Venerdì 25 Maggio 2018
Recensioni

Dada Life pubblicano il nuovo album ma convincono a metà

I Dada Life pubblicano 'Our Nation', il nuovo album sei anni dopo il fantastico 'The Rules Of Dada', ma non convincono fino in fondo

Era il 2012, l’EDM stava travolgendo il mondo con la sua energia e i Dada Life davano alla luce ‘The Rules Of Dada’, l’album della loro consacrazione, quello di ‘Kick Out The Epic Motherf**ker’, ‘Happy Violence’ e altri grandi banger electro-house che hanno fatto scuola. Siamo nel 2018, il duo olandese devoto a banane e champagne torna a catalizzare l’attenzione con il nuovo album e guardando ai numeri – Spotify segna più di un milione di ascoltatori lo scorso mese – sembrano non aver perso niente dell’antico smalto. Ma è davvero così?
‘Our Nation’ è ancora una volta concepito come il biglietto d’ingresso per Dada Land, il colorato e stravagante mondo creato degli olandesi a suon di kick selvaggi, synth zanzarosi e drop dall’alto contenuto adrenalinico. Tracce come ‘Our Nation’, ‘Do It Till Your Face Hurts’, ‘One Nation Under Lasers’ e l’acida ‘We Want Your Soul’ sembrano provenire direttamente da una chiavetta usb targata 2012 e riprendono al 100% il Dada sound che tanto li ha fatti amare nel mondo: ci vanno giù pesante, senza mezze misure, coinvolgono anche i più restii e strizzano l’occhio alla golden age dell’EDM. Tracce perfette per l’imminente festival season. Vorrei non finissero mai. “Fino a qui tutto bene” diceva Marracash nel 2010. 

Sì, perché se nel ricalcare le proprie orme dimostrano di essere ancora al top, è quando cercano di uscire dalla propria comfort zone che la storia cambia. Siamo nel 2018, gran parte della musica elettronica ha perso la spigolosità che la caratterizzava cinque anni fa, Spotify imperat ed è d’obbligo strizzare l’occhio alle radio e al mondo pop. Olle e Stefan ci provano con risultati alterni: ‘Sunday F**k You Too’ e soprattutto ‘Higher Than The Sun’ sono due tracce che riescono a far coesistere perfettamente top-line marcatamente pop e un tiro solo vagamento aggressivo. ‘The World Can Burn’ e ‘Happiness’, invece, mettono a nudo la difficoltà di far coesistere due mondi e due epoche musicali che non sempre riescono ad andare a braccetto senza stridere. Banali e insipidi, invece, sono gli esperimenti fatti in ‘B Side Boogie’, ‘Headless Hobby Horse’, due strumentali che non aggiungono nulla all’album e che potevano tranquillamente rimanerne fuori senza alternarne la qualità complessiva.


I Dada Life – anche grazie all’effetto nostalgia – si riprendono le scene, ma solo in parte e solo dove ricalcano la loro formula vincente già usata in passato. Dove cercano di innovare, di risultare più pop e fruibili a un pubblico più largo e trasversale fanno molta più fatica. Scrivere un trattore electro house non è come scrivere un pezzo deep pop, anche se Calvin Harris non lo fa sembrare così difficile, in effetti. L’usato sicuro sembra vincere ancora sul nuovo, quindi, in un album che trova coerenza e convince davvero solo quando ricalca un illustre passato. Si può parlare anche per loro di “sindrome da Alesso”? Più sì che no, perché se con ‘Higher Than The Sun’ dimostrano di saper interpretare al meglio il momento musicale attuale, la formula magica sembra funzionare più per le doti del cantante che di quelle del duo. In ogni caso bentornati Dada, un pò di spensieratezza nel serioso mondo della musica elettronica non può fare che bene.

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.
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