Mercoledì 11 Dicembre 2019
Interviste

60 seconds with Damian Lazarus

Il dj inglese, la sua (doppia) paternità, il tifo per il West Ham e le sue serie tv preferite. E a proposito dei social network…

Foto di Karim Tabar

Dj sciamano ce n’è uno. Damian Lazarus non si ferma mai. Venerdì 27 settembre esce con nuovi edit e nuovi remastering ‘Smoke The Monster Out’ (Crosstown Rebels), il suo acclamatissimo album di debutto che proprio in questi giorni compie dieci anni. Sempre venerdì 27 il dj e producer inglese è il gran cerimoniere di Day Zero, che per la prima volta approda in Israele, per la precisione a Masada, fortezza nei pressi del Mar Morto; Lazarus porta con sé Jamie Jones, Marco Carola, Bedhouin, Gorgon City e tanti altri ancora. Il modo migliore per iniziare i festeggiamenti per il capodanno ebraico, che quest’anno si celebra dal 29 settembre al 1 ottobre. Spendiamo 60 secondi insieme a lui.

 

Il primo disco che hai comprato?
Mi ricordo il primo disco che ho suonato con l’impianto di casa mia: ‘1812 Overture’ di Tchaikovsky.

Il tuo idolo quando eri agli inizi?
Pete Tong.

Se non fossi diventato dj adesso saresti…
Una persona normale come tanti altri.

Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del tuo lavoro?
Mi piace far ballare la gente, non mi piace quando esco di casa per andare a lavorare e i miei figli piangono perché sto partendo.

I tuoi hobby?
Fare musica, ascoltare musica, suonare musica. E il West Ham United.

Le tue serie tv preferite?
The Wire, i Soprano e Breaking Bad.

Il tuo rapporto con i social?
Odio Facebook, trovo molto figo Instagram, sono troppo vecchio per Snapchat e sono un frequentatore occasionale di Twitter.

Come trascorri il tuo tempo tra un volo e l’altro?
Ascolto podcast e lavoro con il telefono.

Un errore che non rifaresti?
Non aver usato abbastanza le protezioni per le orecchie.

La scelta migliore della tua vita?
Diventare un giovane padre a 19 anni e diventarlo una seconda volta a 45.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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