Barrakud Party Trip: The Report
A settembre torno dalle vacanze che sembro Mr. T, abbronzato e con i polsi murati da braccialetti colorati. Lo so, fa ridere, ma non ho ancora trovato modo migliore di passare l’estate se non girovagando per festival, penso non lo troverò mai.
Mi ero promesso una pausa nell’estate 2012, temevo l’arrivo precoce dei 40 anni se non avessi dato una pausa al mio organismo, e invece anche questa volta, ho scelto di seguire la passione a discapito del buonsenso. Ho interrotto un placido pellegrinaggio per i bassi Balcani, Montenegro per la cronaca, virando verso Nord in direzione di Pag, Croazia, per assistere ad un nuovo festival di cui tanti mi parlavano da mesi.
Mi giungevano racconti più di 1000 party lovers in partenza dall’Italia guidati dalle migliori crew del clubbing italiano, pronte a colonizzare un isola che già da un paio di anni si fregia del pesantissimo epiteto di “Nuova Ibiza”. Devo indagare.
Il Barrakud di fatti non è un festival, ma un vero e proprio “Party Trip” creato da un gruppo di ragazzi che da anni si dedica all’organizzazione di viaggi nelle mecche della musica e che quest’anno ha deciso di fare il salto di qualità: occuparsi non più solamente di viaggio ed alloggio, ma anche della programmazione musicale. Un pacchetto all inclusive stile viaggio organizzato, solo che al posto della corona di fiori di benvenuto, corsi di karaoke idrospinnato e patetici cabaret offerti da sedicenti animatori affetti da calvizie prematura, la vacanza prevede piacevoli serate in compagnia di Jamie Jones, Marco Carola, Ellen Allien, Reboot e tanti altri, Insomma tutto una altro tipo di animazione.
Una bella sfida c’è da dirlo, affrontata con l’aiuto più importanti realtà del panorama elettronico italiano (roBOt, Privat, Tenax, Morph, Hund, solo per citarne alcune) e che ha tratto ispirazione da un format già diffuso soprattutto oltremanica; esportare le migliori crew in un contesto straniero durante il periodo estivo, in modo da attirare i propri fedeli altrimenti dispersi per il globo. Allo stesso tempo, cogliere l’occasione per esportare il proprio marchio verso nuovi mercati. Aldilà della mera descrizione formale del progetto i numeri che mi interessano sono altri: 7 giorni di party, 8 albe spese alla grande, 2 boat party e svariati after beach, 168 ore di musica (forse meno se ci togli la pausa pranzo).
E’ quasi impossibile riassumere un breve pezzo quanto vissuto in tante ore di party. Lancio solo alcuni highlights sbiaditi dall’autunno che avanza.
Barrakud era il terzo Party Trip in programma nel giro di poco più di un mese sulle rive di Zrce beach, il primo è stato decisamente commerciale il secondo, il Powwow, dall’animo molto electro. Ora toccava finalmente alla techno. Techno è una categorizzazione forse troppo generica per una line up in cui compaiono nomi e generi molto eterogenei, ma descrive al meglio il mood di un festival decisamente dance oriented e totalmente devoto alla sacralità dei 4/4.
Il mio esordio al Barrakud è avvenuto all’alba del secondo giorno. Giungo a Pag nel tardo pomeriggio, un’oblunga lingua di terra arida, deserta e assonnata come la luna, secca e filiforme come quelle ragazze che incontri di solito agli after e avvinghiata ai Balcani per le caviglie grazie ad un ponte ferroso.
Giusto il tempo di mangiare un hamburger di dubbia provenienza e mi ritrovo a Zrce Beach, il teatro di quasi tutte le operazioni del festival. La spiaggia di Zrce è il paradiso del ventenne: mare, club, casse, afterhour e tanto alcool a prezzi da discount. Alle 15 inzia l’after beach party all’Acquarius, la location principale del festival insieme al Papaya. Si tratta di due megadiscoteche decisamente più curate rispetto al resto dei baracconi che occupano la spiaggia. Al mio arrivo Davide Squillace sta proponendo il suo suono caldo e housy mentre la piscina interna della discoteca ribolle di corpi inumiditi dal sole, sembra un vecchio video di mc Hammer, ma senza l’hip hop, un’ atmosfera davvero niente male.
