• Tech

  • 6 dicembre 2016

  • scritto da Riccardo Sada

Claptone è un vero genio e vi racconta perché

 

Diventato noto grazie all’uscita di grandi pezzi in linea con il gusto più elegante del clubbing contemporaneo, Claptone prosegue a restare nell’anonimato, nascosto dalla sua maschera dorata. I remix per Gregory Porter, Faithless e Roisin Murphy lo hanno messo sulla mappa dei produttori che contano ma non lo hanno cambiato: non si è montato la testa. Prosegue a collaborare con artisti come Nathan Nicholson, Jimi Tenor, Young Galaxy, Jay-Jay Johanson e Clap Your Hands Say Yeah. Dice che le sue orecchie “sono sempre aperte a tutti i rumori che si possono sentire sul nostro pianeta”. Questa apertura, prosegue, lo aiuta a “infondere nelle tracce un ambiente e un’atmosfera strani, particolari, atipici, dalle forti emozioni”. Claptone è fatto così: meglio prenderlo che lasciarlo, soprattutto quando apre le porte del suo studio per una visita rapida, guidata e quasi surreale.

 

 

Claptone, foto di Ariya Behjat

Claptone, foto di Ariya Behjat

Claptone al Marquee di New York, foto di Pearcey Proper

Claptone al Marquee di New York, foto di Pearcey Proper

 

 

Eroe mascherato, vuole tutelare la propria privacy ma non ha la mania dell’egocentrismo. “Ecco perché mi rifiuto di rilasciare interviste, in fondo non saprei cosa dire nel momento in cui è più facile comunicare attraverso la mia musica”. Claptone è dissacrante, soprattutto quando fa sarcasmo su argomenti tecnici rispondendo a domande come “il tuo studio è box in the box?” con un serafico “è un Jack… in the Box”, un giocattolo per bambini, il classico pagliaccio di gomma che fuoriesce dalla scatola. Cerchiamo tuttavia di rimanere seri quando si parla di tech, e iniziamo la nostra intervista.

 

Quali sono i software che utilizzi?

Prima di tutto che voglio dire che non mi piacciono queste domande, perché implicano che con il giusto software o hardware si possa produrre della buona musica. Non è possibile: qui, se parliamo di musica, prendiamo in considerazione idee, orecchie, sensibilità, cuore, anima, passione e dedizione. Questo per me è più importante del fare nomi come Ableton, Logic o Pro Tools, programmi con cui lavoro o ho lavorato.

 

Iniziamo bene. Invece, come ti organizza per le produzioni esterne?

Ho diverse stanze e sono buie. Qui invito i miei servitori, i miei cantanti, ma solo quelli che mi piacciono. Chiedo loro di collaborare dopo un paio di colloqui. Non condivido la passione per il mix in studio e tanto meno per il sound design.

 

Che stile di musica produci?

Produco la musica house, una musica da… camera che parla a tutti.

 

Su cosa stai lavorando?

Su dei remix. E il mood è quello con cui ho iniziato quando ho fatto quello per i New Order mesi fa. Per comporre una canzone o fare un remix posso metterci un giorno o diversi anni. Lavoro sulla musica e sui remix fino a che non avverto un suono perfetto. Quando sento un suono, un ritmo, una melodia, la mia mente inizia a viaggiare. Su un groove di percussioni poi aggiungo una linea di basso, in seguito lavoro sugli accordi attraverso un pianoforte e termino tutto con gli arrangiamenti e il mix.

 

 

 

 

Quando sei in giro per il mondo il tuo studio di registrazione ti manca?

La maggior parte delle volte sì, come la mia casa, comunque buona parte del processo di produzione avviene nella mia mente. Così penso che più che ottimizzare il mio studio io debba intervenire sulla mia testa: bevo centrifugati, te verde giapponese, acqua e mangio sano. Questo mi tiene concentrato e pieno di energia.

 

Chi ha progettato il tuo studio?

Io stesso. A nessun altro è consentito entrare, se non completamente al buio.

 

Nel corso degli anni hai mai avuto problemi di sonorizzazione?

Ho avuto seri problemi con il suono e l’acustica della mia stanza, sì. La colpa è mia che mi intestardisco a creare infinite possibilità di suono creando infiniti problemi soprattutto nel mix e nel rapporto tra basso e cassa. Il suono del basso per me è tutto, deve sempre essere al centro di tutto. Ho impostato tutto il set-up in modo da lavorare velocemente ed evitare inutili e passaggi supplementari. L’energia emotiva per entrate in contatto con altre persone è in me. Quando si tratta di tecnica e di mix, sì, in quell’istante sento di aver bisogno del mio studio. Ho bisogno di tempo, per fare le cose che ho in testa. Innumerevoli date come dj mi permettono di testare le mie tracce di anteprima attraverso una grande varietà di diversi sound system e di rilevare errori che poi correggerò in studio.

 

 

Claptone alla Villa delle Rose

Claptone alla Villa delle Rose

Claptone cover Charmer

Claptone cover Charmer

Claptone, foto di Ariya Behjat

Claptone, foto di Ariya Behjat

Claptone, foto di Sabrina Feige

Claptone, foto di Sabrina Feige

 

 

Non hai mai sentito la necessità di pubblicare qualcosa che non fosse nata col cuore ma dal portafogli?

Fuori dallo studio c’è il mondo, abitato da gente che deve avvertire amore grazie alla mia musica. Voglio accompagnare queste persone in un loop di felicità.

 

Trascorri molto tempo sui software e sull’hardware musicale?

Abbastanza, e la cosa non è divertente. Ho provato a guardare i tutorial su YouTube ma onestamente si tratta di soli accorgimenti. E a volte, mentre li guardo con attenzione, non riesco a smettere di ridere, perché alcuni sono molto divertenti. Ma guardandoli non imparo molto.

 

Quindi nessun programmatore può darti una mano?

A meno che non realizzino uno strumento per il rilevamento delle onde cerebrali e la traduzione in suono… Sarebbe un punto di svolta, questo. Ma per il prossimo futuro mi aspetto plug-in basati su sensori di rilevazione di movimento. Un domani non ci sarà bisogno di costruire un vero e proprio studio di registrazione bensì uno spazio virtuale da cui creare.

 

 

 

 

Sei un perfezionista, quando lavori anche sulle parti vocali?

Prima di tutto, quando ad esempio lavoro su un remix, faccio particolare attenzione anche alle sillabe e riorganizzo un nuovo groove, proprio per creare una nuova situazione sonora. L’ho fatto su ‘Liquid Spirit’ e lo faccio anche sulle cose che ho nell’hard disk. Per il resto, voglio mantenere la voce più pulita possibile, evitando compressioni ed effetti fuori luogo.

 

Online ci sono diversi video con produttori o aspiranti tali che cercano di emulare i tuoi suoni di batteria e che provano a capire il tuo processo di produzione. C’è qualcosa che vorresti dire a loro?

Davvero? Dovrei avere più tempo. Mi piacerebbe guardare questi video: forse potrei imparare qualcosa anch’io.

 

Hai mai avuto un insegnante o un tutor, in passato?

No, e così ho imparato a convivere con i miei errori. Posso dire quindi con orgoglio: ho fatto degli errori per un tempo molto lungo. E ho imparato un bel po’ di cose, in questo modo. Forse è per questo che il mio suono è un po’ migliorato nel corso dei decenni.

 

 

 

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L'autore: Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
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