Mercoledì 18 Luglio 2018
Costume e Società

Servono i DJ internazionali per scoprire la musica italiana?

Il curioso fenomeno dei classici italiani riscoperti dai maggiori dj internazionali

Foto: Facebook VIVA Festival

Disclaimer iniziale: W i dj stranieri che comunque, in ogni caso, supportano la musica italiana. Sembra superfluo scriverlo ma in questi tempi dalla polemica facile meglio mettere le mani avanti, che la shitstorm è dietro l’angolo e spesso anche davanti.

Un fenomeno in cui mi imbatto sempre più spesso è questo: dj set attesissimo di qualche dj super cool, set super cool (talvolta anche super paracool), scatta il pezzone italiano – di solito qualcosa del periodo ’70/’80 – e gente che sbrocca sui social network, dagli amici e conoscenti del giro musicale ai vari cool hunter (anche qui, talvolta, paracool hunter) fino alla parte di pubblico non così avvezza a notare tutti i pezzi che suona un dj. Ma questo non è un fenomeno nuovo né un’esclusiva di questi ultimi tempi, direte. In effetti, ne avevamo già parlato. In diverse occasioni. Tigerlily sollevò un polverone suonando la Dark Polo Gang. Ricardo Villalobos stupì tutti al Goa con Lucio Battisti. Altri episodi sono The Black Madonna con gli edit di Pino Daniele, e a questa numerosa combriccola si è aggiunto Jamie XX, che in tour nelle regioni del Sud tra Sicilia e Puglia, pare stia suonando dosi massicce di ‘Stop Bajon’ di Tullio De Piscopo e ‘Il Veliero’ di Lucio Battisti. A questo punto la prima considerazione che mi viene da fare è stilare una classifica degli artisti italiani “classici” più suonati dai dj internazionali: Pino Daniele e Battisti se la giocano, De Piscopo segue a ruota con ‘Stop Bajon’ e ‘Andamento Lento’.

L’altra riflessione che faccio è come sia possibile che ci sia sempre una soggezione totale verso qualsiasi personaggio che arriva da fuori e ci fa notare quanto il patrimonio artistico italiano sia rilevante. Per carità, nessuno ha mai messo in discussione il valore di Pino Daniele e Lucio Battisti, il primo leggendario già dai suoi primi anni di carriera; il secondo passato nel tempo da canzonettaro a supereroe nazionale, in modo sacrosanto, ci mancherebbe non fosse così. Ma ho sentito mille volte suonare pezzi italo-disco, funk italiano, e tutte le altre perle rare offerte dalle stagioni musicali più felici e creative del nostro Paese da dj italiani fenomenali che non si sono presi un decimo del plauso che vedo tributare alle star internazionali per mettere brani sicuramente bellissimi ma certo non ricercatissimi. Davvero basta così poco per accontentare il pubblico? Bastano i Matia Bazar o i Ricchi E Poveri buttati lì dai 2 Many Djs o un Tullio De Piscopo che Radio Italia ha suonato mille volte? Da fervente amante della musica italiana ne sono felice. Da appassionato, mi faccio parecchie domande su tanti sedicenti esperti di musica che, forse, si stupiscono con troppo poco. Magari sbaglio io. Ma mi aspetto sempre l’inaspettato. E l’ennesimo ripescaggio di oldies italiani non mi stupisce più. Chiaro, ben venga questa esterofilia al contrario, una volta tanto. Ma se invece di aspettare giocassimo d’anticipo, forse saremmo meno periferia dell’impero.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
06.07.2018
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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.
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