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  • 18 dicembre 2015

  • scritto da Matteo Roma

Richie Hawtin: “Dalla mia mente alla vostra”

Verso la fine di ottobre sugli scaffali di Hard Wax, celebre vinyl shop berlinese, compare un nuovo Plus 8 privo di autore. Sulla rete le prime persone ad impossessarsi del disco ne parlano con toni entusiasti ammettendo che, dopo un periodo “discutibile”, la label sembra aver rilasciato un prodotto che ricalca i fasti dei primi anni ’90, periodo d’oro per Plastikman, John Acquaviva e tutta la loro scuderia. Nei giorni successivi lo stesso Richie Hawtin svela di essere il produttore alle spalle dell’EP e annuncia che le tracce prodotte fanno parte di un nuovo album in uscita per celebrare i 25 anni dell’etichetta. Inizialmente lui e Acquaviva sono dubbiosi sul come celebrare un traguardo così importante ma alla fine trionfa la filosofia alla base di Plus 8: Produrre musica la cui visione sia proiettata al futuro. Così nasce “From My Mind To Yours”.

RH

L’album presenta diversi alias di Hawtin, il quale con ognuno di essi ricalca stili e derivazioni differenti spaziando dai minimalismi propri di Plastikman alle tinte acid di 80xx in un tributo al più celebre “From Our Minds To Yours” del 1991. In tutto ciò la nota che rende perplessa una fetta consistente di pubblico è la scelta del vinile quale supporto per questa release. Difficile per molti dimenticare il celebre “Vinyl is a pain in the ass!” che il dj canadese aveva affermato decidendo di mettere a disposizione le release della label M_nus unicamente attraverso store digitali. Eppure il testimonial più rilevante della “digital dj generation”, colui che ha contribuito alla diffusione di Beatport, Traktor e dell’utilizzo del tanto discusso autosync, oggi torna sulla plastica nera e lo fa con il tempismo ed il clamore di chi sa osservare il mercato e colpire al momento giusto.

Non ci piace essere maliziosi e forse un anniversario come quello dei 25 anni di Plus 8 doveva essere celebrato in questo modo ma il “back to basic” del fu Plastikman fa sperare i nostalgici in un ritorno del biondino prodigio con tre giradischi, una Roland e quella tecnica che fece tremare gli allora black guru della techno Detroit.

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L'autore: Matteo Roma
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