Domenica 17 Dicembre 2017
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Nel 2017 possiamo fidarci della top 10 di Beatport?

 

Negli ultimi tempi la musica è cambiata, anche quella elettronica, e con essa i punti di riferimento a cui solevamo affidarci fino a un paio di anni fa. Se oggi il massimo indicatore del successo di una dance hit sono le chart nazionali di Spotify, fino al 2014 lo spotlight delle vendite di un artista era la top10 di Beatport. Per tutti gli ascoltatori, il modo migliore per capire quali fossero le tendenze musicali più robuste del periodo, era andare sulla piattaforma e buttare un occhio alle prime dieci posizioni.

Poi, come in tutte le cose in cui girano tanti bigliettoni – in questo caso invisibili – il sistema è in qualche modo degenerato. Come per tutte le piattaforme che acquistano visibilità, tanti servizi di “scalata” e “autobuy” hanno iniziato a farsi avanti a prezzi stracciati, al punto che a quanto si dice con un brano di non elevata qualità si sarebbero potute raggiungere posizioni altissime a meno di quanto possiate immaginare. Un investimento di certo utile, per chi desidera farsi vedere in maniera veloce e a costo ridottissimo. Oltre a ciò bisogna considerare i vari accordi di partnership che Beatport ha chiuso con diverse label – soprattutto in ambito EDM-big room, nel periodo del massimo boom di release di quest’ultima – che ha contribuito a render ancor più monotematica la sacra classifica, tanto quanto l’offerta discografica in generale nel sito.

 

 

Dopodichè è avvenuto il crack di SFX, la società che qualche anno fa ha acquistato Beatport, oltre a una serie di altri imperi elettronici degni di nota, di cui vi abbiamo ampiamente parlato l’anno scorso. Un periodo in cui il “porto” se l’è vista davvero brutta, tra staff dimezzato, app e servizi live annullati e budget ridottissimo. Anni difficili, ma anche una buona occasione per la piattaforma – messa immediatamente all’asta – di rilanciarsi e ristrutturarsi: via la sezione delle news, dello streaming e degli eventi, banning severo sugli account che barano, creazione di nuove sottocategorie dei generi musicali per essere più precisi. Un processo durato più o meno due anni interi, tra versioni beta e voci più o meno vere che circolavano (una di queste era il ban totale di tutti i brani Spinnin’ Records, ovviamente una bufala). Oggi, a distanza di due anni, possiamo iniziare a tirare le prime somme. 

Ultimamente diversi portali online hanno sottolineato come la Beatport Top10 stia finalmente riavvicinandosi alla credibilità di un tempo. Ammettiamolo, fino a un anno fa aprire il portale per trovarsi 5 brani Spinnin’ in top10, a poche ore dalla release (seguiti poi dai soliti Revealed, Musical Freedom e Armada) non erano certo indicatori genuini delle vendite globali. A metà giugno 2017, la classifica è invece la seguente.

 

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Il report dello scorso anno relativo al music business globale – presentato durante l’IMS di Ibiza – ufficializza il genere techno come il più popolare su Beatport, guardacaso per il secondo anno di fila. Seguito da tech house, house e deep house. L’EDM? A parte che ora porta diversi nomi, tra cui “big room” ed “electro house”; dopodichè ha visto un sistematico crollo, dalla quinta alla tredicesima posizione. Guardacaso anche qui, negli ultimi due anni. Se da una parte è vero che la big room – come la conoscevamo fino al 2014 – ha perso il suo appeal globale per far posto a nuove tendenze come future bass e future house (che in ogni caso possiamo tranquillamente definire come “EDM”) va comunque constatato che queste “nuove tendenze”, disponibili ugualmente sulla piattaforma, stiano andando a gonfie vele altrove, non giustificando una tredicesima posizione sulla classifica dei generi più acquistati, inferiore addirittura a trance e drum’n’bass, con label come Drumcode, Soma, Kompakt, Hot Creations e Dyinamic che vedono costantemente i piani alti della chart.

I vari portali ci tengono poi a far notare che oltre al discorso dei generi musicali c’è anche quello della qualità musicale: lo scenario è cambiato non solo nella techno leader delle chart, ma anche nel fatto che i brani che le dominano siano effettivamente credibiliRoba che ottiene meritato supporto, roba fresh. Ci trovano d’accordo. Non è una questione di gusti soggettivi, c’è l’oggettività di una classifica che si è (ri)guadagnata la credibilità nel rappresentare le semplici scelte d’acquisto degli utenti e non il possibile frutto di qualche accordo o favoritismo.

 

 

Certo, ci sono dei punti da sistemare. Le classifiche specifiche dei sub-genre sono ancora molto imprecise (e infatti non prese in considerazione oltre un certo punto) e anche il catalogo è un po’ troppo vago su numerosi aspetti. Però il rilancio musicale della piattaforma, che finalmente può godere di autenticità nella sua offerta – è un dato di fatto che non possiamo che accogliere col sorriso, dal momento che ad un certo punto della sua esistenza ci sembrava Beatport fosse diventato lo specchio di quel che non funziona nelle chart, nelle release e nel supporto dei brani a livello globale.

C’è poi il discorso del social: Beatport ha tentato di rafforzare la rete di connessioni tra gli utenti cercando di lanciarsi come social network, oltre che come catalogo online, ma i risultati sono stati scarsi. Da questo punto di vista sicuramente l’eliminazione del servizio streaming non ha facilitato, con una buona fetta di utenti che è migrata sugli altri colossi del settore lasciando soli addetti ai lavori, dj e fedeli appassionati. In questo se l’è cavata molto meglio Soundcloud, che non è certo un esempio di società che va a gonfie vele, ma il cui network degli iscritti è inattaccabile. Certo, la piattaforma di Liung è facilitata dallo sterminato catalogo di free download, che facilità l’interazione tra artisti e il formarsi di web label e collettivi.

In conclusione, riuscirà Beatport a tornare un punto di riferimento? Sicuramente si stanno compiendo i passi giusti, e al momento è cosa certa che la creatura di Tempel e compagni rappresenti ancora il principale dance store online. Più di 37.000 label indipendenti sono registrate e, da quanto risulta dalle statistiche, almeno il 40% di queste conta su Beatport per il 60-70% dei propri introiti. Circa 25.000 nuovi brani caricati ogni giorno. Mantenere alta l’asticella dell’offerta in un settore così competitivo non sarà facile, con i vari concorrenti che non hanno subito gli alti e bassi di Beatport (per esempio Traxsource, ma anche Bleep e Juno), ma staremo a vedere, e ovviamente vi terremo aggiornati.

 

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Ventitre anni di cui una buona parte vissuta nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore.
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