Sabato 04 Dicembre 2021
Interviste

60 seconds with Themba

Il dj e producer sudafricano, il suo nuovo album, il suo approccio olistico all’industria musicale. E a proposito di quell’album di Snoop Dogg...

Foto di Alberto Alcocer

Con il suo primo album ‘Modern Africa, Pt I – Ekhaya’ (Armada Music), il dj e producer sudafricano Themba ha compiuto un ulteriore e deciso salto di qualità, cosa che si poteva intuire già dal 2018, quando si conquistò rispetto e attenzione di molte playlist ed altrettante dancefloor con la traccia ‘Who Is Themba?”: l’ennesima testimonianza che la Afro House gode di ottima salute. Le risposte in 60 secondi di Themba sono arrivate pochi giorni dopo il set al Just Cavalli di Milano. Eccole.

 

 

Il primo disco che hai comprato?
‘Doggystyle’ di Snoop Dogg (1993). Avevo 10 anni e lo tenni con me sino a quando i miei genitori capirono quante parolacce c’erano dentro e me lo portarono via.

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Senza album dubbio Louie Vega e Masters At Work. Ho sempre comprato tutti i loro dischi.

Se non fossi diventato un vocalist/producer adesso saresti…
Sarei un infelice addetto al marketing. Il lavoro che facevo e che ho mollato per fare il dj.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Mi piace condividere la mia musica con il pubblico, non mi piace il tempo che si perde per trasferirsi da un luogo all’altro per suonare. Come tutti quanti i dj, immagino.

I tuoi hobby?
Mi piace il settore dell’immobiliare e amo collezionare sneakers.

La tua serie tv preferita?
Non un grande fan delle serie tv, seguirle porta via troppo tempo. L’ultima che ho visto è stata Breaking Bad, più che altro perché tanti miei amici continuavano a dirmi di guardarla.

Come hai trascorso il lockdown?
Sono rimasto in Sud Africa con la mia famiglia. Da quando faccio il dj non ero mai stato con i miei per tutto questo tempo e ho compreso una volta di più quanto gli affetti siano fondamentali.

Il tuo rapporto con i social?
Un male necessario. Possono essere davvero pericolosi e si deve essere molto solidi mentalmente per averci a che fare senza esserne travolti.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Diventare produttori significa diventare prima o poi dj. Bisogna chiedersi – e io me lo chiedo sempre – se lo si voglia davvero, perché la vita da dj comporta molte pressioni è non facile da affrontare.

Un errore che non rifaresti?
Non fate l’errore di non credere in voi stessi, pensando di non poter fare certe scelte soltanto perché gli altri non ve le permettono.

La scelta migliore della tua vita?
Avere un approccio olistico all’industria musicale. Ci sono tanti elementi che non cogliamo perché non abbiamo una visione d’insieme.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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