ami l’energia, la sensazione tra la folla…
“Non solo, anche la dedizione alla musica e la positività complessiva. Con l’ultimo album, ‘Zero Point One’, uscito lo scorso luglio. Con la mia etichetta, la AVA, stiamo facendo molto. Cerchiamo sempre di pubblicare elettronica di qualità. E abbiamo un seguito fedele, uno zoccolo duro, che ci segue sempre”.
Perché il nome AVA?
“È il nome della mia prima figlia”.
Dove vivi, adesso?
“Sempre a Stoke on Trent, in Inghilterra: è dove sono nato”.
Qual è il tuo pezzo trance preferito?
“Penso a ‘Heaven Scent’ su Bedrock”.
Due parole su Ibiza?
“Quattro parole: la mia isola preferita”.
E Miami?
“Non è la mia località preferita, è un po’ troppo finta per me. Ma mi piacciono gli edifici art deco; e anche il clima e il popolo americano. Mi piace Las Vegas, alcune persone la odiano ma per me è un parco giochi per adulti”.
Oggi un giovane per diventare un dj che cosa deve fare?
“Lavorare sodo, trovarsi uno stile. La musica poi deve essere della migliore qualità”.
Sogniamo, anno 2020, come sarà il clubbing?
“La tecnologia può fare ben poco, è facile diventare noiosi. Serve sempre qualcosa di creativo. Tutto il resto è solo uno show infinito. Torneremo a usare il vinile?”.
Info: www.andymoor.com


