Sabato 18 Novembre 2017
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L’infinita questione del diritto d’autore in Italia

 

È notizia recente quella dell’avvio di un’indagine da parte della Commissione Europea su alcuni paesi dell’Unione che non starebbero rispettando la direttiva Barnier, ovvero l’ultima direttiva europea relativa alla gestione del diritto d’autore nei Paesi UE. In particolare l’indagine si starebbe concentrando sull’Italia, in cui le recenti polemiche hanno visto coinvolti Fedez, il ministro Franceschini, SIAE e Soundreef accendendo un riflettore sulla situazione del monopolio italiano. Procediamo per ordine, soprattutto per chi non è aggiornato sulla vicenda.

Qualche mese fa vi abbiamo informato dell’apertura di un fascicolo da parte dell’Antitrust nei confronti di SIAE, sulla base di una presunta concorrenza sleale che SIAE avrebbe esercitato nei confronti di Soundreef – la start up di Davide D’Atri che si sta dimostrando suo principale concorrente –  e dei suoi associati. In quel caso sui giornali si leggeva di comunicazioni al limite della minaccia, con il Garante che contestava a SIAE il fatto di aver “rifiutato di depositare l’opera in mancanza del mandato di tutti i co-autori e co-editori, oltre che la pretesa di ottenere il mandato per il loro intero repertorio”. Notizia freschissima è che anche Sky e Vodafone si sarebbero inserite nell’ambito dell’indagine, esprimendosi a favore di un’apertura nell’ambito del mercato del copyright. Un ingresso significativo, dal momento che i due colossi di televisione e telefonia sono tra i principali fruitori dei servizi di SIAE.

Parallelamente a ciò, c’è la questione della direttiva Barnier del 2014. Questa è una delle direttive europee più complesse tra quelle elaborate finora, il cui scopo è quello di modernizzare la gestione del diritto d’autore permettendo agli artisti di poter scegliere a quale collecting affidare le proprie opere, opzionando anche l’estero o privati. Tuttavia, in Italia la direttiva è stata recepita mantenendo invariata l’esclusiva di SIAE sulle operazioni di collecting nazionali; una decisione per molti versi contraddittoria, che salva così il monopolio SIAE basatosi su una legge del 1941. In Europa, gli unici stati membri che vantano un monopolio di questo tipo sono l’Italia e la Repubblica Ceca.

 

 

Poi c’è il caso di Fedez contro il ministro Franceschini, siglante le riserve dell’Italia sulla direttiva Barnier. Il cantante, durante una conferenza presso LUISS Enalbs, ha accusato Franceschini di essersi comportato ipocritamente sulla vicenda del diritto d’autore in Italia, avendo prima dimostrato un’apertura per l’abbattimento del monopolio italiano, per poi de facto andare a difenderlo mantenendo l’esclusiva del collecting di SIAE sul territorio nazionale. Alla base della accuse di Fedez, espresse anche in un lungo video postato su Facebook,  ci sarebbe un presunto conflitto d’interessi di Franceschini, dal momento che la moglie sarebbe assunta da Sorgente Group, una holding che controlla Sorgente Sgr e che dal 2011 gestisce gli immobili SIAE. Il ministro ha già dichiarato di voler procedere per vie legali nei confronti dell’artista. Così arriviamo all’indagine della Commissione Europea, di cui con curiosità attendiamo gli esiti, la quale già a febbraio aveva espresso le sue perplessità sul modus operandi italiano.
Il quesito ora è il seguente: il monopolio esercitato da SIAE in Italia è davvero così maligno? La Società Autori ed Editori sta veramente svolgendo operazioni di ostacolo alla concorrenza nei confronti di Soundreef?

 

 

La risposta alla seconda domanda ce la potranno dare solo l’indagine della Commissione Europea e l’istruttoria dell’Antitrust. Per quanto riguarda la prima ci sono diversi punti da analizzare.
Il mercato del diritto d’autore in Italia vale 800 milioni di euro, parte dei cinque miliardi di euro di quello europeo, un giro di soldi davvero ingente da regolarizzare con i guanti per evitare facilissimi abusi. Filippo Sugar, a capo di SIAE, ha dichiarato recentemente che non ci sarebbe nulla di male nel monopolio di legge, che anzi sarebbe “l’unico metodo per garantire l’efficienza della raccolta dei diritti d’autore in Italia”, definendo pericolosa un’eventuale liberalizzazione del mercato, che vedrebbe penalizzati i piccoli fruitori. Sugar ha infatti aggiunto: “Con una vera liberalizzazione del mercato alcuni diritti sarebbero destinati a scomparire. Per esempio quelli del teatro e dell’opera che hanno costi di raccolta altissimi rispetto a quanto viene incassato. In una logica di profitto nessuno lavorerebbe in un settore così di nicchia. SIAE può farlo perché esiste tutto il resto. […] Franceschini ha cambiato idea perchè ha studiato il mercato.”

Sull’altra sponda ci sono Davide D’Atri, CEO di Soundreef e recentemente nominato negli Stati Uniti tra i ’30 imprenditori che stanno migliorando il mondo’, ed il suo affiliato e già citato Fedez, che sulla vicenda hanno ben altra visione. In particolare vi riportiamo quella di Nesli, celebre cantautore e rapper italiano: “Il punto è che la legge (il decreto di ricezione della direttiva Barnier, ndr.) è stata scritta male. Si dice all’artista che può affidare a chi vuole la gestione dei suoi diritti, ma allo stesso tempo la raccolta deve passare da SIAE. Questo non è un mercato libero, ma una libertà con le catene. E offre a SIAE un assist per eventuali pratiche scorrette, per comportarsi da padre e padrone”. D’Atri sostiene parallelamente chesenza competizione non esiste innovazione“, principio che starebbe alla base della lunghissima burocrazia di SIAE, ancora non digitalizzata – anche se è in programma – e per certi versi molto poco chiara sulle procedure. Una faccenda alquanto nebulosa, una qustione che pare davvero infinita.

Continua nel prossimo numero cartaceo di Dj Mag Italia con lo speciale sul diritto d’autore. 

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Ventitre anni di cui una buona parte vissuta nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore.
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