Il sindaco di Londra Sadiq Khan sul Fabric

 

 

Come abbiamo riportato stamattina e come stanno riportando tutti i siti, le riviste, i blog che si occupano di clubbing, la scorsa notte il council di Islington ha deciso la revoca della licenza, e la conseguente inevitabile chiusura, del Fabric. Sul web si è scatenata la reazione, unanimemente amareggiata e indignata, di moltissimi dj e personaggi della club culture, dai sintetici tweet ai post lunghi e articolati. Chiamato spesso in causa, il sindaco di Londra Sadiq Khan non ha fatto attendere un post in cui esprime tutto il suo rammarico per la vicenda e la sua volontà di fare in modo che la club culture non venga soffocata da provvedimenti come questo, in futuro. “I club più iconici di Londra sono parte del paesaggio culturale della nostra città”, dice il sindaco nel suo status su Facebook; “la vicenda del Fabric pone il problema più ampio di salvaguardare l’economia della vita notturna londinese, assicurando allo stesso tempo che sia sicura e piacevole per tutti”. E aggiunge: “negli ultimi otto anni Londra ha perso il 50% dei suoi club e il 40% dei locali dove si suona musica live, e dobbiamo arrestare questo declino se vogliamo che la nostra città resti una città aperta 24 ore con una nightlife di livello mondiale”.

In tanti accusano Khan nella vicenda del Fabric, o perlomeno ne indicano un atteggiamento neutrale che si è chiamato fuori rispetto alle decisioni prese ad Islington. Ma al di là di quello che possiamo congetturare, un atteggiamento di questo genere rende onore a un sindaco di una città come Londra. La club cutlure e la nightlife sono un motore economico notevole, oltre che un fattore culturale e sociale di inestimabile valore nella vita del nostro tempo. Mentre in America Obama chiuderà il suo mandato con un mini SXSW alla Casa Bianca e a Londra Khan rilancia l’idea di un sindaco della notte (“Night Czar”), paradossalmente leggi e provvedimenti strangolano la libertà dei club e danno un giro di vite alle libertà individuali (sicuramente anche a causa della sensazione di timore diffusa in Occidente nell’ultimo anno). C’è confusione sotto il cielo.

Un’osservazione amara, invece, ci riguarda da vicino: sarebbe stato bello vedere la stessa mobilitazione lo scorso anno durante la vicenda del Cocoricò. Invece in Italia non solo la politica non ha saputo mostrare un’opinione aperta e consapevole in merito, ma anche nel nostro stesso mondo le reazioni sono state contrastanti e poco compatte. Un segnale non molto confortante.

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L'autore: Alberto Scotti
Alberto Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico. Producer con molte release alle spalle e qualche presenza nella Top100 di Beatport.
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