Domenica 17 Dicembre 2017
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Black Coffee è il nome del momento

Il dj producer sudafricano ha conquistato tutti, dai party più underground del pianeta alle superstar del pop. È lui il futuro numero uno della scena?

 Ne sono passati di anni dai tempi di SHANA, il trio afro-pop con cui il dj e producer sudafricano Black Coffee esordiva al Melt Festival nel 2000. Anni di esperienze fondamentali, prima su tutte la selezione da parte della RedBull Music Academy nel 2003, che lo ha scelto tra i due rappresentanti del Sudafrica nella sua prestigiosa accademia e che da lì gli ha spalancato le porte di una serie di occasioni che lo hanno portato ad essere oggi – a mio parere – la miglior promessa elettronica degli ultimi tre anni

Come vi abbiamo velocemente accennato qualche tempo faNkosinathi Maphumulo, nato a Johannesburg nel 1976, ha una storia assolutamente fuori dal comune. Un terribile incidente stradale lo ha costretto con un arto paralizzato dall’infanzia, ma quello che per molti sarebbe stato un handicap limitante è paraddosalmente divenuto un punto di forza dell’artista, una motivazione in più per dimostrare al mondo che niente può fermare chi brucia di passione. Il debut album Black Coffee esce nel 2005, sulla label personale Soulistic Music, quindi nel 2006 arriva il premio di “Best Urban Dance Album” ai South African Music Awards. Il 2007 è l’anno dei riflettori puntati su di lui, che con il debut album ha dimostrato di avere le carte in regola per rappresentare il Sudafrica nel mondo, e infatti non mancano i primi tour all’estero a braccetto di RedBull, grazie a cui condivide il palco di artisti come Little Louie Vega, per poi pubblicare un secondo album dal nome Have Another One. Il biennio 2009-2010 lo vede razziare ancora i premi dei South African Music Awards e candidarsi a “Best Worldwide Act” negli MTV Awards, grazie al suo terzo album Home Brewed. L’anno della consacrazione definitiva è il 2012: esce Africa Rising ed improvvisamente il mondo non può fare a meno di questo dj dall’aspetto composto e dal mistico sound. In Sudafrica è già una star, conquista il platino con l’album e gira il mondo tra Berghain, Circoloco, Amsterdam Dance Event, Boiler Room e i vari eventi di RedBull Music Academy, dove ormai è di casa. 

Il 2015 è l’anno del “Best Breakthrough DJ” ai DJ Awards di Ibiza, dove si ebisce al Pacha, e della release di Pieces Of Me sulla Soulistic, etichetta che ormai ha assunto un certo spessore nel panorama internazionale, soprattutto nell’emisfero deep house e tribal house. A proposito di deep house, negli ultimi due anni detiene il titoli di “Best Deep House Artist” ai DJ Awards, ultimo dei quali assegnato proprio poche settimane fa. L’ultima stagione è stata folle e piena di highlights, tra cui il Coachella, l’Ultra, la residency all’Hï di Ibiza, il nuovo EP The Journey Continues, i lavori per Alicia Keys e Beyoncè, e ovviamente la collaborazione con Drake per ‘Get It Together’. Per farla breve: al momento, Black Coffee è fottutamente inarrestabile. 

 Che cosa ha reso Maphumulo uno degli astri più luminosi del panorama attuale? Perchè è da molti pronosticato come uno dei nomi più richiesti nelle produzioni delle star nel 2018? Black Coffee è semplicemente credibile. Ha una storia di ferro, un sound inattaccabile tra il tribal, l’afropolitan e la pura deep house, un profilo fisico inconfondibile ed un portfolio invidiabile. Non serve un genio a capire che la formula è quella giusta, e che se dovesse tenere questa linea non tarderà ad arrivare ai massimi vertici. Le sue performance creano un’atmosfera mistica e leggera, i dischi offerti non sono mai banali e rappresentano un immaginario perfetto, in cui riecheggiano tamburi e cori tribali che ci proiettano in pochi secondi nel cuore della culla del mondo, allo stesso tempo muovendosi su note moderne e brani intelligenti e senza quindi stagnare troppo sulla tradizione. Il mio personale approccio con questo dj è avvenuto in agosto, nell’Untold Festival di Cluj, in Romania, dove un paio di dischi ben piazzati in mezzo ad una radura mi hanno restituito tutta l’energia di una notte che altrimenti sembrava giungere alla conclusione. Sono rimasto così impressionato che da lì ho ascoltato praticamente tutti i suoi set disponibili online dal 2012 ad oggi. Per chi non lo avesse mai sentito, i due che consiglio in particolare sono il Boiler Room dello scorso ADE e l’esibizione nel DJ Mag Headquarter a Ibiza, il 20 agosto 2017, che trovate di seguito, oltre alle varie performance dell’Hï Ibiza, dove la sua residency di 18 settimane è risultata tra le migliori di tutta l’isola. 

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Ventitre anni di cui una buona parte vissuta nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore.
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