Venerdì 24 Novembre 2017
Costume e Società

DJ, pubblico e cachet. La provocazione di Ilario Alicante riguarda tutti

"Guadagneremmo così tanti soldi anche con tendone a coprire la consolle?"

Ilario Alicante è toscano di Livorno e i toscani, soprattutto quelli di Livorno, non le mandano a dire. Con un post apparso qualche giorno fa sul suo frequentatissimo profilo Facebook privato (sopra), il dj e produttore ha provocato appassionati e addetti ai lavori esprimendo un concetto che potrebbe essere riassunto in maniera molto semplice: se non sapeste chi c’è in console a mettere la musica le vostre e le nostre certezze musicali cadrebbero a pezzi. Ho immediatamente apprezzato la buonafede di Ilario che si è coinvolto in prima persona in quello che forse è il passaggio più delicato del ragionamento: coperti da un tendone, “tanti dj non prenderebbero la quantità di soldi che stanno prendendo in questo momento storico, me compreso”. Il post ha avuto un grande successo, commentato, approvato e condiviso abbondantemente. La totalità dei feedback è positiva e di solidarietà nei confronti dell’onesta di Alicante. La sua è una provocazione che tocca corde sensibili e che, in un colpo solo, scardina la società dell’apparenza, le regole di mercato, la mercificazione e massificazione di un prodotto, elementi questi su cui si appoggia il bellissimo ma complesso mondo globalizzato in cui oggi viviamo, di cui anche il movimento elettronico fa parte nutrendosi delle stesse materie prime. Un mondo dove abbiamo solo l’illusione di essere liberi ma in realtà siamo guidati come una massa di stolti alla ricerca dell’omologazione. La musica, come tutte le arti, non è immune a queste dinamiche.

L’immagine del tendone che copre il dj in console è geniale e romantica. Così come immaginare il pubblico in pista senza distrazioni. Il mondo della musica elettronica è talmente saturo da generare fisiologicamente anomalie. Attaccare il filone EDM come capro espiatorio in una continua e noiosa caccia alle streghe contro la club culture moderna non sta più in piedi. Sono convinto che Ilario parla alla curva che rappresenta (benissimo). Parla alla comunità underground che negli ultimi anni sta vivendo una fase di pericoloso stallo, con molti dj e produttori che, avendo raggiungo un certo status, non rischiano più ma preferiscono accontentarsi di portare a casa un sei politico leggi la pagnotta. Fortunatamente esistono delle eccezioni. Ci sono dj eccezionali capaci di sorprendere ed entusiasmare la folla. Penso alla grave mancanza di hit underground crossover ad esempio. Qualcosa alla ‘Music Sounds Better With You’ o alla ‘Pleasure From The Bass’ di Tiga per citarne un paio, di getto. Una staticità che per definizione sbatte contro il concetto stesso di underground, luogo dove il caos degli stimoli genera le nuove idee che poi il mercato trasformerà in trend in base al gusto della gente. Non possiamo più essere ipocriti. Oggi fare il dj non significa solo mettere due dischi a tempo. Quella è la parte più facile del lavoro. I dj sono brand, sono prodotti che devono essere venduti come qualsiasi altro prodotto in commercio. Il talento, il carisma, la personalità, l’abilità in studio o ai piatti o CDJ (non mi interessa) e il tempismo sono i sani ingredienti che, mescolandosi ad un po’ di smog fisiologico oggi creano gli idoli della console. Non basterebbe dunque un tendone che copre il dj in console per far sparire le polveri sottili, per far capire realmente che magari un certo tipo di musica house e techno sono sopravvalutate. Bisognerebbe anche creare un ambiente asettico per testarne le vere qualità. Per questo sarebbe opportuno completare il post di Ilario Alicante aprendo ad un’ulteriore riflessione: se alcuni dj non fossero i protagonisti dei templi più importanti della musica elettronica, riuscirebbero a performare alla stessa maniera? Avrebbero la stessa presa sulla gente? 

Si dice che un vero dj sia quello che riesce a tenere la pista piena per qualche ore durante un matrimonio. Osservazione acuta ma obsoleta. Lionel Messi nel Barcellona è Dio, nell’Argentina un giocatore normale. L’ambiente di lavoro conta allo stesso modo del personaggio. Lo spessore dell’ambiente è esso stesso il personaggio. Lo spessore del personaggio fa in modo che tutto sia al suo posto in una forma di magia. È l’amalgama a definire il valore del singolo e non viceversa. Ilario ha ragione quando sostiene che esistono delle anomalie sia tra chi suona, sia tra chi ascolta. Il pubblico sembra essere il bersaglio principale di questo post, accusato di comprare fumo al posto di arrosto. E’ la pista dunque ad essere messa in discussione. Il pubblico non è più in grado di scegliere e distinguere tra il buono e il cattivo, probabilmente in balia di un sistema che sempre di più impone il gusto. L’uso dei cinque sensi nella club culture moderna è esasperato all’inverosimile. Vista, udito, gusto, tatto e olfatto vengono violentemente dopati. Rimango però fermamente convinto che il vero valore di un dj riesca ad affermarsi limpidamente. L’olio buono sta a galla, diceva mio nonno. Hype, mode passeggere, leggi di mercato poco chiare possono alterare il gioco nel breve periodo ma raramente sul lungo termine. Un buon management, un prolifico ufficio stampa e un abile social media manager sono comunque sempre graditi, ma non credo di parlare a degli stolti. Inoltre un party vincente è quello che pur cambiando gli addendi non fa cambiare il risultato. E non è proprio questo che cerchiamo, un party vincente? Domanda contro offerta è una sfida spietata ma che non lascia spazio a nessun tipo di interpretazione. Se un artista riempie il locale ha ragione lui. C’è poco da fare. Il problema è quando il coltello dalla parte del manico fa giocare al rialzo generando bolle speculative che esulano da ogni tipo di ragionamento musicale. Ma questa è un’altra storia.

Se Ilario Alicante decidesse di mettere veramente in piedi una sfida del genere – magari iniziando proprio lui stesso – sarei il primo ad andare a sentire, convinto di riconoscere il tocco magico, unico e inimitabile di alcuni dj, cosi come mi lascerebbe indifferente la musica di altrettanti. Per questo credo che non sarebbero molti quelli che accetterebbero la sua sfida.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.
Open form

ISCRIVITI ALLA MAILING LIST DI
DJ MAG ITALIA

Iscriviti alla mailing list di Dj Mag Italia
Avrai vantaggi esclusivi
È gratis e potrai disdire la tua iscrizione in qualunque momento senza alcun costo