Sabato 23 Giugno 2018
Interviste

I robot potrebbero essere le pop star del futuro

L'album di SKYGGE è l'inizio di una rivoluzione tecnologica senza precedenti

Nel 1958, venne effettuato per la prima volta il tentativo di far suonare “artificialmente” la musica, attraverso un macchinario capace di riprodurre autonomamente sonorità simili ad alcune opere di Bach: l’esperimento primordiale di quello che sarebbe diventato il mondo della musica composta dall’AI, l’intelligenza artificiale. Un concetto affascinante quanto inquietante, distopico, il cui solo pensiero ci accende in testa una serie di campanelli d’allarme che in pochi attimi ci proiettano in un mondo disegnato da Black Mirror, da Westworld, da Io, Robot e via dicendo. Aldilà degli scetticismi, oggi la situazione è la seguente: i robot – se accuratamente diretti – sono capaci di produrre musica. Non sinfonie simil-umane di accordi meccanici, ma composizioni che non avrebbero nulla da invidiare alle grandi hit radiofoniche. Pensavate di avere tempo prima di assistere ad un airplay in cui i robot giocano da protagonisti? Potrebbe accadere prima del previsto. 

Benoit Carrè, aka SYGGE, è un artista francese che ha fatto delle Flow Machines, l’ultimissima tecnologia in ambito di musica prodotta dall’AI – di proprietà della Sony –  l’unico e principale strumento musicale di ‘Hello World’, il suo debut album. Insieme alla propria abile direzione delle Flow Machines, si sono uniti al progetto una serie di musicisti e di pop star – tra cui Stromae e Kiesza, per dirne due a caso – e il risultato è davvero stupefacente. Ma da chi è nata questa diavoleria? “Da François Pachet” mi risponde Benoit, che sono riuscito a raggiungere. “Un ricercatore del CSL Laboratory, un laboratorio di ricerca della Sony che studiava in merito a AI adattate al pop e al jazz. Il Consiglio Europeo aveva accolto di buon grado il progetto di François – Flow Machines – finanziandolo nella sua ricerca. Ho iniziato a collaborare con il ricercatore fornendo materiale musicale che sarebbe stato utile per assisterlo nell’analisi“. Si può dire che Benoit ci abbia visto lungo.

Provate a immaginare come si possa sentire un musicista davanti ad un programma capace di tenergli il passo nel lavoro: “Flow Machines è uno strumento che semplicemente propone idee musicali. Tu inserisci nel database il “materiale d’ispirazione”, ovvero basi e accompagnamenti registrati da umani, giusto per definire il mood che desideri sia comunicato dalla composizione all’ascoltatore. Dopodichè la macchina elabora i suoni inseriti e crea uno score, alternando algoritmi fino a quando, su un calcolo statistico, ritiene raggiunta la chiave e una serie ideale di note” mi spiega SKYGGE. In poche parole, i musicisti si occupano di “ispirare” il supporto tecnologico, che raccolte le idee mette giù un numero definito di proposte ideali tra cui il produttore può scegliere quella perfetta.la prima volta che ho usato Flow Machines è stata incredibile. In un attimo ho capito quanto innovativa e rivoluzionaria fosse questa tecnologia. Ho deciso di condividere il mio studio musicale con una serie di artisti jazz – come Mederic Collignon – e con fenomeni del pop come Stromae. Qualcuno ha lavorato direttamente con le Flow Machines, altri hanno semplicemente fornito la propria voce o dato qualche parere tecnico”. 

