Martedì 28 Settembre 2021
Interviste

60 Seconds with Fideles

Il duo italiano, le loro release e il loro ultimo remix. E quell’afterparty da rimpiangere in eterno

Fideles è un progetto tutto italiano, creato nel 2010 da Daniele Aprile e Mario Roberti e che negli anni ha saputo conquistarsi con pieno merito un posto in prima fila nella discografia e nelle line up dei più importanti club e festival in tutto il mondo, Basti pensare alle loro release per Afterlife, Innervisions, Bedrock, Poker Flat e Stil vor Talent. Assai pregevoli anche i loro remix, come dimostra il loro ultimo lavoro per ‘Above’ di Girls Of Internet. Conosciamoli meglio con le loro risposte in 60 secondi.


Il primo disco che avete comprato?
Daniele: ‘Seven Days One Week’ di BBE (1998).
Mario: ‘Be Yourself (Part One)’ di Celeda (1999).

I vostri idoli quando eri agli inizi?
D: Deep Dish.
M: Danny Tenaglia.

Se non foste diventati un dj adesso sareste…
D: un interior designer.
M: un impiegato nell’azienda di famiglia.

I vostri hobby?
D: biking e i viaggi nei paesi freddi. Amo molto la natura, al pari della musica.
M: sono un appassionato di calcio, tifoso della Juventus e da dieci anni gioco con la mia squadra una volta a settimana, anche se nevica. Sono un fan anche dei motori, ancora adesso quando ho tempo vado a farmi un giro in pista con gli amici.

La vostra serie tv preferita?
D: ehm… detesto sia la tv che il cinema…
M: io invece sono un divoratore delle serie tv. Tra tutte scelgo Peaky Blinders, che include anche colonne sonore molto emozionanti.

Come avete trascorso quarantena e lockdown?
D: io sono sempre stato molto ligio, stando in casa durante la prima ondata e muovendovi come consentito nella seconda. Durante la terza ondata ho scelto di andare all’estero dove non c’erano particolari restrizioni.
M: con la mia famiglia e in studio a fare musica.

Il vostro rapporto con i social?
D: sono importanti per quello che facciamo. Strumenti utili se utilizzati bene, devastanti se usati male.
M: ne farei anche a meno, ma so che sono fondamentali per il nostro lavoro.

Che cosa suggerite ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
D: comprare una console vera, imparare l’arte del djing con dedizione, spendere più tempo possibile in studio. E ricordarsi che non si finisce mai di imparare.
M: lavorare in studio tutti i giorni, conoscere gli strumenti con i quali un bravo dj si esibisce, capire il flusso musicale che si crea quando si è a contatto con il pubblico.

Un errore che non rifareste?
D: suonare ‘Seven Days One Week’ come ultimo disco al Panorama Bar di Berlno. Ho pianto senza sosta ma lo rifarei. Ahahahah.
M: aver accettato una gig il giorno dopo lo showcase di Afterlife ed aver perso la possibilità di suonare ad uno dei più belli afterparty a Barcellona di sempre. Eravamo in line up…

La scelta migliore della vostra vita?
D: scelte giuste e sbagliate ne ho fatte tante. La migliore di sempre è non aver ascoltato quelli che mi dicevano che facendo il dj non si arriva da nessuna parte.
M: mia moglie e la famiglia che ho costruito con lei.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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