Lunedì 18 Dicembre 2017
Interviste

Ackeejuice Rockers: “ecco com’è lavorare al fianco di Jovanotti, Rick Rubin e Get Far”

Il 2017 è stato un anno d'oro per King P e Ali Selecta, e chiudono con il botto con le collaborazioni con Get Far e Jovanotti

Italiani sul passaporto ma internazionali nel sound, Ali Selecta e King P, aka Ackeejuice Rockers sono tra i migliori produttori che il Belpaese possa offrire nel panorama contemporaneo. Con un palmares che vanta collaborazioni del calibro di Kanye West e del leggendario Rick Rubin, i due produttori veneti chiudono il loro 2017 con il botto grazie alla collaborazione con Get Far e alla produzione di ‘SBAM!’, una canzone del nuovo album di Lorenzo Jovanotti. Abbiamo raggiunto il duo di Bassano del Grappa per scoprire qualcosa di più sul loro conto, sulla loro collaborazione con Jova e su come si sono trovati a lavorare con Rubin.

Foto by Maikid

Da pochi giorni è uscita ‘Addicted’, la vostra collaborazione con Get Far. La traccia innesta su un’ossatura pop dei chiari rimandi al dancefloor e si rivela perfetta sia per l’ascolto che per il ballo. Come siete arrivati a ottenere questo risultato?
Abbiamo conosciuto Mario Fargetta in occasione di un’ospitata a Radio Deejay. Quello stesso giorno ci ha parlato di un brano pop che aveva in cantiere con un buon cantato ma un beat che non lo convinceva e ci ha chiesto di collaborare. Noi, incuriositi, ce lo siamo fatti inviare. La melodia molto radiofonica del cantato ci è piaciuta subito: è stato così automatico per noi cercare di renderlo più “dancefloor” e “ackeejuice”!

‘Addicted’ non è l’unico progetto che vi ha visti impegnati nell’ultimo periodo. La scorsa settimana è uscito  ‘Oh, vita!’, il nuovo album di Jovanotti, all’interno del quale c’è ‘SBAM!’, la vostra collaborazione che, tra l’altro, dovrebbe essere uno dei prossimi singoli estratti. Raccontateci la storia che si nasconde dietro a questa canzone.
L’anno scorso, mentre eravamo in tour negli USA, abbiamo ricevuto una mail da Lorenzo che ci chiedeva di passare a trovarlo a New York. Camminando per le strade del Lower East Side ci ha spiegato cosa gli sarebbe piaciuto avere nel nuovo disco e, dopo avergli fatto sentire alcuni progetti su cui stavamo lavorando, ci ha detto: “raga, esagerate che poi con la mia voce tutto diventa pop, da voi voglio roba forte non pensate a me, pensate a darmi qualcosa che non si sente in radio”. Una volta tornati in Italia ci siamo messi a lavorare su questo progetto che inizialmente era reggae nelle strofe e trap con il synth “alla Skrillex” nel drop ma che poi ha preso una nuova forma. A Lorenzo il beat è piaciuto subito e dopo qualche mese ci ha invitati in studio da lui a Cortona per farci sentire quello che aveva scritto sopra che, anche se ancora in forma di bozza, era già una bomba! Dopo alcuni aggiustamenti abbiamo deciso di raddoppiare la cassa e quello che ne è venuto fuori è stato proprio da SBAM! A Rick Rubin il brano è piaciuto e, sebbene il reggae non sia il suo genere preferito, ha deciso di metterci le mani asciugandola e togliendo tutto quello che poteva togliere tenendo solo l’essenziale. Il risultato ci ha spiazzati! Ci sembrava assurdo che potesse suonare ancora più potente dell’originale con così pochi elementi. Rick è davvero un genio e come tutti i geni ti stupisce con le operazioni più semplici.

