Domenica 05 Dicembre 2021
Interviste

60 seconds with Chicane

L’artista inglese, il suo nuovo album, i suoi errori e la sua scelta migliore. E quello che ha imparato durante la pandemia

foto di Michael Dangerfield

Si intitola ‘Everything We Have To Leave Behind’ il nuovo album dell’inglese Chicane, uscito a fine aprile di quest’anno per Armada Music. Classe 1971, all’anagrafe Nick Bracegirdle, nel 1996 Chicane ha realizzato ‘Offshore’, uno degli inni ibizenchi più immortali di tutti i tempi. Un autentico trampolino di lancio per una serie di collaborazioni con artisti del calibro di Cher, Bryan Adams, Sir Tom Jones, Sigur Rós e Everything But the Girl. Sempre coerente al suo stile e al suo credo musicale, senza alcun timore di raccontare il suo punto di vista: caratteristiche e qualità che si trovano in abbondanza nelle sue risposte in 60 secondi, dove il tipico humour britannico non manca di certo.

 

Il primo disco che hai comprato?
Non uno bensì due: ‘Axel F’ di Harold Faltermeyer (1984) e ‘Magnetic Fields’ di Jean-Michel Jarre (1981).

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Da un punto di vista strettamente musicale Jean-Michel Jarre; per quanto riguarda i dj, Sasha & Digweed sono stati molto importanti per me, sia per quello che suonavano ma soprattutto per come lo facevano.

Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
Credo che lavorerei per il cinema o la tv. Dirigo e produco tutti i miei video e i miei visual… 

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro.
Mi piace il fatto di fare qualcosa che amo e che riesce a regalare emozioni al pubblico. Che cosa non mi piace? La lista è infinita… Tutto il mio dissenso va nei confronti di chi fa il dj per finta o fa musica perché è un influencer o perché ha tanti follower. La musica è una cosa seria, non c’entra niente con chi fa il pagliaccio o lancia torte…

Come hai trascorso i vari lockdown?
Mi sono dedicato a scrivere e a finire il mio nuovo album. Mentre ero in studio non potevo non vedere in tv quante persone siano morte per la pandemia: davvero terrificante. Spero di aver imparato ad apprezzare di più il valore della vita e ad essere grato per stare bene di salute.

I tuoi hobby?
Fare snowboard, le auto, la Formula Uno, dormire e cucinare. Vivo per cucinare!

Le tue serie tv preferite?
‘Drive To Survive’.

Il tuo rapporto con i social?
Non sono un grande fan dei social. Al massimo Twitter, ma davvero non è il mio mondo.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Diventate un pilota o un agente immobiliare! Scherzi a parte, quando si ripartità, questo sarà un settore tutto da ricostruire, così come dobbiamo tener che presente che gli streaming rendono davvero poco; tutti questo non aiuta di certo chi è agli esordi. Se però si vuole diventare un dj o un producer più di qualsiasi altra cosa, credete in voi stessi e fate in modo che le cose accadano, perché nessuno lo farà al vostro posto.

Un errore che non rifaresti?
Ne scelgo due: togliere un disco mentre lo sto suonando e firmare un contratto con una major.

La scelta migliore della tua vita?
Aver lasciato un lavoro noioso e banale per dedicarmi alla musica, nel 1996. All’epoca sembrava non potessi farlo, in realtà tutto è possibile, dipende da quanto si è motivati e testardi.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.