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  • 29 settembre 2016

  • scritto da Michele Anesi

Hospitality In The Park: la Drum&Bass è più viva che mai

Quando si parla di Drum&Bass non si può non parlare di Hospital Records, una delle etichette più influenti e forward-thinking del settore, e quando si parla di questa label la mente non può che galoppare in direzione Hospitality. La club night D&B più conosciuta e premiata d’Europa, lo scorso 24 settembre, si è trasformata per la prima volta in un vero e proprio festival capace di radunare 10.000 fan davanti a più di 60 artisti suddivisi tra ben sette stage.

Tenutosi all’interno dell’immenso e verdeggiante Finsbury Park, a nord-est di Londra, l’evento è riuscito a garantire un’ottima organizzazione interna sia in termini di space-management (disposizione dei palchi e suddivisione delle varie aree molto razionale) che di elasticità nel gestire la domanda di beni/servizi da parte di diecimila persone (file per ottenere token, drink e food contenute e scorrevoli). In questo gli inglesi non si smentiscono e preferiscono eccedere con i servizi piuttosto che giocare al ribasso come alcuni festival nostrani…

park 2

Hospitality state of mind.

Dopo un fisiologico ritardo di trenta minuti sulla tabella di marcia, e dopo un attento controllo all’ingresso da parte della sicurezza – che, tuttavia, non è riuscito a impedire la presenza di una cospicua quantità di sostanze stupefacenti all’interno dell’area del festival. Gli inglesi, dal punto di vista del “divertimento sano”, non si meritano sicuramente elogi – le migliaia di persone hanno potuto sparpagliarsi tra i vari stage e assistere alle performance dei migliori interpreti del panorama Drum&Bass internazionale. La line up, imbarazzante in quanto a vastità e peso specifico degli artisti coinvolti, ci ha posto davanti a non pochi dilemmi: chi ascoltare, chi tralasciare? Quando in campo c’è il pantheon del settore a livello mondiale, la scelta è ardua.

Dividendoci tra lo stage Hospitality - con l’iconica e ammonitrice “H” appesa al soffitto e un’appagante produzione -, Rampage – casa dei suoni più abrasivi, pulsanti e devastanti – e Soul in Motion x Med School, abbiamo assistito a moltissime performance: S.P.Y, Calyx&Teebee, Danny Byrd, Critical Soundsystem e Rene La Vice b2b Rockwell ci hanno favorevolmente impressionato per selezione, presenza scenica e impatto emotivo sul pubblico. Alcuni giovani da cui ci aspettavamo molto, invece, non ci hanno convinto fino in fondo: ne il giovane (e talentuosissimo produttore) Frederic Robinson, ne gli gli ucraini The Erised (deliziosi in studio) sono riusciti a trovare la via per entrare nel cuore dei presenti. Da nomi come Spectrasoul b2b LSB, Critical Soundsystem e High Contrast ci aspettavamo onestamente qualcosa di più: hanno fatto il loro lavoro ma nulla più. Senza infamia e senza lode. Rimandati.

Hospitality in the Park 2016 - Decoy Media - 250

The London Elektricity Big Band in action. Foto: decoy media

Coloro che, invece, sono stati capaci di smontare e rimontare il dancefloor grazie alla propria personalità e alla propria musica sono stati Etherwood, Fred V & Grafix e Metrik. Quattro talenti di casa Hospital Records che, grazie alle loro celebrate produzioni in studio, potevano contare su legioni di fan sfegatati pronti a ruggire boati assordanti in corrispondenza di ogni killer-drop. L’ultimo, in particolare, si è rivelata la scoperta più interessante dell’intera giornata con un set vario ma coerente, intraprendente e davvero delizioso. Un discorso a parte merita London Elektricity, co-founder della Hospital e persona davvero squisita, che si è esibito al basso in una formazione composta circa 15 elementi tra ottoni, percussionisti, batteria, cantanti e MC. L’energia sprigionata dall’esecuzione live di un genere come la Drum&Bass è stata così straripante da annichilire chiunque altro. Promosso a pieni voti.

Se la fortuna di molti generi va e viene – vedi Minimal, Big Room, Future House, Tropical House e molti altri – questo festival è un’ulteriore conferma dell’ottimo stato di salute della scena Drum&Bass che, negli ultimi quattro anni, sta vedendo un progressivo aumento della vendita di musica in formato solido (soprattutto in vinile) rispetto a quello liquido. Una prova tangibile, questa, che con passione e determinazione si può trasformare una piccola etichetta fondata nel lontano 1996 in una delle più acclamate label a livello mondiale.

Tocca a noi, ora. Tocca a voi. Who’s next? 

Foto: decoy media

 

 

 

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L'autore: Michele Anesi
Sono un ragazzo semplice che ama profondamente la Musica Elettronica. Preferisco nettamente la sostanza all'apparenza.
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