Jovanotti è un artista sempre curioso. Annunciando l’album, ha detto di sentire il desiderio “che non ci fosse nulla di prevedibile in nessuna fase, dalla scrittura alla produzione”. Come vi siete approcciati a lavorare con una persona così vulcanica? Le vostre certezze sono state messe in discussione?
No, dobbiamo dire che con Lorenzo ci siamo sentiti a casa fin da subito, abbiamo una sintonia incredibile, la sua energia ci dà entusiasmo e riusciamo veramente a tirare fuori l’essenza del progetto Ackeejuice Rockers. Lui ha tutti i canali percettivi aperti, è un uomo esperto e sensibile e, come dici te, assolutamente curioso. Noi siamo due producer un pò fuori dagli schemi: devi essere curioso e fidarti se vuoi avere il meglio da noi. Spesso con gli italiani facciamo fatica a esprimerci, vogliono tutti quello che sta funzionando in quel momento e fanno fatica ad andare oltre. Lui no, vuole solo quello che va oltre, se lo può permettere.

‘Oh, vita!’ è prodotto dal “mostro sacro” Rick Rubin con cui avete già lavorato in occasione della creazione di ‘YEEZUS’, l’album di Kanye West uscito nel 2013. Molto probabilmente siete gli unici produttori italiani ad aver collaborato con lui così tante volte. Qual’è la lezione, se ce n’è una, che vi ha trasmesso e che vi porterete dietro nel vostro modo di produrre musica?
Quando abbiamo saputo che Rick Rubin aveva accettato di lavorare al disco di Jova ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: “oh cazzo, e ora?”. Artisticamente lo conosciamo molto bene, conosciamo la sua imprevedibilità e la sua passione per il minimalismo, e per questo c’era la possibilità concreta che tutto il nostro lavoro venisse vanificato. In parte quella sensazione è diventata realtà perché, oltre a ‘SBAM!’, avevamo lavorato ad altri 3/4 brani del disco, brani che Rick ha voluto rendere più minimali, acustici, facendo ovviamente saltare la nostra parte elettronica. Lo stesso era successo anche con ‘Yeezus’. Ha però tenuto ‘SBAM!’ e parte del lavoro che avevamo fatto per ‘Le Canzoni’, una delle nostre preferite del disco. Inutile dire che questo esame superato ci riempie di orgoglio. Siamo stati spesso “accusati” di essere stati baciati dalla fortuna con la collabo con Kanye e ora abbiamo la possibilità di urlare al mondo che Rick ci ha promossi ancora.

Quella che dimostrate con la vostra musica è una vera e propria attitudine internazionale. Molti produttori lamentano il fatto di non riuscire a uscire dalle barriere nazionali. É possibile “coltivare” questa sensibilità globale – come voi dimostrate di saper fare – oppure è una dote innata che non si può acquisire in nessun modo?
Abbiamo sicuramente una sensibilità innata ma come per tutte le arti serve allenamento. Proveniamo da un piccolo centro del nord Italia e visitiamo le grandi città italiane e del mondo solo per mettere musica o per vacanza e tutto questo ci ha sempre fatto bene. Abbiamo l’America in testa fin da bambini pur avendola vista per la prima volta a vent’anni e abbiamo sangue caraibico che scorre nelle vene pur avendo genitori italianissimi: per questo dobbiamo ringraziare madre natura. Oltre a questo c’è la nostra fame di conoscenza: non passa giorno senza che ci informiamo su cosa stia succedendo nel mondo, non c’è genere vecchio o nuovo che sia, che non andiamo ad ascoltare, non c’è artista di qualsiasi panorama musicale che non susciti in noi curiosità.

Il nuovo anno è alle porte. Cos’hanno in serbo gli Ackeejuice Rockers per il 2018?
Vogliamo impegnarci per raggiungere altri obbiettivi eccezionali e realizzare i nostri sogni 🙂

Foto di copertina by Muccitas

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Michele Anesi
Sono un ragazzo semplice che ama profondamente la musica elettronica. Preferisco la sostanza all'apparenza.
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