Martedì 20 Agosto 2019
Clubbing, Festival

10 anni di “Movement” a Torino, la motor city italiana.

Torino è la Detroit italiana. La scena techno ha trovato nel capoluogo piemontese una mecca insospettabile ma mica poi tanto. Molte sono le analogie con la città del Michigan. Le due Motor Cities sono unite da un’innata capacità di trasformare il suono duro, aspro e incessante delle loro fabbriche in una techno primordiale e ancestrale. È successo di nuovo Sabato notte quando oltre 20 mila ragazzi hanno preso d’assalto la fiera di Torino aka Lingotto per una dodici ore di musica elettronica tra techno e house. Già dai primi momenti sento spesso parlare in altre lingue e questo sottolinea il carattere internazionale del “Movement” che riesce ad attirare pubblico anche dall’Europa vicina. Gran goal per l’organizzazione che quest’anno ha allestito ben cinque stages per il Main Event della notte di Halloween.

I padiglioni della fiera sono immensi monoliti perfetti per questo tipo di festa che è a tutti gli effetti un gigantesco rave. “Kappa” e “Movement” sono i palchi principali. Spesso e volentieri si confondono. I set sono molto simili tra di loro: potenti, dritti ed essenziali. D’altronde di fronte ad una grande platea che occupa un immenso spazio non ci sono alternative se non riempire di cassa quello spazio. Unica eccezione il live di David August che però, incastrato a sandwich tra Nina Kraviz e Nastia (beato lui mi viene da dire…), non rende a dovere creando un vuoto artistico e sonoro nella scaletta del palco.

Sul “Detroit” stage (appunto) si esibiscono i paladini della techno Derrick May, Kevin Saunderson, Stacey Pullen, Lil’ Louis. Noto con piacere che il pubblico, anche quello più giovane, cerca e apprezza questo palco così come il piccolo gioiello “House Stage” ricavato all’interno di quella sorta di incubatrice che chi frequenta i festival al Lingotto conosce alla perfezione. Niente da dire anzi, nothing to say sui padri fondatori Marshall Jefferson, Derrick Carter, Dj Sneak, Robert Hood. Monumentali.

Siamo nel 2015 e quindi inevitabilmente il palco most wanted era il Yellow Stage dove la crew Innervisions ha calato gli assi. Mi dicono di un buon Sandrino (quello di “Acamar” che però non ha suonato “Acamar”…) in apertura. Ci pensa Dixon ad alzre la temperatura, già caldissima della sala gialla invasa dal fumo, dai laser e dai ritmi tribali del fuoriclasse tedesco. Poi Ame (Kristian Beyer) e Mano Le Tough portano a compimento la missione tra house ipnotica e techno profonda dai synth progressivi. In mezzo il live di Henrik Schwarz rimane sempre un momento piacevolissimo.

“Movement” si conferma come uno dei festival più importanti e meglio riusciti del panorama techno non solo italiano ma anche europeo. Un cartellone di grandi nomi ed una location perfetta lo rende un traguardo molto appetibile per migliaia di clubbers. Forse, al decimo anno, si poteva lavorare maggiormente sulla produzione per regalare un’esperienza visiva unica al pubblico che altrimenti rischia di vedere e sentire un prodotto omologato come troppe volte ultimamente la techno rischia di essere.

(foto di copertina da: facebook.com/movementfestival)

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.