Martedì 22 Agosto 2017
Anteprima

Première: l’album di debutto di Maelstrom

 

Una situazione caotica. Un vortice. Un tumulto. Queste sono le parole più appropriate per descrivere il lavoro del dj/producer francese Maelstrom che, dopo quindici anni di carriera e release su etichette seminali come BNR Trax, Sound Pellegrino, Zone e Minimal Wave, finalmente si appresta a dare alla luce ‘Her Empty Eyes’, il suo album di debutto. In uscita il 19 maggio prossimo sulla sua RAAR, label fondata nel 2015 assieme alla collaboratrice Louisahhh (a sua volta cantante, producer e dj molto nota), questo LP è un viaggio all’interno degli anfratti più suggestivi e catartici dell’animo umano.

In attesa della release ufficiale, vi facciamo ascoltare in anteprima esclusiva ‘Throwing Grain Into Air’ un vero e proprio vortice emozionale in cui analogico e digitale si scontrano e implodono trascinando l’ascoltatore dentro un irresistibile vortice vitale. Data l’ottima fattura dell’album abbiamo voluto fare alcune domande a Maelstrom, condensate in una breve intervista che, lungi dall’essere banale, dimostra come arte e vita, spesso, sono la medesima cosa. Semplicemente un capolavoro.

 


 

Il tuo nome è stata la prima cosa che ha catturato la mia attenzione: Maelstrom, in inglese, significa turbine, vortice. Qualcosa di profondamente bello, ipnotico e pericoloso allo stesso tempo. Come sei arrivato a scegliere proprio questo moniker?

Il mio vero nome è Mael e Maelstrom è anche il titolo di un racconto di Edgar Alla Poe in cui si narra delle peripezie di un uomo alle prese con i Moskstraumen, i famosi vortici norvegesi. Per entrambe queste ragioni ho pensato che questo nome fosse adatto a me. Certo, vorrei che la mia musica fosse bella e pericolosa allo stesso tempo tuttavia ritengo che la relazione più profonda tra me e la mia musica sia il concetto di turbolenza e caos: ciò che creo spesso nasce da una situazione di instabilità e tumulto – mia o delle macchine con cui lavoro. Quando produco nulla è programmato: è come se tutti gli elementi musicali dovessero passare all’interno di questo vortice prima di prendere posto nella traccia finita.

 

Quindi non sbaglio se affermo che il tuo nome è un indizio diretto del tuo modo di creare musica?

Assolutamente no. Fino a non molti anni fa ero solito combattere contro la corrente cercando di mantenere il controllo su tutto ciò che facevo. Oggi, al contrario, ho imparato a lasciarmi trascinare senza combattere. Non pianifico mai nulla preventivamente, semplicemente accendo le macchine e mi getto nel flusso senza nessuna idea di dove potrei arrivare.

 

Tu stesso descrivi il tuo nuovo album come “la colonna sonora di una novella che si svolge in Spagna tra il 1936 e il ’39”. Hai ideato il tempo, lo spazio e addirittura i personaggi : è qualcosa di molto inusuale… raccontaci di più!

Ho sempre avuto la passione per la lettura. Normalmente leggo quattro o cinque libri nello stesso momento cercando, per non perdermi, di approfondire lo stesso argomento: amo esplorare fino in fondo il mondo di un particolare scrittore, di un certo periodo o di un certo Paese. Nell’ultimo periodo mi sono appassionato ai racconti sulla guerra civile spagnola e, lentamente, la musica che stavo facendo diventava la colonna sonora di quelle storie. Allo stesso tempo, le novelle stesse hanno cominciato a miscelarsi e la trama di una nuova storia ha cominciato a profilarsi nella mia testa. Ho anche iniziato a collezionare quadri e fotografie di quel periodo. In maniera quasi inconscia ho poi iniziato a collegare queste immagini alla musica che stavo registrando. Non è stato intenzionale, non volevo realizzare un concept album, è nato in maniera del tutto casuale.
Maelstrom Press Pic © Ahosera 2

 

Questo è il tuo primo album in 15 anni. Perché hai aspettato così tanto tempo?

È una combinazione di più fattori, tuttavia ritengo che sia principalmente dovuto al fatto che ho trovato un metodo di lavoro in studio che mi permette di creare musica molto più velocemente. Ero solito prendermi settimane per finire una singola traccia, facendo infiniti aggiustamenti che dilatavano a dismisura il tempo che impiegavo per pubblicare un EP. In quest’album, più o meno tutto è stato registrato in un singolo take e improvvisato in studio. Per questo motivo mi sono ritrovato con un sacco di materiale fatto in lasso di tempo molto ristretto, cosa mai successa prima nella mia carriera. Questo, unito all’aver finalmente trovato un’identità per il mio suono, ha reso possibile la nascita dell’album.

 

Portare questo concept album in tour non deve essere facile. Come pensi di trascinare il pubblico all’interno delle tue storie? Hai un particolare setup audio/video che sottolinea il dipanarsi di ciò che vuoi raccontare?

Non vorrei scadere nel letterale – ciò che faccio non è raccontare una storia ma permettere al pubblico di ricostruire un racconto in maniera autonoma. Quindi no, non avrò un particolare setup audio/video anche se sto attualmente lavorando a un live set dove le tracce dell’album saranno ricostruite on stage assieme a elementi presi da archivi radiofonici o cinematografici. Per me è di fondamentale importanza lasciare all’ascoltatore/clubber lo spazio necessario – ognuno dovrebbe avere l’opportunità di interagire con i miei lavori nella maniera più libera possibile senza essere per forza guidati passo passo nel processo.

‘Her Empty Eyes’ è in uscita il 19 maggio su RAAR in vinile e digital download.

 

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Sono un ragazzo semplice che ama profondamente la Musica Elettronica. Preferisco nettamente la sostanza all'apparenza.