• SABATO 28 GENNAIO 2023
Interviste

60 seconds with Paride Saraceni

Il dj e producer italiano d’origine e londinese d’adozione, il suo ultimo EP, gli hobby e la sua idea riguardo ai social

 

Si intitola “UNCAGED” l’ultimo EP del dj, producer e visual artist Paride Saraceni, uscito da poche settimane sulla label Post Scriptum Music. Origini italiane, londinese d’adozione, con questo EP Paride Saraceni presenta tre tracce che affrontano la melodic techno a testa alta e con un’idea artistica molto precisa. Il primo 60 Seconds del 2023 è dedicato a lui.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
‘Vivian Wheeler’ di Format B (2007).

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
A sedici anni, appena avuto il contatto con il mondo della notte il mio idolo era D. Lewis, successivamente fu Carl Cox.

Se non fossi diventato dj adesso saresti…
Sono anche architetto di interni e 3D designer. Per me non è mai stata una questione di ‘questo oppure quello’, ma di ‘questo e quello’ per ciò che mi piace fare e di sbattermi per farlo succedere.

Che lavori hai fatto prima di diventare un dj e un producer a tempo pieno?
Il lavoro da j fu uno dei primi lavori a 15 anni. Inizialmente suonavo a compleanni e matrimoni o feste della scuola.
Successivamente ho fatto volantinaggio. Quello fu un lavoro che mi promisi di non fare mai più. A 23 anni iniziai a lavorare in uno studio di interior design qui a Londra come aiuto architetto, a quel punto per arrotondare vendevo vari oggetti, passeggini per bambini inclusi. Il fatto è che ho sempre investito pesantemente sulle mie skills da produttore e da designer/visualiser per guadagnarmi da vivere… Ma anche fare lavori del ca**o per quattro soldi ha aiutato la formazione del mio mindset.

La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Comprai il mio primo PA e impianto luci. Al tempo ero minorenne e non potevo guidare, quindi in genere era mia madre a scarrozzarmi con l’impianto in giro, ma una volta mi caricai tutto in spalla per mezza Ginevra fino alla stazione. (Ammetto che fu molto stupida come cosa).

La tua serie tv preferita?
Black Mirror.

Il tuo rapporto con i social?
Fa ca**re… tutto il tempo dedicato ai social networks vorrei destinarlo alla produzione.

I tuoi hobby?
Così come il mio ‘lavoro’, aggiungo il cinema (osservarlo dalla parte tecnica e psicologica). Ogni tanto leggo libri di economia e finanza (si forse può dire che in fondo sono un po’ nerd).

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare musicisti?
Iniziate.

Un errore che non rifaresti?
Dare a chi non merita.

La scelta migliore della tua vita?
Sono ancora troppo giovane per poterlo dire in termini generali, ma sicuramente spostarmi a Londra fu un’ottima scelta.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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