Domenica 22 Ottobre 2017
Festival

Ultra Miami: tutta un’altra musica

 

Australia e India. Sono queste le prossime destinazioni di Ultra Music Festival, annunciate da Damian Pinto, The Voice Of Dance Music, durante il weekend. Il brand sta benissimo. Lo confermano tre giorni di sold out, leggermente bagnati da un po’ di pioggia e accarezzati dalla brezza oceanica. Tutto intorno, i giganti di downtown illuminano il Bayfront Park, vestito a festa per la diciannovesima edizione del flagship show di Miami che conferma l’ottimo stato di salute della musica dance per quanto riguarda la partecipazione affettiva e emotiva. Da un punto di vista prettamente musicale, invece, è chiaro che un ciclo è finito. Tutto iniziò nel 2006 quando i Daft Punk, con la Piramide di Coachella, mostrarono all’America come l’esibizione di un dj potesse trasformarsi in uno spettacolo stratosferico. E quando si parla di spettacoli stratosferici gli americani sanno il fatto loro.

 

Megastructure

L’Ultra Music Festival è un trionfo di led. Ogni stage propone un livello di qualità altissima nella produzione. Light design e soundsystem sono impeccabili. Del Main Stage sappiamo vita morte e miracoli ma è la MegaStructure a meritare una sottolineatura. Carl Cox e Armin Van Buuren sono i padroni di casa di questa tensostruttura gigante, dove il soffitto si alza e si abbassa e le colonne di casse ai lati sparano la musica ad un livello altissimo, mantenendo comunque un’ottima qualità. Le orecchie non fischiano e in pista si parla tranquillamente. Se Carl Cox è una certezza, lo spettacolo A State Of Trance è uno dei migliori e dei più partecipati. Il boss di Armada si conferma tra i migliori in circolazione, sia dal punto di vista musicale (che varia sul Main Stage, dove non disdegna gli electro banger), sia dal punto di vista professionale, sempre molto disponibile a scambiare quattro chiacchere con fan e addetti ai lavori.

 

 

Freschezza

L’arco che costeggia il Biscayne Boulevard è l’Ultra Worldwide, il palco più americano di tutti, preso d’assalto dai giovanissimi. Bro Safari, Slander, Jauz, Alan Walker, Slushii, NGHTMRE, Rezz, Malaa, Datsik, Getter, GTA sono osannati come le star del Main Stage. Non è detto che qualcuno di loro non sia promosso presto proprio dall’altra parte, com’è successo quest’anno a Don Diablo e Tchami. A proposito di Main Stage. E’ una fase questa dove è diventato complicato, e a volte superfluo, commentare i dj set. L’EDM così come la conosciamo non esiste più. Gli artisti si trovano in una terra di mezzo in cui, se da una parte c’è voglia di andare oltre, dall’altra ci sono i fan da accontentare che pagano un biglietto (anche molto caro) per sentire determinate hit. Fa piacere comunque vedere che la folla non disdegna drop differenti alla ‘I Love You’ di Axwell e Ingrosso. Ci arriveremo.

 

 

Main stage

Martin Garrix e Major Lazer dominano il Main Stage il venerdì, quando Alesso lascia dieci minuti a Kygo per un brevissimo set dove presenta due nuovi singoli. Il sabato pomeriggio tocca a Tiësto che rende tutto un po’ più umano, sporcando alcuni passaggi. Afrojack è stato tra i migliori, una vera forza della natura. Ma sono stati Axwell e Ingrosso a portare l’energia su un altro livello, quello per cui Ultra Music Festival è famoso in tutto il mondo. La domenica è il giorno di David Guetta (che continuo a preferire a Tomorrowland) e Dj Snake che con Future ospite sul palco ha letteralmente rovesciato il Main Stage. La musica è cambiata, trap, bass, future pop, hip hop e influenze latine dominano la scena. Zedd sorprende spingendo forte. Dimenticatevi la sua faccia d’angelo. Quando ha cambiato marcia è stato davvero devastante.

 

 

Live stage

Il live stage è l’anfiteatro della nostalgia e delle novità. ZHU e Youngr sono stati i migliori in assoluto. Il primo ha proposto un live show da un fascino d’altri tempi, accompagnato da sassofonista e chitarrista elettrico. Il remix di ‘Andromeda’ dei Gorillaz è l’ennesima perla di un artista fantastico. Il figlio di Kid Creole invece, è il miglior one man band che ci sia in circolazione. Se non mi credete cercatelo su Youtube. Poi Ice Cube, Cypress Hill e Asap Ferg, tanto per ribadire dove ci troviamo. Underworld e Justice in chiusura tra nostalgia futuro imminente. Siltoso e molto elegante lo show dei francesi a cui manca forse un’evoluzione.

 

La musica è cambiata

Che la musica stia cambiando lo sanno bene anche quelli di Ultra che dedicano molto importanza al concept Resistance, rappresentato dalla techno di Carl Cox and friends nella megastructure e soprattutto dallo stage Arcadia Spider, un’istallazione spettacolare che non sfigurerebbe in nessuna mostra d’arte contemporanea. Bello il landing show, teatrale e futuristico. Un’idea interessante che merita un approfondimento.

 

Arcadia

 

Ultra Music Festival 2017 si conferma ai livelli top. La VIP Area è cresciuta molto a testimonianza di come ormai la cultura EDM sia saldamente inserita all’interno del tessuto sociale americano, non riguardando più soltanto i ragazzini che saltano scatenati in pista ma anche un pubblico più adulto che preferisce, anche per una questione di potere d’acquisto, godersi lo spettacolo da un’altra prospettiva. Il 2018 sarà il ventesimo anniversario di Ultra Miami. Le date sono già state annunciate: 23, 24, 25 marzo. Potrebbe essere l’occasione giusta per vedere qualcosa di ancora più speciale.

 

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.
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