Lunedì 18 Novembre 2019
Interviste

10 anni di Rebirth raccontati da Shield

 

Dieci anni vi sembrano pochi? Mio nipote ne ha compiuti nove un mese fa, a me sembra ieri quando mi telefonarono, una domenica anonima di febbraio. “Corri, è nato!”. Giusto la settimana scorsa uno dei miei migliori amici è diventato papà e allora ho fatto due conti e ho realizzato che nove anni non sono per niente pochi per un essere umano. Figuriamoci per un’etichetta discografica specializzata in musica house. Dieci anni sono un’era geologica. Specialmente gli ultimi dieci, in cui è radicalmente cambiato il consumo, la distribuzione, l’impatto di una label sulla scena e lo scenario generale in cui si muove la musica dal club e i suoi attori. Eppure Rebirth Records non solo resiste ma pare completamente a proprio agio, macinando uscite di qualità e piazazndo spesso colpacci che diventano hit underground. Nel 2006 tutto era molto diverso da oggi, eppure Rebirth ha attraversato i passaggi cruciali dell’ultimo decennio con assoluta autorevolezza e con grande dignità artistica, abbracciando le novità senza rinnegare la tradizione, andando incontro al digitale senza ripudiare il caro vecchio vinile, ma farsi imbrigliare dall’integralismo nostalgico. Ma tutto questo, e molto altro, ce lo spiega meglio Shield, fondatore e boss di Rebirth.

 

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Iniziamo inevitabilmente… dall’inizio! Raccontaci come è nata Rebirth, in quale contesto musicale e con quali idea di etichetta avete mosso i primi passi.
Ho creato Rebirth Records nel 2006, ma ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo nel 1998, quando grazie al grande Fabio Bacci ho mosso i primi passi in studio producendo alcuni remix per la storica label americana Easy Street. Nel 2001 ho iniziato a collaborare con una delle label emergenti nella mia zona, Oxyd Records. Il mio compito era quello di ricercare pezzi musicali forti per il mercato, scoprire nuovi artisti e sviluppare strategie promozionali. Sono stati anni ricchi di soddisfazioni, l’etichetta era sulla bocca di tutti grazie al suo stile originale, i dischi suonati da tutti, nei clubs e nelle principali radio inglesi, tra cui BBC Radio 1, e seguiti dal successo commerciale di vendita, raggiungendo la Top5 dei singoli più venduti in Uk. Dentro di me si stava affermando la necessità di creare qualcosa di mio, l’esigenza di seguire appieno il mio gusto, senza alcun compromesso.  Era il 2006 quando ho deciso di fondare la Rebirth. Che significava per me “rinascita”, o meglio ancora, “rivincita”. Fin dall’inizio ho cercato di non seguire i trend del momento, ma di costruire un mio stile riconoscibile che, partendo dalle radici della house music, unisse il calore di una melodia o di una canzone alle nuove tecnologie. Rebirth è una label eclettica, mi ha sempre stimolato la contaminazione tra i generi musicali. Questo si sente in molte produzioni, dove strumenti suonati si uniscono a sonorità elettroniche, sia un brano da ascolto a 90 battute al minuto o una track prodotta per il dancefloor. In questo lavoro sono sempre alla ricerca di qualcosa che vada al di là del tempo, qualcosa che immagino potrò ascoltare anche tra 20 o 40 anni.

 

 

Gestire una label nel 2007 era sicuramente molto diverso da oggi. Come descriveresti lo scenario musicale contemporaneo dalla prospettiva di chi dirige una label come Rebirth?
Già nel 2006, quando ho fondato la Rebirth, si percepiva che il mercato stava raggiungendo la saturazione. Fin da subito ho preferito selezionare accuratamente le uscite discografiche piuttosto che ‘firmare e buttare’ sul mercato tutto ciò che poteva vendere. Una serie di produzioni di grande impatto unite ad un efficace lavoro promozionale e di ricerca hanno contribuito ad accrescere la reputazione e la credibilità della label. Sono trascorsi dieci  anni dalla prima release, molto è cambiato. Oggi il successo dipende da tanti fattori, non solo dalla musica, e devi occuparti di tanti aspetti se vuoi arrivare alla gente e crescere nel mercato. Adattarsi alle realtà in continuo cambiamento a volte è difficile,  ma bisogna cercare di farlo. Ciò che è rimasto intatto è la passione, lo spirito di ricerca, il desiderio di provare una sensazione ascoltando un brano musicale. Oggi è meno rischioso aprire una label rispetto al passato, quando occorrevano grossi investimenti, ma è molto più difficile creare un percorso, una propria identità e farla crescere nel tempo. Il mercato è pieno di esempi in questo senso. Produttori ed etichette nascono, sembra tocchino il cielo con un pezzo, raggiungono una veloce notorietà, per poi svanire rapidamente nel nulla poco tempo dopo. Molti dicono che sono un testardo, che non seguo le logiche di mercato. Penso che prima di tutto bisogna essere fedeli a se stessi, senza scendere a compromessi: essere personali nelle scelte musicali, seguire l’istinto e non le playlist di chi è affermato. Non é un messaggio strettamente legato alla musica… forse é un modo di essere.

