• MARTEDì 18 GENNAIO 2022
Interviste

60 seconds with Dusky

Il duo britannico, il loro nuovo album, il ruolo delle radio pirata. E a proposito di quei monitor che sarebbero dovuti rimanere in studio…

 

Foto di Ollie Grove

Con il loro terzo album ‘JOY’, i Dusky hanno voluto celebrare ed omaggiare hardcore, jungle, house e garage, ovvero i generi con i quali il duo britannico formato da Alfie Granger-Howell e Nick Harriman si è formato e si è appassionato alla musica elettronica negli anni ruggenti della scena post-rave d’oltremanica. Uscito sulla loro label 17 Steps, ‘JOY’ è stato per i Dusky il miglior modo per affrontare questi due anni di emergenza sanitaria, nei quali molti dj e producer hanno dovuto rinunciare al miglior sistema che esista per testare le proprie tracce: i dancefloor. Adesso spazio alle loro risposte in 60 secondi.

 

 

Il primo disco che avete comprato?
Alfie: ‘Beats By Design’ di DJ Zinc (2000).
Nick: l’album ‘Get Ready!’ di 2 Unlimited (1992).

Il vostro idolo quando eravate agli inizi?
A: difficile sceglierne uno, ma se devo farlo penso a DJ EZ. Fu un suo mixato a fine anni novanta a farmi scattare il mio interesse per il djing.
N: non avevo un idolo in particolare, le radio pirata sono state la mia fonte di ispirazione e i loro dj i miei riferimenti. Mi riferisco in particolare ad emittenti quali Kool FM, Mission FM e Rude FM.

Se non foste diventati dj adesso sareste…
A: un compositore per film e tv.
N: sarei un produttore o un ingegnere del suono.

La vostra serie tv preferita?
A: Soprano.
N: Brass Eye.

Come avete trascorso quarantena e lockdown?
A: mi sono dedicato ai miei due bambini, ho lavorato duro in studio e ho imparato ad apprezzare il valore delle piccole cose di tutti i giorni.
N: ho aperto un bar con la mia partner: una bella sfida in piena pandemia!

Il vostro rapporto con i social?
A: ottimo in quanto permette di stare in contatto con amici e addetti ai lavori. Basta sapersene staccare di tanto in tanto.
N: preferirei non fossero così importanti per non dire obbligatori per chi è un dj o un producer. Tutto sta nel saperci interagire nel modo giusto.

Che cosa suggerite ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
A: andate a più serate possibili, soltanto così capirete quanto possano essere diverse le reazioni della gente magari per la stessa traccia.
N: ascoltate più generi musicali che potete, se vi fossilizzate sugli stessi dj rimarrete sempre al punto di partenza.

Un errore che non rifareste?
A: portare i miei monitor da studio ad un party. La musica troppo forte me li ha rovinati e rimetterli a posto mi è costato un be po’.
N: non mettermi i tappi nelle orecchie quando ero un giovane clubber. Proteggere il proprio udito è fondamentale se si vuole diventare dj…

La scelta migliore della vostra vita?
A: seguire il mio istinto e dedicarmi alla musica
N: mollare gli studi di sociologia e occuparmi di musica.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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