La mia curiosità, istintivamente, si è rivolta a come fossero andate le cose con Stromae e Kiesza. “Stromae si è presentato con una serie di idee. Ha voluto impostare il lavoro su sonorità che richiamassero Capo Verde, con un accompagnamento di chitarra elettrica e una serie di vocal acapella. Stromae è un artista molto prolifico, alla fine del progetto avevamo a disposizione otto versioni del suo brano, comprendenti sue improvvisazioni e cori generati da Flow Machines. Alla fine ha prevalso il pezzo che più di tutti ci restava in testa“. Quest’ultima è la chiave fondamentale per aprire la porta del mondo delle hit radiofoniche, la cosiddetta componente “earworm” (letteralmente: verme dell’orecchio). Ci ho fatto caso anch’io, quando mi sono ritrovato a canticchiare un pezzo dell’album mentre guidavo nel traffico romano.  “Essenziale per raggiungere questo tipo di risultato è il percorso imprevedibile della composizione. Uno stile che potremmo definire “inumano”, tra larghi intervalli (come in ‘Ballad Of Shadow’) e uso non convenzionale delle corde per dare potenza al ritornello (come in ‘Je Vais Te Manger’). Nello specifico caso di Stromae, parliamo di ‘Hello Shadow’, a mio parere uno dei migliori risultati dell’album, a cui appunto ha partecipato anche Kiesza. “Lei si è occupata della melodia“, mi dice SKYGGE, “e mi è sembrata il nome ideale dopo aver scopato la sua ‘Hideaway’ qualche anno fa”. E così, la pop star ha registrato nel suo studio di New York e ha girato il tutto a SKYGGE, che ha completato il pezzo con l’ausilio tecnico di The Bionix, un duo di produttori belgi. 

Che poi, chi è il produttore, l’uomo o il robot? Mica è chiaro. “Dipende dal caso“, mi dice Benoit: “sei tu essere umano a decidere fino a che punto ti serve l’aiuto di Flow Machines. Il tool esiste per formulare proposte, non per prendere decisioni“. Mi ha fatto sorridere la coincidenza che Benoit sia anche un attore. Il workflow della Flow Machines è molto simile a quello di chi recita: trasmettere emozioni reali attraverso una tecnica studiata ed elaborata, finalizzata a riprodurle alle perfezione. “Durante la produzione di alcuni dei brani, mi è venuta in mente ‘L’Ombra’, la fiaba di Andersen. Mi sono sentito strano, perchè mi sono reso conto che l’ombra ero io. Non a caso alcuni testi della fiaba hanno ispirato i lyrics”. E non a caso Benoit ha deciso di farsi chiamare SKYGGE, che significa proprio ombra, sagoma. “Fin da subito mi sono reso conto che questo genere di AI dovesse aver a che fare con il concetto di ombra. Flow Machines rende reali e tangibili le idee, i profili opachi della musica. Proprio come l’equilibrio che intercorre tra il corpo fisico e la sua ombra, così agisce il gioco-forza tra uomo e macchina“. Un concetto che ho trovato davvero affascinante. 

La domanda adesso è: in futuro è così che verranno composte le hit? Con una rapida collaborazione uomo-macchina? “In realtà non è sempre così rapida”, precisa Benoit, “a volte il lavoro viene accelerato dall’immediata ispirazione delle Flow Machines, altre volte potrebbe darti una bellissima melodia, ma sul resto decidi di fare di testa tua e allora i tempi sono quelli classici. Flow Machines è semplicemente un partner molto efficiente e ricco di ottimi spunti”. Eppure, se tools come Flow Machines dovessero essere acquistabili da tutti in futuro, anche il più mediocre degli artisti potrebbe godere di un aiutino niente male. Uno scenario pericoloso sia per gli artisti che per il pubblico, che non saprà più distinguere dove finisce il talento e inizia il supporto tecnologico. Stanno già comparendo diversi articoli di sensibilizzazione sul tema. La possibilità che questo strumento sia disponibile al pubblico in tempi relativamente brevi non è assolutamente un’utopia: “Questo genere di AI è il risultato di cinque anni di analisi e calcoli, ma l’album è comunque il risultato del lavoro di musicisti umani. Hanno collaborato produttori, ingegneri del suono, cantanti, compositori. Sarebbe riduttivo attribuire la fetta maggiore del processo all’AI: è una collaborazione, non una sostituzione. Ma chissà cosa potrà accadere nel prossimo futuro”. Potrebbe essere proprio SKYGGE il messia di questa rivoluzione? Sicuramente ‘Hello World’ non sarà l’unico progetto a tema: “presto arriverà un remix pack e un EP, con quest’ultimo almeno per settembre”. 

Se volete saperne di più su Flow Machines ed ‘Hello World’, il sito da visitare è questo

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.
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