Giovedì 20 Giugno 2019
Interviste

60 seconds with Joey Daniel

Arriva dall’Olanda il protagonista del nostro faccia a faccia settimanale, innamoratosi dell’elettronica grazie a Carl Craig

Nato a Rotterdam e residente ad Amsterdam, negli ultimi cinque anni Joey Daniel è cresciuto in maniera costante. Dal 2014 fa parte della crew di Music On, così come quest’anno ha prodotto release per label quali Snatch!, Celesta, Elrow e Rawthentic. Tra i festival che lo attendono questa estate, Riverdale in Olanda e UNUM in Albania (a maggio), Parklife, Sonus e Creamfields. E giusto per non farsi mancare nulla, ha appena aperto un club nuovo di zecca, il Savage di Amsterdam. La nostra intervista da leggere in 60 secondi.

 

Il primo disco che hai comprato?
Il primo disco non me lo ricordo, ma ricordo benissimo la mia prima compilation: ‘Abstract Funk Theory’ di Carl Craig. L’ho suonata fino allo sfinimento.

Il tuo idolo quando hai iniziato a fare il dj?
Loco Dice. La prima volta che l’ho sentito suonare è stato a Mysteryland e ho sentito un’energia incredibile. Non c’è voluto molto perché diventassi un suo fan.

Se non fossi un dj adesso saresti?
Un direttore artistico di club o di un festival, o un booker di artisti. Anche se non riesco a vedermi in niente altro modo che non sia il dj.

Che cosa ami e odi nel tuo lavoro?
Amo girare il mondo, vedere posti nuovi e conoscere tante persone. Odio – come tutti – il tempo che si trascorre in aeroporto o in aereo, o quando viene ritardato o cancellato il proprio volo. Non parlerei però di odio per questi inconvenienti, veri e propri dettagli rispetto a quanto di positivo c’è in quello che faccio.

I tuoi hobby?
Adoro cucinare, ho appena seguito un corso di cucina in Indonesia e in Corea. Appena posso mi dedico alle escursioni, la prossima sarà in Alaska. Così come non mi deve mai mancare il tempo da dedicare al mio cane.

La tua serie tv preferita?
Troppe per sceglierne una! L’ultima che ho seguito è The Last Kingdom su Netflix.

Il tuo rapporto con i social network?
Do loro la giusta importanza, anche se spesso mi chiedo come sarebbe la nostra vita se non ci fossero. Sembra che non se possa fare a meno, eppure abbiamo vissuto tanti anni senza…

Che cosa suggerisci a chi vuole diventare dj?
Essere naturali, spontanei e molto concreti. E ricordarsi sempre che suoniamo per il pubblico, non per noi stessi.

Un errore che non rifaresti?
Nessuno. Ogni errore mi ha portato ad essere quello che sono, e quindi mi è servito tanto anche sbagliare.

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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