• DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026
Interviste

60 seconds with Alexander Kowalski

L’artista berlinese, la sua nuova label ed il suo nuovo album. Come ha sviluppato il suo stile e i suoi consigli a chi voglia fare musica. E a proposito dei contratti troppo lunghi…

foto di Alexander Kowalski

Da oltre venticinque anni Alexander Kowalski è una delle figure più riconoscibili della techno berlinese, tra produzioni, live act e un approccio alla musica fortemente legato all’hardware, dagli esordi al Tresor e dalle prime uscite su Kanzleramt fino agli album “Echoes”, “Progress”, “Response” e “Cycles”. Lo scorso luglio è uscito con l’album “Echoes Remaster” per la sua nuova label Cycles Music: la sua musica unisce da sempre la giusta attenzione per il dancefloor e la ricerca sonora. Questo ed altro si evince dalle sue risposte in 60 secondi. Nota a margine ma non troppo: la foto che introduce questa intervista è realizzata da Kowalski stesso e mette confronto una sua immagine attuale con una di 25 anni fa.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
Prima di iniziare a comprare dischi ascoltavo soprattutto mixtape e registravo programmi radiofonici. Intorno al 1994 ho avuto il mio primo giradischi, ed è stato allora che ho iniziato a comprare vinili. Credo che il primo disco che abbia comprato sia stato “No Good” dei The Prodigy (1994). All’inizio non sapevo nemmeno quali fossero i buoni negozi di dischi a Berlino. Ma una volta scoperto Hard Wax, mi sono appassionato rapidamente alla techno americana di Chicago, Detroit e New York.

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Sono sempre stato più affascinato dai live act che dai deejay, perché mi piaceva l’idea di fare musica dal vivo utilizzando macchine e strumenti elettronici. Per me, Richard Bartz è stato uno di quegli artisti che mi hanno fatto pensare: “okay, è esattamente quello che voglio fare”.

Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
La musica è sempre stata la mia prima scelta. Credo che, anche se non fossi diventato dj, sarei comunque finito da qualche parte all’interno della scena musicale. La fotografia, la grafica o altri ambiti creativi sarebbero state possibili alternative, ma la musica per me è sempre stata la cosa più importante.

Che lavori hai fatto prima di diventare un artista a tempo pieno?
La musica era già una parte importante della mia vita fin da giovane, quindi prima di diventare un artista a tempo pieno ho lavorato in un negozio di CD. Allo stesso tempo, producevo già la mia musica e mi esibivo dal vivo. Intorno al 2000 le cose sono diventate più serie ed ho iniziato a lavorare a tempo pieno come produttore e live act. Il DJing è entrato nel mio percorso in un secondo momento.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
A dire il vero, non sono mai stato particolarmente interessato a fare cose folli. Ho sempre reinvestito la maggior parte dei soldi direttamente nel mio studio; ogni volta che guadagnavo qualcosa con le serate, compravo apparecchiature nuove e migliori, perché volevo continuare a sviluppare la mia musica.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Quello che mi piace di più è suonare: stare in consolle, esibirmi dal vivo e vedere la reazione delle persone. Mi dà una grande energia. Quello che mi piace meno sono i viaggi. Aspettare negli aeroporti e trascorrere così tanto tempo in viaggio può essere davvero noioso, a volte.

I tuoi hobby?
Il mio lavoro è anche il mio hobby principale. La musica occupa molto spazio nella mia vita. A parte questo, vivo abbastanza vicino alla natura e mi piace andare in bicicletta attraverso la campagna.

La tua serie TV preferita?
Direi Black Mirror. È molto distopica, ma in un certo senso oggi il mondo sembra avvicinarsi sempre di più alle idee raccontate nella serie. È come se la realtà stesse raggiungendo la fantascienza.

Come passi il tempo mentre aspetti il prossimo volo?
Di solito ascolto podcast o musica, oppure chiamo gli amici. Aspettare negli aeroporti può essere molto noioso, quindi cerco di utilizzare quel tempo in un modo che mi permetta di rimanere in contatto con gli altri o di trovare nuovi stimoli.

Il tuo rapporto con i social?
Preferisco i social network reali che ho intorno a me, ma naturalmente Instagram, Facebook e le altre piattaforme fanno oggi parte del lavoro. Per un musicista possono anche essere un ottimo modo per rimanere in contatto diretto con altri artisti e con i fan, il rapporto è molto più immediato e, in un certo senso, fa sembrare il mondo molto più piccolo. Di recente ho anche creato la mia pagina Bandcamp con la mia musica e mi piace molto avere un contatto diretto con le persone che sostengano quello che faccio.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Ascoltate molta musica – più generi diversi possibili – e cercate davvero di capirla. Analizzate ciò che vi piace, imparate come funzionano le macchine e gli strumenti e provate a fare un po’ di reverse engineering (analisi sistematica di un brano – ndr). È così che ho imparato: compravo molti dischi, trascorrevo molto tempo nei negozi di dischi, controllavo continuamente le nuove uscite e prendevo gli elementi che mi piacevano per sviluppare il mio stile. Credo che la cosa più importante sia creare qualcosa che sia davvero vostro.

Il tuo pregio ed il tuo difetto?
Uno dei miei punti di forza è probabilmente la costanza. Riesco a rimanere concentrato su qualcosa per molto tempo e a continuare a lavorarci. Una mia debolezza è che a volte penso troppo e posso essere eccessivamente autocritico.

L’errore che non rifaresti?
Non firmerei più
contratti molto lunghi. La musica cambia troppo velocemente e cedere per troppo tempo il controllo della propria musica può diventare un problema. Di recente ho riavuto il mio catalogo, comprese le vecchie produzioni ed i primi album, e avere di nuovo il controllo della mia musica è una sensazione davvero liberatoria: significa anche che ora posso costruire il mio Bandcamp con le mie uscite. Quindi sì, la lezione è: mantenere il controllo delle vostre opere.

La scelta migliore della tua vita?
La scelta migliore della mia vita è stata quella di rimanere fedele alla mia passione e alla mia visione. Anche quando avevo ancora un lavoro normale, facevo già musica continuamente. Non è mai stato soltanto un hobby: era ciò che mi dava una direzione. Ho continuato, non ho mollato e, guardando indietro, quella decisione ha plasmato tutta la mia vita.

Articolo Precedente
Dan Mc Sword
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.
La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.