Esco alle 8 più stanco che se avessi giocato a calcio in spiaggia per tutto il tempo e quando realizzo che mi aspettano 6 ore di Marco Carola faccio quello che farebbe ogni persona di buon senso in questi casi, entro in appartamento per cambiarmi, una doccia veloce e una cena proteica bagnata da grandi quantità di wodka.
A mezzanotte ritorno a Zrce beach, il lungo promenade esplode di bar, chupiterie e balere che pompano tormentoni estivi senza pietà. Fuggo veloce verso il Papaya, una delle oasi elettroniche in mezzo al delirio. Marco Carola sale verso l’una e 30 e subito sforna bassi corposi e suoni metallici come manco l’Ilva pre-crisi, la dance floor ringrazia, spuntano i consueti tricolori e la notte fugge veloce in un tripudio nostrano. La Croazia non è mai stata cosi italiana dai tempi della guerra.
Mi risveglio che l’hangover è ormai un entità cosciente, divide la mia camera senza pagare. Sfoglio la guida di Barrakud e la nausea sparisce, oggi c’ è il roBOt boat party ( che è andata cosi http://www.djmagitalia.com/robot-boat-party-barrakud-festival/).
Tempo di levarsi il sale di dosso che tocca riprendere il bus per Zrce beach. Questa sera tocca ad Ellen infiammare il Papaya. La prima fra le dj in rosa a scalare le classifiche è stata l’apripista per le numerose epigoni che oggi affollano le consolle d’Europa. Vederla nel programma di Barrakud prima di Nina Kravtiz, che suonerà all’Acquarius il pomeriggio seguente, mi dà l’idea di un passaggio del testimone fra chi ha dominato la scena per tanti anni e chi sembra destinata a raccoglierne lo scettro definitivamente. Alla fine di questa due giorni posso affermare quanto già pensavo. Il set di Ellen, aperto dagli Unzip Project, è stato come al solito un meraviglioso viaggio a ritroso nella sua carriera condito dalle migliori produzioni provenienti dal folto roster della Bpitch, ma è con Nina che ho avuto la sensazione di essere davanti a qualcosa di nuovo. Sexy come sempre, spontanea, sicura, un set maturo e fresco allo stesso tempo. La sua performance riflette il suo stato di servizio nel panorama elettronico attuale, è un’ ascesa continua. Lei lo sa, e balla felice sotto il sole cocente come se non venisse dalla Siberia ma fosse nata a Guadalupa.
Torno a casa e mi preparo per la notte, ma prima di ributtarmi all’Acquarius, voglio assistere ad un piccolo esperimento nato dalla mente malata di DjMag. Presso il Bobo club è stato organizzato un dinner show condotto da Philippe e Federico Grazzini. Il primo si è sistemato alla consolle e l’altro alla griglia, piazzata per l’occasione di fianco ai giradischi. Ogni tanto ci si scambiava i ruoli: Il cuoco diventava dj e il dj, cuoco. Il pubblico ha assistito incredulo alla scena e ha gustato divertito le pietanze dei dj, sonore e culinarie.
Un simpatico siparietto capace di iniettare in corpo la giusta miscela di vino rosso e allegria, utile ad affrontare la serata con Jamie Jones. Numero uno o non numero uno, moda passeggera o talento, come la si pensa su di lui non fa differenza, solo una cosa è certa, il sound di Jamie è diventato la cifra stilistica di questi anni, e piaccia o non piaccia, la pista la sa tenere. Detiene l’innata capacità di far muovere i culi pur proponendo un suono stiloso e cadenze felpate e il suo groove ha il potere di far sentire sexi anche la Binetti. In assoluto la migliore serata di questo festival, chiusa degnamente da un set targato Tenax che ha commosso la folta colonia toscana giunta in Croazia.
