Domenica 17 Dicembre 2017
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Supportato da chi?

Quanto conta avere un disco suonato da un artista di primo piano?

di Federico Piccinini e Albi Scotti

Scrivere per una rivista di musica significa avere la casella di posta piena di promo mail da artisti, label e agenzie che ti presentano brani in anteprima, EP appena sfornati, album e così via. Quel che non manca mai nel testo, trionfalmente inserito nello spazio in cui in poche righe si dovrebbe riuscire a riassumere i punti di forza di ciò che si sta sottoponendo all’ascolto del destinatario, è il paragrafo del “Supported by”
“Supportato da”. Supportato da chi? E come? Che cosa significa? Quante volte l’abbiamo letto, scritto e sentito dire. Eppure più lo ripetiamo e più ci sembra una locuzione priva di senso. Iniziamo a spiegare, per chi non fosse pratico, di cosa stiamo parlando. In ambito di musica elettronica e nel gergo dei dj, un brano è supportato nel momento in cui è suonato da un altro artista – che sia in consolle durante un set o all’interno di un podcast – o perlomeno questa è la classica accezione del termine. Perché ormai per supportato  molti intendono anche il download, il like su Soundcloud, il commento con scritto “support”, e così via. Ci provano: un artista ti ha supportato se ha espresso il suo consenso nei confronti del frutto delle tue ultime ore in studio (o in cameretta). Entusiasmo, incredulità, voglia di condividerlo col mondo. Nicky Romero ha suonato il tuo ultimo pezzo e adesso tutti coloro che ti seguono – o che sono nella tua mailing list – lo verranno a sapere prima di tutti. Sì, ma poi? 

Poi un bel niente, in realtà. O meglio, probabilmente avrai un argomento di conversazione con il dj olandese nel momento in cui avrai modo di incrociarlo di persona, e qualche chance in più che ti risponda in direct message se gli scrivi su Instagram. Ma quanto si può svoltare una carriera in seguito a questo magico evento? Molto meno di quanto si possa immaginare. Il concetto del supporto dall’artista internazionale è stato largamente abusato negli ultimi anni. Questo perchè la scena musicale è cambiata, così come la distribuzione musicale, le connessioni tra gli artisti, la pubblicità. Tutto è a portata di tutti ventiquattro ore su ventiquattro, e se questo costituisce una gigantesca arma in più, allo stesso tempo è un bell’ostacolo da superare. La concorrenza è ferrea, le voci nel coro molte di più e riuscire a farsi sentire sopra il brusio della folla non è cosa da poco. Un artista di grosso calibro ha bisogno di un team che lavori al suo fianco nella ricerca dei migliori brani da offrire al pubblico, vista la mole di proposte che ogni giorno intasano i suoi contatti mail e social e visto che una parte importantissima del lavoro di un dj è proprio quel diggin’ che ci porta a passare svariate ore al giorno alla ricerca del disco perfetto, ore che si traducono poi in 50-60 brani che entrano effettivamente nel cuore e nella borsa (leggi anche USB) dei suddetti dj. Tutto questo per restare aggiornati, mischiare le carte del proprio set e riuscire ad evolvere il proprio show senza lasciare che stagni in performance fotocopia, soprattutto se l’artista in questione è titolare di una label indipendente, i cui A&R a prescindere svolgono questo lavoro ogni giorno.

Quel che vogliamo dirvi è che può capitare che non sia stato proprio Nicky Romero a scaricare il brano, anche se l’account che figura su Soundcloud è il suo, ma Jorik del reparto A&R/Creative di Protocol Recordings, suo uomo di fiducia e primo “filtro” per arrivare alle orecchi del noto dj. Spesso  poi i promo pool rendono obbligatorio indicare una traccia preferita e lasciare un commento per poter scaricare un brano. Quindi cose come “wow!”, “really love it”, “full support” non sono altro che una metaforica pacca sulla spalla, data (scritta) prima ancora di aver acoltato il brano. Per non parlare poi dei BOT, sistemi automatici installati sui profili social che mettono like e commentano in automatico determinati post con specifici hashtag. Ciò non toglie che in molti casi la persona che scarica e commenta, magari davvero colpita dalla traccia, sia proprio il destinatario che avevate in mente. Quel che è cambiato rispetto al passato è che essere presenti in una buona tracklist non è più una garanzia come poteva essere un tempo essere suonati da Sven Väth o Kerri Chandler. Un artista che suona il tuo pezzo davanti alla folla dell’Ultra è un’importantissima opportunità per la tua carriera, ma le occasioni bisogna saperle cogliere e far fruttare. Perciò chi nelle mail descrive il proprio pezzo semplicemente attraverso il supporto dei nomi di primo piano risulta fastidioso. Perché spesso è uno specchio per le allodole. Un fraintendimento figlio di tempi. La distribuzione musicale di dieci o vent’anni fa era tutt’altra cosa.

