Martedì 22 Agosto 2017
Tech

Roberto Baldi, sonoro morso alla Grande Mela

Roberto Baldi è un grande personaggio nel mondo della produzione musicale professionale. Lo incontreremo nelle pagine di “Tech: In The Studio With” sul numero di giugno di DJ Mag per un’intervista approfondita sulle nuove tecniche di registrazione e mixing. Qualche settimana fa Roberto ha incontrato Dave Gahan per le strade di New York. “È mio vicino di casa, lo conosco molto bene, sin dai tempi in cui i Depeche Mode registrarono l’album ‘Violator’ presso i Logic Studio, dove tanti anni fa lavoravo con il mio collega e amico Giorgio Prattella”. Può capitare questo e altro, se sei a contatto spesso con i grandi personaggi del mondo del pop e se ti chiami Roberto Baldi e vivi a Manhattan. Baldi e Gahan hanno parlato un po’ del nuovo album della band, “Soulsavers”. Nel nostro Paese uscire dagli schemi e fare simili incontri non è altrettanto facile.

 

Non è facile avere il coraggio di fare le valigie e soprattutto non è facile non farsi soffocare la creatività? Tu Roberto come fai?

È uno dei motivi per cui io preferisco lavorare a New York o a Londra. Purtroppo in Italia, a parte qualche sparuta eccezione che viene dalla musica “alternative”, si continuano a usare gli stessi “schemi di scrittura”, con contenuti produttivi-sonori appiattiti e omologati. Anche se si possono trovare alcuni validi elementi che emergono per potenzialità, tutto è incentrato sui talent, che danno spazio televisivo alla musica, sì, ma in modo pressoché generalista e quasi sempre a discapito di progetti molto più originali e interessanti dal punto di vista artistico e di valore oggettivo. E questo a causa dello spirito di emulazione nei confronti della musica estera, che caratterizza questo genere specifico di format. Del resto, si tratta anche di un retaggio che l’Italia si trascina dietro dagli anni Cinquanta e soprattutto Sessanta, quando erano molto popolari le cover in italiano di brani famosi stranieri, scambiate spesso – dal pubblico meno educato all’ascolto – per brani inediti.

 

Vince sempre l’originale?

Guardando la situazione dall’estero, sì. Nella quasi totalità della musica italiana emerge sempre il medesimo e datato stereotipo tricolore, dai connotati pop-melodici e con la figura del cantante tradizionale. Poi ci sono la lirica e la classica, che restano su di un piano nobile inattaccabile e di tutto rispetto, essendo i generi che ci rappresentano con più spessore e valore in tutto il mondo. In Italia esistono giovani e talentuosi autori e compositori che purtroppo non vengono presi in considerazione, come invece meriterebbero. Non mi sembra infatti negli ultimi anni di aver ascoltato cose eccellenti a livello di scrittura, proprio perché gira tutto intorno agli stessi e ritriti nomi, ormai da diverso tempo. Anche per questo, trovo che si siano perse per strada e nel corso dei decenni molte identità artistiche e creative. Non mancano, per fortuna, gli episodi che ci rinfrancano in termini di percezione dall’esterno della “case history Italia”: recentemente abbiamo avuto l’onore e il piacere di ascoltare Franco Battiato qui a New York. Per cui si può anche incominciare a essere moderatamente ottimisti.

Roberto Baldi (10)

Cosa ti ha dato, professionalmente, la lunga gavetta nello studio dei fratelli La Bionda?

Mi ha dato tantissimo perché, pur essendo allora un ragazzo, ho avuto l’opportunità di lavorare in uno studio di registrazione incredibile. Ai tempi il Logic Studio, in Europa, rappresentava il top probabilmente. Inoltre, hanno registrato lì molti artisti e produttori internazionali, come i Depeche Mode, Paul Young, Robert Palmer, François Kevorkian, Flood, Humberto Gatica, Giorgio Moroder e tanti altri.

 

Hai collaborato spesso con Radio Deejay, a fianco di Claudio Cecchetto. In che veste?

In quel periodo ho lavorato in qualità di produttore, seguendo i diversi progetti che Claudio aveva in agenda. Negli anni d’oro del Deejay Time ho collaborato e suonato con Albertino, Fargetta, Prezioso e Molella per vari remix.

 

Poi, invece, in che modo hai collaborato con Fabrizio Ferri e con Sting?

Io e Fabrizio siamo amici da sempre. Abbiamo lavorato insieme per anni e lavoriamo sui suoi progetti musicali e per il fashion system. Qualche anno fa siamo andati a Londra e abbiamo registrato alcuni brani per una colonna sonora con la London Symphony Orchestra e Sting. Siamo passati anche dallo studio di Mark Knopfler, il British Grove, che vanta un’incredibile collezione di Outboard. In mezzo a tutti quei pezzi unici, credo sia degna di nota una consolle Emi Redd.51 appartenuta alla Scala di Milano e usata per le registrazioni di Maria Callas.

Jovanotti e Roberto Baldi

Sei un produttore di successo nel pop. Hai mai pensato di replicare questo tuo tocco da Re Mida anche nella dance?

Premetto, non mi piace solo il pop. Ascolto moltissima elettronica e alternativa. E anche la dance, se fatta bene. Per produrre dance è importante frequentare i club, lavorare con i dj e avere un senso di appartenenza con quel tipo di realtà. Ma fondamentalmente sono sempre in studio a cercare nuovi sound.

 

Qual è il produttore che ti piace di più, oggi, in Italia?

Non ho dubbi, Michele Canova. E Carlo U. Rossi, un altro bravissimo produttore purtroppo scomparso di recente. Nel mondo scelgo Timbaland, Mark Ronson, Diplo e Skrillex. Il progetto Jack Ü è molto interessante. E se dovessi scegliere un dj italiano da produrre o con cui produrre un pezzo, farei il nome di Benny Benassi.

 

Qual è secondo te il produttore con lo stile più moderno oggi, in Italia e nel mondo?

Il sottoscritto, Michele Canova e Don Joe tra gli italiani, e Diplo e Timbaland tra gli stranieri.

 

Come portare avanti un progetto musicale, in uno studio di registrazione professionale, con la crisi che viviamo?

È difficile, e molti studi hanno dovuto chiudere. Oggi anche in Italia quasi tutti i produttori hanno il proprio studio. Qui a New York è così da anni e per questo i costi sono più contenuti. Oltre a lavorare nel mio studio a volte vado dai miei amici di Red Bull NYC per registrare strumenti veri, come batterie e archi.

 

Quali sono i pro e contro nel fare musica pop oggi?

La musica pop nel mondo ha assunto altri connotati. E quella internazionale è lontana da quella italiana. Funziona ciò che è contaminato da tante altre sonorità, dalla dance all’hip-hop sino ad altre sonorità. Si continua a fare ricerca in questo modo: parlando dell’Italia si guardi a Jovanotti: è pop, dance, rock ed elettronico. Lorenzo è un divoratore-aggregatore di conoscenza, perché ha la grande capacità di assorbire e metabolizzare la musica che ascolta (e vi assicuro che ne ascolta tantissima). Anche per questo forse è l’unico artista italiano che, pur sperimentando e avendo una visione a 360 gradi, riesce a fare musica dai tratti internazionali mantenendo il proprio stile.

 

Qui la Robi Baldi Alternative Modular Mix per “Tutto Acceso” di Lorenzo Jovanotti

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Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.