Domenica 24 Ottobre 2021
Interviste

60 seconds with Stèv

Il producer e sound designer italiano, il suo nuovo album e i suo hobby, ai quali dedica da sempre l’inizio di ogni giornata

Con l’album ‘Dismantle and Refine’ (Variables) il producer e sound designer italiano Stefano ‘Stèv’ Fagnani gioca brillantemente con gli opposti, mondo artificiale e quello naturale in primis. Elettronica più di ricerca e di meditazione che non sperimentale, come spiega meglio di qualsiasi parola il video della traccia ‘Breath Stretch Training’, creato in collaborazione con la visual designer Carola Demarchi. L’album appena uscito è un ottimo spunto per conoscere meglio Stèv grazie alle sue risposte in 60 secondi, dalle quale si ricava una qual certa passione per tutto quanto provenga dal Giappone.

 

Il primo disco che hai comprato?
‘By the Way’ dei Red Hot Chili Peppers (2002).

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
DJ Krush, per carisma, attitudine e stile; Nujabes, per semplicità e romanticismo.

Se non fossi diventato un dj adesso saresti…
L’informatica mi ha sempre affascinato, ma ho deciso di approfondire la programmazione esclusivamente in relazione all’audio e alla composizione/sperimentazione sonora. Probabilmente senza musica sarei diventato un programmatore a tutto tondo.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Mi piacciono suonare dal vivo e lo scambio che si viene a creare con altri artisti e creativi. Dà una grande soddisfazione vedere impegno, studio e minuziosità riconosciuti ed apprezzati. Non mi piacciono il marketing e le assurde strategie che bisogna elaborare per valorizzare il proprio lavoro.

I tuoi hobby?
Ogni mattina, da anni, passo almeno un’ora a memorizzare e fare pratica di kanji (sinogrammi – ndr) e di scrittura giapponese.

La tua serie tv preferita?
Mushishi.

Come hai trascorso il lockdown?
Ho approfondito C++ (linguaggio di programmazione informatica – ndr) ed ho scritto i principi di nuove tracce. Ho imparato a risparmiare ed ho riscoperto la gioia di godermi le piccole cose e le pause meritate.

Il tuo rapporto con i social?
Riconosco che siano uno strumento utile, ma non riescono ad appassionarmi. Anzi, più passa il tempo, più quello che vedo mi scoraggia. Ovviamente continuerò ad usarli fino a che lo riterrò necessario.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Non compromettete la vostra visione, dedicatevi al dettaglio, non create musica consumistica, non rifiutate il confronto, appassionatevi al desiderio di esprimersi.

Un errore che non rifaresti?
Probabilmente rifarei tutto allo stesso modo.

La scelta migliore della tua vita?
Aver installato il software Fruity Loops 3 nel 2004: avevo 12 anni ed è iniziato tutto da lì.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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