Venerdì 24 Novembre 2017
Costume e Società

SFX verso la bancarotta?

 

SFX è la più grande società nel settore dell’intrattenimento orientato alla musica dance: marchi famosissimi e di grande richiamo come Tomorrowland e TomorrowWorld,  Sensation, Stereosonic, Awakenings, Q-Dance, per fare qualche nome sparso, e il portale Beatport, l’iTunes del mercato elettronico, sono tutti di proprietà del gruppo. Creata e presieduta dal magnate Robert Sillerman, da tempo nel settore, l’azienda pare versare in condizioni piuttosto gravi. Qualche mese fa ne avevamo fatto cenno in un articolo: il TomorrowWorld era andato male, a causa delle avverse condizioni climatiche, e tra rimborsi, penali e mancate esibizioni il danno finanziario era stato notevole. Oggi la situazione appare molto peggiore. Negli anni ’90 Sillerman aveva messo insieme un impero grazie alla strategia di acquistare e inglobare promoter locali (per gli Stati Uniti significa aziende che organizzano e gestiscono concerti in aree statali, o in regioni di due o tre Stati dell’Unione), creando un network capace di imporre un trust, una sorta di monopolio, grazie al quale potersi trovare nella condizione ideale per promuovere artisti e tour su uno scacchiere territorialmente ed economicamente più grande. Il giocattolo era poi stato venduto a Clear Channel, colosso dell’entertainment che a sua volta ha poi ceduto a Live Nation il proprio pacchetto clienti.

 

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Altra decade, altre tendenze, altro giro di giostra: la dance diventa popolare negli USA, e Sillerman capisce che quello è il nuovo territorio da conquistare. SFX è diventata, grazie allo stesso meccanismo, il più importante vettore di promozione e organizzazione mondiale nel campo dell’EDM, come dicono in America, dove EDM sta proprio per Electronic Dance Music nel senso più letterale e universale del termine. Al punto che si fatica a capire se è la popolarità della EDM ad aver reso forte SFX, o la forza di SFX ad aver reso popolare l’EDM in America (e non solo). Nel 2013 SFX inizia una campagna acquisti senza precedenti, portata avanti per tutto il 2014. Ma lo scorso anno, qualcosa va storto, e SFX si trova nella precaria condizione di dover vendere dei consistenti pacchetti di azioni e imbastire nuovi contratti per risanare delle perdite, nonostante solo poco tempo prima si parlasse di utili da 350 milioni di dollari l’anno. Durante il 2015, le cose vanno peggiorando, le azioni perdono valore, le insolvenze si fanno gravi (Forbes parla di un debito che si aggira tra i 175 e i 260 milioni di dollari). Tra piani di rientro e mosse che non vanno a buon fine, in questo inizio 2016 si arriva alla notizia che SFX sarebbe in bancarotta, con una disponibilità di liquidi intorno ai 60 milioni di dollari a fronte dei 312 di debiti, secondo NASDAQ, e che si stia procedendo a operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione finanziaria. Tutto questo spiegato for dummies, naturalmente; nel campo della finanza, specie quando i numeri sono così importanti, le cose sono sempre un po’ più complesse. Per quanto ci riguarda, speriamo che la società che ha gestito i più grossi festival del mondo negli ultimi anni non vada a gambe all’aria; sarebbe una grave perdita per chi ci lavora, per gli artisti, per il pubblico. D’altro canto, non è la prima volta che un gigante dimostra di avere i piedi d’argilla, e che i gusti delle masse non così uniformi da poter essere gestiti in modo macroscopico. Se masticate l’inglese e il linguaggio della finanza, vi consiglio di seguire l’evolversi della situazione su Forbes.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.
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