La catena alimentare dei dj era una sorta di massoneria in cui i più famosi e blasonati avevano un “diritto di prelazione” tacito nei dj shop, dove i negozianti tenevano da parte le novità e i promo più interessanti, dando loro ulteriore vantaggio sui giovani che dovevano non solo pagarsi i dischi a fronte di tasche spesso molto meno gonfie, ma pure essere così bravi da trovare un sound competitivo e dischi nuovi con l’handicap di arrivare, giocoforza, a mettere le mani su un pezzo bomba dopo tutti gli altri, più esperti, navigati, sgamati, famosi. Questo perchè? Perchè i vinili costavano. Costava stamparli e costava registrare in studio, costava spedire e costava stampare un acetato da distribuire. Costava scegliere a chi dare una di quelle trenta copie di prova, sperando che fosse il cavallo giusto su cui scommettere. L’altro lato della medaglia è che spesso la motivazione e la tenacia – oltre che il talento, qualità imprescindibile oggi come ieri – ti facevano entrare nella comunità, che ti riconosceva come uno di loro e con cui potevi iniziare a dialogare e a pretendere qualcosa di più. E ad agganciare il dj o l’A&R di turno, a cui mollare i tuoi pezzi. A quel punto, se il tuo disco arrivava nel modo giusto nel cuore delle persone giuste, era molto più facile ricevere la famosa telefonata. E da lì poteva iniziare la svolta che ti portava in giro a suonare, e a produrre musica per mestiere. Era un mondo relativamente più ristretto e semplice, forse più carbonaro ma senza sovrastrutture, e se un dj superstar ti supportava, lo faceva davvero. Quanti dj famosi oggi hanno iniziato facendo le aperture ai grandi di ieri? Quante volte un super dj si portava appresso il ragazzino alle prime armi che a forza di portare le borse instaurava rapporti, stringeva mani, imparava l’arte e poi bussava alle stesse porte forte di un apprendistato concreto? Oggi il sistema è per forza di cose diverso, saturo, iperveloce, meno fidelizzato, più strutturato.  

Se oggi le cose stanno diversamente rispetto ai primi del Duemila, non è cattiveria. Ci sono le chart – quelle degli online shop e quelle delle piattaforme streaming (a loro volta suddivise in categorie) – e con esse radio, podcast, mixtape, dj set con allegate tracklist e piattaforme a contenuto libero che bombardano di nomi chi ama ascoltare la musica più o meno tutti i giorni. Oggi tenere un nome incollato in testa per più di un paio di notti è cosa dura, e come vale per quello strano artista norvegese o tedesco, così varrà anche per te. Non basta più essere un nome scritto accanto a un bel lavoro, oggi per attirare davvero l’attenzione devi essere una realtà. Che sia un sound mai sentito – magari accompagnato da un’immagine intelligente – o che sia un nome fuori dal coro intorno a cui orbitano una serie di talenti che crescono tutti insieme, quel che serve è tangibilità, concretezza. E una consapevolezza matura nel saper utilizzare i propri mezzi di comunicazione, dove si vuole colpire, quale riferimento e tipo di fanbase si vuole costruire. C’è meno spazio per l’ingenuità, questo è certo. Tutto ha una dimensione molto più industriale, ma ciò che non cambia è il rapporto umano, che si deve con convinzione e ambizione voler instaurare e saper coltivare. Valeva ieri e vale oggi. Tenacia, passione, intelligenza nel crearsi le occasioni giuste. Queste sono le armi migliori che avete a disposizione, non l’ostentazione del supporto di qualcuno che poi magari nemmeno vi piace davvero. Inquinare il mondo con l’elenco di chi ha scaricato il vostro pezzo non serve a nulla e annoia tutti. Andare davvero a far sentire il vostro pezzo a chi può darvi la chance della vita, beh, quella sì è già una svolta.

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