“Niente smartphones, divertiamoci e basta”. La riflessione di Michael Mayer nel suo nuovo album
Guardi Michael Mayer e ti dà l’aria di cercare tutto tranne che il successo, il consenso facile, la popolarità. E d’altronde, se così non fosse, non ci avrebbe fatto attendere ben otto anni per farci ascoltare il suo secondo album. Perchè – come spiega al nostro microfono – certe cose non si programmano prima, le fai quando ti viene la voglia e l’ispirazione, e ti dai il tempo di farle bene.
Nè, soprattutto, avrebbe potuto creare e far crescere una realtà come la Kompakt, etichetta di Colonia che riesce ad avere varie facce, una notevole quantità di release, eppure al tempo stesso una identità unica ed inconfondibile. Ed ecco dunque, otto anni dopo “Touch”, che proprio sulla sua Kompakt viene pubblicato “Mantasy”, espressione del suo suono tecnologico ma non privo di calore umano e profondità, in cui Michael trova anche il modo di prendere in giro l’esplosione degli smartphones ed il loro improprio uso sui dancefloor…
Abbiamo incontrato Michael al termine del suo in-store DJ set a Phonica Records, a Londra, dove sono accorse un buon centinaio di persone – forse anche di più – ad ascoltarlo. E lui, da aficionado del vinile, non ha deluso il palato notoriamente fine del pubblico londinese, per di più nel negozio di dischi che lo scorso anno DJ Mag ha definito come il migliore del mondo. Sentiamo cosa ci dice del suo nuovo album, della Kompakt, e dei cambiamenti della scena musicale…
Nel primo singolo del tuo album dici “Niente smartphones, pensiamo solo a divertirci”. Che effetto hanno avuto gli smartphones sulla scena musicale?
“Dannosi. Hanno fatto sí che la gente smettesse definitivamente di ballare. Sono lí con il loro smartphone in mano, a scrivere sui vari social network… magari scrivono di essere in un posto, e che é tutto cosí “cool”, ma in realtá non stanno veramente godendosi il momento. Sono fisicamente lí, ma non stanno veramente facendo attenzione alla musica. É molto triste.
Tra il primo album “Touch” e quello nuovo sono passati otto anni. Come mai tanto tempo, e quali sono le differenze tra i due dischi?
“Si tratta di due lavori completamente differenti tra di loro. Otto anni sono un lasso di tempo molto lungo… In sostanza, ‘Touch’ era null’altro che un insieme di singoli. “Mantasy” è stato concepito lungo un processo vero e proprio, e spero di ripetere lo stesso approccio la prossima volta che farò un album. È il mio primo vero album, mettiamola così.
Quando ti è venuta l’idea di fare un altro album?
“Vedi, era un sacco di tempo, che volevo farlo… Dopo aver finito l’album del progetto Supermayer, iniziai a raccogliere le idee ma ero troppo impegnato tra la gestione della Kompakt e l’attività di Dj… Volevo trovare il tempo per dedicarmi solo a questo e finalmente ci sono riuscito.
Come definiresti il nuovo disco in breve?
“Domanda difficile… C’è della musica dentro, questo è tutto. Musica e basta, non c’è bisogno di definire alcunché.
Ti concentri molto nell’attività di dj, decisamente più che altri. Ti consideri principalmente un produttore o un dj?
“Il DJing è decisamente la mia principale passione, e credo che si noti nelle serate in cui metto i dischi. È sempre stato così. Se fossi costretto a scegliere tra le due attività, la mia scelta cadrebbe sul DJing.
Si direbbe decisamente, dopo averti sentito… In particolare quell’incredibile set di 12 ore che hai anche messo su Soundcloud!
Hai anche pubblicato diversi mix-CDs di notevole successo, come un episodio della serie del fabric (il numero 13) e la saga chiamata Immer, di cui sono usciti tre episodi. Hai in cantiere un altro lavoro di questo tipo?
“Non è una cosa che programmo necessariamente in anticipo, anche se quando faccio un lavoro del genere ho già un’idea di come dovrà suonare… Se mi verrà l’ispirazione lo farò di nuovo, ma non è nei miei piani al momento.
Neppure se fosse tratto da un tuo DJ set in un club?
“Decisamente no, non sento di voler fare una cosa del genere. Quello sarebbe un po’ come un’istantanea scattata con la macchina fotografica di uno smartphone, mentre invece un CD mixato fatto bene deve assomigliare in tutto e per tutto ad un dipinto. D’altronde, proprio nella parola “Immer” c’é la spiegazione di tutto questo: Immer vuol dire “per sempre”, “eternamente”. Non si puó improvvisare, deve essere qualcosa che viene concepito con cura.
Suonerai in Italia nel prossimo futuro?
“Vorrei davvero farlo, ma da tempo in Italia è diventato difficile… Purtroppo il mio caro amico Mario, che mi teneva in contatto con il vostro Paese e mi ha invitato varie volte da voi, non è più tra noi da due anni… Ma di certo vorrei tornare in Italia quanto prima.
Un paio di domande sul futuro della Kompakt: la label è sempre stata molto varia e relativamente prolifica rispetto ad altre sulla scena, ma sempre con un suo chiaro e distinto sound… Una volta ricordo di aver letto che l’hai definita una label “per adulti”.
“Beh in effetti… Non ricordo esattamente di averlo detto, e non voglio escludere nessuno ma è proprio così! Tra l’altro l’anno prossimo Kompakt compirà 20 anni! E non siamo interessati a pubblicare qualcosa giusto per quel dato momento e basta… Dev’essere qualcosa che si sviluppa. Abbiamo visto e sentito un sacco di cose, ormai abbiamo una certa esperienza e ci aspettiamo determinate cose. Non ho nulla contro gli artisti giovani, ma abbiamo determinate aspettative dai nostri artisti e dai nostri dischi.
Quali sono le sfide principali nel gestire una label come la Kompakt?
“Ci sono sempre alti e bassi, non puoi sempre stare sulla cresta… Negli ultimi anni abbiamo forse perso un po’ dell’attenzione che avevamo prima, ma questo è normale e non ci spaventa. È noioso comprare musica dalle stesse etichette, è naturale. Ma noi intendiamo continuare, restando fedeli alla linea che abbiamo sempre seguito e al nostro gusto personale, con l’obiettivo di pubblicare musica interessante che catturi l’attenzione del pubblico e che… non faccia schifo!
Sembra semplice buonsenso, ma non tutti se lo ricordano sempre. Grazie Michael (anche per avercelo ricordato!)
“Prego… A presto!”.




