Perché riapre il fabric

 

Il fabric di Londra riapre. Lunedì 21 novembre un tweet di Sadiq Khan, il sindaco di Londra, ha ufficializzato una notizia che era nell’aria già da qualche giorno, e non può che fare felice chiunque abbia a cuore le sorti del clubbing e della musica elettronica. Come si è arrivati a questo risultato? Nothing just happens, niente avviene per caso, come affermano sempre gli anglosassoni: proviamo a capire perché, senza pensare troppo all’approccio differente che in Italia si è registrato in situazioni analoghe, in particolare durante l’estate 2015 in Romagna.

Confronto, non scontro
Come è forse noto, martedì 6 settembre la licenza del fabric è stata revocata con una delibera dell’Inslington Council, il Consiglio comunale di zona, in seguito alle due morti verificatesi nel locale londinese il 25 giugno e il 6 agosto scorsi. Da quel momento inizia un lungo dibattimento tra club e istituzioni, uno scontro talvolta duro ma senza alcun pregiudizio. Lo stesso sindaco di Londra Sadiq Khan si esprime più volte contro la chiusura (“London’s iconic clubs are an essential part of our cultural landscape” le sue parole testuali). Il fabric non perde tempo, ed inizia subito la sua battaglia: elabora alla velocità della luce un documento di ben 155 pagine con 32 clausole specifiche volte a riottenere la licenza. In attesa del ricorso, fissato per il 28 novembre, si intensificano gli incontri con le autorità per trovare una soluzione condivisa. Non c’è bisogno di aspettare il ricorso: lunedì 23 novembre l’Inslington Council dichiara di accettare le proposte del fabric, che si impegna a vietare l’ingresso ai minori di 19 anni e ad inibire l’ingresso a vita a chiunque sia trovato a chiedere droga all’interno del locale. Saranno potenziate le telecamere a circuito chiuso e entreranno in funzione scanner per i documenti d’identità, così come sono diventati consulenti del locale professionisti quali l’ex Ispettore Capo della Metropolitan Police.

 

 

Save fabric
In questi due mesi e mezzo il fabric non ha lavorato soltanto a fari spenti e porte chiuse per riottenere la licenza, ma ha lanciato sul web la campagna #savefrabric #saveourculture: 160mila le firme e ben 328mila sterline raccolte. Soldi che stanno tornando utili per mantenere operativa la struttura in questa fase transitoria e soprattutto per le spese legali. Tutto rendicontato in maniera trasparente sul sito del locale. #saveourculture nel frattempo è diventata anche una compilation: 11 cd, 111 tracce, alle quali vanno aggiunti due mixati di Terry Francis e Houndstood, al prezzo di 30 sterline più le spese di spedizione. E sempre all’insegna di questo hastag saranno la serata Joseph Capriati All Night Long agli Studio Spaces di Londra (venerdì 2 dicembre), la festa di lancio della compilation fabric 91 con Nina Kraviz (sabato 3 sempre a Londra) e il party al Pacha di Ibiza del 7 dicembre. Adesso non resta che attendere la data ufficiale di riapertura del locale.

 

 

Il clubbing è industria
Cosa ci insegna una vicenda così delicata? Di sicuro i locali devono continuare a vigilare il più possibile sui comportamenti dei suoi frequentatori, così come non si può applicare a prescindere nei loro confronti il cosiddetto principio della responsabilità oggettiva. Notiamo molto positivamente i tempi assai rapidi con i quali le istituzioni britanniche hanno preso una decisione e battiamo le mani al sindaco di una delle capitali mondiali della musica, che si è schierato subito a fianco sia del fabric sia dell’industria dell’intrattenimento, invitando le parti in causa a trovare subito una soluzione positiva. Anche perché negli ultimi otto anni Londra ha perso il 50% dei club e il 40% dei locali dove si suona musica dal vivo. “This decline must stop if London is to retain its status as a 24-hour city with a world-class nightlife” le sue parole riportate dal quotidiano The Guardian. Sano pragmatismo anglosassone, svincolato da ideologie o da prese di posizione. Ognuno tragga le sue conclusioni: tutti quanti dovremmo studiarci molto attentamente il caso fabric.

 

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L'autore: Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
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