 

 

So che stampate vinili ma pubblicate anche in digitale. Che differenze ci sono a livello di mercato tra i due formati?
Da collezionista e amante del suo suono, sono molto legato al vinile. Rebirth ha sempre pubblicato in questo formato. Tutti i produttori ormai vogliono essere presenti in vinile, anche coloro che non ne hanno mai acquistato uno nella loro vita, ma solo pochi nomi riescono a vendere e a guadagnare davvero con le vendite. Oggi trovo sia ancora un mezzo molto importante a livello promozionale per le uscite discografiche, ma non è certamente una fonte di entrata, spesso è solo un costo, un investimento. Il digitale ti permette di monetizzare, anche se le vendite di download digitali sono in calo netto, e l’introito principale arriva ormai dallo streaming.

Visto che il vinile è spesso oggetto di culto e di un certo “integralismo” da parte di chi lo utilizza, Rebirth con quale filosofia si pone su questa eterna questione?
Non seguo queste diatribe e personalmente non mi interessano. Non sono un accanito seguace delle nuove tecnologie, ma penso che  ognuno debba essere libero di suonare ed esprimersi come preferisce.

Quali sono le release del vostro catalogo che ancora oggi ti rendono orgoglioso e soddisfatto?
Alcune releases hanno fissato dei momenti importanti nella storia della Rebirth, e sono presenti nella compilation selezionata e mixata da Larry Heard per i 10 anni della label. And If ‘Finest Dream’ (la prima release), NUfrequency ‘Go That Deep’ e ‘Fallen Hero’, Tevo Howard ‘Without Me’, Freaks ‘Right Now’ e ‘Conscious Of My Conscience’, Bocca Grande ‘Procedere’,  Butch & C.Vogt ‘The Infamous’, e ‘Marvinello’ di Michel Cleis & Klement Bonelli. Abbiamo prodotto artisti affermati come Joey Negro, Agoria, Marc Romboy, Rampa e Blond:ish. e commissionato remix a nomi quali Motor City Drum Ensemble, Deetron, Radio Slave, Tensnake, Morgain Geist, Larry Heard, Henrik Schwarz, Andrès, Joe Claussell, Soul Clap e Ripperton. Sono state importanti le collaborazioni con artisti del calibro di Shara Nelson, Tracey Thorn, Ben Onono, Bajka, Alison Limerick, Maggie Reilly e Sal P. dei Liquid Liquid.

 

 

Ce n’è qualcuna invece invecchiata male? Che quando la risenti pensi “mamma mia perchè l’abbiamo fatta uscire?! Cosa avevamo in testa?”?
Direi di no, ci sono releases a cui oggi sono meno legato, ma che hanno semplicemente fatto parte del nostro percorso di crescita.

Sabato 11 marzo avete celebrato i 10 anni di Rebirth con una bella festa a Brescia. Ce ne vuoi parlare?
E’ stata una bellissima serata, ricca di emozioni. Abbiamo avuto il piacere di ospitare il grande Robert Owens, che ci ha regalato un set coinvolgente, interpretando i suoi brani più famosi e la sua canzone in collaborazione con i Freaks ‘Right Now’, uscita su Rebirth nel 2010. Abbiamo posizionato in mezzo al dancefloor un pianoforte a mezza coda e il talento di casa nostra, Paolo Mantini, ci ha trasportato in un’altra dimensione con il suo intenso live, presentando il suo singolo di debutto che uscirà su Rebirth in giugno. Inoltre ho avuto il piacere di suonare insieme agli artisti della label quali Robytek, Corrado Bucci e Crs + Brg. Il 20 Marzo festeggiamo i 10 anni anche a Miami, al Do Not Sit On The Furniture.

Domanda di chiusura classica ma inevitabile in questo caso: nuove releases, progetti futuri?
Saranno mesi ricchi di sorprese musicali. Il 3 aprile uscirà ‘Rebirth 10 Remixed’, una speciale raccolta in doppio vinile, edizione limitata, che includerà nuove versioni di alcuni dei classici della label ad opera di nomi quali Ron Trent, Red Axes, Palms Trax, Borrowed Identity, Roy Davis Jr, Fouk, Rampa e Ewan Jansen. L’immagine della grafica è opera ancora una volta di Emil Schult (noto per il suo lavoro con i Kraftwerk), che ha creato un dipinto esclusivo per l’anniversario della label. In maggio uscirà la collaborazione insieme a Robytek con Sal P. e Dennis Young dei Liquid Liquid, band seminale newyorchese dei primi anni ’80, remixato da Paranoid London e Playgroup. In giugno avremo ‘Next Generation’, il singolo di debutto di Paolo Mantini, remixato dal grande Pépé Bradock. E tante altre cose interessanti sono in lavorazione.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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