foto di Laura Herz
Si intitola “Embrace The Arts” il nuovo album di Benedikt Schmidt, meglio conosciuto come Snuffo, uscito da poco più di un mese sulla sua omonima etichetta. “Embrace The Arts” è un album composto da dieci tracce, registrato come un live la scorsa estate nella residenza di Snuffo a Maiorca e dove convivono senza compromessi techno, electro e house, frutto di un’interazione costante con synth, sampler e drum machine. Snuffo interpreta le sue produzioni ed i suoi live come un’autentica missione, come si capisce molto bene dalle sue articolate risposte in 60 secondi.
Il primo disco che hai comprato?
Onestamente non me lo ricordo, probabile fosse qualcosa eurodance piuttosto trash. Qualche anno dopo, intorno al 1996, presi il mio primo vinile, di sicuro era techno o acid techno.
I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Sono sempre stato fan di diversi artisti e lo sono tuttora, ma non avevo un vero e proprio idolo quando ho iniziato a esibirmi dal vivo. Ho però imparato molto dal mio caro amico Stefan Gubatz, alias Dirtbox Jams alias Acid Gubi; con lui nel 2008 ho portato sul palco dal vivo il nostro progetto Acid House Snuff Crew. Suonando insieme a lui e grazie a quello che ho imparato stando insieme sul palco, ho acquisito la fiducia necessaria per i miei live da solista come Snuffo.
Se non fossi diventato un musicista adesso saresti…
Probabilmente mi dedicherei completamente alla scrittura di libri e alle letture in pubblico, cose che faccio ancora oggi. Oppure continuerei a lavorare per un giornale o una rivista.
Che lavori hai fatto prima di diventare una musicista ed una producer a tempo pieno?
Ho iniziato come giornalista e redattore per giornali locali e media online, oltre che come giornalista musicale. Oggi lavoro in modo trasversale: produco e suono musica, gestisco etichette, scrivo libri, realizzo installazioni e curo eventi artistici, continuando allo stesso tempo a lavorare come copywriter freelance.
La cosa più pazza che hai fatto con i primi soldi guadagnati con la musica?
Sono abbastanza sicuro di averli spesi per del buon cibo e un po’ di birra. Almeno in parte. Piuttosto folle, no?
La tua serie tv preferita?
I Soprano!
I tuoi hobby?
Mi piacciono libri, film, teatro e mostre di arte contemporanea. E naturalmente la musica! In questo periodo, ascolto in particolare soprattutto jazz, sonorità sperimentali e spoken word (una via di mezzo tra poesia, teatro e musica – ndr).
Il tuo rapporto con i social?
Lo descriverei come un rapporto di amore e odio. Da un lato, i social network mi hanno aperto molte opportunità come artista — ad esempio i miei primi contratti discografici, ai tempi, grazie a Myspace — ed è ancora fantastico entrare in contatto con fan e altri artisti da tutto il mondo. Amo poter condividere il mio lavoro sui miei canali social e vedere anche i post di amici e persone che ammiro. Dall’altro lato, sogno sempre più spesso di andare offline, cosa che probabilmente non accadrà: la pressione di dover essere costantemente presenti per non essere dimenticati è enorme. Dopotutto, vuoi essere visto, ascoltato e, soprattutto, essere ingaggiato! Ho però deciso di non partecipare più a tutti i giochi, per questo rifiuto l’engagement baiting e non mi interessa quanti follower ho; purtroppo i social network fanno emergere anche molti aspetti negativi delle persone. Sono profondamente turbato da tutti i post di estrema destra: prendo una posizione chiara contro il fascismo in crescita.
Che cosa ti piace e non ti piace del tuo lavoro?
Amo esibirmi dal vivo, vedere le persone ballare durante i miei set e perdermi nel mio stesso suono, così come viaggiare, fare nuove amicizie e scoprire nuove città in tutto il mondo è qualcosa che mi dà davvero piacere. Quello che invece mi preoccupa è quanto la situazione sia diventata più difficile per gli artisti underground, i promoter e i club: è frustrante vedere i promoter concentrarsi così tanto su parametri e hype online, mentre l’industria è sempre più dominata dal circo del business techno e dell’EDM. Naturalmente i grandi nomi attirano più pubblico e portano più soldi, soprattutto ora che tutto è diventato più costoso, ma mancano equilibrio, coraggio e solidarietà. Ci sono tantissimi live act e dj di talento al di là dei livestream e dei video online. Per favore, si deve sostenere l’underground, ingaggiarli più artisti underground e pagarli in modo equo!
Il tuo pregio ed il tuo difetto?
Ho una passione profonda per ciò che faccio e con il tempo sono diventato più intransigente: questo mi piace. Purtroppo la depressione e gli attacchi di panico a volte si mettono di mezzo e questo rappresenta una sfida anche per il mio lavoro artistico.
Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj e producer?
Per favore, prendetevi tutto il tempo necessario: oggi tutto è immediatamente disponibile e facile da imparare, ma consiglierei a chiunque di prendersi il tempo per trovare il proprio suono e svilupparlo con i propri ritmi, anche se ci vogliono diversi anni, cercando di non copiare persone o tendenze che in quel momento sono popolari e di successo. Incoraggio anche a sbagliare, sperimentare e crescere attraverso progetti falliti; gli artisti che basano la loro carriera esclusivamente su strategie di business e marketing sono tanto inautentici quanto quelli che modellano i propri set e la propria immagine soltanto per creare video virali. L’obiettivo dovrebbe invece essere creare e presentare qualcosa che abbia sostanza. Gli artisti dovrebbero essere originali e autentici. Non perfettamente levigati, ma con spigoli e con personalità.
L’errore che non rifaresti?
Credo che commettere certi errori sia fondamentale; gli errori aiutano a capire meglio le cose – e se stessi! – con il senno di poi.
La scelta migliore della tua vita?
A 29 anni mi sono trasferito dalla località in cui sono cresciuto a Berlino, dove ho vissuto per otto anni prima di trasferirmi a Maiorca. A Berlino mi sono finalmente sentito accettato come artista, tra persone affini. Soltanto grazie a questo sono riuscito a diventare l’artista che sono oggi.
03.01.2026




