Martedì 22 Agosto 2017
Costume e Società

Top 100 Clubs: cosa sta succedendo ai club italiani?

 

La DJ Mag Top 100 Clubs di quest’anno ha evidenziato le lacune di una scena italiana nella quale, di questo passo, si rischia che la Febbre del Sabato Sera diventi un lontano ricordo. Negli anni, i nostri club hanno sublimato i propri limiti con line up milionarie che ci hanno trasformato nell’Eldorado dei dj stranieri, strapagati e trattati con ogni riguardo. Questa “cura”, concentrata sull’effetto e mai sulla causa, sommata a leggi restrittive e a una burocrazia castrante, hanno reso tutto difficile, lento, ridondante, togliendo di fatto all’intraprendenza dei singoli la possibilità di risolvere il problema una volta per tutte. Leggi favorevoli e una burocrazia semplificata non sarebbero la panacea a tutti i mali, chiaro, ma favorirebbero indubbiamente la ripresa di un’industria che di questo passo rischia di prendere una strada senza uscita. A tal proposito vi invitiamo a leggere il visionario editoriale di marzo 2017 firmato da Marco Mazzi, “Immaginare un futuro”. Se come detto, una parte del problema non dipende dalla volontà dei singoli, guardando al tanto e buono che è stato fatto in questi anni, quello che servirebbe oggi è sicuramente un atteggiamento realmente imprenditoriale, l’unico che permetterebbe di contrastare una concorrenza internazionale calcolatrice e strategica, fondata sui grandi investimenti e sulle grandi opere. Passione ed esperienza sono importantissime e fondamentali per emergere, ma ci rendiamo sempre più conto che non sono più sufficienti per stare a galla. Con queste premesse e in questo scenario, abbiamo cercato di guardarci intorno per capire cosa offre la cantera italiana e nel nostro peregrinare lungo lo Stivale, siamo rimasti favorevolmente sorpresi da una realtà marchigiana che senza tanto chiasso, negli ultimi anni ha saputo costruire credibilità, pubblico e successo su fondamenta solide. Si tratta del Mia Clubbing di Porto Recanati.

 

L’occasione è stato il closing party affidato alla maestria e alla simpatia di un immenso Fatboy Slim. Del Mia ne avevamo sempre sentito parlare con toni entusiasti e nonostante (proprio per questo motivo) le nostre aspettative fossero molto alte, il club affacciato sulla riviera del Conero è riuscito a sorprenderci e non poco. Iniziamo col dire che qui non si è assolutamente lesinato in fatto di tecnologia (lo scrivo volutamente al primo posto), architettura e line up. L’array D&B, uno dei più esclusivi sound system al mondo, troneggia ai lati della consolle, rafforzato su tutto il perimetro di una pista letteralmente avvolta da oltre 100 mq di led wall ad alta definizione. Il soffitto è letteralmente tappezzato dal meglio in fatto di effetti luce mentre la console è costruita allo stato dell’arte, oltre che per il set up, anche per il disegno e la posizione che sovrasta il dancefloor. La serata è scivolata con grande naturalezza senza mai scadere nella banalità e anche il passaggio di testimone tra l’elegante house di Samuele Sartini (uno dei resident del Mia) e il suono decisamente più robusto di Fatboy Slim è stato lieve ed elegante, esattamente come le persone che vivono questo luogo nel quale si respira l’atmosfera di un clubbing di rara fattura. E leggendo i commenti dei tanti ospiti che in questi anni si sono avvicendati alla console, sembra che non siamo i soli a essere rimasti sorpresi da questo dettaglio. Dopo il closing party del primo aprile, oggi il club è un cantiere a cielo aperto per presentarsi in splendida forma alla prova costume del 2 agosto e in quel momento le torte per festeggiare le porterà Steve Aoki.

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