Sabato 16 Novembre 2019
Interviste

60 seconds with Coyu

il dj e producer spagnolo, il suo nuovo album, le sue passioni extra-musicali. E quando vede rotolare un pallone da calcio in tv...

Si intitola ‘You Don’t Know’, l’album di debutto dello spagnolo Coyu, uscito sulla sua label Suara e nel quale spiccano le collaborazioni con Moby, Lazarusman, The Horrorist e Thomas Gandey. Sedici le tracce in tutto, alle quali ha iniziato a lavorare sin dal 2012, prima di decidersi a selezionare le più adatte per realizzare un prodotto uniforme e coerente, in grado di riassumere le varie dimensioni musicali di un dj e producer che ha altre passioni per non dire manie, oltre alla musica. Le rivelano le sue risposte alla nostra intervista settimanale da consumarsi in 60 secondi.

 

Il primo disco che hai comprato?
Una cassetta dei Technotronic, avevo cinque anni e la scelsi per la sua copertina. Per fortuna si trattava di musica dance, non rock o latina.

Il tuo idolo quando eri agli inizi?
Laurent Garnier è sempre stato il mio idolo d’infanzia, così come il mio rispetto per Ricardo Villalobos è da sempre assoluto.

Se non fossi diventato dj adesso saresti…
Lavorerei in ogni caso in ambito musicale, prima di diventare dj ero un giornalista e mi sono occupato di booking.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace della vita del dj?
Mi piace il fatto che la mia musica metta in contatto tante persone in tutto il mondo. Non mi piacciono i tempi di attesa in aeroporto e come i social media abbiano cambiato il nostro mondo.

I tuoi hobby?
Il calcio. Posso guardare partite dopo partite 24 ore al giorno, qualsiasi campionato, qualsiasi lega. Se c’è un pallone che rotola in tv, si può essere certi che io sia davanti allo schermo.

Le tue serie tv preferite?
Quelle che si occupano di politica e aspetti sociali. Ho amato ‘House Of Cards’ a parte l’ultima serie (autentica spazzatura), così come ho scoperto ‘Games Of Thrones’ quando era finita l’ultimissima puntata e ho iniziato a… recuperare le serie precedenti.

Il tuo rapporto con i social?
Molto annoiato. Odio dover mettere una foto al giorno su Instagram, ma se la gente vuole questo… va bene così!

Che cosa suggerisci ai giovani che vogliono diventare dj?
Cercarsi un ghost producer. Scherzo, ovviamente! Per distinguersi si deve fare quello che gli altri non fanno. Copiare non porta da nessuna parte.

Un errore che non rifaresti?
Una volta mi sono dimenticato le medicine per il mal di stomaco e ho sofferto le pene dell’inferno. Non succederà più!

La scelta migliore della tua vita?
Lavorare per sei mesi in aeroporto a caricare e scaricare merci. Così mi sono potuto comprare piatti e mixer e ho iniziato a dedicarmi al 100% alla musica.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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