Venerdì 04 Dicembre 2020
Interviste

60 seconds with Sailor & I

L’artista scandinavo, il suo album in arrivo, i suoi tantissimi hobby e quel set allo Space di Ibiza che non scorderà tanto facilmente

 

Cantante, dj, producer e polistrumentista, lo svedese Alexander Sjödin ha scelto lo pseudonimo Sailor & I come metafora delle doppie personalità che albergano in molti di noi e che spiegano perché tante persone facciano cose che non vorrebbero, ma non smettono mai di farle. Remixato da Âme, Eric Prydz, Kidnap Kid e Joris Voorn, Sailor & I è appena uscito con il singolo ‘’Thinking About You’, che anticipa il suo album ‘Diving For Lost Treasure’, la cui release è prevista il prossimo gennaio. Entrambi su METAPHYSICAL, la nuova label della crew di Get Physical. È il momento di conoscere meglio l’artista scandinavo con le sue risposte in 60 secondi.

 

Il primo disco che hai comprato?
‘Paul’s Boutique’ dei Beastie Boys (1989).

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Ai miei esordi musicali non ero così interessato alla scena elettronica, ho iniziato ad appassionarmene quando i dj hanno cominciato a remixare le mie canzoni. Così ho scoperto un mondo nel quale Four Tet e Jon Hopkins mi hanno saputo conquistare prima di chiunque altro.

Se tu non fossi diventato un artista adesso saresti…
Uno psicologo. E lo voglio ancora diventare, una delle tante cose da fare nella mia personalissima lista.

I tuoi hobby?
Mi piace giocare a tennis e a basket, andare sugli skate, leggere, guardare film, andare alle mostre d’arte. Andare per musei quando si va in giro per il mondo per lavoro e sfruttare il tempo libero che si ha a disposizione è davvero un privilegio.

Le tue serie tv preferite?
L’ultima che ho visto e ho particolarmente apprezzato è stata Le Bureau – Sotto Copertura.

Il tuo rapporto con i social?
Non sono molto ottimista al riguardo, con le big company che li usano per illuderci che sia una gran cosa essere sempre connessi e in realtà usano le reti sociali per profilarci. I social non sono certo d’aiuto in questa fase storica nella quale le persone sono sole e tristi.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Ascoltate tantissima musica e generi più diversi possibili. Imparate a suonare qualche strumento e divertitevi. E fate musica per divertimento, non per il successo e i soldi.

Come hai trascorso il tempo durante il primo lockdown?
Ho iniziato ad insegnare in una scuola superiore come decente in Arti e Lingue. Un obbiettivo che mi ero prefisso da tempo, un modo di allenare la mente e trasmettere messaggi importanti ai giovani. Durante la quarantena sono stato in studio come tanti producer, ne ho approfittato per finire il mio nuovo album.

Un errore che non rifaresti?
Perdere il mio passaporto alle 6 di mattina allo Space di Ibiza dopo aver appena finito di suonare.

La scelta migliore della tua vita?
Diventare papà.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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