robot 05

Robot05

A Bologna si sa, sanno come organizzare gli eventi.

Che siano scioperi, manifestazioni o festival, l’aria che si respira è quella di chi è consapevole. Dopo aver dato forfait giovedì, la mia auto non va molto d’accordo con il maltempo sulla Firenze Bologna, mi decido di partire con molta calma venerdì pomeriggio.  Al mio arrivo, piazza Maggiore è dipinta da un’ installazione e divisa in due da una lunga fila di gente, composta e silenziosa.

Palazzo Re Enzo è di fronte: che location perfetta per il festival !  Il Palazzo riesce a garantire gli spazi appropriati per ogni performance, i sali e scendi suggestionano l’attesa e preparano la sorpresa che puntualmente arriva in ogni stanza.

L’audio è curato alla perfezione, le luci fanno il resto.

Ciò che mi colpisce durante tutto l’evento è l’estrema educazione delle persone. Residenti, studenti, stranieri, coscienti tutti di che cosa è il festival, con la voglia di ascoltare, guardare, sperimentare, farne parte.

Inizio ad immergermi in una visione effimera, un poetico cortometraggio dipinto da ritmo e colore nel salone del Podestà: Solipsist di Andrew Thomas Huang vincitore del festival Slamdance 2012. La proiezione scorre fluida, dinamica, a tratti onirica. Il risultato è un progetto che sfrutta in pieno “il tentativo di riempire i vuoti fra le persone” come evidenzia lo stesso autore.

Seguono Monoiz ed Escrauva e Schnitt, due progetti Live per certi versi simili, accattivanti per la pulizia dei suoni e delle proiezioni. Schnitt sicuramente superiore, imponente, di elevato impatto visivo. Un tentativo di dare ordine al nostro caos quotidiano e di trovare un equilibrio armonico. I due ci riescono perfettamente, gestendo quarantadue fonti audio, ventotto fonti video. Una complessa e copiosa varietà di files, che vengono continuamente assemblati, ricomposti e processati, inseriti in un contesto logico e ordinato.

Chiude il palinsesto del Salone Podestà Gold Panda. La sue proiezioni non sono curate come quelle precedenti, il suo sound è meno pulito, ma energicamente molto più potente.

Nella sala di Re Enzo si respira un’atmosfera particolare. E’ difficile talvolta distinguere il suono dal rumore. La ricerca di emozionaliltà è l’obiettivo, il fine ultimo, il tentativo che gli artisti tutti cercano di raggiungere. Qualcuno ci riesce, in particolare Fedra Boscaro e Tommaso Arosio: Appunti per un nuovissimo bestiario: #9’.

E’ un mapping su un corpo umano che merita attenzione per la  proiezione curiosa, riflessa da uno specchio  sul corpo di lei, Fedra. Una proiezione originale, affascinate, stimolante, sensoriale, che si fa carico di un significato più profondo, decontestualizzante, del corpo pop\oggetto della donna, che viene vestito e svestito coninuamente. Ne esce un mapping perfetto in sincronia, armonia e significato.

Gli altri tentativi di fare arte sono discutibili,  soggettivi,  opinabili.

La sala del Capitano alle ore 20 è ancora vuota. C’è un cambio in consolle e uno scambio di coppie. Philipp e Cole si separano momentaneamente. Gianni Verrina è il nuovo compagno, momentaneo di Cole. Insieme riescono a costruire un  dj set apprezzabile, piacevole. La pista si riempie disco dopo disco. Nel loro improvvisato incontro di 3 ore le persone ballano, ascoltano, si divertono. Un back2 back interessante e  coerente con il concept del festival.

Chiude la sala Philipp, un po’ spaesato per il suo ego meno elettronico, non perfettamente in linea con il carattere del festival; riesce a stento a mascherarlo con un ritmo incalzante ma a discapito del suono. La serata non è la sua e si sente.

Conclusa la prima parte del festival, mi perdo sulla via del Link. Fermo due pattuglie delle forze dell’ordine in zona San Donato; sorpresi dal gesto mi indicano la strada ridendo.

Eccomi al Link. Un afflusso di gente viene gestito perfettamente dall’organizzazione che riesce a far defluire in più punti le varie code. Continuo ad amare Bologna anche per questo.

Il mio arrivo coincide con l’entrata in consolle di Dj Scuba. Avevo letto buone critiche su di lui.

Il suo sound è fondamentalmente composto da cassa, basso, ferri. Qualche raro accenno ad altri  suoni, ma è fondamentalmente privo di suoni. Si sentono influenze d&b e dubstep, ma faccio fatica a far scorrere il tempo per l’intero set. Finalmente un disco con delle voci, ma è momentaneo: è un piccolo accenno di luce in una tela ormai imbrattata. E’ techno senz’anima. Il diavolo  se ne è appropriato, l’anima la tiene lui e guai a chi gliela tocca.

Ben diversa è l’atmosfera di Dettmann e Klock.

L’apertura è di chi sa e chi vuole fare la differenza. Il loro è un suono pieno, potente, techno sì ma con l’anima. Contaminata da suoni più morbidi, talvolta corrotta da compromessi house, oppure persuasa da pause psichedeliche. Il mix è un sound elevato, energico, intenso.

La consolle e la front stage vengono dipinte continuamente, mutano come pezzi di un puzzle. E’ una composizione che cambia abito al Link ogni momento, permeandolo di una nuova cornice. I Vj operano in modo eccellente. Il risultato è una combinazione di  colori perfettamente sincroni. E’ bello,  un’opera d’arte, uno spettacolo per chi vuole vedere ed ascoltare.

Felice di aver assistito ad un festival serio e pieno di contenuti, dopo un po’ mi congedo…una bella serata… Bologna si sa…

Marco Solforetti

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