Mercoledì 16 Agosto 2017
Festival

Tomorrowland, il festival più grande del mondo

Che è successo nei tre giorni in cui siamo stati al Tomorrowland? L’avete letto e visto nei post precedenti. Ma non è tutto qui. Un festival come questo diventa istantaneamente mito, diventa entusiasmo e voglia di tornarci appena riparti per tornare a casa, crea gruppi di persone, nuove amicizie, contatti, riesce a dare una magia che va oltre la musica.

Il nostro Tomorrowland era iniziato addirittura prima di partire, lo vedete dalle foto della festa di Brussels Airlines (la compagnia che ha portato moltissimi ragazzi in Belgio) all’aeroporto di Malpensa. Un dj set e un clima da festa alle sette di mattina, il modo giusto per iniziare un’esperienza simile. E poi tre giorni di musica.

Ma la vera bellezza di una manifestazione come questa è l’idea, l’atmosfera che si respira, capace di mettere d’accordo tutti. Quando leggo certi commenti sarcastici o negativi – sempre da parte di chi non c’era e quindi non può davvero capire – mi viene da sorridere. I puristi storcono il naso perchè sarebbe un baraccone dove la musica fa schifo. Beh, probabilmente a queste persone fa schifo buona parte della musica da club in circolazione, visto che su dodici (dodici!) stage si passa dalla deephouse alla trap alla techno, fino a cose più ruvide come hardstyle e dintorni. C’è davvero di tutto, si può scegliere dove andare e cosa ascoltare, senza essere obbligati a stare per forza in mezzo a spazi pienissimi di gente. E al di là della musica, l’allestimento e l’organizzazione sono eccellenti: un vero parco dei divertimenti, con aree relax, ruota panoramica, laghi artificiali, bar panoramici. Che volete di più?

E’ chiaro che dai video, dalla macchina promozionale, traspare una grande enfasi sul mondo EDM e sui carichi pesanti della dance più pop, quelli presenti ogni anno: Axwell, Guetta, Avicii e compagnia bella. Ma è ovvio: sono i nomi che possono trainare grandi numeri e creare un’economia solida e ricca, grazie alla quale poter poi spaziare e accontentare tutti, anche gli amanti dei dj che non fanno più di duecento persone. Ho scoperto i Surfing Leons su un piccolo stage e mi sono piaciuti tantissimo, ad esempio; ho avuto modo di vedere Paul Kalkbrenner e Sven Vath, Maceo Plex e Carl Cox, dj come Lost Frequencies e diversi artisti che in Italia non passano così spesso. Io credo che quando il mainstream funziona, è un bene per tutti, perchè riesce a creare un circolo virtuoso che genera indotto e “nutre” anche l’underground, che a sua volta fiorirà diventando in alcuni casi un nuovo maninstream da numeri forti, in altri rimanendo a fare da rioccaforte alla sperimentazione e al nuovo. Non voler vedere le cose da questa prospettiva è un po’ miope. E poi c’è lo spettacolo, che sul main stage è ormai paragonabile ai migliori concerti rock, pop, rap.

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Notoriamente non sono il fan numero uno di certi suoni e di certi artisti, è puramente una questione di gusti e non c’è nulla di ideologico. Ma sono un fan dei grandi allestimenti, delle scenografie fantascientifiche, degli spettacoli mozzafiato. E su quel palco, EDM e affini sono il pop e il rock dei nostri giorni. Punto. Tutto il resto è critica sterile. Non vi piace? Non ascoltatela, non guardate i video, non venite al Tomorrowland. Ma se non avete preconcetti idioti, vi assicuro che vi divertirete. Questo non significa che in un club di trecento persone non ci sia un’energia altrettanto eccitante. Semplicemente, è diversa. Questa è magica, ve l’assicuro, e non vediamo l’ora – parlo a nome di tutta la parte di redazione presente – di tornarci.

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Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.