• VENERDì 27 MAGGIO 2022
Interviste

60 seconds with Marco Bailey

Il dj e producer belga, il nuovo album, la sua passione mai sopita per il motocross. E a proposito dei social network…

 

Artista eclettico come pochi, il dj e producer belga Marco Bailey è tornato in questi giorni con il suo sesto album ‘Surreal Stage’, appena uscito sulla sua label MATERIA, quattro anni dopo l’uscita del suo ultimo album. Un lavoro nel quale non mancano i richiami alla musica degli anni novanta ma anche momenti di introspezione giocoforza maturati durante l’emergenza sanitaria. In queste settimane Bailey è impegnato nel suo tour sudamericano: tra un volo ed una serata, ecco le sue risposte in 60 secondi: tra le tante curiosità emerse, la sua passione per un campione italiano e il suo sport, che ha praticato sino quasi alla maggiore età.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
‘Made in Japan’ dei Deep Purple (1972). Sono stato sempre un grande fan di Richie Blackmore, il chitarrista fondatore dei Deep Purple.

Il tuo idolo quando eri agli inizi?
Laurent Garnier su tutti: lo era 30 anni fa quando ho iniziato e lo è ancora adesso, capace com’è di suonare per 8/10 ore di fila e di essere sempre sorprendente.

Se non fossi diventati dj adesso saresti…
Un pilota di motocross, come Antonio Cairoli, sono ancora il suo primo tifoso. Ho gareggiato sino a quando avevo 17 anni, poi ho scelto la musica.

La tua serie tv preferita?
Non ne ho, non le guardo. Ogni tanto seguo i notiziari televisivi o guardo un film.

Come hai trascorso quarantena e lockdown?
Ho lavorato al mio album appena uscito sulla mia label MATERIA e ad altre tracce per Cocoon e altre etichette; mi sono dedicato al mio giardino e ne ho ricavato un piccolo club estivo. In questi due anni ho capito che nessuno è un mago e che ci sono tante cose che non siamo in grado di risolvere, soprattutto per quanto riguarda la salute nostra e dei nostri cari. Stiamo vivendo un periodo davvero surreale.

Il tuo rapporto con i social?
Sono come i vaccini: non mi piacciono particolarmente ma li faccio perché indispensabili se vogliamo tornare a vivere come prima della pandemia. I social sono ottimi per essere connessi con tutti in tutto il mondo, sono pessimi per quanto siano capaci di manipolare la scena musicale.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Produrre senza pianificare troppo i propri step, ma prendendosi tutto il tempo necessario per fare le cose per bene. E ascoltare tanta, tantissima musica. Non è mai abbastanza.

Un errore che non rifaresti?
Forse uscire con i miei brani su troppe etichette diverse.

La scelta migliore della tua vita?
Mia moglie.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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