• LUNEDì 15 AGOSTO 2022
Interviste

60 Seconds with Michael Canitrot

Il dj e producer francese, la ripartenza del suo Monumental Tour, i suoi hobby, le scelte giuste e quelle sbagliate

 

Con un set di fronte al Louvre di Parigi, Michael Canitrot è appena ripartito con il suo Monumental Tour: un live svoltosi al Palais Royal, con l’avallo istituzionale del Ministero della Cultura Francese per celebrare il semestre di presidenza francese al Consiglio dell’Unione Europea. Una nuova tappa di un tour che Canitrot ha voluto per unire contesti storici alla musica elettronica, un nuovo step in una carriera che lo ha portato a suonare in tutto il mondo e raggiungere una nomea planetaria con la hit ‘So Happy In Paris’. Conosciamolo meglio con le sue risposte in 60 secondi.

Foto di Jeremy Authier

 

 

I primi dischi che hai comprato?
‘Homework’ dei Daft Punk (1997) e ‘Moon Safari’ degli Air (1998).

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
DJ Gregory e i Masters at Work.

Se non fossi diventato dj adesso saresti…
Un conduttore radiofonico. Ho sempre voluto condividere la musica con il pubblico.

Che lavori hai fatto prima di diventare dj?
Ero un barista al La Fabrique di Parigi. Un music bar che mi ha consentito di incontrare diversi protagonisti della scena elettronica, come DJ Yellow, di cui poi sono diventato anche amico.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Niente di pazzo… ho soltanto iniziato a potermi permettere di comprare più dischi.

La tua serie tv preferita?
‘Versailles’, perché sa offrire una visione contemporanea della storia.

Il tuo rapporto con i social?
Creano un po’ troppa dipendenza e io sto cercando di dedicarmici il giusto. I social sono un ottimo sistema per avere più contatti con il resto del mondo: tutto sta nel trovare il giusto equilibrio nell’utilizzarli.

I tuoi hobby?
Viaggi, calcio e cibo.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Siate sicuro di quello che state facendo è perché. Diventare dj e produttore richiede tantissimi sacrifici, sostenibili soltanto se si ama davvero la musica; si deve essere molto curiosi e ascoltare, studiare e cercare di incontrare e conoscere i propri idoli, in modo da imparare da loro. Questo approccio è la miglior scuola in materia.

Un errore che non rifaresti?
Credere troppo in alcune persone e conferire loro uno status immeritato.

La scelta migliore della tua vita?
Decidere di fare musica e dedicarmi così alla mia vera passione.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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