Martedì 23 Gennaio 2018
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Spotify è enorme e sta per quotarsi in Borsa

Un importante rinnovo con Warner Music, poi il nuovo accordo con Universal. Per Spotify è Wall Street il prossimo, inevitabile, passo.

Con più di venti milioni di abbonati, una valutazione da tredici miliardi di dollari e l’appoggio di tutte le major (su tutte il gruppo Universal Music), la notizia è più che credibile: Spotify dovrebbe approdare a Wall Street entro la fine del 2017 e lo farà nella maniera apparentemente più conveniente possibile. Questo perchè il colosso svedese eviterebbe le procedure IPO, ovvero quelle raccolte di capitali attraverso la vendita a investitori di titoli precedentemente al debutto e con banche sottoscrittrici, optando per una via democratica: gli investitori potranno infatti comprare le azioni direttamente sul mercato, senza prescritte quotazioni. Si chiama direct listing e non ha precedenti in società di queste dimensioni, motivo per cui potrebbe risultarne una mossa storica. 

Questo non significa che Spotify farà a meno di banche d’investimenti, visto che pare ci sia Goldman Sachs a gestire la quotazione. Ma quanto è cresciuta questa piattaforma negli ultimi anni? Parecchio. Nel 2017 il tasso di crescita dei ricavi è salito del 43% rispetto all’annata precedente, e ad oggi Spotify dà lavoro a più di tredicimila persone. Le buone notizie della piattaforma streaming arrivano anche dalle major, in particolare con Warner Music che sigla un nuovo accordo pluriennale – dopo l’incredibile record della sua Taylor Swift che ha totalizzato otto milioni di streaming in 24 ore – e con Universal che mette la firma su nuove importanti esclusive. Una di queste ultime è l’opportunità di avere a disposizione due settimane di ascolto prioritario per i nuovi album o singoli, da affidare ai soli utenti premium. Oltre a questa importante esclusiva si aggiunge la possibilità per Universal di accedere ad alcuni insight di Spotify, al fine di poter sviluppare nuovi strumenti dedicati ed esclusivi per i suoi artisti, monitorando allo stesso tempo i gusti e i comportamenti degli ascoltatori. In cambio sarà richiesto un abbassamento delle royalties nei confronti della major più potente al mondo, dall’attuale 55% a qualcosa come il 51%.

Con il nuovo accordo con Universal e il rinnovo di Warner, Spotify ha adesso un’opportunità d’oro per sistemare i propri conti (il debito ammonta a un miliardo e mezzo di dollari) e prepararsi all’ingresso in Wall Street. 

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Un ventiquattrenne romano letteralmente cresciuto nel club, ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando la playlist di Spotify.
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