Mercoledì 18 Luglio 2018
Interviste

La favola di Brooks, 22enne al fianco di Guetta e Garrix

Il giovanissimo Brooks sta conquistando il globo a suon di collaborazioni di lusso, motivo per cui sarà meglio non perderlo di vista per il 2018. Lo abbiamo intervistato una settimana fa

Il nome di Thijs Westbroek, aka Brooks, per qualche tempo ha sofferto un po’ della “sindrome da collab” – un termine che non esiste e che ho appena coniato – ovvero di quel caso del giovane artista – classe 1995 in questo caso – che collabora con la star e inevitabilmente viene oscurato nel lavoro dal nome più grosso del suo. E di nomi grossi con cui dividere lo studio ne ha avuti, il giovanissimo olandese di Endhoven. Ad esempio una delle sue primissime produzioni è una collaborazione con i Bassjackers, ‘Alamo’, datata 2015, ma negli anni successivi ha unito le forze anche con gli Showtek e soprattutto con Martin Garrix e David Guetta, uscendo su label come Mau5trap, Armada, Future House Music e STMPD. Il primo atto a fianco del dj numero uno al mondo si chiama ‘Byte’, uscita nel 2017: una granata da festival che ha riscosso gran successo fin da subito, soprattutto tra i fan di Martin. Segue ‘Boomerang’, sempre con Martin, quindi ‘Like I Do’, che è molto più di una collaborazione: è un tuffo di testa nella scena del dance pop. Il pezzo è composto a sei mani, in quanto vede la partecipazione di Guetta, e ad oggi ha conquistato la top20 delle classifiche radiofoniche di ben otto paesi e la top10 degli Stati Uniti. Il ragazzo sta vivendo un momento delicatissimo della sua carriera, in cui sono anche iniziati i primi tour tra Europa, Asia e States: è in mezzo ad una serie di show che siamo riusciti a contattarlo. 


Quando hai deciso di diventare un produttore di musica elettronica?
Tutto è iniziato dai vecchi CDJ di mio cugino. Passavamo intere giornate a mixare il gigantesco ammontare di dischi che ci mettevamo da parte. Ad un certo punto ci siamo entrambi interessati alla produzione e informandoci su internet abbiamo deciso di scaricare FL Studio. 

Dimmi della tua prima stretta di mano con Martin Garrix.
In pochi lo sanno ma le mie primissime release, quasi tutte su Future House Music, erano state fin da subito supportate da grandi artisti e tra questi c’era anche Martin! C’era un periodo in cui suonava periodicamente tre delle mie quattro tracce totali e inevitabilmente ad un certo punto siamo entrati in contatto. Mi ha scritto lui, chiedendomi un remix ufficiale per ‘Scared To Be Lonely’. Gli ho mandato una mia idea e se n’è innamorato subito, quindi ci siamo scambiati i contatti personali e abbiamo iniziato a sentirci più spesso. Nel giro di una settimana, eravamo già in studio insieme per lavorare a ‘Byte’!


‘Like I Do’  invece è una bomba pop, che sono sicuro sentiremo in abbondanza in tanti dei maggiori festival. Come è stata concepita?
Sono felice che la pensi così! L’idea di fondo del pezzo è di David Guetta. Era una melodia che aveva in testa da tempo, cercava solo il momento giusto per lavorarci su. Ci ha mandato una bozza, ci è piaciuta e abbiamo iniziato a metterci le mani. Abbiamo finito tutto l’anno scorso, dopodichè abbiamo fatto qualche test tra i vari show e la risposta è stata più che soddisfacente. 

A proposito di pop, ti sei fatto un’idea sul futuro prossimo della dance?
Secondo me la linea maggiore di quest’anno rimarrà dare grande peso ai vocal ma tendendo a “sporcare” il beat il più possibile e non potrei essere più contento perchè è ciò che piace a me. Inoltre il ritorno dell’house attraverso la future house secondo me non è casuale: è qui che si concentra il pop degli ultimi anni. 

Si è da poco conclusa la Miami Music Week. Quanto credi sia importante per un giovane produttore prendere parte ai prestigiosi punti di ritrovo come l’evento di Miami, ma anche l’ADE e l’IMS? 
Non molto, secondo me. Ormai attraverso le varie piattaforme web ci sono mille occasioni per far valere la propria arte e se la tua musica è buona e sai promuoverla prima o poi sarai scovato da una grossa label. L’importanza di eventi come quelli che hai citato risiede nella possibilità di allargare il proprio team di lavoro, come ad esempio trovarsi un manager, che è sicuramente un’ottima cosa nell’industria di oggi. 


Hai qualcosa in particolare da suggerire ai giovanissimi aspiranti del settore?
Come ti dicevo, se la musica è buona i risultati si raggiungono. Quindi il consiglio numero uno che posso dare è quello di concentrarsi nel rendere perfetto il proprio sound. Il secondo è quello di informarsi su chi siano i player maggiori in termini di condivisione dei brani: account YouTube e Soundcloud, etichette indipendenti, blog… Ovviamente coerenti con la propria musica. Se si ricevono solo porte chiuse le cose da fare sono due: migliorarsi molto di più oppure cercare altrove, perchè a volte semplicemente sbagliamo dove cercare. Il terzo consiglio, ma non meno importante, è costruire la propria fan base curando i social, soprattutto Instagram e Facebook. 

Sono d’accordo su tutto, dopodichè un pizzico di fortuna giocherà la sua parte.
La fortuna bisogna costruirsela. È vero quello che dici, la fortuna gioca più o meno il 50% del tutto, ma cambia da artista ad artista. Più duro lavori meno la fortuna sarà necessaria per il tuo successo. 

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.
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