Martedì 19 Novembre 2019
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Il 2020 sarà l’anno dei podcast? Spotify ci crede e testa una nuova in-app

Un format sempre più popolare e un trend che lo vede sempre più protagonista: è l'era del podcast

Il podcast, trasmissione radio diffusa via Internet, scaricabile e archiviabile su dispositivi anche offline, è uno strumento dall’enorme potenziale comunicativo. Nato nei primi anni del nuovo millennio grazie alla diffusione della piattaforma iTunes, ha iniziato la sua ascesa grazie alla commercializzazione di massa dei primi modelli di iPod e di altri lettori mp3 che consentivano di ascoltare dovunque i propri show preferiti.

Come accaduto per la produzione musicale, se inizialmente la creazione di un podcast implicava il possesso di strumentazione costosa e di uno studio dedicato, con i progressi della tecnologia la barriera di accesso a questo mondo si è abbassata progressivamente permettendo così a molte più persone la creazione di un proprio radio show. A partire dalle leggende della prima ora come Armin van Buuren, Tiësto, Above & Beyond fino ad arrivare agli esponenti più iconici dell'”EDM Generation” come Martin Garrix, Hardwell, Nicky Romero, Avicii (il primo episodio di ‘Levels’ in cui un impacciato Tim Bergling ride e scherza con il manager Ash Pournouri è un ritorno al passato tra splendidi ricordi e profonda tristezza) hanno sempre utilizzato il podcast come fondamentale strumento della loro marketing strategy. E la maggior parte di loro continua tutt’ora, sebbene con approcci e modalità differenti.

 

Con l’esplosione e l’internazionalizzazione di Spotify, la fruizione del podcast sta avendo una poderosa impennata di popolarità. Molti, nel corso degli scorsi 12 mesi, sono stati gli indizi che hanno indicato in maniera innegabile come la società svedese creda fermamente nel podcast come importante asset per lo sviluppo economico e la crescita di utenti Premium. A gennaio Daniel Ek aveva affermato di avere pronti 500 milioni di dollari da investire. Questi fondi si sono concretizzati nelle acquisizioni di Anchor e Soundtrap, due piattaforme dedicate alla creazione e pubblicazione di podcast, oltre che di Gimlet Media (pagata 230 milioni di dollari). In primavera la app è stata rimodulata a favore di una maggiore visibilità della sezione ‘Podcast’. In parallelo il gigante svedese ha assunto alcuni tra i più famosi e seguiti podcaster del panorama americano e inglese, convinti ad abbandonare le proprie radio o company da generosi assegni. In soli due anni Spotify afferma di essere diventata la seconda piattaforma mondiale di podcasting con un aumento del 20% dell’ascolto dei contenuti non musicali.

L’ultima novità è stata svelata dalla code leaker (una sorta di investigatrice di codici) Jane Wong che, all’interno del linguaggio di programmazione di uno degli ultimi aggiornamenti di Spotify, ha scoperto una nuova funziona denominata “crea podcast”. Se l’aggiornamento fosse confermato e schedulato per la release, migliaia di persone che fino ad adesso non avevano idea di come realizzare e confezionare un podcast avrebbero accesso immediato a un tool (Anchor) semplice e intuitivo che li permetterebbe di inondare Spotify con decine di migliaia di nuovo podcast. L’obiettivo non dichiarato di Daniel Ek è quello di trasformare il podcast in un formato cool capace di incontrare i gusti dei Millennials aprendo un nuovo, inedito mercato di podcaster semi-professionisti. Un’ottima scappatoia per gli YouTuber in crisi, un’occasione succosa per nuovi narratori contemporanei e un nuovo metodo per monetizzare per influencer alla caccia di sponsor. E un nuovo modo per artisti, produttori e dj per reinventare il proprio rapporto con pubblico e fan – oltre che per presentare la loro musica in un contesto, e con un tone of voice, innovativo. Staremo a vedere.

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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