• GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022
Interviste

60 seconds with DADÀ

La cantautrice napoletana, il suo nuovo singolo, le contaminazioni elettroniche, il suo rapporto recuperato con i social, non con le serie tv

 

Si intitola ‘Tiè Tiè’ il nuovo singolo di Gaia Eleonora Cipollaro in arte Dadà, che arriva dopo i singoli ‘Jesche’, ‘Siente ‘e rrise’, ‘Avena’, ‘Gianna oh’ (usciti nel 2021) e ‘Cavala’ (inizio 2022). Dadà ha collaborato e collabora con Big Fish, Dashiki e Retrohandz: le sue tracce uniscono cultura napoletana e world music con contaminazioni club ed elettroniche. Ecco le sue risposte in 60 secondi.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
Un cd dei Tokio Hotel, se ricordo bene. Avevo tredici anni ed ero in trip con i gemelli Kaulitz anche perché, avendo una gemella, fantasticavo su uscite a quattro tra gemelli. Momenti emo agli albori adolescenziali!

Il tuo idolo quando eri agli inizi?
Mai avuto idoli unici; ho sempre spaziato tra diverse fissazioni, ho avuto tanti re e regine a tempo determinato, se così si può dire. Qualche esempio? Quando ho studiato chitarra classica per anni i miei idoli erano Sharon Isbin, Adrès Segovia o Steve Vai. Poi mi sono sentita molto vicina a Joni Mitchell, Bjork e Selah Sue; poi John Butler, Kimbra o James Blake; poi Capossela, Dalla, Bon Iver, Carosone “e poi e poi e poi” per citare Mina, altro personaggio importante in ambito idoli. Per me è idolo ogni persona che si muova per la sua verità, così come nella vita, anche nell’arte.

Se non fossi diventata una cantante adesso saresti…
Proprio non lo so! Non ho mai pensato ad un piano B e non è stata una grande mossa (ride – ndr). Sarei qualcosa d’altro, ma non so che cosa. La mia gemella ed io ci siamo promesse che, se proprio il mondo dovesse girare nel senso opposto ai nostri propositi di marcia, apriremmo una pasticceria per cani. Può valere come risposta? Abbiamo già il nome, ma non posso svelarlo o ci rubano l’idea!

Che lavori hai fatto prima di dedicarti alla musica a tempo pieno?
Lavori che faccio ancora, perché mi è impossibile dedicarmi alla musica a tempo pieno. In primo luogo perché non guadagno ancora tanto da poter campare solo di quello, in secondo luogo perché la musica è un lavoro vero, ma è un lavoro che procede per macchie di impegni: ci sono momenti pieni e momenti vuoti. Non si può scrivere tutti i giorni e nemmeno h24… Questo è il falso mito dell’iperproduttività. “A tempo pieno” non esiste secondo me. Comunque tra i lavori che ho fatto ci sono babysitter, corista, tuttofare per piccole etichette… dall’agente booking al portare il caffè. Da un bel po’ di anni mi definisco educatrice emotivo-creativa, faccio avviamento alla musica, insegnando chitarra soprattutto.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Cose pazze zero perché non ho ancora guadagnato abbastanza. Scherzi a parte, ho comprato strumenti musicali, quindi ho sempre nutrito lo stesso terreno, ci sta.

I tuoi hobby?
Mi piace molto dipingere e creare, pasticciare tra le varie forme d’arte. Mi piace stare con la mia famiglia e il mio cane.

Serie tv preferita?
Odio le serie tv. Zan, zan, zaaan! Sto imparando a conoscere questo mondo, ma non mi entusiasma l’idea dell’impegno, di dover aspettare per sapere, quindi non ho una serie tv preferita, questa è la domanda più difficile! Unica serie TV vista in due sere di fila è stata Generazione 56K, quella con la partecipazione dei The Jackal e ambientata a Procida.

Il tuo rapporto con i social?
Per tre anni non ho avuto i social. Stavo molto bene, ma mi rendevo conto che ero totalmente fuori dalla cultura, dal gergo e dagli atteggiamenti sociali del mio tempo. Banalmente oggi i meme trasformano anche soltanto il concetto di ironia, avviano mode di pensiero e modi di vedere la società. Spesso i miei amici facevano battute e io non riuscivo a capirne riferimento, modalità di scherzo e atteggiamento culturale. Mi piace Instagram per le immagini, la possibilità di intersecare musica, arte figurativa e parola. Mi dispiace che spesso la sezione dei commenti diventi campo di battaglia tra sconosciuti. Vorrei, tuttavia, un po’ limitare l’uso dei social perché non mi piace vedere certe dinamiche e perché penso che internet sia un potente strumento, ma anche un calderone di inesattezze ed esasperazioni mediatiche.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj, cantante, performer o producer?
Credeteci, impegnatevi, sognate, ma soprattutto sappiate che non ci sono favole: è realtà e a volte fa schifo. Fatelo per la vostra passione, fatelo per la vostra necessità, per la vostra verità che volete condividere magari con gli altri… seguite le voste idee e il vostre cuore. Soprattutto, siate appassionati di musica.

Un errore che non rifaresti?
Scegliere senza averci pensato abbastanza, senza essere sicura e consapevole di ciò che sto per fare.

La scelta migliore della tua vita?
Essere me stessa. Non è una scelta finita, unica, one shot, ma bisogna compierla tutti i giorni, in ogni minuzioso dettaglio e in ogni momento. A volte non è semplice e si perde il focus; scegliere di ascoltarsi prevede coraggio e a volte anche parecchio dolore. Spero di riuscirci sempre perché me lo devo.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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