Domenica 29 Novembre 2020
Interviste

60 seconds with Vito Gatto

Il compositore italiano, il suo ultimo album, il suo costante desiderio di sperimentare. E quei dieci minuti al giorno che dedica a…
vito gatto 2020

 

Autentico sperimentatore, il compositore, violinista e producer italiano Vito Gatto è uscito ad inizio ottobre con l’album in vinile ‘Evolve’ (NeMu/Kompakt), già presente negli store digitali da qualche settimana. Un’opera nella quale Gatto esplora il dialogo tra elettronica e strumentazioni acustiche, dove techno e classica possono trovare insospettabili punti di convergenza. Già autore di una particolare rivisitazione di ‘Claire de Lune’ di Debussy, Vito Gatto rifugge da ogni banalità, come dimostrano anche le sue risposte in 60 secondi.

 

Il primo disco che hai comprato?
Mi sono addentrato da poco nel mondo del vinile con immensa gioia. Il mio primo acquisto in assoluto è stato ‘De Natura Sonorum’ di Bernard Parmegiani, una riedizione dell’originale del 1975. Un capolavoro.

I tuoi idoli quando eri agli inizi?
Senza dubbio Apparat, perché ha acceso la mia curiosità sull’utilizzo degli strumenti classici in contesti non convenzionali, gli devo tutto ciò che mi ha spinto ad intraprendere questo cammino nel mondo della musica elettronica.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Lo studio, la ricerca di nuove sonorità, sperimentare e trarre ispirazione dal non convenzionale; io vivo la musica come un esploratore di mondi ignoti e lontani. Al contrario, non riesco ad accettare con leggerezza l’eccessivo materialismo sempre più presente in ogni forma d’espressione artistica.

I tuoi hobby?
Cucinare mi rilassa e mi distrae molto. Guardare il cielo per dieci minuti di seguito, invece, più che un hobby è un’esigenza costante.

Le tue serie tv preferite?
A pari merito direi Dark, Hannibal e The Leftovers. Quest’ultima con la colonna sonora del gigantesco Max Richter, ho i brividi al solo pensiero.

Il tuo rapporto con i social?
Cerco di starne più lontano possibile: ho un limite di 30 minuti al giorno. Ne apprezzo il potenziale comunicativo ma non ne sopporto le opinioni non richieste, la superficialità, l’odio da tastiera, tutti parte dei grandi mali del nostro presente.

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj o producer?
Cercate sempre di spingervi oltre le vostre capacità: si deve studiare, ascoltare musica e consigli, essere curiosi, guardare lontano, essere ambiziosi ma non pensando alla fama o al successo. Si deve avere pazienza, divertirsi e non lasciare che nessuno spenga quel fuoco misterioso che alimenta la propria immaginazione.

Il tuo pregio e il tuo difetto?
In entrambi i casi l’empatia.

Un errore che non rifaresti?
Gli errori mi hanno aiutato a sviluppare una critica e a crescere, sono fondamentali. Forse ho sbagliato nell’aver continuato alcuni progetti per inerzia, più di quanto non fosse necessario, come una relazione stanca che si ha paura di interrompere.

La scelta migliore della tua vita?
Sentirsi piccoli.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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