Martedì 25 Luglio 2017
Tech

La loudness war è finita. Forse.

 

Alex Tripi e Nello Greco aka The ReLOUD, direttamente della MAT Academy, rispondono alle vostre domande con preziosi tips & tricks sugli aspetti tecnici della produzione e del lavoro in studio. Questo mese si parla di una faccenda molto nota, un argomento sempre sulla bocca dei tecnici e degli addetti ai lavoro in studio: la loudness war.

 

Michele A.
La mia traccia suona potente ma non come i pezzi in classifica. Se provo a “spingere” di più il suono si rovina. Che devo fare?

Ciao Michele, per rispondere alla tua domanda è d’obbligo approfondire alcuni concetti. Ogni traccia ha un limite massimo di volume a cui può suonare. Nel mondo del dominio digitale il limite di volume è rappresentato dallo 0 dB FS (lo zero nelle DAW, le Digital Audio Workstation, per intenderci). Oltre questo volume i convertitori non riescono a capire come trasformare in corrente (necessaria a far muovere i coni delle casse) i dati in ingresso e il suono risulta corrotto (click, drops, distorsioni etc etc).

Il secondo concetto chiave da capire è l’RMS (Root Mean Square) che in modo semplicistico può essere riassunto come il volume medio percepito dall’ascoltatore. Capiti questi due concetti possiamo introdurre sua maestà la dinamica. La dinamica percepita è la differenza tra il suono massimo e quello medio percepito, ossia lo “spazio” che i suoni hanno per variare di intensità ed esprimersi. A questo punto la domanda che tu hai posto dovrebbe assumere un’altra formulazione, ossia, quale è la dinamica giusta da avere in una traccia? Bella domanda, la risposta non è scientifica né assoluta, e varia in base a diversi fattori.

La loudness war. Perché?

È un dato di fatto che “più forte, più bello” è uno di quei tranelli in cui il cervello cade facilmente. Quando sentiamo una traccia che suona più forte (a volume più alto) ci sembra subito anche più bella. Questo fenomeno è diventato una delle droghe dell’industria discografica degli ultimi decenni, dovuta anche alla percezione degli ascoltatori, sempre più inclini ad utilizzare dispositivi dalla qualità di riproduzione medio-bassa rispetto al passato: casse del computer, cuffie, smartphone hanno sostituito gli impianti hi-fi presenti in ogni casa nei decenni passati. Così, per uscire dal mucchio (e spesso per celare carenze nel contenuto artistico) nelle ultime quattro decadi il livello medio di volume (RMS) è aumentato in modo indiscriminato.

 

TEKNOSIGN

TEKNOSIGN SUM ADJUST PRO: uno dei migliori sommatori analogici in circolazione e completamente made in italy, in grado di sommare i vostri canali nel mondo analogico conferendo un  carattere unico e al contempo mantenendo una “headroom” (spazio per i suoni) più alta

 

A tutto c’è un limite

Ma se più alto è più bello, perché quando si parla della loudness war, lo si fa sempre con una accezione negativa? Una ragione esiste e va cercata nella natura stessa della musica. La musica infatti è generata dalla differenza di volume tra i diversi suoni. La musica esiste grazie all’alternanza tra silenzi e note, e anche dall’intensità e dalla forza con cui vogliamo che uno strumento sia percepito. Se fosse tutto suono, non ci sarebbe musica, ma solo un muro di rumore. Se fosse tutto silente, non ci sarebbe musica, ma solo silenzio. La magia avviene quando questi due mondi si mischiano con equilibrio. Un equilibrio molto delicato. Ora, quando la dinamica è troppo poca (parliamo di livelli di -2/3 db di RMS rispetto agli 0 db di picco) si rischia di premiare troppo il volume (che il cervello interpreta come bello) a scapito dell’alternanza, della ricchezza e della profondità dei suoni. Una canzone troppo compressa verso lo 0 dB FS non lascerà spazio per sentire i dettagli, non darà la possibilità ai suoni di respirare. È come una stanza senza finestre, dove tutto è molto stretto.

 

La giusta dinamica

Qual è quindi la dinamica giusta per suonare professionale? Disclamer: in questo argomento, ognuno dirà sempre la sua e ognuno ha ragione come nei commenti di calcio al bar. A nostro modo di vedere, una giusta dinamica professionale e adeguata allo standard dei giorni nostri, la si ottiene con un RMS tra i -5/-7 dB.  Questo livello sonoro conferisce competitività all’ascolto mantenendo al contempo pulizia, profondità e dinamica sufficiente.

 

SHADOW HILLS

COMPRESSORE SHADOW HILLS: Un compressore di alta gamma come quello in questa foto è in grado di dare “pancia” al materiale senza necessità di spingere con settaggi estremi (cosa comunque che, se desiderato, è in grado di fare)

 

Ma non si può “spingere di più”?

Ovvio! Ma ricordiamo sempre il seguente concetto: spingere molto il volume nella traccia la rende sicuramente più impattante nel breve periodo, ma perderà di bellezza e dettaglio, affaticando l’ascolto ripetuto e la longevità nel tempo. D’altro canto una maggiore dinamica può diminuire l’attrattività iniziale, ma renderà la traccia più pulita e dettagliata e piacevole all’ascolto, soprattutto ripetuto.

 

La fine della loudness war?

Inoltre, a confermare la nostra raccomandazione di premiare la dinamica rispetto al volume massimo (indiscriminato), interviene anche la nuova politica di ribasso automatico del volume medio che i maggiori portali di streaming a livello mondiale (Spotify, Apple Music, YouTube, Pandora, Deezer e molti altri) hanno cominciato ad applicare e che potrebbe con un sol colpo cancellare definitivamente la tanto discussa Loudness War. 

 

l’articolo completo è in edicola su DJ MAG ITALIA n.72, luglio 2017

per inviarci le vostre domande djmag@mat-academy.com

 

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Uno dei principali act italiani elettronici con release sulle maggiori etichette nazionali e internazionali. Diverse TOP 10 su Buzz Chart, Cool Cuts, iTunes, Beatport, Traxsource e i vari portali. Fondatori e Master Teachers della MAT-ACADEMY (www.mat-academy.com), accademia on-line leader nella formazione dei nuovi talenti emergenti.