Sabato 18 Novembre 2017
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Home Festival 2017, una casa internazionale. Ma l’elettronica…

Un evento musicale a 360 gradi, dove l’elettronica non manca di certo. Questo è Home Festival, che ogni anno tra fine agosto ed inizio settembre trova spazio all’ex dogana di Treviso. Anche in questa edizione i promoter hanno portato a “Casa” dei bei nomi internazionali del nostro settore come Justice, Steve Angello, Soulwax, Moderat, Chris Liebing, Ofenbach, Kungs insieme a talenti e star italiane come The Bloody Beetroots Live, Angemi, Clap! Clap!, Marnik, Lele Sacchi, Delayers, Rudeejay e moltissimi altri.

Tanti stage ad ospitare, come si capisce anche dai nomi qui sopra, una grande eterogeneità di generi e stili, tutti mescolati insieme ad artisti rock, pop, rap, e chi più ne ha più ne metta. Ce n’è per tutti, e si vede. Il pubblico risponde anche quest’anno molto bene all’iniziativa. Dopo le 88.000 presenza del 2016, quest’anno, con una giornata in meno, annullata a causa di un maltempo nefasto, si sono superate le 60.000.

Riuscire a portare così tante persone ad un evento del genere in Italia è mestiere di pochi e darne un respiro così internazionale è ancora più complesso. Entrando a Casa si ha però la netta sensazione che i ragazzi dietro le quinte ce l’abbiano fatta di nuovo. I fattori che hanno portato Home Festival a primeggiare a livello nazionale tra i festival “generalisti” sono molti, alcuni palesi agli occhi, altri molto meno, certe volte proprio non visibili. Tra questi la scelta musicale molto variegata gioca ovviamente come punto a favore su due piani. Perché, se dal lato più ovvio, è normale che si vada a pescare su un pubblico più ampio, da un lato meno ovvio questa pratica può risultare molto utile anche per permettere al pubblico stesso di esplorare generi diversi da quello per il quale si ha comprato il biglietto, scoprire nuovi artisti e, perché no, nuove passioni.

Entrando nel merito dell’elettronica, quest’anno abbiamo constatato come la risposta della gente non abbia raggiunto i livelli dell’anno scorso. Martin Garrix, nel pieno della sua scalata alla Top100, e The Prodigy avevano attirato molta più gente nel 2016 di quanto abbiano fatto Steve Angello e The Bloody Beetroots nel 2017. Questo è dovuto probabilmente alla maggiore tendenza “pop” dei primi rispetto ai secondi, che ha giocato un ruolo determinante. Contando anche che Garrix e i Prodigy erano in grado di calamitare generazioni differenti, garantendo così un afflusso di pubblico eterogeneo. E se all’estero questi nomi avrebbero portato in ogni caso decine di migliaia di persone, anche questa volta abbiamo avuto l’impressione che il pubblico italiano non abbia accolto i dj allo stesso modo rispetto agli altri artisti. Prevedibile ma sempre un po’ triste da constatare.

Ma le cose si faranno, piano piano, e anche grazie a promoter come quelli di Home che da anni abbinano un’elettronica che in Italia non è così popolare a musica più diffusa, dandole il palcoscenico che si merita.

Come detto già in precedenza, purtroppo il meteo non ha avuto pietà nella notte tra 31 agosto ed 1 settembre, quando una tempesta dall’imprevedibile potenza non ha permesso di mettere in sicurezza alcune strutture, costringendo gli organizzatori ad annullare la giornata di venerdì del festival. Pietà che non ha avuto neanche la gente sui social network, lasciandosi andare ad aberranti commenti nella maggior parte dei casi mossi dalla totale ignoranza sull’argomento in questione. Persone che credono che nel giro di poche ore si possa spostare una folla come quella di Home all’interno di un palazzetto al coperto senza ovviamente avere idea del numero di permessi necessari e della difficoltà di ottenerli, della garanzia di un impianto adeguato all’artista e di mille altre risvolti. Su internet è sempre tutto così semplice, tutti hanno la spiegazione pronta e la soluzione a portata di mano. Incredibile come uno spettatore sia in grado di risolvere tutto mentre una persona che fa questa cosa di mestiere da anni ed anni no, vero? Buffo il mondo, certe volte.

Ma il 2 settembre era già tutto sistemato, e la macchina Home ha proseguito fino alla domenica, mentre le persone che insultavano l’organizzazione, una volta avute le spiegazioni sul rimborso dei biglietti del giorno prima, hanno subito fatto marcia indietro chiedendo scusa per la maleducazione. Facile così eh?

Andando oltre questa lunga digressione, il festival funziona molto bene, all’interno dell’area oltre gli stage veri e propri troviamo decine e decine e decine di servizi, chioschi dove mangiare e bere con grandissima scelta, ma anche piccoli artigiani, grandi brand che hanno deciso di puntare sull’iniziativa, piccoli e grandi divertimenti come il bungee jumping e molto altro. Insomma, non un posto dove vai, ascolti chi vuoi ascoltare, e torni a casa. Home è un ambiente dove passare l’intera giornata, com’è insito nella natura di un festival di queste dimensioni.

Nel complesso quindi una manifestazione positiva, con (come sempre) una grande varietà di scelta musicale e non solo, dove però l’elettronica non è ancora purtroppo percepita dal pubblico con il reale valore che ha. Ma questo si sapeva, e si continua sempre a lavorarci su. Bravi i ragazzi di Home, ci rivediamo l’anno prossimo, sempre a casa.

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