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  • 25 novembre 2016

  • scritto da Riccardo Sada

Il ritorno del vinile: parte 2 (il merito va ai dj)

 

Seconda parte dello speciale sulle stamperie di vinile con interviste agli esponenti specializzati nella stampa espressa e al dettaglio, parte integrale dello speciale “Il Rilancio del Disco” pubblicato sulla versione cartacea di DJ Mag Italia. Un approfondimento che trova posto on-line e che riparte dalla domanda:

Un po’ di merito al ritorno del vinile va anche ai dj?

De Fassi Negrelli(Phono Press): Sì, soprattutto nell’ambito della musica elettronica o da club e il fenomeno è evidente. Anche se i volumi di stampa della musica rock in generale, delle ristampe anni ’60-‘70, delle colonne sonore o dei dischi jazz sono superiori. Resta il fatto che con un buon prodotto e un buon impianto di riproduzione, la resa sonora di un dj set fatta con i dischi in vinile è molto più di impatto, sia a livello sonoro che a livello di immagine. E anche a livello tecnico: non ci sono computer, mastertempo e altre cose. C’è solo il dj con i suoi dischi e con i suoi passaggi tra un disco e l’altro. Una volta, ai tempi del funky e della afro, si andava molto a braccio, col pitch control del 1200 che andava su e giù per cercare di tenere il sync, visto che i bpm delle batterie suonate a mano erano un po’ traballanti, oppure ci si studiava a casa i passaggi o i lanci tra una canzone e l’altra, scegliendo quelle che si accoppiavano meglio. Si poteva preparare anche un’intera serata di riempipista mixata perfettamente. Ma bisognava anche saper gestire le richieste. Si andava a fare la serata con la macchina stracarica di dischi, e spesso si portava anche una piastra per registrare l’uscita del mixer e vendere la cassetta al ragazzino di turno a fine serata. Si arrivava presto, si passava un po’ di tempo col proprietario della discoteca e i pr, e c’era tantissima gente. Oggi è diverso, i dj spesso arrivano con un Macbook Pro o con una valigetta coi cd. C’è Mixcloud, ci sono i broadcast, il fenomeno della discoteca di massa, delle migliaia di persone in pista, è quasi del tutto sparito. È rimasta fortunatamente la club culture. Funziona ugualmente, ma non è la stessa cosa.

 

 

000già usata

000già usata

Making a negative of the master

Making a negative of the master

Creating the master

Creating the master

© The Vinyl Factory Vinyl Record Pressing Plant London.

© The Vinyl Factory Vinyl Record Pressing Plant London.


Alessandro Ferrante (Mr Vertigo Vinyl Records): Sì. Riceviamo molte richieste proprio dai dj e per far fronte alle loro specifiche esigenze abbiamo ideato anche un pacchetto specifico che meglio si adatta a tutti coloro che vogliono trasferire il loro catalogo sul vinile.

Alessandro Neri (Fader): Direi proprio di sì, grazie a quei dj che, stanchi di competere con migliaia di computerboy senza cultura musicale, hanno deciso di tornare alle origini, selezionando ed acquistando musica stampata su vinile che in molti casi è reperibile solo su questo vecchio ma ineguagliabile supporto per l’ ascolto musicale. Avere tra le mani un disco in vinile è un’esperienza; poter apprezzare la grafica e le personalizzazioni è un viaggio mentale che ti avvicina al concetto espressivo dell’artista; impossibile avere queste sensazioni guardando un piccolo jpeg e leggendo i titoli impersonali sul monitor di un computer (pensate solo ai font utilizzati, online è tutto uguale; su di un vinile c’è la massima libertà espressiva e tanto spazio che neanche il cd ha mai eguagliato).

Giuseppe D’Alessandro (ApparelVinyl): Di certo sono i primi fruitori di questo formato, ma sto notando che anche a casa iniziano a comprare giradischi low budget, su Amazon a partire da 49 euro, e questo è un bel segnale. Il dj ovviamente dovrà ricominciare a scovare il disco introvabile poiché molti clubber infoiati non usano più Shazam ma direttamente Discogs.

 

 

 

 

Marco Pollini (1st Pop): Il dj è sempre stato un grande estimatore, utilizzatore e vero amante del vinile. La stampa del mix ha avuto certo un calo, ma il dj ha avuto il merito di crederci sempre nel disco.

Massimo Monti (MAP): Soprattutto, anche se la maggior parte delle pubblicazioni classificate solo per amatori vantano un pubblico sempre più attento.

Cristian Adamo (Vinilificio): Credo che i dj fino ad oggi abbiano prediletto la comodità e la semplicità delle tecnologie digitali alla scomodità e alla difficoltà del vinile. Esistono però dj che amano il vinile e che utilizzano i giradischi nei loro set. Proprio questi dj sono una parte storicamente importante della clientela di Vinilificio.

 

Appuntamento alla prossima settimana con la puntata dedicata alla ripresa del mercato.

 

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L'autore: Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
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