Tutti a casa? Ovviamente no. La discoteca si è spostata in massa all’after al Kalypso, il club in fondo alla spiaggia, il letto a noi semplicemente fa schifo. I ragazzi del Morph (Eletric Cafè e Pisto) hanno fatto una selezione non proprio tradizionale per un after in spiaggia, il pubblico ha apprezzato, io anche, ma verso le 11 ho accusato il calore ho cercato di elemosinare un costume in giro, poi rassegnato ho fatto il bagno in slippini, succede anche questo a Zrce Beach.
Mi sveglio al calar della sera e realizzo che è il giorno di ferragosto, a me sembra che ferragosto lo sia da 10 giorni. Apro il solito libretto del Barrakud, oramai sono un forzato lo so, ma quel libretto è stregato come il Nekronomicon, la line up è come una macumba dalla quale non riesco a liberarmi. A Chi tocca oggi? Dimmi un concerto da camera con Musiche di Bach, già Mozart farei fatica, troppo pestone.
Sono previsti Mirko Loko e Reboot, chiedo alla padrona dell’appartamento se mi regala un blister di aspirine. Reboot però val bene un aneurisma, altro che mal di testa, ho adorato tutte le sue uscite su Cadenza e i suoi live non tradiscono mai. Mirko Loko tiene bene la pista e si fa valere ma non regge i picchi stilistici del tedesco.
Il 16 agosto prendo una pausa, mi ricordo di esser in un’ isola della Croazia che magari meriterebbe anche un giretto, affitto un booster scassato ed esploro i suoi paesaggi desertici, oltre alla dancefloor c’è di più. Il giorno dopo mi sveglio riposato ma attanagliato dai sensi di colpa. Ho saltato una gran serata, chiamo gli amici, mi dicono che Solomun all’ultimo ha perso l’aereo ma Giovanni Verrina non l’ha fatto rimpiangere.
Per rifarmi ho l’occasione al Sunflower boat organizzato da quei mattacchioni di Fragolize( qui il report) http://www.djmagitalia.com/sunflower-boat-party-barrakud-il-report/
Tempo di una doccia e un po’ di relax mi avvicino all’ultima sera del Party Trip. Il main guest è Frivolous, artista DIY entrato da tempo e non per caso in Cadenza. Mi basta vederlo armeggiare con cornette telefoniche e aggeggi di ogni tipo per capire che la sua frivolezza è genio puro. Un live set scoppiettante, eterogeneo e dalle mille influenze, un caleidoscopio di sonorità che ha rappresentato una degna chiusura a una settimana di ottima musica.
Si ancora non ci credo, questa era l’ultima serata di Barrakud. Il giorno dopo salgo sul pullman, uno dei 12 in partenza per l’ Italia. Sembra che l’intera isola si sia riversata sull’unica strada disponibile per il porto. L’autista, che durante l’ultimo conflitto nei Balcani probabilmente guidava carri armati, invade la corsia opposta per raggiungere la carovana e ci ritroviamo bloccati dalle macchine che arrivavano in senso contrario, guardo ssconsolato la scena e ne approfitto per scambiare due chiacchiere con chi ha condiviso con me questa lunga settimana.
Parliamo dei dj set che ci hanno esaltato e quelli che ci sono piaciuti meno. Pur con qualche appunto dovuto più alla disorganizzazione degli isolani che del festival, raccolgo giudizi positivi. La convinzione generale è che Barrakud sia stata un’esperienza positiva e un progetto destinato a crescere. Aggiungo ai pensieri dei miei compagni una piccola riflessione. L’idea di esportare il meglio della produzione italiana in quanto a musica elettronica è forse ciò che più di tutto può aiutare il movimento italiano ad uscire dal suo atavico complesso di inferiorità nei confronti dell’estero, e Barrakud in questo senso ha fatto tantissimo.
Penso infine ai fantastici tramonti e alle albe passate abbracciato a perfetti sconosciuti in pista e penso che per almeno 3 mesi assocerò all’estate non più rumori di gabbiani o lo scroscio delle onde ma loop, bassi e samples. Ribadisco ciò che penso, le ferie, sempre e comunque maledettamente corte, è bello passarle con un drink in una mano, una line-up nell’altra e i polsi murati di braccialetti. Barrakud me lo ha confermato per l’ennesima volta.


