Domenica 22 Ottobre 2017
Interviste

Kaskade: “Amo lo streaming, ma la club music è troppo penalizzata”

Abbiamo avuto il piacere di incontrare l’americano Kaskade prima del suo dj set all’evento Tidal Italia il 29 luglio al Fabrique di Milano per fargli qualche domanda. Ecco com’è andata.

Siamo di fronte ad uno dei dj più longevi del panorama EDM attuale. Quanto e cosa è cambiato da quando hai iniziato sino ad ora?

Da quando ho cominciato sono cambiate tantissime cose, roba da pazzi, inimmaginabile ai tempi. Il cambiamento più grosso, importante ed influente è senza dubbio la tecnologia. Per farti capire, la prima volta che venni in Europa mi portai dietro una pesantissima borsa piena di dischi. Dovetti anche pagare 150$ di penale in aereo perché il mio bagaglio pesava troppo. E questo oltre al campo del djing riguarda anche l’aspetto di produzione. Una volta eravamo abituati a lavorare in questi giganteschi studi analogici, adesso ti basta una buona idea ed un laptop, che di solito si compra con un programma di creazione musicale già preinstallato. Quindi in generale direi che la cosa che più è cambiata è l’accessibilità a questo mondo, nel quale ora è molto più facile entrare, sia per la comodità che per il prezzo.

Oltre a questo c’è ovviamente anche l’aspetto musicale in sé e per sé. Fa tutto parte di un’evoluzione dalla prima disco music. Posso ancora trovare degli aspetti in comune tra quando ho cominciato ed ora, ma il cambiamento c’è stato e continua ad esserci, ed è proprio questa la chiave che continua a far sì che io personalmente sia sempre interessato nella musica dance. In America l’underground cambia ogni mese, è eccitante e stimolante.

Il business della musica elettronica negli ultimi anni ha vissuto una sorta di migrazione dall’Europa a Nord America ed Asia. Come hai vissuto, da statunitense, questo spostamento?

Di sicuro il modo in cui io vedo la scena è molto diverso rispetto a quello degli europei. La musica elettronica si è espansa molto più velocemente in Europa che in America, e grazie a questo siete stati in grado di mettere in piedi questi festival giganteschi e bellissimi come Tomorrowland, nel quale ho suonato ieri. È davvero incredibile, una produzione pazzesca. C’è qualcosa di magico. E tutto questo in America è diventato leggendario.

Il boom dell’EDM è stato decisivo a smuovere gli USA che fino a quel momento erano abbastanza conservatori a riguardo. Abbiamo sempre avuto una scena underground molto cool, con Chicago, Detroit e New York a fare da traino, ma è rimasta underground, per l’appunto, per troppo tempo. Adesso invece è tutto super eccitante, perché ci sono tutti questi festival che spuntano fuori, e negli ultimi 5-10 anni questo ha fatto sì che tutto ciò potesse essere proposto ad un pubblico più mainstream e guadagnare la popolarità che si merita.

Qual è il tuo rapporto con Tidal? Cosa ne pensi dei servizi di streaming musicale attuali?

Tidal è abbastanza nuovo, dietro c’è alle spalle Roc Nation che è una grande compagnia. Sono grato a Tidal per avermi portato qui a Milano, per me è la prima volta.

I servizi di streaming sono una figata. Io ti posso parlare sia come Kaskade, che propone musica ad un pubblico, sia come ascoltatore. Dalla parte di quest’ultimo, ho a disposizione una gigantesca libreria di canzoni ad un prezzo proporzionalmente irrisorio. Tutto questo quando vogliamo ed ovunque vogliamo. Dalla parte del creatore è una sfida. Stiamo ancora cercando di capire bene le meccaniche di funzionamento di questi servizi. Tidal è stato molto aggressivo nel mercato, proponendo un giusto guadagno agli artisti, e lo apprezzo molto. Propone anche musica ad alta qualità, ed essendo produttore non posso che esserne felice.

La musica EDM diventa sempre più pop, e sembra che i grandi nomi stiano abbandonando la mentalità da club per abbracciare un sound radiofonico, ma che lascia spesso la pista più scarica che in passato. Credi che ci siano i sufficienti elementi affinché avvenga un ricambio generazionale nella musica da club?

Condivido l’idea del problema, senza dubbio. Molte nuove leve puntano più al successo in streaming che a quello nei locali. Il fulcro però secondo me è uno: non c’è più un luogo funzionale alla club music al di fuori del club stesso. Soundcloud sembra si stia pian piano sgretolando, e non vedo alternative ad esso. Non c’è una piattaforma abbastanza forte da trascinare la musica da club ed è triste. Passavo ore ed ore su Soundcloud quando fu lanciato e l’amavo, ma i problemi legali di copyright gli hanno tagliato le gambe. È un gran peccato. Vedremo cosa spunta fuori, ma è difficile da prevedere.

Prima, per me, il miglior modo per affacciarmi alla musica dance erano i mixtape, che mi facevano scoprire nuova musica ma mi facevano anche conoscere la tecnica del dj e la sua inventiva al mixer. E adesso? Niente più mixtape. Nessuno fa più i CD, e le piattaforme adibite ad essi non sono sufficientemente forti per fare da trascinatrici. Non sappiamo più dove andare. Tidal, Spotify ed Apple Music ogni tanto dichiarano di voler aprire i propri servizi ai mixtape ma alla fine questo non avviene mai. Sono molto ansioso di scoprire il giorno nel quale succederà.

 

Grazie a Tidal Italia per l’invito e a Kaskade e tutto il suo entourage per la disponibilità e la gentilezza.

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